La grande illusion
Posted by sgolisch on October 18, 2008
Il tedesco è una lingua “di nicchia” dice il collega di spagnolo, ed è “ poco amichevole” ( ?) aggiunge. Lo spagnolo invece ormai si parla dappertutto. Sarà utile ai nostri studenti quando intraprenderanno dei meravigliosi viaggi di studio alla ricerca delle culture indiane sommerse del Sud-America e nelle viscere dei ghetti ispanoamericani degli Stati Uniti – questa volta all’insegna di una rigida ricerca sociologica. Inoltre, un giorno, saranno perfettamente in grado di comunicare con le badanti dei loro vecchi genitori!
Argomenti vincenti.
Che possibilità ha la lingua di Rilke e di Hitler – sempre da pensare insieme nella massima contraddittorietà! – contro una tale, ovvia utilità?
E’ un triste dato di fatto che la lingua tedesca come materia d’insegnamento sta per scomparire sia dall’offerta formativa delle scuole superiori, sia dai corsi universitari.
Troppo difficile dicono i colleghi in occasione di una riunione convocata con l’obiettivo di salvare la presenza di almeno un corso di tedesco. E’ una lingua d’elite, la lingua del pensiero e delle lettere. Una lingua colta quindi, estranea ad un istituto tecnico alla periferia di Milano dove la lingua italiana è la prima lingua straniera ( non solo per gli stranieri! ) e dove di cultura da tempo non si vuole più parlare.
Invece si parla dei posti di lavoro. Della pensione e dei posti di lavoro, sempre e ovunque. Sembra ormai che non siano più gli studenti ad avere bisogno degli insegnanti – ma, viceversa che siano proprio gli insegnanti ad aver bisogno degli studenti per tirare a fine mese.
Ovviamente, nella onnipresente ottica di mercato, le prospettive cambiano radicalmente. Non è la scuola a definire i contenuti, ma l’utenza a chiedere ciò che vuole – e che non vuole imparare, per esempio una brutta lingua come il tedesco.
Dobbiamo tener conto, dicono i colleghi, delle esigenze dei nostri studenti, soprattutto di quelli di origine latinoamericana. Dobbiamo alleggerire il loro carico di studio, facendo loro “imparare” la lingua madre come lingua straniera!
Cultura per tutti – cultura per nessuno.
Il fallimento totale della scuola è il diretto risultato di quella fatale logica che, in fondo, ritiene gli umiliati e offesi di questa terra non degni di essere acculturati nel pieno senso della parola. La vecchia società classista di stampo Sud-Europeo si sbarazzava in modo più palese del problema, negando nettamente l’accesso alla cultura ai figli della servitù. Coloro che li hanno sostituiti hanno imparato a mascherarsi meglio, spacciandosi per i simili dei loro assistiti, che in verità continuano a disprezzare come prima. Sono il tuo amico, mormora il lupo travestito nell’orecchio di Cappuccetto Rosso, sono come te, guardo la televisione come te, vesto come te, mangio ciò che mangi tu e rido delle stesse cose che fanno ridere anche a te. Siamo uguali. Non ho nulla da insegnarti – se mai, dimmi tu ciò che vorresti sapere da me, qualcosa ti posso anche concedere. Non ti preoccupare, visto che in ogni caso non possiamo bocciare
(perdita dei posti di lavoro!) ti darò comunque il 6. Alla fine dell’anno scolastico, tu non avrai imparato nulla, ma io non avrò perso il mio posto di lavoro e quindi partiremo entrambi per le vacanza sereni. Questo è , in nuce , il patto segreto stretto tra la scuola e i suoi clienti, un tempo chiamati : studenti.
Un’offesa.
Uno schiaffo in faccia a coloro che non sanno e più delle volte non vogliono sapere e che proprio per questo motivo hanno bisogno che qualcuno spieghi loro che la via del non-sapere, la via apparentemente più facile, è anche quella più noiosa e insignificante, certamente non degna delle infinite possibilità dell’ essere umano.
Peggio del disprezzo della vecchia borghesia per i suoi servi, che considerava alla stregua di animali, facendo perfino l’amore davanti ai loro occhi, è il cinismo di una classe dirigenziale che ha programmaticamente trasformato la scuola in un centro sociale che accoglie tutti, promuove tutti, regala tutto a tutti, illudendo gli studenti che nella vita basterà sempre scegliere la via della minore resistenza, sapendo però benissimo che non è così.
Credo che non si merita tutto questo disprezzo – mascherato da benevolenza – quella studentessa di provenienza sudamericana che in una discussione in classe sul tema delle lingue mi disse: “Ma prof. , che senso avrebbe per me studiare lo spagnolo che so già?”















bevitore incallito said
io ho fatto una scuola professionale.
Per tre anni ho studiato tedesco.
Una ragazza che aveva studiato latino alle medie per sfizio, si trovò molto avvantaggiata.
Io come materia me la feci piacere per forza, ma come per tutte le cose forzate, mi ricordo pochissime cose.
Di una in particolare vado orgogliosissimo:
Lebensmittelgheshaft ma con l’umlaut sulla a e non sono nemmeno certo che si scriva così ma lo saprei pronunciare correttamente.
Eppure era un istituto professionale ad indirizzo commerciale.
Mi sarebbe potuto tornare utile, lo studio del tedesco, per via del fatto che diversi anni fa avevo instaurato dei rapporti commerciali con un paio di ditte tedesche ma poi tra il dire il fare, cioè tra il dire e il parlare e anche scrivere……che fatica.
Lingua faticosa, faticosa sì……..ma io per le lingue sono negato.
Ma sono anche negato per un sacco di altre cose.
vi saluto, ciao….
Satana said
E pare che l’italiano sia anch’esso destinato all’estinzione…
Roberto Plevano said
C’è un’ironia nella difficoltà a mantenere lo studio del tedesco nelle nostre scuole, ed è il fatto che nel mondo assieme al tedesco scomparirà anche l’italiano. Sono due lingue storiche europee parlate soltanto entro i confini delle rispettive nazioni (almeno, quella tedesca è una nazione, quella italiana non saprei). È una riflessione del tutto assente nell’attuale dibattito sulla scuola.
Roberto Plevano said
Ohibò, ho avuto lo stesso pensiero di Satana, simultaneamente!
lucy said
anche il francese sta subendo la stessa sorte… è la cultura in genere ad essere “di nicchia”, come tutto quello che “non serve” immediatamente e a far soldi. infatti molti studenti “nicchiano” all’idea di aprire un libro…
francescomarotta said
La riflessione di Stefanie fotografa una situazione desolante, all’interno di un quadro generale ancora più deprimente e desolante: ma la realtà, purtroppo, è quella.
Il tedesco è una lingua “difficile” solo all’interno di una istituzione per la quale gli studenti sono destinati ad essere eterni “clienti”. Spero che i miei figli imparino questa meravigliosa lingua: mi piace pensarli sempre più uomini e sempre meno consumatori.
fm
Roberto, non pensi che sarebbe il caso di chiedere a Fabrizio se tra i suoi confratelli non c’è per caso un esorcista? Io sono veramente preoccupato…
mimma said
Stefanie, sottoscrivo totalmente. Purtroppo queste tendenze sono il frutto di politiche scolastiche per nulla lungimiranti e addirittura superficiali e, a volte, incoscienti. La domanda: la scuola deve privilegiare la scelta di cosa è ritenuto più facile o di cosa è più utile? sembra qualcosa di superato e vecchio. Il nuovo impone solo di seguire le mode, neanche di rispondere alle leggi del mercato, per il quale la conoscenza del tedesco costituisce ancora un valore aggiunto.
Comunque, non sanno cosa si perdono!
Grazie di avere segnalato il probema in modo così chiaro e incisivo,
un affettuoso ciao
m.
lucy said
bisogna anche intendersi sul concetto di utile… io sono fermamente convinta che quante più cose inutili si studiano a scuola tanto più la scuola si rivelerà utile. non trovo tuttavia corretta l’idea che studiare spagnolo sia più “facile” o superficiale. è cominciato ad essere introdotto per rispondere a richieste specifiche di genitori, loro sì modaioli, forse. ma la presenza dei genitori a scuola e della loro straripante e invadente e vociante pressione sugli indirizzi degli istituti non è storia di oggi e neanche di ieri, ma, ormai, dell’altroieri. nella mia scuola la pressione per avere il tedesco ha fatto decrementare paurosamente in tre anni le richieste per l’indirizzo linguistico: prima a tutto danno del francese, poi dello stesso tedesco. morale: è rimasta a fatica una sola sezione bilinguista, inglese-francese. che avrebbe dovuto dire, come disse, una delle due prof. di francese? che il tedesco rispondeva a qualche capriccio e conseguente pressione di qualche genitore maggiorente, momentaneamente interessato a che il figlio studiasse quella lingua. una scelta, dunque, avventata e debole del preside che la avallò.
la scuola tutta si sta avviando a valutazioni di utilità che ve le raccomando. anzi, come è noto, costituisce il capitolo di spesa che salverà il bilancio della nazione. e ne condannerà il futuro: ma questo è un dettaglio. gli italiani si meritano questo ed altro.
fabrizio centofanti said
di esorcisti ne conosco parecchi, Francesco.
magari li convinco a fare un giro da questi parti.
francescomarotta said
Grazie Fabrizio, non ti nego che mi sentirei molto più sicuro… Sarà pure l’età, ma è un po’ di tempo che sento sempre più distintamente puzza di zolfo: soprattutto quando sono al pc (al PC???).
Ciao, buona notte.
fm
p.s.
I commenti di Lucy, ad ogni buon conto, li uso come antidoto efficace: mi rasserenano.
fabrizio centofanti said
al PC è bellissima, Francesco.
notte serena.
fabrizio
fabrizio centofanti said
e bentornata, grande Stefanie!
stefanie golisch said
Sono oramai 20 anni che vivo in Italia. Ho vissuto questi anni come una sfida, una battaglia contro tutto ciò che in me è piccolo, debole, meschino, pauroso. In che senso? Credo che il confronto con un altra cultura – cominciando dalla lingua – sia una delle prove maggiore che la vita possa lanciare a un individuo. Nel migliore dei casi si esce un po’ meno provinciale, un po’ più forte, un po’ più sovrano.
A Cinisello Balsamo, dove io insegno da tanti anni, vedo ogni giorno – per fortuna non ogni giorno, perché faccio solo il part-time!) quella mentalità ottusa, piccola e provinciale che a volte disprezzo fino in fondo, a volte mi fa solamente una grande pena.
Credo che proprio per una utenza che, se non la proponesse la scuola, non intraprenderebbe nemmeno la famosa “gita a Chiasso” sia indispensabile un confronto culturale che, se non avviene tramite lo studio delle lingue, temo che non avvenga proprio.
Non è la mia una difesa o un elogio del tedesco come lingua assoluta, ma soltanto un richiamo all’apertura, alla non-provincialità, alla sfida che è comunque il confronto con un altra lingua, cultura,civiltà. E’ assurdo chiudersi dentro i propri confini in un momento il cui la globalizzazione, in un modo o l’altro, ci tocca tutti.
Aggiungo anche questo dato: attualmente in Germnaia si studia l’Italiano più che mai. Ci sono intere case editrici specializzate in letteratura italiana – per non parlare di cose più banali come la cucina ecc. – mentre in Italia le antologie di letteratura delle scuole medie spesso non contengono un solo autore tedesco!
Ecco perché è possibile che degli studenti mi facciano domande del genere: Ci sono scrittori in Germania? Si può studiare medicina in Germania? La Germania è nella UE?
Un saluto domenicale a tutti,
Stefanie
lucy said
e pare che quasi ovunque in europa si studi con interesse la lingua meno “utile” di tutte, il latino, quello che il nostro governo illuminato (folgorato!) toglierà dal liceo scientifico e relegherà al classico. complimenti per l’acume e per la sbandierata intenzione di stare al passo coi tempi.
nei piani di studi c’è posto per tre lingue, basta volerlo. ma si vede che gli italiani devono restare provincialissimi, protetti da un bel cordone sanitario, masticanti l’inglese che serve ad essere trendy e a capire il linguaggio della finanza e della pubblicità.
meno pensano meglio è. e pensare in un’altra lingua, entrare nella sua logica, ahiahiahiahiahiahi!
riccardo ferrazzi said
Non riesco a trattenermi: togliere il latino dalle scuole medie è stata una cazzata cosmica!!!
Mauro Baldrati said
Talvolta ho l’impressione che una scuola scelga le lingue straniere in base al numero di professori di una data lingua. Se ci sono quattro prof di francese bisognerà introdurre francese per forza. Come spiegare altrimenti il percosrso schizo delle scuole di mia figlia? Alle medie tre anni di spagnolo (seconda lingua). Poi va al liceo scientifico sociale e si trova francese. Da zero. Tre anni di spagnolo buttati via. Ma non si potrebbe continuare con lo spagnolo? Niet.
lucy said
non è proprio così. i prof di francese erano più richiesti un tempo non molto lontano nei licei, accanto all’onnipresente inglese. può essere che quei prof preesistessero ai cambiamenti introdotti nelle medie della zona e perciò il pof dell’istituto quelli poteva offrire, sul momento. introdurre una nuova lingua vuol dire far perdere il posto ad uno o più insegnanti. lo si può fare e lo si fa, ma i risultati, in termini di continuità non sono assicurati. come ho già detto, insegnando da anni in una sezione linguistica del liceo scientifico ho visto passare tentativi di vario tipo, non tutti felici. i genitori, che tanto si lamentano, facciano pressione per un corso pomeridiano extracurricolare di spagnolo. non è impegnativo e consente la conservazione della lingua almeno parlata. ci sono associazioni che mettono a disposizione insegnanti madrelingua.
Giocatore d'Azzardo said
Stefanie, il tuo ‘grido di dolore’ è molto ben raccontato e coinvolgente; fa riflettere. Epperò non riesco a non pensare che, da quando esiste l’umanità, le lingue sono nate e morte esattamente come ogni altra cosa. Toccherà anche al tedesco, al francese, all’italiano e ad altre lingue; ne arriveranno di nuove, la cultura evolverà, i modi, i termini, i fonemi necessari per comunicare cambieranno. Non vedo tutto questo disastro all’orizzonte e non capisco perché le nostre lingue occidentali dovrebbero essere privilegiate rispetto ad altre lingue ritenute, a torto o a ragione, meno ‘importanti’.
Io ci proverò, a imparare qualche lingua nuova (anche se l’età e la sclerosi non aiutano…), ma non saranno né il francese, né il tedesco, ma il Cinese, il Russo o l’Arabo.
Blackjack.
robertorossitesta said
Caro Blackjack,
“non” ritenendomi un cittadino del mondo, darei tutti in mazzo cinese, russo e Arabo (gli ultimi due li ho studiati) per una buona conoscenza del tedesco.
Un caro saluto,
Roberto
merlin0 said
buongiorno, io mi diverto a prevedere l’esito dei concorsi universitari: qualcuno si vuole aggregare? :)
stefanie goisch said
Cambio registro. Perché studiare le lingue straniere – anche il tedesco? Forse semplicemente per non bussare alle porte del ” Hotel de ville” ( con accent circonflex sulla o!) per chiedere una camera libera. Per imparare che si pronunci il nome di Beethoven con l’accento sulla prima silaba e non sulla seconda. Per non continuare a chiamare Bach ” Bak”.Per essere in grado di ordinare in centro di Berlino una tazza di caffè nella lingua locale. Per acquisire una pur minima ” Weltlaeufigkeit ” ( come si può tradurre questo termine che significa , più o meno, domestichezza con il mondo. Per non pensare di dover partire con la valigia piena di spaghetti e pelati quando si parte per un viaggio in terra estera! Per muoversi, insomma, con più siccurezza e naturalezza, in più di un mondo solo!
Einen schoenen Dienstag wuensche ich Euch allen!
Stefanie
lucy said
con grande soddisfazione ho sperimentato che l’inglese a berlino non mi serviva granché. e mi sono ripromessa di studiare il tedesco prima di morire! grazie per l’augurio, son già contenta di capire sei parole su sette (wuensche è fratello di wish?).
grazie anche per le riflessioni.
l.
riccardo ferrazzi said
Weltlaeufigkeit credo si traduca con “uso di mondo”.
stefanie golisch said
Weltlaeufigkeit – letteramente : ueber die Welt laufen – correre per il mondo – essere a casa ovunque. Una cosa bella del tedesco è l’origine concreta delle sue parole. Il tedesco è una lingua che nasce nella concretezza , una lingua barbara – perciò si scrivono i sostantivi con la lettera maiuscola. ( scusate se ho fatto per un’attimo l’insegnante…ma a scuola non trovo l’ascolto per queste piccole meta-riflessioni!)
Einen schoenen Tag!
Stefanie
Roberto Plevano said
Proprio una lingua Barbara!
mbaldrati said
@Lucy (17)
mi sembra che confermi quanto ho detto. Ci sono tanti professori di francese e bisogna andare avanti con francese. Però, se ti metti dalla parte di noi genitori, capisci il disagio di chiedere un corso extrascolastico? Invece non sarebbe logico continuare il percorso della lingua iniziata alle medie? Dove finiscono tre anni di studi?
Giovanni Nuscis said
Come non condividere l’intervento di Stefanie?
Le generazioni che dovrebbero “riformare” la scuola, in questo momento, sono per lo più lontane da questa sensibilità. Mi sembra questo un dato non trascurabile, assieme a quello di una irriducibile speranza, comunque, in non pochi di noi.
Giovanni
stefanie goisch said
Aggiungo un ultimo dato : questo pomeriggio, il collegio dei docenti del ITC Eugenio Montale di Cinisello Balsamo ( per fare nome e cognome – perché no?)ha espresso opinione sfavorevole ad una proposta formativa che includa il tedesco. Viene ritenuto giusto far dipendere la scelta delle lingue esclusivamente dalla volontà dei genitori che in questo momento storico preferiscono, come si sa, lo spagnolo!
Grazie a tutti coloro che sono intervenuti in questa discussione. Prossimamente rilancerò di nuovo dei piccoli tentativi per ricordare che esiste anche una letteratura in lingua tedesca che è pur sempre la mia madre-lingua!
Ein abendlicher Gruss
Stefanie