La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica


Viva la scuola. In sciopero

Posted by giorgiomorale on October 27, 2008

Notizie sulla protesta, un confronto, un intervento di Marina Massenz, le ultime del governo, segnalazioni dalla rete, appelli… e la risposta alla domanda: a chi dobbiamo il proliferare di università e corsi di laurea in Italia?

La protesta della scuola è esplosa e si diffonde. Qui si possono trovare notizie sugli eventi, una mappa delle proteste, foto, video. Queste sono le leggi contestate. La disponibilità del governo è stata questa (e qui si può sentire dalla viva voce del Presidente; dei tanti commenti, ne propongo uno di Carla Benedetti, uno di Beppe Sebaste e uno di Peter Gomez), poi il Presidente rettifica, poi ci ripensa. Con una lettera il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano invita al dialogo, mentre l’ex presidente Francesco Cossiga in un’intervista incita al massacro (e anche per Francesco Cossiga propongo un commento; ma c’è anche chi propone una petizione). Intanto una prova di dialogo è fallita e il 30 ottobre la scuola scende in sciopero, mentre per il 14 novembre è fissato uno sciopero dell’università. E c’è anche chi pensa a dopo.

Confronti

La maestra delle elementari aveva la faccia arcigna e picchiava i bambini. La bambina non sapeva che si potesse picchiare qualcuno, nessuno l’aveva mai picchiata, né aveva assistito a simili scene. La maestra dava forti colpi con una bacchetta sulle mani, a volte anche sulle braccia e le spalle dei bambini, ma solo di quelli mal vestiti e magri magri. Lei no, lei e gli altri bambini ben vestiti e pettinati non li picchiava. La bambina non lo disse alla madre, non sapeva come dirlo che quella maestra era cattiva. Era anche brutta, la maestra, occhiali e corpaccione sgraziato, nasone e bocca all’ingiù.
(Pamela Canali, Le maestre)

Gigetto si diverte moltissimo a passare la sua mano sulla mia pelata. Batte sul cranio con la matita usandola come una bacchetta magica. Ride a crepapelle. E rido anch’io, anche se non dovrei perché lui si sente autorizzato a proseguire. Non ha, fra le altre cose, il senso della misura. Potrebbe continuare all’infinito, replicando i gesti che gli fanno piacere.
(Eraldo Affinati, La città dei ragazzi)

* * *

Modello Gelmini: la taglia esatta
di Marina Massenz

Difficile pensare a un modello più preciso di quello dell’On. Gelmini per demolire la scuola pubblica; si direbbe che, passando dalla sartoria, abbia fatto confezionare un abito su misura al fine di “rivestire” la scuola pubblica con le vestigia del suo passato. Così “rivestita” questa riforma, infatti, non fa che rimandarci indietro nel tempo. Cosa si spera, con ciò? Forse di ritrovare l’Italia di allora, così semplice e rassicurante: un po’ di autoritarismo, un po’ di voti, un po’ di divise… ecco qua, risolti i problemi e, soprattutto, risparmiati tanti soldi per permettere al governo (questo progetto è perfettamente interno al programma di governo, infatti, e non solo per la questione economica) di spenderli diversamente. Manca solo il “cappello d’asino” e il “dietro la lavagna!” per ritrovarci dritti dritti alla scuola elementare degli anni ’50-‘60. Quella, per intenderci, che abbiamo frequentato noi, diciamo la mia generazione. Ma in realtà questa non è una riforma, solo la conseguenza dei tagli al bilancio dell’Istruzione pubblica voluti dal governo e studiati da Tremonti ancora a luglio.

Il tentativo è quello, togliendo alla scuola in quantità ingentissima la sua risorsa prima, gli insegnanti, di rendere impossibile la continuazione del modello di scuola elementare a tempo pieno e/o a modulo e mantenere in piedi solo la scuola del mattino; ore 12,30, tutti a casa, dalla mamma che ha preparato il pranzo! In breve tempo (non subito, progressivamente, così la gente non se ne accorge, non protesta) le attività pomeridiane diventeranno un parcheggio, una sorta di non-scuola, in quanto le maestre non saranno più le titolari, né il programma (quindi) quello seguito da tutta la classe. Si ritornerà a quello che allora, ai miei tempi per intenderci, era chiamato il “doposcuola”; ci andavano solo i figli delle cassi meno abbienti.

Ricordo che, mentre io prendevo il pullman del servizio scolastico per andare a casa (c’erano anche i ricchi, quelli che vedevo salire sull’automobile dei genitori che venivano a prenderli davanti alla scuola), loro invece stavano seduti sulle transenne davanti all’edificio scolastico, in attesa di rientrare per il “doposcuola”. Ci scambiavamo delle occhiate, due di loro erano mie amiche ed erano tra le “asine” della classe. Classe con maestra unica (che ogni giorno faceva la “classifica” di chi era stato bravo o cattivo, levava o metteva stemmini a seconda del rendimento), voti e grembiule. Queste sono le prime immagini della mia infanzia in cui ricordo di avere percepito con chiarezza che “non siamo tutti uguali”; la differenza sociale, di classe, è apparsa allora per a prima volta ai miei occhi di bambina. Ed è stato triste per me, sebbene nel modo nebuloso e istintivo tipico delle percezioni sociali infantili, rendermi conto di ciò. Non vorrei che tornasse lo stesso modello di scuola; ma sarà così, se questo progetto verrà approvato e attuato.

Si impoverirà l’offerta scolastica, in modo che due saranno le opzioni: chi potrà, manderà i figli a più quotate scuole private o interverrà economicamente con altre forme di aiuti, chi non potrà si terrà la scuola pubblica dequalificata. Un meccanismo noto; la scuola è di classe e se per molti anni queste differenze sociali sono andate parzialmente sfumandosi, dopo gli anni del boom economico, all’interno di un progetto sociale e culturale che vedeva l’istruzione come un bene fondante per la società intera, ora si tornerà alla dura legge del privilegio di censo.

E la maestra unica? Unica come la mamma!

È inoltre particolarmente strano, proprio in questo momento in cui molte famiglie sono in difficoltà economica ed è necessario che lavorino entrambi i genitori, che si preveda che uno dei due genitori (più spesso poi nei fatti tocca alle donne) debba lasciare il lavoro per essere a casa per le 12,30/13. Quale lavoro lo consente? Questa trasformazione della struttura della scuola elementare porterà quindi un grave disagio alla famiglia e/o alle donne-madri, che dovrebbero tornare ai ruoli tradizionali per poter far fronte a questa diminuzione del servizio qualificato per l’infanzia che la società finora offriva. Oppure, e questa sarà nei fatti l’amara realtà, le donne resteranno al lavoro (il cui introito è tra l’altro a volte indispensabile proprio alle famiglie con figli), e si sobbarcheranno un “surplus” ulteriore di fatiche e di stress, in termini di corse continue, gestioni faticosissime di colf, baby-sitter, trasporto dai nonni per chi ha la fortuna di averli a disposizione, per farsi sostituire in un tempo dei figli non più scolastico, ma libero, quindi da organizzare ulteriormente. E, purtroppo, spesso non con attività migliori, ma di qualità inferiore, quando non si debba poi necessariamente parcheggiare i bambini davanti alla televisione, in assenza di altre possibilità e/o disponibilità economiche.

Perché di questo non si parla? Questo è un piano non solo economico ma anche ideologico, che comporta una visione della donna ricondotta all’alveo tranquillo dei ruoli tradizionali: moglie, madre. Senza dirlo, senza parlarne, si finge di non sapere che molte donne lavorano e subdolamente si ritiene “naturale” che si trovino in massa davanti all’uscita della scuola elementare alle 12,30. Ci troveremo di fronte di nuovo a un dissidio interno che pareva parzialmente (mai del tutto, comunque) superato: permettersi di fare dei figli o continuare a lavorare, nell’ambito in cui magari si è investito per anni, con percorsi di studio, formazione, esperienza? Quando scatta “l’ora X” (vedi limiti d’età fisiologici), che fare? La condizione della donna qui in Italia ha consentito in questi decenni (sia pur pagando prezzi elevati in termini di fatica, stress, doppio lavoro), di fare la scelta di coniugare maternità e lavoro, maternità ed espressione di sé come essere umano complesso, che sente anche il bisogno di “essere nella società” con un proprio ruolo e funzione, non vivendo un’esistenza legata unicamente alla famiglia e ai figli. Salvo restando, ovviamente, la possibilità, per quelle donne che hanno scelto diversamente, oppure hanno avuto più figli, di vivere in pienezza e con maggior dignità che nel passato questo loro percorso di vita sicuramente ricco affettivamente e fecondo su molti piani esistenziali. Insomma, in questi decenni, le donne hanno potuto scegliere.

Queste conquiste, profonde io credo nella coscienza di molte, saranno messe a dura prova di fronte alla riduzione del servizio scolastico di qualità, che sarà la prima inevitabile ricaduta di questa riforma. Ci ritroveremo di fronte all’antico dilemma: è possibile fare figli e continuare a essere una persona che ha la possibilità di coniugare questa scelta con il proprio lavoro, trovando equilibri magari difficili, ma che consentano di restare socialmente inserite in dinamiche (non necessariamente poi solo lavorative), che rispondono comunque a proprie e giuste esigenze di essere “attive” nel mondo? O si tornerà a una visione della donna come “colei che cura la vita e la sua riproduzione”?

Molte, molte donne (con pochi aiuti, senza genitori disponibili o presenti, senza grandi disponibilità economiche) si troveranno di nuovo di fronte all’antico dilemma. Si troveranno a “soffrire” nel loro ruolo di madre, oppresse da sensi di colpa e preoccupazioni che una buona e qualificata struttura sociale a cui affidare i figli per buona parte della giornata potrebbe (e questo ha fatto in questi anni la scuola elementare, pur con tutti i limiti che possiamo sempre trovarle) alleviare, fornendo loro stimoli adeguati, socialità, educazione. Questo governo, nel suo programma, parlava di “sostegno alle famiglie”: mi sembra che qui si stia procedendo nella direzione di mettere le famiglie sempre più in difficoltà. Come possiamo poi chiederci perché nascono così pochi bambini? Per una giovane coppia fare un figlio è quasi un lusso, farlo felicemente e serenamente rischia di diventare un’utopia.

E la cura per i bulli?

E poi… semplice risolvere il problema del bullismo: voti di condotta e bocciature! Non so se davvero molti genitori siano d’accordo; ne dubito. Chiunque abbia provato a interagire con dei pre-adolescenti sa che la difficoltà e la fatica di far crescere oggi, in questo mondo così complesso, diverso anni luce da quello degli anni ‘50, richiede ben altri strumenti educativi, oltre che una riserva considerevole di pazienza, disponibilità all’ascolto, capacità di dialogo ecc. Questa complessità, lo sbandamento del mondo giovanile (che non dipende certo dalla scuola, ma dal mondo, oserei dire!) e la difficoltà di fornire ai ragazzi orientamento, guida, fiducia in un contesto sociale e mondiale afflitto da mille conflitti, povero di valori e quasi a zero sul fronte speranza, sono questioni sulle quali tantissimi genitori si interrogano, soffrono, discutono.

E così bisogna fare, continuare a farlo, tenere la porta aperta, accettare il confronto, sostenere il conflitto, tentare di capire. Come peraltro sostengono M. Benasayag e G. Schmit (psicoanalista e psichiatra rispettivamente) nel loro bel libro, L’epoca delle passioni tristi, che analizza il disagio adolescenziale e giovanile non più solo come disagio psichico, ma proprio come disagio sociale, “disadattamento al mondo”. E sostengono come cura “il legame sociale e affettivo”, l’unica modalità efficace e attuabile per tenere agganciati i ragazzi al presente, alle relazioni, all’impegno su di sé, sul proprio futuro, quello della propria comunità, dell’umanità intera. La soluzione facile fa sempre gola, ma sono sicura che farà gravi danni ai ragazzi e alle famiglie trovarsi di fronte a una scuola che, anziché faticare nel “dialogo educativo”, si scarichi dei ragazzi difficili, come pesi morti da lasciare per strada. Aumenterà vertiginosamente il disagio di tanti.

Un apprendimento importante che l’istituzione scolastica può e deve promuovere è anche quello che riguarda le regole condivise: la convivenza civile, i diritti e i doveri, il rispetto per tutti e, aggiungerei, “l’attenzione” per il più debole, la collaborazione, il confronto ecc. Ma tutti questi sono obiettivi di un’azione educativa che passa necessariamente attraverso la relazione, la capacità dell’insegnante non di “imprimere” con la forza dei comportamenti, ma di farli introiettare, in modo che i ragazzi li sentano come propri, come, appunto, valori condivisi. Del resto, i famosi bulli apparsi sui giornali, i devastatori di liceo, gli irrigatori di intere scuole, non erano appunto ragazzi apparentemente irreprensibili, di buona famiglia per lo più? Quindi il problema è ben più complesso e un severo richiamo alla “disciplina” non servirà certamente ad arginarlo. A mio parere, anzi, il fenomeno oggi più inquietante è proprio questa doppia immagine che molti giovani hanno mutuato come modo di sopravvivere ai tempi: una facciata pulita per il giorno e un alter ego trasgressivo, ribellisticamente vandalico, o smarrito tra droga e alcool, per le zone buie della vita e della coscienza.

L’inutile pedagogia

Ma ora vorrei parlare dell’argomento che più mi sta a cuore, anche perché per il mio lavoro (sono terapista della neuropsicomotricità dell’età evolutiva) mi trovo spesso a contatto e frequento sia scuole materne che elementari, dove sono inseriti i bambini più o meno problematici che seguo. Conosco quindi abbastanza da vicino queste due realtà. So che non tutte le scuole sono uguali, non tutti gli insegnanti altrettanto preparati; ma nella mia esperienza ho trovato sempre di fronte a me, discutendo di quel bambino, un gruppo di persone disponibili e seriamente motivate a comprendere, ad aiutare nel modo più adatto lo sviluppo di quel piccolo che era loro affidato. C’era, vivo, l’interesse per il bambino e l’atteggiamento pedagogico di chi si interroga su come interagire al meglio per favorire l’evoluzione, umana e didattica, di quel soggetto. Questa disponibilità costa fatica, molta fatica, ed è il risultato di una cultura di cui, finora e per fortuna, la scuola elementare è stata profondamente permeata. La cultura dell’inclusione, per la quale un insegnante si sente “bravo” se riesce a portare avanti tutti, se riesce, anche a velocità diverse, a far crescere tutti.

Ora questa logica, che per me costituisce un valore etico importante, sarà scalzata da un’altra: i bravi dentro, gli altri fuori. I bambini devono essere normali, se non lo sono o hanno comportamenti inadeguati, saranno bocciati. Questa è la strada che porta all’abbandono scolastico, che impedirà a molti bambini e ragazzini di trovare nella scuola quel luogo di formazione che in molti casi ha saputo orientare e correggere percorsi evolutivi carenti o inadeguati, offrendo così nuove opportunità di vita.

Durante i miei ricorrenti incontri nelle scuole, mi sono sempre trovata con il gruppo degli insegnanti della classe; si sapeva quale fosse la coordinatrice della I B, ma non era la mia unica interlocutrice. Tutti parlavano del bambino, perché tutti avevano presente il bambino. Questo significa che, pur essendovi più insegnanti e a volte “specialisti” di una data materia (inglese, educazione motoria, religione) nessuno si riteneva esente dall’occuparsi del soggetto in evoluzione, delle sue particolarità, delle sue difficoltà, della persona. Questa è la cultura speciale che si è andata formando in questi anni nella scuola elementare italiana, tra mille difficoltà, ed è questa che considero un valore che non va incrinato, ma difeso a tutto campo. Detto questo, la vera riforma di cui ci sarebbe bisogno dovrebbe andare a mio avviso nella direzione di migliorare ancora la formazione e le competenze degli insegnanti, che si trovano ad affrontare ogni giorno le difficoltà più varie, avendo a volte pochi strumenti per farlo, anche se molta buona volontà e sincero interesse verso i bambini; una “riqualificazione” proprio pedagogica e specialistica per tutti, e in particolare per gli insegnanti di sostegno, che si trovano di fronte ai soggetti più problematici e con i quali è necessario disporre e praticare strategie di aiuto e didattiche davvero complesse.

Questa “riforma Gelmini” invece attacca proprio il lavoro d’équipe, una delle più faticose e importanti conquiste degli ultimi anni (mentre tutto il lavoro, in qualunque settore, si muove sempre più nella direzione del valorizzare le risorse del “gruppo”, riconosciuto ormai universalmente come la sede migliore sia per incrementare le risorse, sia per trovare soluzioni condivise ai problemi, sia per potenziare la ricerca creativa di processi efficaci). Questa progressiva evoluzione dal “lavorare da soli” di fronte alla complessità di un gruppo-classe all’abituarsi al confronto, alla messa in discussione, alla riflessione critica sul proprio operato, che ha permesso agli insegnanti una crescita enorme e ha sviluppato una maggiore ricchezza di strategie cognitive, affettive, relazionali, didattiche, verrebbe ora spazzata via d’un colpo. Il lavoro di gruppo ha permesso ai bambini, ad esempio, di essere visti da più sguardi e in contesti differenti; il che si rivela sempre utilissimo, proprio perché essi rispondono a volte in modi molto diversi a stili personali di relazione, a tipi di proposte, a contenuti. Si scoprono così spesso potenzialità, risorse e/o atteggiamenti più positivi proprio “incrociando” gli sguardi sul bambino e, laddove la preparazione pedagogica dell’insegnante è adeguata, spesso vengono trasferiti anche in altri ambiti i metodi e gli stili di approccio individuati come i più favorevoli ed efficaci. Questa attitudine, per molti soggetti, specie quelli problematici che spesso ho in carico, ha rappresentato in questi anni un grandissimo aiuto, così come il poter disporre di momenti, anche se parziali, di sovrapposizione tra gli insegnanti (consentendo il formarsi in alcune ore di gruppi “di livello” per recuperi, integrazioni, potenziamento di abilità ecc.).

Uno dei meriti che hanno oggi sia la scuola materna che quella elementare (parlo solo di queste perché sono concretamente sempre “dentro” queste due realtà attraverso i legami che ho con le maestre per i bambini che seguo) è proprio quello di essere fra le poche strutture sociali che “tengono”, in un’epoca difficile, riuscendo a includere, recuperare, assorbire e trasformare molte forma di disagio infantile, esplicito o latente. Forse qualcuno si chiederà se il livello di apprendimento generale sia sufficiente… ma non sono io a rispondere: gli ultimi dati di un’inchiesta internazionale hanno classificato i bambini di 9 anni italiani al sesto posto su 40 paesi presi in considerazione! Quindi, anche da questo punto di vista, la situazione fino alla fine delle elementari si può considerare molto buona.

Questa riforma non c’entra nulla, proprio nulla, con la scuola reale, quella in cui tanti bambini e insegnanti passano le loro giornate. Di tanti problemi si poteva parlare, di molti aiuti la scuola avrebbe avuto bisogno – mezzi, formazione, strutture – ma, al contrario, si parla e si attacca proprio ciò che funziona! Si attacca e si vuole demolire un lavoro prezioso, fondato sulla consapevolezza che i problemi sono complessi e nascono fuori dalla scuola, nel mondo. È forse proprio questa consapevolezza che manca al ministro, e non per caso.

* * *

A chi dobbiamo il proliferare di università e corsi di laurea in Italia?

L’on. Gelmini non si è resa conto con la nota da lei diffusa di aver redatto il più duro j’accuse verso le politiche dei vari governi Berlusconi. Chissà cosa dirà il premier quando tornerà dalla Cina!

Lo afferma l’on. Claudio Fava, Segretario Nazionale di Sinistra Democratica. E’ vero – prosegue il leader SD – che è inaccettabile avere in Italia ben 95 (e non 94 come dice lei) atenei. Peccato che la loro proliferazione raggiunge il culmine nel quinquennio 2001/2006.

E’ vero che è inaccettabile che ci siano ben 251 (e non 300) comuni sedi universitarie (fonte CNSVU), erano 196 nel 2000 (Fonte CNSVU). La Gelmini si dimentica però di dire che il governo di centrosinistra – immagino con il voto contrario della Gelmini – nel dicembre 2006 ha bloccato questo andazzo.

E’ vero che è inaccettabile che ci siano stati nel 2005 – leggendo i dati CNSVU – ben 5.545 corsi di laurea, erano 2.336 nel 1999. La Gelmini si dimentica di dire che questi vengono tagliati con atti del governo di centrosinistra.

E’ inaccettabile che in Italia ci siano 11 atenei telematici. Ma la Gelmini si dimentica di dire che questo record l’ha realizzato il governo Berlusconi, autorizzandole a governo dimissionario nel 2006.

E’ inaccettabile che siano avvenute nel mondo universitario tali storture: ma la diffusione di queste storture avviene proprio con il governo Berlusconi, ministro Moratti.

Ma il denunciare quello che non va nel mondo dell’istruzione superiore non autorizza nessuno, tantomeno il ministro titolare a dire cose non vere.

Non è vero che in Italia si spende molto per l’università. Consiglio – conclude l’on. Fava – il Ministro Gelmini di leggere il dossier – sotto l’egida (mi raccomando l’accento) della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica del Ministero dell’Economia che nel luglio 2007 scriveva: “lo Stato italiano spende per ogni studente universitario 5.658 dollari contro la media UE (a 19 membri) di 6.962 dollari e una media OCSE di 8.093 dollari, largamente inferiore a quella di singoli Paesi con cui l’Italia compete sui mercati internazionali… il sistema universitario soffre di una generale carenza di finanziamenti”.

Informarsi e studiare, prima di dire qualcosa di sbagliato, non è obbligatorio, ma sarebbe ragionevole per chi ha incarichi politici o pubblici di tale delicatezza.

* * *

A proposito di malauniversità, c’è anche questo.

L’ultima del ministro.

Perché anche genitori protestano per la scuola?
Qui.

Anche il superblog parla di scuola.

Una analisi qui.

Spazi in rete sulla scuola
Qui.

Un racconto di Enrico Miele qui.

Cosa fanno gli insegnanti
Vedi qui e qui.

Inoltre ricordo che circola in rete un appello contro il maestro unico e un altro a sostegno della scuola pubblica.

E un appello anche per l’università
Qui.

20 Responses to “Viva la scuola. In sciopero”

  1. jolanda catalano said

    Giorgio, per complimentarmi per l’accuratezza e la pazienza con la quale hai affrontato questo immane impegno. Solo chi non vuole informarsi, solo chi ancora chiude gli occhi di fronte allo stato delle cose, può abboccare al classico specchietto…

    Davvero grazie e un carissimo saluto

    jolanda

  2. [...] di una maestra arrabbiata, le ultime dal governo, segnalazioni, appelli] (La poesia e lo spirito)  In sciopero. [Notizie sulla protesta, un confronto, un intervento di Marina Massenz, le ultime del governo, [...]

  3. Giovanni Nuscis said

    Eccellente lavoro, Giorgio.
    Anche qui la forza dei dati e del ragionamento volti non a vincere ma a con-vincere.
    Grazie.
    Giovanni

  4. Lucien said

    A proposito del maestro unico e delle compresenze: Quando andavo a scuola io c’erano le scuole speciali per gli handicap, le classi differenziali per gli asini e i disadattati e non c’erano alunni stranieri. Ora queste situazioni coesistono in tutte le scuole. I tre insegnanti su due classi e le compresenze nel tempo pieno servono proprio per affrontare queste problematiche e dare a tutti opportunità di apprendimento e non buttare le mele marce come si faceva nella scuola classista degli anni ‘60

  5. Giorgio said

    Grazie a Francesco per la segnalazione, e grazie a Jolanda, Giovanni e Lucien.

    I mali della scuola italiana sono tanti, una cosa che sicuramente le nuoce è la disinformazione che la circonda e che a volte viene promossa ad arte.

    Spero che i dati informativi possano evitare affermazioni pretestuose o senza fondamento ed essere buona sostanza per le analisi; spero anche che possano permettere di concentrarsi sui mali reali e indirizzarsi in modo adeguato nei settori in cui sarebbe più urgente intervenire.

  6. Eufemia said

    Grazie per questo magnifico contributo, che girero’ alle mie colleghe.
    Eufemia

  7. Eufemia said

    e non solo…
    visto che persino da parte di molti genitori, non si ha un quadro chiaro di cosa voglia dire la “riforma” del dl 137

  8. Roberto Plevano said

    Giorgio, l’importanza del tuo lavoro ben oltre i confini della blogosfera. Da parte mia, sono stato felice di usare il materiale da te preparato in luogo dell’anemico volantino informativo confederale in preparazione dello sciopero del 30.
    Complimenti

  9. mi unisco all’intervento di Roberto.
    la tua fatica porterà frutti, Giorgio.

  10. Giorgio said

    Grazie a Eufemia, Roberto e Fabrizio.

    In effetti la fatica è condivisa con i tanti che collaborano a questa rubrica, oggi Marina Massenz, che ringrazio per il suo intervento ampio e argomentato.

    E’ tanto il materiale che circola, prodotto da singoli o da scuole o da altri enti e associazioni, che è difficile scegliere e selezionare. Mi dispiace non poter dar conto di tutto.

    E comunque, come dicevo a commento di un altro post, mi pare che ci sia già della positività negli eventi di questi giorni, una sorta di controllo delle scelte del palazzo che potrebbe rendere effettiva la democrazia, se solo dalla parte del palazzo ci fossero orecchie adatte per intendere.

  11. jolanda catalano said

    A quanto pare il famigerato decreto è stato approvato.
    162 voti a favore,134 contro,3 astenuti.

    Buon futuro a tutti e a te, giorgio, sempre grazie
    jolanda

  12. Barbara said

    Sono felice di aver potuto leggere il pensiero, fatto parola, di M. Massez. Condivido l’assurdità di una riforma che in primo luogo non propone un terreno per una formazione di coloro che sono la base per i giovani, uomini e donne, del domani. Il lavoro di equipe è fondamentale in un organico di docenti ed anche la formazione continua e su più livelli. Se questo manca il terreno si fa arido e pieno di limiti. Regole, limiti e divieti parole che hanno un significato se introdotte in un contesto di autorevolezza e non autoritarismo.
    Vorrei, però, sapere come avete fatto a contattarmi?
    Grazie e buona giornata.

  13. lucy said

    un ineffabile deputato leghista di cui non ricordo il nome, ma con la bocca ancora sporca di latte, ha detto che “la sinistra deve capire che la ricreazione è finita”. battutona! @/%&$??!^§ si vede il fumo uscire dalle nari di una vecchia prof del norte? ma ti prenderei a ceffoni, ti prenderei! ricreazione a chi? da come parla certa gente, pare che sia stata davvero a scuola solo durante la ricreazione.

  14. Giorgio said

    Grazie a rete scuole ho ricevuto questa notizia, data non da un’insegnante, ma da una mamma:

    scrivo da san vincenzo (in provincia di livorno). oggi in tutti i paesi del circondario e anche nella nostra scuola si sono presentati i carabinieri chiedendo (nel nostro caso) la lista di chi ha aderito allo sciopero di giovedi, in altre scuole per sapere se ci sono stati problemi con i ragazzi (stiamo parlano di istituti comprensivi: infanzia-medie!!!) o con gli insegnanti e il personale. per me questo è un atto innammissibile e una prevaricazioni di diritti inviolabili. questi fatti secondo me spostano nettamente l’attenzione dal problema 1-3 o 10 maestri a: cosa veramente puntano? cosa stanno facendo al nostro Paese?

  15. lucy said

    ho visto coi miei occhi carabinieri in tenuta casual-zuzzerellona bere in luoghi frequentati particolarmente dagli studenti di un certo liceo in occupazione. che ci facevano? era un casual? o avevano preso alla lettera l’invito del diabolico Kossiga? (contro il quale si stanno raccogliendo firme a proposito del nobilissimo exploit della scorsa settimana:http://www.firmiamo.it/appelloalpresidentenapolitanodichiarazionicossiga

  16. Giovanni Nuscis said

    Leggete anche questa:

    “(ANSA) – ROMA, 29 OTT – Berlusconi non esclude modifiche in Finanziaria, a favore delle scuole private, e annuncia un decreto in Cdm contro chi imbratta i muri.”

    Un abbraccio a tutti coloro che vivono con apprensione questa triste vicenda, e lottano, a loro modo.

  17. lucy said

    io sono molto preoccupata. la scuola è il mio lavoro e molto di più. ho dato tutto quello che ho potuto per renderla buona, per renderle il senso del suo nome: skolé, il luogo in cui si sta bene. ci devo lavorare ancora molti anni. in quale modo? f. marotta trova consolanti le mie affermazioni: sono le affermazioni di una vastissima maggioranza, se è questo a consolare. ma la vedo veramente dura. un mio alunno vecchio stampo mi ha chiesto se sciopererò domani. gli ho detto certo che sì, perché tu no? ma non è una cosa di professori? ma perché: la scuola non è tua? qui non ci sono rivendicazioni contrattuali, ne va della sostanza. chissà cosa gli dicono a casa…

  18. paolarenzetti said

    Decreto passato. Domani molte scuole chiuse (almeno alla primaria). Ci si sente come disarmati. Ma con una consapevolezza nuova: Un patrimonio di valori, fatiche, responsabilità, “cultura” che non può andar perso. Nell’arroganza ostentata sembrano quasi becere in questi giorni le facce del potere, sugli schermi. Qualcosa vorrà dire.
    Buono sciopero e (manifestazioni) a tutti!

  19. Gena said

    scrivo da san vincenzo (in provincia di livorno). oggi in tutti i paesi del circondario e anche nella nostra scuola si sono presentati i carabinieri chiedendo (nel nostro caso) la lista di chi ha aderito allo sciopero di giovedi, in altre scuole per sapere se ci sono stati problemi con i ragazzi (stiamo parlano di istituti comprensivi: infanzia-medie!!!) o con gli insegnanti e il personale. per me questo è un atto innammissibile e una prevaricazioni di diritti inviolabili. questi fatti secondo me spostano nettamente l’attenzione dal problema 1-3 o 10 maestri a: cosa veramente puntano? cosa stanno facendo al nostro Paese?

    Questa è una cosa sconvolgente, dalle mie parti non è accaduto nulla del genere, se avessi notizie a riguardo le segnalerò.

    Grazie ancora a Giorgio.

  20. paolarenzetti said

    Stamattina a Milano un grande corteo di studenti e molti insegnanti.
    Quello che sorprende è l’iniziativa dei giovani. Hanno guidato un corteo (da Cairoli lungo tutto il cuore del centro cittadino) con decisione, serietà, determinatezza.
    Con semplicità avviene il passaggio condiviso di valori comuni a più generazioni: la storia non si azzera…e’ sempre quel sangue che ci scorre nelle vene.
    Questi giovani però sono già migliori di noi.

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