Domenico Protino: un giovane cantautore, un nuovo araldo della musica!
Posted by francesco sasso on December 5, 2008
Primo cd. Primo lavoro. Dunque Esordio. Mi verrebbe da dire Esordio, ergo sum … Eh già, perché sono piuttosto scettico sugli esordi, quelli che hanno a che fare con la letteratura, e quelli che hanno a che fare con la musica. Anzi forse soprattutto con la musica, perché quello è un discorso che ha che fare in maniera più diretta con l’anima e con i sensi … se un brano, una melodia non te la ritrovi in testa a “canticchiarla” la cosa non funziona. Non è il caso di Domenico Protino, questo giovane cantautore originario di Torre Santa Susanna nel brindisino, che oggi vive e lavora tra Lecce e Reggio Emilia. Il lavoro (l’album prende il nome del cantautore) nel suo complesso è interessante, e non perché cavalca solo le scie del pop rock melodico italiano, che in un modo o nell’altro attecchisce su una fascia più o meno larga di aficionados del genere, in parole povere piace.
Ci troviamo dinanzi ad una raccolta di brani che pur se di primo ascolto, sembrano per contenuti sorvolare in superficie emozioni, stati d’animo, umori in realtà si tratterebbe di cadere nella “trappola” tesa da Protino, dal momento che sarebbe un errore grossolano di valutazione, in quanto Protino ha trovato la chiave di volta per rendere universale il suo canto poetico, che anche se da un lato coinvolge il suo tracciato biografico, penetra in profondità anche tematiche molto attuali, del qui e dell’ora, come quella ad esempio del precariato! Non siamo certo di fronte ad uno stile musicale ed una ricerca semantica alla Guccini, o alla De Andrè, (non cadiamo neanche nella melodrammaticità demagogico-popolare alla Gigi D’Alessio o Tatangelo, ma per i tempi che corrono il lavoro di Protino coniuga sapientemente leggerezza e scandaglio critico, in una piccola formula magica di equilibrio. Su di lui hanno espresso giudizi entusiastici personaggi del calibro di Massimo Cotto, il Red Ronnie nazionale, Enzo Mansueto del Corriere del Mezzogiorno e molti, molti altri. Ma parliamo un po’ di lui. Nel 2000 decide che la musica sarà la sua vita e dunque senza se e senza ma, si getta a capofitto in quest’avventura, con forza e tenacia, non risparmiandosi in nulla, credendoci fino in fondo, partecipando a concorsi canori di rilievo nazionale sempre più prestigiosi, che gli permettono di affrontare sin da subito i palcoscenici e il pubblico (che pesa sin da subito chi ha di fronte, riconoscendone a pelle la sua validità o meno, la sua bontà, senza troppi fronzoli, senza andare troppo per il sottile …), fino ad arrivare alla vittoria del rinomato Premio Lunezia Giovani Autori 2007 che riconosce il valore sia musicale che testuale delle canzoni italiane, con il brano dal titolo “W la vita”, un vero e proprio canto, un inno alla gioia di vivere, con l’unica volontà di assaporare tutto senza precludersi nulla, senza risparmiarsi, abbandonando ogni tentennamento proprio perché la vita questo esige: di accompagnarla lungo i sentieri del possibile, tra alti e bassi, vittorie e sconfitte, ascese e cadute. In ciò risiede la sua immensa bellezza, per questo vale la pena continuare a vedere cosa c’è dietro l’angolo … Questo è il contenuto del brano che in quell’occasione ha permesso a Protino di emergere. Un premio che gli consente di esibirsi poi in altre importanti manifestazioni come il Premio Mia Martini, il Solarolo Song Festival, il M.E.I., Sanremo off e il Premio Bindi. Ma il bello deve ancora venire: nell’estate 2007, si aggiudica il Premio Salentino con il brano “La nuova aurora”. Il 2008 è l’anno che lo porta realmente su scenari internazionali, e per la precisione oltre oceano: Domenico viene selezionato come unico rappresentante italiano al Festival Internazionale della Canzone di Viña del Mar in Cile (il più importante festival dell’America Latina e unico gemellato con il Festival di Sanremo), vincendo con il brano “La guerra dei trent’anni” giudicato il più meritevole in assoluto sia come migliore autore sia come migliore interprete, e questa la dice lunga sulle capacità testuali del giovane cantautore. A dirla così sembra cosa da poco, ma parliamo di una manifestazione che tranquillamente potrebbe definirsi una vera e propria gallina dalle uova d’oro, in altri termini una porta di accesso al ricchissimo mercato musicale dell’America Latina, quello che per farla breve decreta la buona sorte di ogni cantautore che si vuole definire tale. Ad esempio “La guerra dei trent’anni” presenta un lavoro di contenuti molto particolare: la guerra del Peloponneso. Atene contro Sparta. Pericle grande stratega e condottiero, fautore della democrazia radicale, uomo di cultura. Esempio perfetto dell’uomo abile con le armi e sottile d’ingegno. Una guerra quella, lunghissima, estenuante proprio come la guerra che oggi invece combatte senza esclusione di colpi, chi ha trent’anni, precario sotto ogni punto di vista, ma comunque perfettamente lucido nel capire che è difficile accordare fiducia a chicchessia, che soltanto pochi “pazzi” mantengono la parola data, che nessuno ti aiuta senza un tornaconto personale, che non può far altro che augurarsi appunto un ritorno all’Età di Pericle, un ritorno alla meritocrazia, oramai solo una parola svuotata di senso. La vera vittoria non consisterà necessariamente nella vittoria personale ma in quella di un sistema trasparente fondato sul merito. Un brano attualissimo che aiuta a capire la condizione di una generazione alle prese con la dura vita di ogni giorno. Insomma parliamo di un giovane cantautore, che gestisce diversi codici sonori (orecchiabili, curati in ogni suo aspetto, preziosi nella scelta delle sonorità ma soprattutto che deve ascoltarsi dal vivo per apprezzarne le sue doti) e diversi impegni sul senso testuale, che ama non limitarsi a essere bardo di se stesso, ma occhio critico attento a quello che succede oggi. Penso ad esempio ai brani “Futuro remoto”, “Quel bravo ragazzo”, IFO (Identified Flying Object). Un Cd che si lascia ascoltare più e più volte, senza mai far perdere la voglia di concentrarsi sulle parole, sulla musicalità in fondo dei suoi… chiamiamoli pure versi! Il suo primo album “Domenico Protino”, consta di 10 brani. Registrato presso gli studi Panpot di Brindisi e mixato allo Studio S.Anna di Castel Franco Emilia (Modena) e al Creative Mastering di Forlì, suonato interamente, oltre che da Domenico, da musicisti pugliesi, è realizzato sia in lingua italiana che in lingua spagnola per il mercato latino-americano.

















