I racconti della libertà, di Agnes Heller
Posted by fabrizio centofanti on December 11, 2008
In questo testo farò ricorso al concetto di grand récit (”grande narrazione”) nello spirito di Pierre Nora e della sua scuola di Storia e Memoria. Con ciò alludo ai racconti, alle storie, alle fantasie, ai modelli dell’immaginario che funzionano come una sorta di archetipo in una data cultura [...]. Le grandi narrazioni europee sono da una parte la Bibbia, dall’altra la filosofia e la storiografia grecoromana. Si tratta di testi perché è l’unico approccio possibile a eventi, azioni e lingua parlata. Anche se oggi ne sappiamo di più grazie agli scavi archeologici e ai ritrovamenti, queste conoscenze aggiuntive non influiscono minimamente sul nostro rapporto con le grandi narrazioni. I testi, e non i reperti archeologici, vengono ancora oggi continuamente reinterpretati, presentati ed elaborati nella letteratura, nella pittura, nella filosofia, nella politica e anche nella vita quotidiana [...]
La Bibbia come esperienza narrativa
La libertà fa la sua prima comparsa nella Bibbia come libera scelta o libero arbitrio. Adamo ed Eva colgono un frutto dall’albero della conoscenza e lo assaggiano. È a partire da questo momento, in questa prima situazione, che gli uomini hanno la possibilità di scegliere fra il bene e il male. Non vi è nulla che all’inizio determini una scelta piuttosto che un’altra. Per l’uno è facile scegliere il bene, per l’altro è difficile, ma per nessun individuo è impossibile [...].
Dai padri della Chiesa fino a Kant, Hegel e Kierkegaard, i grandi filosofi sono sempre tornati su questo archetipo, Kant per ben due volte [...]. Il secondo racconto biblico fondamentale sulla libertà è quello della liberazione dalla schiavitù d’Egitto. “Lascia andare il mio popolo”, diceva, riprendendo la citazione biblica, il ritornello della canzone degli schiavi neri d’America, dando voce al loro fermo proposito di liberazione. Nietzsche aveva ragione quando sosteneva, nella sua Genealogia della morale, che senza questa storia di liberazione non ci sarebbero stati né la democrazia moderna né il socialismo. Invece di vantare una progenie divina, un popolo si dichiarava discendente dagli schiavi, rovesciando in tal modo la gerarchia dei valori. L’idea di uguaglianza come uguaglianza di fronte a Dio, inoltre, è stata formulata già nel primo episodio della creazione: Dio creò l’uomo e la donna a sua immagine. Il riferimento centrale e anche il più significativo alla liberazione si ha nella scena della rivelazione sul Monte Sinai. Dio, colui che ha dato la Legge, si fa riconoscere dal popolo di Israele non come il creatore della terra, ma come il liberatore, come il Dio che ha tratto il popolo di Israele fuori dalla terra dove viveva in schiavitù. Dio rende il popolo immediatamente consapevole della sua libertà, dato che la Legge può essere concessa solo a chi è libero, perché solo chi è libero ha la facoltà di obbedire alla Legge o di infrangerla. Dopo essersi
annunciato come liberatore, Dio ordina che il popolo non abbia altro dio all’infuori di Lui, che il popolo non debba servire alcuna cosa e soprattutto alcun essere umano o la sua effigie in quanto Dio [...]. La terza grande narrazione europea sulla libertà si tramanda nella storia di Gesù di Nazareth, la quarta nel credo di Cristo Redentore. Queste due storie sono collegate, ma non identiche. Il diritto alla libertà di culto, di coscienza e di fede appare in primo luogo nella persona e nell’insegnamento
di Gesù di Nazareth. La libertà di religione e di fede costituisce il primo di tutti i diritti e tale è rimasto anche in epoca moderna. Gesù di Nazareth non ha inventato una religione nuova; ma, come ci dicono i Vangeli, ha interpretato la religione dei padri in chiave personale e innovativa, circondandosi allo stesso tempo di discepoli che impararono a condividere il suo approccio. Gesù di Nazareth, uno spirito libero, rifiutò di abbandonare le sue idee radicali e libertarie sull’osservanza religiosa a beneficio di interpretazioni ortodosse [...]. Cristo è considerato il Redentore dell’umanità. Questo credo implica, tra l’altro, una narrazione sulla libertà e dunque la radicalizzazione della storia della Genesi sulla libera scelta e sul libero arbitrio. Il racconto originario suggerisce che l’individuo può sempre scegliere il bene, che non è mai votato al peccato. La promessa di salvezza è davvero una promessa, non solo perché richiama la persona alle sue responsabilità, ma anche perché le promette una vera rinascita, indicandole che, anche quando ha scelto il male, questa scelta non segnerà per sempre il suo carattere o il suo destino. Ci si può liberare dal peccato, dal proprio passato, da tutte le decisioni sbagliate, e diventare un individuo completamente nuovo – si può rinascere una seconda volta [...]
Il destino di Gesù e quello di Socrate
Che l’adattamento reciproco delle grandi narrazioni alle teorie politiche e agli slogan non funzioni necessariamente bene nella vita politica è
stato ampiamente dimostrato da Tocqueville nel suo famoso testo sulla democrazia americana. Tocqueville mette in evidenza il problema, e si concentra in particolare sulla difficoltà che riguarda la coesistenza tra uguaglianza e libertà [...]. Rousseau ha proposto un altro tipo
di mediazione. Nonostante la sua repubblica fosse concepita interamente sul modello classico, o piuttosto su un’interpretazione forte dell’antica democrazia greca antiliberale, egli aveva ancora bisogno di Dio, dell’Essere Supremo come autorità al di sopra e dietro una costituzione ideata
esclusivamente dai cittadini. Dio non è origine della Legge, ma nell’interesse del rispetto della Legge, la fede in Dio, come fede comune condivisa, risulta assolutamente necessa Inutile dirlo, la tensione fra le due grandi narrazioni sulla libertà assume sempre forme e significati diversi. Oggi, per esempio, essa si ripresenta nelle accese polemiche che animano il confronto fra Communitarians e Liberals americani. La seconda narrazione immortale ereditata dalla polis greca è la storia di Socrate nella forma che conosciamo attraverso i dialoghi di Platone. È la storia della libertà di coscienza. Essa è stata più volte ripetuta, vi hanno fatto riferimento filosofi, scrittori, politici, ed è stata compresa da coloro che avevano a cuore la libertà di parola e di coscienza [...]. I filosofi e narratori europei hanno spesso assimilato il destino di Gesù a quello di Socrate [...]
Da Machiavelli alla Rivoluzione francese
Le grandi narrazioni greche e romane forniscono agli europei rilevanti modelli di comportamento: quelli dei ”difensori della libertà” come Bruto, come i Gracchi, come Catone. Machiavelli continua su questa impostazione, giungendo più o meno a queste conclusioni: le epoche passano e gli individui si abituano alle loro libertà, cessano di preoccuparsene diventano avvezzi al lusso, la morale degenera, il tiranno è in agguato. Forse la storia finirà con l’instaurazione della dittatura, forse no. Un’alternativa c’è, ed è la rivoluzione. La rivoluzione non è altro che il ritorno al principio, al gesto della fondazione, il punto in cui la storia può ricominciare. Questa grande narrazione si mantiene viva nella teoria politica fino ai nostri giorni, da Rousseau fino ad Hannah Arendt. La concezione della Arendt sul nuovo inizio modernizza la tradizionale narrazione sulla libertà; nel suo libro Sulla Rivoluzione, la filosofa esprime fra l’altro la speranza che anche l’America possa tornare al glorioso passato della sua fondazione, alla costituzione delle libertà.
Nerone, Hitler e Stalin
[...] Ma in tutto questo c’è una lezione che ritorna costantemente anche nei tempi delle monarchie ereditarie, prima nelle città libere, nelle istituzioni della nobiltà, più tardi anche nelle istituzioni di alcune confessioni protestanti che occuperanno una posizione centrale nella modernità. Questa la lezione, o il credo, fondamentale: non si rimane all’apice del potere per una vita intera, poiché si è scelti o eletti per un periodo di tempo limitato; il potere è perciò temporaneo. Ne risulta che l’idea della libertà di scelta, che ci è familiare dalla Bibbia, in quanto prima grande narrazione sulla libertà, non è rilevante solo nelle questioni morali. Si può scegliere liberamente anche in politica, e ciò che è valido per una scelta morale è valido anche in politica. Si può rimpiangere la propria scelta e la volta successiva scegliere diversamente e meglio. La grande storia del repubblicanesimo è grande storia del pluralismo, ma anche storia della fragilità della libertà politica. La caduta della Repubblica romana ci mette di fronte a uno spettacolo tremendo: omicidi ed esecuzioni di massa, proscrizioni, razzie, guerra civile, dissolutezza fondamentalismo, tutto insieme. E alla fine arriva l’Impero, il dispotismo.
Per circa duemila anni il nome di Nerone è stato associato alla perdita della libertà, è stato la metafora del potere illimitato di un singolo individuo che se ne serve per uccidere, mosso da brama e capriccio. La storia di Nerone è indirettamente la storia della libertà. Funziona come ammonimento: la libertà può essere un fardello, ma la perdita della libertà è una catastrofe di proporzioni incalcolabili. È stato solo nel XX secolo che Nerone ha perduto il primato di metafora del dispotismo europeo, grazie all’operato di Hitler e di Stalin. Tutte le grandi narrazioni sulla libertà parlano anche della fragilità della libertà. La libertà è gravosa, si accompagna a gravi responsabilità,
è difficile, come sostiene Lévinas. La libertà non promette immediata soddisfazione dei desideri, felicità e nemmeno sicurezza personale. Caino era libero di scegliere tra il bene e il male, e scelse il male. Il popolo di Israele abbandonò il Dio che lo aveva liberato dalla schiavitù e al suo posto adorò il Vitello d’oro. Gesù di Nazareth fu crocifisso, Socrate bevve la cicuta. Dopo aver prosperato per breve tempo, le libere repubbliche decadono e trionfa il dispotismo. Ma mostrare la sconfìtta non deve significare pessimismo. Se solleviamo la questione se ne valeva o se ne vale la pena, tutte le
grandi narrazioni sulla libertà forniscono una risposta inequivocabile: comunque ne valeva assolutamente la pena. Vale la pena avere solo le cose che si possono perdere. La vita è preziosa perché la mia vita e quella dei miei cari andrà necessariamente perduta. La libertà è cara perché la mia libertà e quella dei miei cari si può perdere. Ma non necessariamente. Elaborare le grandi narrazioni della libertà significa elaborare la libertà stessa.
Traduzione di Colomba di Castro
Questo articolo è stato pubblicato sulla
rivista “Lettera internazionale” n. 83
Pubblicato su Liberazione il 19 novembre 2008














