FACEBOOKMANIA. Nel condominio elettronico senza fine.
Posted by sergiogarufi on November 14, 2008
di Franz Krauspenhaar
1) In pieno reality.
E’ la moda del momento. Via ai salotti, via ai ritrovi, stasera si resta a casa. Per molti, milioni di persone sparse in tutti i continenti, è venuta l’ora di ritrovarsi con tante persone a distanza, proprio comodamente a casa. Ognuno se ne sta seduto al suo computer e interagisce con gli altri. Parla? No, tace, nel silenzio ovattato delle fibre ottiche. E’ il “social network”, il circolo allargato a possibile dismisura. E’ Facebook, il “faccialibro”, una specie di catalogo elettronico di se stessi messo in rete. Con tanto di profilo, corredato di foto, sostituibile in ogni momento, di informazioni personali. E descrizione dei gusti, delle preferenze, delle adesioni politiche, calcistiche, eccetera. E la possibilità di inserire album fotografici, di pubblicare pezzi scritti di varia provenienza (anche la propria), di inserire video, registrazioni di eventi. Di tutto quanto fa spettacolo. E poi gli “amici”, rigorosamente tra virgolette. Certo, quando si entra nel virtualissimo mondo di Facebook, si comincia con chi si conosce. I primi amici sono veramente amici, spesso. Gente che conosciamo da anni, di cui ci fidiamo. Coi quali abbiamo interagito in varie maniere nel mondo reale. E li ritroviamo qui. Li abbiamo invitati, loro hanno risposto all’appello. Più avanti, il numero di amici aumenta. Ma sono davvero tali? Il virgolettato, a questo punto, s’impone. Molta è gente che abbiamo visto qualche volta, nel nostro ambiente. Colleghi, colleghi di altri colleghi. Sempre più la catena di Sant’Antonio s’allunga. Appaiono come “amici” persone di cui abbiamo sentito parlare (“lo conosco di fama”, si dice di costoro) ma che non abbiamo mai visto. Sì, forse una volta, al tale cocktail… Ma forse non ci ha riconosciuti. E altri, poi, che non abbiamo mai visto di persona. Ah sì, li abbiamo visti su Youtube, tra un video del cantante americano del momento che fu (settantaquattro anni, di nuovo in tour per una pensione serena) e quello della pupattola scodante tra i trilli dell’elettronica.
Un enorme condominio, forse senza fine, con corridoi lunghi migliaia di chilometri, o di byte. E le bacheche, sulle quali scrivere messaggi che portano direttamente al cazzeggio, alla battuta di spirito. Su Facebook è buona norma essere spiritosi, brillanti, arguti. E spesso si diventa grotteschi, come nel peggiore dei blog.
Molte donne si sprecano nel chiamare “tesoro” altre donne mai viste né conosciute. Dovrebbe trattarsi di affinità elettive; in effetti chiamare uno sconosciuto “tesoro” dopo una settimana, uno sconosciuto o sconosciuta di cui non si conosce né il timbro della voce né la “versione in movimento”, è cosa normale e auspicata nel voluttuosamente impalpabile mondo di Facebook. Le donne, come è loro avita costumanza, si sprecano nei complimenti reciproci, tenendo beninteso un ottimo e affilato pugnale dietro la schiena, sempre pronte a colpire. Non tutte così, intendiamoci, ma da “facebookaro” di non più recentissima “assunzione” (è proprio droga, droga che puo’ far male) posso rilevare di averne lette di tutti i colori. E di averne scritte, sia chiaro; Facebook è anche il mio mondo, io sono diventato un tossico non ancora grave, non ancora all’ultimo stadio, ma forse è questione di mesi, o solo settimane.
Un condominio, un grande fratello formato tinello o ufficio. Un condominio dove si consuma, a tutte le latitudini e dunque a tutte le ore, un reality senza fine, nel quale gli attori vengono sostituiti continuamente, e quelli che sono stati sostituiti dopo breve tempo ritornano. L’obiettivo, più o meno palesato anche a se stessi, è prendere nuovi contatti, conoscere gente nuova, fare sesso, conoscere gente “dell’ambiente”, conoscere personaggi che “possono essere utili”. E invece nella maggioranza dei casi si ciurla nel manico del cazzeggio a volte matto e disperatissimo con chi già si conosce, con chi si ha diviso il posto in birreria o il letto nel motel di turno. Raramente si conosce gente nuova interessante: la distanza rende tutto difficile, smorza entusiasmi iniziali fuori controllo. Certo, si puo’ vivere Facebook come un laboratorio antropologico; per studiare i comportamenti della varia umanità da una posizione privilegiata. Ma è difficile rimanere insensibili al perverso fascino del “Faccialibro”: alla fine si interagisce, si scherza, ci si fa una spietata pubblicità spesso o quasi sempre inutile, si perdono ore preziose succhiandole al lavoro e agli affetti veri, solo per far salire il “contatore amici” sempre più in alto. Uno status symbol dell’ultimissima generazione si impone alle menti vecchie e nuove: l’accumulo di amici virtuali, l’accumulo di “figurine” in sostituzione di quelle Panini dei calciatori della nostra infanzia. Certo, quelli dal vivo potevamo anche vederli allo stadio. Su Facebook, spesso non c’è possibilità. Ma lo vogliamo noi e loro, gli amici: rimanere figure, foto sullo sfondo, ectoplasmi danzanti in un acquario al plasma.
2) La drammatica confessione di un Facebookdipendente.
Sono uno scrittore. Uno che di mestiere scrive. Uno che vive la sua vita professionale al computer. E adesso anche lo svago. No, non gioco a poker con uno del Minnesota su internet. Ho anch’io un blog, certo: ogni due giorni pubblico una recensione al mio ultimo libro, una poesia, un breve articolo pubblicato su un giornale, un breve pezzo scritto appositamente. Ma quello è svago fino a un certo punto. Fa parte del lavoro dello scrittore moderno e “connesso”. No, lo svago in rete me lo prendo su Facebook. Era tempo che una mia amica, una poetessa, mi diceva di iscrivermi. “Ti divertirai”, mi diceva. Non avevo granché voglia. Ben altro da fare, un libro da pubblicizzare, presentazioni… Ma alla fine di luglio ho ceduto; la curiosità, un momento di distacco dalle cose. No, non voglio giustificarmi. Semplicemente, come Tenco si era innamorato di “lei” “perché non aveva niente da fare”, io, non avendo niente da fare alla fine di luglio, mi sono iscritto a Facebook. E ne sono stato subito risucchiato. Sì, io confesso. Non faccio come altri, che dimenticano lo scopo per il quale si sono iscritti: uscire dalla grigia noia del quotidiano. O vivere una vita parallela. Sì, io confesso signor giudice: sono entrato nel violento gorgo del social network, ho cominciato a collezionare amici elettronici come altri, in altri tempi, hanno collezionato farfalle ma soprattutto lattine di birra. Come un mio amico dell’adolescenza, bevitore bukowskiano, che ne collezionava centinaia, molte delle quali doppioni. Ecco, lattine di birra vuote. Questi sono la maggior parte degli amici di Facebook. Gente di cui non me ne frega assolutamente nulla. Gente che non ho nessuna voglia di conoscere veramente. Beh sì, Vostro Onore, confesso che un certo numero di avvenenti donzelle e signore (perlomeno venute bene nella foto del profilo) mi piacerebbe conoscerle. Ma intimamente non nel senso di uno scambio di opinioni e di vissuto profondi, no; intimamente nel senso di un rotolamento di coppia, a nastro, in un letto caldo.
E quindi sì, Vostro Onore e Signori della Corte: Facebook può essere un modo, uno dei vari, per “dragare”. Per cercare compagnia non solo cantante, ma anche interagente su Permaflex o di marche affini. E poi sì, essendo uno scrittore mi sono ritrovato con altri scrittori, che molti dei quali già conoscevo. E mi sono messo a pubblicare foto dei mie peli pubici, signori, scattata a bruciapeli, proprio; cosicché l’effetto digitale è stato quello di un pannello rosso sopra il quale volteggiano girini nuotanti… E insomma, ho interagito e continuo a interagire e, Vostro Onore, non mi vergogno ormai più di nulla. E di nulla d’altro mi vergognerò nel futuro, dopo questa magnifica e letale esperienza.
3) Vip vip hurrà! su Facebook.
Su Facebook ci sono i vip. Certo, come in tutti i social network è diventato socialmente utile ma soprattutto uptodate apparire, fantasmaticamente, sul web. Certo, di fantasmi si tratta. Rocco Siffredi ha pubblicato un album con poche foto, quasi tutte orrende. Per il resto, è qualcuno del suo nutrito fan club che cura le “pubbliche relazioni” sul web. Giancarlo Magalli ha una foto del profilo imbarazzante: nel senso che sembra scattata da un giapponese cieco. Daniele Piombi si batte per una tivù del passato: forse sogna una Giardini Naxos in contemporanea su le tre reti Rai 24 ore su 24. Chissà dove piazzerebbe lo spot della Tomasi Case: a pagamento su Sky? E poi le star della penna d’oca: Melissa Panarello, in arte P (una volta) ammette di essere una che vende milioni di copie e di fare la casalinga disperata. Per il resto pubblica dei brevi testi di surrealismo della crudeltà. Con Gianpaolo Serino, il noto critico letterario, è entrata in aspra polemica: alla fine scrive di preferire (in letteratura) i cazzi ai D’Annunzio. Entro a commentare: “Parafrasando Busi: Cazzi e Dannunzi, pochissimi i Dannunzi”. Roberto Cotroneo entra ed esce, sempre inappuntabile e dai brevi ma succosissimi messaggi: avverte perdipiù che “lavora”. Oppure avverte che è su “Raduno ecc”. Ecco, ci sentiamo un po’ anche noi come lui: anche noi, bontà nostra, lavoriamo. Certo, niente Raiuno e niente Marzullo, ma i sogni aiutano a vivere meglio, si sa, e dunque sogni d’oro. Giorgio Faletti, arrivato a un numero esorbitante di “amici”, ha dato le chiavi del suo profilo ai fan. E’ così, è legge ormai: più si è famosi e dunque pieni di amici, più è veloce il distacco: come il ricco delega la servitù per fare la spesa, così il famoso delegherà un altro a fare la spesa di amici. Amici, cari fottutissimi amici: e Maria De Filippi, a proposito?
[Pubblicato su La Tribuna del Mezzogiorno. Immagine: Franz Krauspenhaar - Autoritratto davanti al profilo Facebook di Ceausescu.]
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lambertibocconi said
Internet non poteva che generare una cosa del genere. E adesso, giù tutti con le analisi del fenomeno… Cioè, non basta Facebook (che peraltro a me piace, eh): bisogna anche parlarne. Il Facebook al quadrato! E chi commenterà i commenti?
eziotarantino said
Domenica, sul Sole, Scurati ha scritto un articolo abbastanza penoso su FB: è impossibile uscirne! Ma non per scelta, o per ammissione di dipendenza coatta, no, proprio perché il meccanismo di risucchia indietro.
Che stupidata, davvero. QUesto è tragico di fenomeni con FB: coinvolgono le persone, e quindi per forza bisogna parlarne: e a farlo generalmente si chiama qualcuno che non ne sa molto, che fa lo snob, che annusa, sente un po’ di puzza e si allontana verso lidi più congrui, nel frattempo sparando salve di ovvietà tanto per buttarla in caciara.
Viva la sincerità di Franz.
Ezio
Bianca said
<<l’accumulo di amici virtuali, l’accumulo di “figurine” in sostituzione di quelle Panini dei calciatori della <<nostra infanzia
Ovviamente anche io ci sono dentro, ma ho trovato questo parallelismo molto calzante.
Bianca
plessus said
Sì, infatti non so a cosa serva…
Una cosa è chiacchierare picchietando sulla tastiera dietro ad un monitor e dentro una comunità virtuale. Un’altra è condurre una conversazione in un salotto, o bersi una birra in un pub. Ove si mettono in scena i linguaggi nascosti del corpo: la compagnia delle espressioni facciali nella comunicazione verbale, il potere della gestualità, il saliscendi o il piattume dell’intonazione di una voce. Segnali determinanti, concomitanti alla formazione, se non di un giudizio, di un idea dell’Altro che si ha di fronte.
In Facebook la parola amico assume una connotazione immediata, prestabilita, priva di impulsi affettivi carnali, di contorni olfattivi, di volti formativi. E’ un meccanismo di validazione imposto a monte dall’interno/esterno virtuale, e che ha già qualcosa di finale. Questa prassi relazionale di ricevere più consensi possibile, questa esposizione di derma abbronzati, questa via alla simpatia che assomiglia sempre più al bisogno di popolarità, di autocompiacimento, di compiacimento all’Altro, non fanno per me.
Meglio il blog. Ognuno può dire la sua, ugualmente. Sono garantite le antipatie, nessuno mi chiede che fine ho fatto se sparisco un po’, e non sono tenuto a pubblicare alcun profilo.
Pazienza, il Caso lo vorrà con gli amici al bar o la mia donna a letto.
Meglio queste ultime, di dipendenze.
lambertibocconi said
Non vedo molte differenze con il sistema dei blog. FB è solo molto più articolato e “piacione”.
Penso che un fenomeno del genere abbia un significato politico per niente bello dal punto di vista di un mondo in cui non esisteva internet. Ma poiché esiste, non si può nemmeno chiamarsene fuori. Anche tenendo conto che amici al bar e donna a letto possono essere esperienze ugualmente povere.
Io sono una che abolirebbe internet. Però esiste e allora è così. Ci si adegua, si cerca di usarlo ai propri scopi e di offrire contributi intelligenti… e poi fra un po’ di decenni saremo tutti sottoterra, i fighetti che tirano a campare su FB e il resto del mondo che tira a campare tra bombe e fame.
mariapia said
Devo accertarmi prima di plaudire, o adattarmi, ad una nuova ennesima forma, ne conosceremo tante altre.
Forse in questa superfetazione tecno, c’è dell’ esponenziale (anche anale), della volontà pervasiva, o iperpresenza tramite l’internet;ci si era vaccinati dalle superdiependenze?!Non so,
anche qui: vige l’uso del medicamento:
se fuori controllo, non buono, se gestibile un pò..si vede.
Maria Pia Q.
chiara said
Eh eh… FB ha fatto avvicinare a internet persone che non ne volevano sapere e che non ne sanno ancora niente, intendiamoci, escluso FB. Un motivo ci sarà. E’ troppo carino, divertente e facile da usare (da quando è in italiano poi…) per non generare tutto questo fanatismo. Personalmente lo uso come uso tutto il resto della roba internettiana: me ne interesso, lo sfrutto per i miei scopi e per i miei divertimenti. Ormai da anni ho smesso di esser una drogata di questi mezzi, per fortuna, ma come faremmo senza? :)
remo said
ci son quelli che su face, se la tirano.
soprattutto scrittori da quattro soldi (come me, s’intende).
una scrittrice, che è su face, sul suo blog ha partorito questa frase…
mi diverto a non rispondere a tutti gli sfigati che vengono a scrivere sulla mia bacheca.
potrebbe fare la stessa cosa, la signora, quando va a presentare i suoi libri: lì gli sfigati non sono più sfigati, ma persone a cui sorridere.
amabilmente.
e io che pensavo che il peggio del peggio fossero i politici che si nascondo per anni e spuntano fuori prima del voto.
finisco.
per il resto condivido quel che ha scritto anna lamberti bocconi (commenti numero 5).
e saluto.
ciao franz
ciao a tutti.
FACEBOOKMANIA. Nel condominio elettronico senza fine. | Yourpage live news aggregator said
[...] FACEBOOKMANIA. Nel condominio elettronico senza fine. Author: admin | Files under Arte [...]
Robilant said
“e poi fra un po’ di decenni saremo tutti sottoterra, i fighetti che tirano a campare su FB e il resto del mondo che tira a campare tra bombe e fame”
Ti amo A.L.B., sei l’Ornella Vanoni di LPELS!
Rob “Robilant” Roy
fabrizio centofanti said
molto istruttivo, Franz, e ben scritto.
una cosa bella di facebook è che automaticamente rende il vecchio blog (”queste diavolerie!”) una umanissima cosa.
un saluto particolare all’amico Remo.
fabry
lucy said
follia. una collega: “perché non entrate in facebook così diventiamo amici!”. cioè, spiegami. mi hai qui davanti, o tra i piedi, o sul naso, o nelle tasche 200 giorni all’anno e per diventare, da collega, amica, ci vuole la mediazione di facebook? troppa fatica prendere le persone per il poco o tanto che sono! e poi io non voglio diventare “amica” di nessuno. amica sì, ma deve volerlo anche chi mi guarda dritto negli occhi e nel cuore.
rosella said
piuttosto d’accordo con anna lamberti bocconi.
divertita da quello che scrive franz. anche se trovo della misoginia, purtroppo connaturata al genere maschile :-), quando sottolinea che le donne si fanno complimenti reciproci per poi pugnalarsi alle spalle. forse sono ingenua, ma non credo sia soprattutto così. le donne si fanno complimenti estetici perché sono intossicate dall’estetica, una droga molto più potente e pericolosa di facebook, e non possono fare a meno di esprimersi anche e prima di tutto secondo quel criterio quando si “incontrano” su facebook.
le cose spiacevoli di facebook sono, per me:
1. il senso di affollamento, di ipertrofia, che va ad affastellarsi al senso di affollamento sovrainformazione e sovraccarico in genere di cui sono fatte di per sé le giornate (almeno le mie), con frustrazione e claustrofobia annesse. 150 richieste in attesa, 112 eventi mai guardati, 22 richieste di amicizia inevase perché proprio non sai chi sono quelle persone ma non clicchi ignora perché temi che qst indichi ostilità, tirarsela ecc. è una costrizione!
2. il riaffacciarsi insospettato di persone antichissime che non è che non sopporti ma proprio non ti sembra che c’entrino un cazzo con la tua vita di adesso e ti ricordano cose che non vuoi. la paranoia, insomma.
3. la paura che tutti gli amici che sono diventati amici tra loro grazie a te, e che si scrivono in bacheca e chattano senza di te, e magari si dànno appuntamento senza di te, ma tu eri l’amica vera non loro che sono diventate amiche su facebook, ti escluderebbero, se tu ti privassi di qst mezzo, che ormai sembra l’unico per prendere appuntamenti. la gelosia, insomma.
4. la totale pubblicità, di cui ti dimentichi. non ricordi chi sta tra i tuoi “amici”, e quando intervengono a cose che hai scritto o linkato pensi che ti dà fastidio, non volevi, li devi bloccare. il grandefratellismo, appunto.
una trappola, ecco. io però mi dico: la moda deve passare, prima o poi. dopo saremo liberi. perché è qst che non mi sento più: libera. se ne esco penso di perdermi qcs. e quindi rimango. e mi diverto pure. e mi arrabbio, lo stesso. il mio fidanzato mi dice che dedico troppa attenzione a una cosa che è un gioco, forse è così.
lambertibocconi said
Non ho mai ricevuto uno pseudocomplimento più ambiguo e antipatico di quello del Rob Roy Robilant. Lo rispedisco al mittente. Quelle buste chiuse con sopra due freghi di pennarello e la scritta DESTINATARIO DEFUNTO. Jèttati.
Valter Binaghi said
Ci ho scritto anch’io, su questa cosa penosa.
http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/11/12/il-corpo-e-lopera7-il-corpo-dello-scrittore/
Agli amici scrittori.
Facebook: lasciarlo a tronisti e sartine, no eh?
Valter Binaghi said
@Lamberti Bocconi
“poiché esiste, non si può nemmeno chiamarsene fuori”
Perchè non ti fai una pera, Anna? Esiste anche quello.
Robilant said
Sincere scuse, Lamberti Bocconi. Me ne rendo conto troppo tardi.
Robilant
lambertibocconi said
Ti scuso anche, però spiegami bene cosa intendevi. Magari nello spazio personale, così non si dà fastidio.
lucy said
ha da passa’ ‘a nuttata…
Carla said
è proprio una mania questo FACEBOOKE…
per chi ha bisogno di leccate :-)
leccate su leccate.
Isabella said
perchè bisogna essere intellettuali a tutti i costi?
Facebook è un gioco che ti ruba un sacco di tempo, e non ti nega mai la possibilità di non accettare amici, inviti, cause, drink e nomination a quizzini e giochetti vari.
Vogliamo toglierci la possibilità di una fulgida autodeterminazione? L’unica che ci resta, forse? :-)
Carla said
leccate su leccate
punto.
vbinaghi said
fulgida autodeterminazione.
isabellamoroni said
prego???
vbinaghi said
“Perché in fin dei conti non c’è nulla di più rassicurante di una società che ti controlla, che ti coccola, che ti da attenzione; soprattutto se non sei nessuno. Nell’attesa che la polizia segreta degni d’interessarsi a chi siete, che fate, cosa leggete, cosa amate, le dieci cose che non sopportate, i vostri siti preferiti, i porno più scaricati, con i moderni social network già potete tracciare l’ascolto di file audio e video (last.fm), catalogare i vostri libri (anobii), segnalare la vostra presenza online (msn), pubblicare le vostre foto (flickr), la vostra rete di contatti (facebook), la vostra biografia professionale (linkedin), le vostre opinioni (blog), oltre che abdicare ai vostri diritti di proprietà intellettuale (creative commons). Gli incubi della fantascienza passata sono la materia di cui è fatto il nostro svago. Il punto è che dello spazio privato non c’importa più nulla, perché non ci serve più a nulla, perché non abbiamo più nulla da nascondere. Questo è il nostro destino tragico, questo è il nostro godimento infinito. Solo un uomo d’altri tempi come il Garante della Privacy può consigliare, senz’ombra d’ironia, d’iscriversi a facebook usando uno pseudonimo; secondo Giuseppe Granieri, è come se ci avesse proposto, per evitare inconvenienti, di girare per la strada con occhiali, baffi e nasi finti. Guastafeste: noi per la strada preferiamo andarci nudi».
(Raffaele Ventura)
Plessus said
“ogni soggetto accetta di essere guardato in cambio del privilegio di guardare tutti gli altri”
Molto, molto interessanti le riflessioni di Ventura su Panopticon, Binaghi. Potenzialmente spiabili e conrollabili lo siamo già. A completare il quadro dei nostri dati, ci sarebbero pure gli acquisti on line: oggetti-spia dei nostri pensieri e preferenze, ed estremi della carta di credito.
@ isabella
“Facebook è un gioco che ti ruba un sacco di tempo, e non ti nega mai la possibilità di non accettare amici, inviti, cause, drink e nomination a quizzini e giochetti vari.”
Personalmente un sacco di tempo per giocare io non ce l’ho, anche per questo non sono iscritto. Poi, se uno si prende la libertà di non accettare amici, inviti, ecc, che cosa iscriverebbe a fare, allora, alla comunità?
Alessandro Ansuini said
“Personalmente un sacco di tempo per giocare io non ce l’ho, anche per questo non sono iscritto. Poi, se uno si prende la libertà di non accettare amici, inviti, ecc, che cosa iscriverebbe a fare, allora, alla comunità?”
per comunicare velocemente, se uno ha qualcosa che vuole comunicare. facebook realizza l’idea del accendo uno schermo e trovo tutti lì, che non è come l’anarchica rete che comunque ti costringe a “cercare” ed “esser cercato”. è un bel terremoto, secondo me. poi certo, meno libertà. ma ci si puo’ sempre cancellare in due minuti. alla fine credo non valga la pena arrabbiarcisi tanto, dipende dall’uso che se ne fa. e la storia orwelliana dell’esser controllati ormai è in vigore da anni.
remo said
sono iscritto a face, cerco di non perderci tempo, sono d’accordo con quello che scrive valter.
però vorrei precisare questo: non frequento la rete in quanto scrittore.
e trovo patetici quelli che usano la rete (e certi blog collettivi) per fare inchini a quello che è un po’ più importante di te, ché magari poi serve.
e come sono in rete sono nella vita.
gli scrittori che ho conosciuto in carne e ossa son pochi, e quasi tutti qui.
binaghi, franz, marino magliani.
altri due o tre (uno che per me è grande grande: don luisito bianchi).
poi ne conosco altri, l’esercito di aspiranti scrittori che vengon visti dagli scrittori un po’ più noti come delle nullità.
(ma per favore…)
il punto è un altro, caro valter.
siamo pietosi in rete e fuori.
i miei zii, mezzadri, sorridevano al padrone così come ho visto sorridere alcuni scrittori al cospetto di editor caproni, di giornalisti da due soldi, di editori.
il leccaculismo non è solo della rete.
e se isabella moroni ha scritto quel che ha scritto lo ha scritto perché lei ci crede, lei è così, non ha manoscritti da proporre a nessun editore.
ecco, su face ti capita di conoscere gente così, come isabella.
lucy said
veramente sono di cartapesta molte relazioni in carne ed ossa, o di plastica o di moneta sonante… credo che la rete sia, con tutte le sue sempre nuove diavolerie, solo una variante, indotta, della nostra progressiva tendenza al falso, al fintochesembravero della vita di tutti i giorni. rifiutarsi di aderirvi ti rende estraneo ai più: ma è un’estraneità più aspra quella che verifichi nella realtà, in cui comunque, se non ti mascheri, o ti rendi visibile solo a pochi, sei out e superato e insignificante. la rete, quando non è utilizzata come un arnese, ma prende il posto di ciò che un tempo, apparentemente lontano, facevamo ha in più il tratto della vigliaccheria.
lambertibocconi said
Grande Lucy. Chapeau.
vbinaghi said
Remo, ma non sarebbe meglio riuscire a dare il senso di una parola e di una presenza altra rispetto alla compravendità di identità fittizie che è diventata la vita sociale nel terzo millennio? Io non so cosa vuol dire per gli altri essere uno scrittore: per me vuol dire obbligarmi a prendere la parola in pubblico solo per sostenere idee che ritengo importanti comunicare, e comunque per dare il meglio che posso a un mondo che scivola nel peggio. Qualcuno ha detto che se il sale perde il suo sapore è da buttare. Proprio perchè non mi ritengo migliore degli altri, e so di poter cedere facilmente alle tentazioni della vanità e dell’alleanza di potere, io cerco di evitare certi contesti. Se devo dare il peggio di me, che capiti nel quotidiano, dove chi mi frequenta ha visto anche altro del soggetto e può compatire. Ma, detto questo, ognuno si scelga pure la morte che preferisce.
Plessus said
“veramente sono di cartapesta molte relazioni in carne ed ossa, o di plastica o di moneta sonante”
Diciamo “virtuali”, Lucy?
E chi non ne ha, al mondo, di tali relazioni?
Con la progressiva tendenza al falso, se c’è una progressione, un accentuamento di questa tendenza, da anziani dovremmo tutti diventare ipocriti. Invece, talora si diventa più saggi, perchè abbiamo fatto della lealtà la bandiera del nostro relazionarsi all’Altro. O più acidi, perchè, probabilmente, abbiamo sbagliato qualcosa in più del dovuto nei rapporti costruiti negli anni. E più o meno consciamente, ci si riflette sopra.
Con Facebook, non so. Forse si è più protetti. Se un amico si comporta come un coglione lo cancello dalla lista. Nel reale subentrano le inquietudini. Ci si interroga di più.
O no?
lucy said
nella realtà non cancelli gli amici c……i se non a prezzo di più o meno forti malesseri, a meno che tu non tratti le persone come mezzi, ma allora il discorso non vale. se le persone sono lo scopo del nostro agire l’investimento vis-à-vis è tale e tanto che non si butta via un rapporto con un clic del mouse. mi pare di aver detto, plessus, pressapoco la stessa cosa che dici tu. quanto all’ipocrisia credo alligni tra le culle della nursery: alcuni vi sono votati, altri se ne asterranno e non staranno al gioco. la progressione del falso non è per tutti, è per chi comunica con riserve mentali, chi fa di se stesso e degli altri merce di scambio. il problema è che ogni sistema culturale, l’ “epoca”, presenta degli aspetti prevalenti e a me sembra che l’oggi sia particolarmente attraversato da vuoti e pieni che hanno invertito l’ordine di importanza. questo è ciò che sembra prevalere e segna l’epoca attuale: una vita debordante di visibilità e volatilità da un lato, un vuoto ghiacciato dall’altro. la realtà svuotata di tempi e modi umani di essere, il virtuale caricato di emozioni sentimenti narrazioni che non costano niente. perfino le forti tinte non costano niente. si è più belli più saggi più giovani o si scherza, al contrario, sulla propria vecchiezza al riparo dagli sguardi. si mette la foto migliore. quando si incoccia in un rompiscatole, un troll, esso sa essere rompi all’ennesima potenza. certuni nella vita si beccherebbero una denincia per molestie e peggio: ma nel virtuale no, qui no. si ignorano e si clicca. credo che anche nei blog, lasciando stare facebook, ci sia spazio per il falso e per il vero. ma mentre nella vita quasi tutto si paga, alcuni molto o tutto, altri meno o quasi niente, nel virtuale tutti indistintamente siamo allineati in una de-responsabilità che ci salva quella cosa che, tra l’altro, giace sempre al caldo e al sicuro quando ticchettiamo sulla tastiera.
la funambola said
io nel virtuale dò il meglio di me :)
dò i miei pensierini insomma che io giudico siano pensierini autentici perchè riflettono esattamente il grado di consapevolezza di quel momento in cui decido di connettermi con mè e quindi con l’altro da me, quando sento il bisogno di parlarmi addosso per “sentire” qualcuno che si parla addosso come me, per sperare di condividere)
nella così detta realtà cerco di dare il meglio ma spesso il mondo mi precipita addosso senza preavviso e gli automatismi sono sempre in agguato e allora fatico molto di più ad esprimere la com passione.
nel mondo reale cerco di testimoniare quello che scrivo, nel “virtuale” cerco di “leggere” la mia vita reale.
la comunione fra le persone, fra due anime, è una condizione completamenete “virtuale”
quando si fa l’Amore, parexample, si fa l’Amore con l’Amore e cosa c’è di più virtuale del fare l’Amore con l’Amore!
bisogna sapere perchè si fa una cosa, bisogna ostinarsi a sapere perchè si sceglie di connettersi con gli altri, bisogna saperlo, onestamente.
il mezzo, lo strumento che scegliamo di usare non ha grande importanza, non è rilevante rispetto al fine, fine che ognuno di noi dovrebbe tentare di chiarirsi.
voglio dire che la comunicazione, o meglio, il bisogno di comunicare è vecchio come il mondo e noi impariamo tanto di tecnologia ma il nostro cuore fa sempre tum tum da una smilionata di secoli e per me i secoli son cosa virtualissima.
giovane, sempre troppo giovane e sempre in ritardo sulla vita mi pare invece la consapevolezza…ahhhhhhhhh, questa sconosciuta!
baci virtuali ma credo “sinceri” :)
la funambola
isabella said
in realtà non ho mai interpretato la rete come un luogo dove “mostrare” qualcosa.
Non ai tempi dei forum, non ai tempi del blog, non ai tempi dei social network.
A me la rete è sempre apparsa una grande possibilità di conoscenza (di cose e persone, anche superficiale, ma estesa) e non mi sono mai soffermata a scoprire se sono obsoleta o trendy.
Del resto questo non mi interessa neanche nella vita. Credo che sia un bug del mio carattere non voler apparire, avere il mio angolino, aprire la mia casa solo a poche persone, non frequentare le feste e poco gli eventi.
Però da qui a dire che usare facebook in maniera selettiva sia un modo sbagliato di fare rete, mi sembra un poco azzardato.
Sono stata felice di trovare su FB persone che non vedevo da 20 anni e sono stata anche felice di avere con loro un rapporto “mediato” dalla virtualità.
Per il resto della rete ho dei seri dubbi sulla categorizzazione degli interessi (anobii, flickr, youtube…) e alla fine sono d’accordo con l’analisi filosofica della maggior parte di voi, ma nello specifico rivendico un po’ la possibilità di scegliere. Ancor più che di eliminare.
Per Remo un grazie di cuore per conoscermi così nel profondo.
:-)
Chiara Daino said
La verità si troverebbe nel mezzo? Nient’affatto. Solo nella profondità.
[ Arthur Schnitzler ]
La differenza – in rete e nella vita – abita nell’anima. Nella persona/personalità…
Abbiamo sempre possibilità di scelta. Chi/cosa leggere. Nello schermo/nella strada.
A chi credere/chi evitare.
E all’amico virgolettato preferisco un *nemico degno*
Alla fine: siamo soli.
C’è chi brilla e c’è chi.
E non basta dire. Si deve essere.
Un abbraccio a chi.
Chiara
effeeffe said
‘o feisbuk
‘o feisbuk ke sei lo etere profondo
ca sei lo mondo senza immondo
como na chambre d’aire do ciclista
facebook delicia de la vista e svista
ce sei e ce faci, flamma ca sine braci
abbruci lu tiempo e nun m’ fai produci
feisbuk tu sei lo virus dei mercati, e mentecati
ca dicun che c’han da fà, che devono fà
(sticazi)
noi famo gnente nous sommes la ggente
segreto der cazzeggio et de la joiè
effeffacebook
effeeffe said
giuà