Dispacci dal fronte: G8 2001. Fare un golpe e farla franca & Appello Fini-Travaglio
Posted by francesco sasso on December 13, 2008

[Dispaccio dal fronte #1: oggi, sabato 13 dicembre, è in edicola G8 2001. Fare un golpe e farla franca, film inchiesta di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani. Il dvd è in vendita con l’Unità a 5,00 euro in più. f.s.]
Dispaccio dal fronte#2: Appello Fini-Travaglio
di Massimo Fini e Marco Travaglio
Con l’annuncio di Silvio Berlusconi di voler cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza si è giunti al culmine di un’escalation, iniziata tre lustri fa, che porta dritto e di filato a una dittatura di un solo uomo che farebbe invidia a un generale birmano.
Da un punto di vista formale la cosa è legittima. La nostra Carta prevede, all’articolo 138, i meccanismi per modificare le norme costituzionali. Ma farlo a colpi di maggioranza lede i fondamenti stessi della liberal-democrazia che è un sistema nato per tutelare innanzitutto le minoranze (la maggioranza si tutela già da sola) e che, come ricordava Stuart Mill, uno dei padri nobili di questo sistema, deve porre dei limiti al consenso popolare. Altrimenti col potere assoluto del consenso popolare si potrebbe decidere, legittimamente dal punto di vista formale, che tutti quelli che si chiamano Bianchi vanno fucilati. Ma la Costituzione non ha abolito la pena di morte? Che importa? Si cambia la Costituzione. Col consenso popolare. Elementare Watson. Senza contare che a noi la Costituzione del 1948 va bene così, e non si vede un solo motivo per stravolgerla (altra cosa è qualche ritocco sporadico per aggiornarla).
Com’è possibile che in una democrazia si sia giunti a questo punto? Non fermando Berlusconi sul bagnasciuga, permettendogli, passo dopo passo, illiberalità e illegalità sempre più gravi. Prima il duopolio Rai-Fininvest (poi Mediaset) che è il contrario di un assetto liberal-liberista perché ammazza la concorrenza e in un settore, quello dei media televisivi, che è uno dei gangli vitali di ogni moderna liberaldemocrazia. Poi un colossale conflitto di interessi che si espande dal comparto televisivo a quello editoriale, immobiliare, finanziario, assicurativo e arriva fino al calcio. Quindi le leggi “ad personas”, per salvare gli amici dalle inchieste giudiziarie, “ad personam” per salvare se stesso, il “lodo Alfano”, che ledono un altro dei capisaldi della liberaldemocrazia: l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Infine una capillare, costante e devastante campagna di delegittimazione della Magistratura non solo per metterle la mordacchia (che è uno degli obbiettivi, ma non l’unico e nemmeno il principale della cosiddetta riforma costituzionale), ma per instaurare un regime a doppio diritto: impunità sostanziale per “lorsignori”, “tolleranza zero”, senza garanzia alcuna, per i reati di strada, che sono quelli commessi dai poveracci.
Presidente del Consiglio, padrone assoluto del Parlamento e di quei fantocci che sono i presidenti delle due Camere, padrone assoluto del centro-destra, se si eccettua, forse, la Lega, padrone di tre quarti del sistema televisivo, con un Capo dello Stato che assomiglia molto a un Re travicello, Silvio Berlusconi è ormai il padrone assoluto del Paese e si sente, ed è, autorizzato a tutto. Recentemente ha avuto la protervia di accusare le reti televisive nazionali, che pur controlla nella stragrande maggioranza (ieri, in presenza del suo inquietante annuncio, si sono occupate soprattutto della neve), di “insultarlo”, di “denigrarlo”, di essere “disfattiste” (bruttissima parola di fascistica memoria), di parlare troppo della crisi economica e quasi quasi di esserne la causa (mentre lui, il genio dell’economia, non si era accorto, nemmeno dopo il crollo dei “subprime” americani, dell’enorme bolla speculativa in circolazione).
Poi, non contento, ha intimidito i direttori della Stampa e del Corriere (il quale ultimo peraltro se lo merita perché ha quasi sempre avvallato, con troppi silenzi e qualche adesione, tutte le illegalità del berlusconismo) affermando che devono “cambiare mestiere”.
Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.
Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.
Una democrazia che non rispetta i suoi presupposti non è più una democrazia. Una democrazia che non rispetta le sue regole fondamentali non può essere rispettata. A questo punto, perché mai un cittadino comune dovrebbe rispettarla, anziché mettersi “alla pari” col Presidente del Consiglio? “A brigante, brigante e mezzo” diceva Sandro Pertini quando lottava contro il totalitarismo. O per finirla in modo più colto: “Se tutto è assurdo”, grida Ivan Karamazov “tutto è permesso”.
Massimo Fini
Marco Travaglio
Fonte: Voglioscendere

















cf05103025 said
Comprerò il giornale e il dvd per curiosità,
non perché ne abbia voglia,
tutto quello che vedo intorno mi fa star male.
Siamo arrivati a questo punto, sì, per il progetto grossomodo fascista di Alì Berlù e dei suoi quarantamila ladroni, ma soprattutto perché una sedicente sinistra lo ha permesso:
una finta sinistra compiacente e complice,
che ha spartito cariche e denari sporchi,
che ha stabilito dai tempi della Bicamerale patti stretti di non aggressione con Alì Berlù,
che non ha creato la legge sul conflitto di interessi quanto poteva,
la pseudo sinistra del patto della crostata in casa Letta,
i fantasmi di sinistra che hanno fatto di tutto per criminalizzare i dissenzienti, cioè la sinistra vera, e pure Di Pietro, se possibile, col cosidetto “voto utile”.
Quando si capirà, fino in fondo, quanto sia stato dannoso per il paese il piano del PD sarà forse troppo tardi.
Questo mondo è malvagio e maligno e D’Alema è il suo profeta.
MarioB.
gianluca said
si sapeva che ber lu eccetera. io ormai ho la nausea. prima m’incazzavo quando scrivevo della dittatura sui miei blog che ho cancellato. tanto in italia il problema è la moda, ma quando il gregge comincia ad accorgersi ormai è troppo tardi. è dal 99 che aspetto questa consapevolezza della neodittatura. ora invece sarei tentato di diventare anche io un berlusconiano.
ma sono già oltre, nel postdigitale. che è una cosa che capirete fra dieci anni, quando qualcuno con la ‘griffe’ parlerà di umanesimo postdigitale. chissà. io spero di non esserci. ero stanco di vivere a 10 anni, figuriamoci a 40.
e fra poco è natale.
Gena said
Ma sarebbe ingeneroso paragonare il berlusconismo al fascismo. Ingeneroso per il fascismo. Che aveva perlomeno in testa un’idea, per quanto tragica, di Stato e di Nazione. Mentre nella testa di Berlusconi c’è solo il suo comico e tragico superego, frammisto ai suoi loschi interessi di bottega.
Questo pezzo racconta la vera storia di Alì Berlù!
Subhaga Gaetano Failla said
Eguagliare sinistra e destra – come in sostanza molti hanno fatto a sinistra con la consueta mania ideologica autodistruttiva, in modo specifico nelle ultime elezioni astenendosi dal voto o votando le liste dell’asino volante, voti questi ultimi del tutto prevedibilmente dispersi – ha favorito l’attuale disastrosa situazione governativa e socioculturale, la peggiore, a mio parere, che sia mai esistita da quando è nata la Repubblica Italiana.Il massimalismo e l’incapacità di percepire le sfumature continua a caratterizzare purtroppo una parte dell’elettorato della sinistra. Mentre, questo sì, il moralismo repressivo che ha legato indissolubilmente un certo comunismo (nonostante le dichiarazioni contrarie) a un certo cristianesimo ha, sotto questo aspetto, storicamente reso indistinguibile la destra e la sinistra.
Infine, l’atteggiamento astensionistico o autodistruttivo d’una parte degli elettori di sinistra,ha avuto anche come sostegno l’idea di dare la sveglia ai propri leader. “Così si renderanno conto che dovranno cambiare rotta”, questa era l’infantile speranza di alcuni, che non teneva conto che oltre all’atteggiamento reattivo esiste anche quello connesso all’assuefazione. Altrimenti la storia del meridione italiano sarebbe del tutto incomprensibile.E i rivoluzionari del passato (di casa nostra e non solo) hanno frainteso per moltissimo tempo la situazione del Sud a causa dello stesso massimalismo odierno.
lucy said
fin che la *sinistra* si limita a definire “irresponsabile” questo governo da cui riceve insulti e minacce tutti i giorni, fin che allignano tra le sue file maitres-à-penser che con fare salottiero, birignao o erre moscia, han fatto propri gli obiettivi della destra, perché cercavano “francamente” di capire le ragioni dell’avversario, flessibilità (a 90°), bicamerale e tutto, chillo, l’avversario, s’è fatto gruosso.
che c’era da capire? niente è più limpido e prevedibile del presidente del consiglio. eppure egli si muove indisturbato dilaniando ciò che resta dello stato, in compagnia di barbari, che alarico sarebbe un gentleman.
mentre a noi bestioni viene data in pasto una deforma della scuola, e tutti a guardare di là, di qua egli agisce nell’unica direzione che gli preme: soggiogare i poteri all’esecutivo. così la deforma della giustizia, così il federalismo (bossi, buono, fra un po’, eh?). quando i genitori avranno il maestro unico facoltativo (ma si può essere più…) saranno più spensierati e rabboniti a pigliarsi l’ombrello in quel posto: tanto alle brave persone che je frega dei tribunali, che poi mettono dentro anche un po’ di negri e buttano la chiave?
oggi è santa lucia e la prego non di aprire gli occhi a codesto, che ci vede benissimo, ma di aprirli agli italiani, e belli spalancati anche. se mi ascolta vuol dire che anche lassù non ne possono più di questo scempio.
nadia agustoni said
“che c’era da capire? niente è più limpido e prevedibile del presidente del consiglio. eppure egli si muove indisturbato dilaniando ciò che resta dello stato, in compagnia di barbari, che alarico sarebbe un gentleman.”
proprio, ma gli italiani sembrano drogati da qualcosa, altro che santa Lucia (il mio pronipotino mi ha appena detto che l’asinello di santa Lucia ha mangiato tutti i biscotti “le gocciole” ha specificato: un asinello moderno pure lui, una volta mangiava pane e latte), per guarire queste cecità ci vorrà un serio intervento chirurgico.
Roberto Plevano said
@ Nadia e Lucy (nel giorno di S. Lucia): gli italiani ci vedono benissimo (purtroppo). È proprio quello che vogliono.
Scusate questo intervento, io di politica ci capisco molto poco.
Ma se il Paese ha ormai un “padrone assoluto”, cioè il fascismo è tornato, non importa se in ragione di un progetto di società o un calcolo di bottega (o tutt’e due), il fascismo intendo nel senso di autoritaria riduzione o sospensione delle libertà fondamentali (in primis quella di opinione, connessa con il sistema dell’informazione e i diritti di istruzione), allora sarà il caso di tornare a fare resistenza (che so, salire in montagna, organizzare bande armate, far saltare ponti e ripetitori televisivi e altre cose così).
È questa un’inferenza corretta?
NB ho posto un periodo ipotetico, una proposizione costruita secondo certe regole sintattiche per illustrare implicazioni logiche.
Giovanni Nuscis said
“Questa escalation berlusconiana ci spiega la genesi del fascismo. Che si affermò non in forza dei fascisti ma per l’opportunismo, la viltà, la complicità (o semplicemente per non aver capito quanto stava succedendo) di tutti coloro che, senza essere fascisti, si adeguarono.”
Ma questo modo di governare, alla maggioranza ci piace, e ci piace l’ordine, e le bastonate a chi disubbidisce, e la battuta pronta e il sorriso, e la furbizia gaglioffa, e chi non fa altrettanto tanto peggio. Chi non è furbo è “bamba”,e il “bamba muore” (modo di dire che mi è noto da decenni, e che non lascia dubbi sulle italiche virtù.
Giovanni
nadia agustoni said
“parlami di quei mesi chiusi su in montagna/ col basco nero come fosse un’altra volta Spagna…” ( Roberto Vecchioni)
a sentir parlare di montagna, così a memoria subito (con un sorriso), ma una cosa noto parlando con le persone: un fatto è vero ormai “se lo dice la tv”, son sempre di più ad aggiungere “mi fa compagnia” e non certo anziani. Questa è intossicazione.
Poi già i film di Sordi ci han detto dell’anima degli italiani in tempi meno cruenti di questi.
Ma sappiamo che il discorso sul consenso al potere è ben complesso. Coincidenza proprio oggi in libreria avevo in mano un libro che è uno studio sul consenso a Hitler.
Un saluto a tutti
lucy said
le foto quassù dovrebbero da sole bastare, se solo gli italiani avessero un po’ di buon gusto (insieme alle ministre ex-calendargirls). sarà anche vero che gli italiani hanno quello che vogliono, o che si meritano. ma penso sempre (l’idea me la diede la mi’ figliola, che mi fa sperare che coi giovani non tutto sia perduto): ma uno così, colle su’ battute sceme, il sorrisone stampato, l’allusioni alla gnocca etc., la bandana, il capello trapiantato e tinto, le zeppe nei tacchi, alto un metro e un c…., con la parola democrazia sempre in bocca, cioè,in bocca, in quanto diversamente alto…, ma se uno così, dico, abitasse nel vostro condominio, e alla bella età di 70 suonati facesse il galletto amburghese in sto modo, non pensereste ma guarda che pirla, ed evitereste di parlarci, di stare a perderci tempo? ecco, uno così è alla guida del paese. forse aveva ragione st’omo quando definì l’italiano un ragazzino di undici anni neanche tanto sveglio.
Giorgio said
Grazie, Francesco.
L’ho appena ricevuto:
http://www.scuolidea.it/didattika/allegati3/ranocchia.swf
cf05103025 said
Ma se uno così fosse, dico io, l’Alì Berlù, in Norvegia,
anche con un po ‘di soldi gli lascian mettere solo ‘na catena di merlùs frìt, gli fan mettere il banchetto in piazza & poi lo mandano a cantare anema & core agl’imbriachi l’ saba de sera!
MarioB.
Subhaga Gaetano Failla said
Il totalitarismo non è forse il capovolgimento della democrazia, ma un’ombra che la democrazia porta con sè. L’enfasi del potere si sposta da un aspetto all’altro attraverso impercettibili manovre. Il totalitarismo odierno si insinua attraverso quel “populismo mediatico” di cui parla Umberto Eco e attraverso l’instaurazione d’una neolingua orwelliana caratterizzata dalla semplificazione, dalla riduzione della realtà a pochi concetti stereotipati. Catturati infine all’interno d’un circolo vizioso, l’irrealtà linguistica costruisce una nuova realtà. L’attenzione al linguaggio è stata purtroppo notevolmente trascurata, e questi sono i risultati.
Pasquale Giannino said
Il paragone tra Berlusconi e Mussolini non funziona. Ha funzionato però l’assimilazione della sinistra al comunismo, il vero spauracchio che l’ex palazzinaro ha saputo utilizzare ad arte, per assicurarsi “democraticamente” la pluriennale ribalta della scena politica. Il problema è che la cecità non coinvolge il popolo. Il popolo è cosciente e ha gli occhi bene aperti, tanto quella parte che lo ha votato – evidentemente riconoscendosi in lui e nei suoi metodi – quanto i contrari che lo detestano. Partire dall’assunto che il popolo è più onesto e migliore dei suoi governanti significa avere una visione sfocata e distorta della democrazia e della storia… Però neanche l’opposizione è cieca. L’opposizione è solo incapace. Punto. La responsabilità vera, per quanto mi riguarda è degli intellettuali. Ma non mi riferisco soltanto a quelli che giocano a fare audience nei salotti mediatici. E nemmeno genericamente alla categoria dei giornalisti, molti dei quali, in fondo, non sono che degli impiegati, e lavorano in condizioni precarie e con stipendi da fame. Mi riferisco soprattutto alla classe degli insegnanti e dei professori. Quelli che oggi si lamentano. La scuola italiana non l’ha massacrata Berlusconi. La scuola italiana l’hanno massacrata il sessantotto e i sessantottini, e gli anni di analfabetismo culturale e morale che hanno prodotto. Ogni popolo ha il governo che si merita: è la legge della democrazia.
gianluca said
la dittatura elettrica è subdola. è come l’eroina. bisogna farsi in continuazione o decidere di disintossicarci. il pusher di certezze e illusioninci vuole disunici, anarchici politicanti mistici atei non credenti praticanti. dissocietà del mediale direi evocando umberto eco, una tranquilla prateria di zombie. almeno per me. chissà cosa succederebbe se un cittadino italiano si suicidasse puntando il dito contro la mafia la chiesa e lo stato: un cittadino, intendo, meritevole e precario onesto e omosessuale pacifista e empatico, corretto e anche credente fondamentalmente solo in scivolata libera sul pack bianchissimo del vuoto odiatamato di quest’isola fantastica.
cf05103025 said
Giannino, cosa ne sai del sessantotto e dei sessantottini?
Generiche e ridicole accuse.
Quanti furono i sessantottini ( nel 1968, dico) in Italia rispetto alla popolazione reale?
Quale fu la percentuale dei giovani, o meno giovani, che partecipò coscientemtne al fenomeno?
Per ‘na minima percentuale di sessantottini che si piazzò bene, e diventarono cinici uomini di potere, s’immerda tutto il resto.
Non è giusto, corretto e storicamente valido.
Nel 1968 avevo 27 anni, non ero più studente, lavoravo, ho partecipato al movimento cosciente dei limiti miei e delle utopie che solo alcuni andavano formulando.
Delle tante migliaia di miei compagni, compagne di allora a Torino, in cui il ‘68, e già prima il ‘67, fu rovente, ti assicuro che solo pochissimi gestiscono ora potere reale, molti hanno fatto gli insegnanti delle medie, operai, impiegati, artigiani, qualche medico, avvocato, tecnici e mestieri vari di minima incidenza.
Certo che se si guarda a Ferrara a Liguori ed a pochi altri lottacontinuisti c’è poco da star allegri,
ma, come ripeto, è una minima percentuale, normale, di cinici arrampicatori sociali.
E dare la causa a tutta una generazione di un fenomeno di “de-generazione” è ridicolo, fa spavento.
MarioB.
Alessandro Seri said
Leggo molto e molto attentamente tutto quello che fin qui è stato scritto. Se fosse possibile un sunto esso sarebbe un assioma semplice, probabilmente il solito sdegno, la solita rassegnazione. e allora riparto da alcune cose, dalle cose nostre, quelle della sinistra tutta. Voglio partire pure dai dati che già abbiamo dimenticato (modaioli anche noi eh?).
Alle ultime politiche il PD ha preso il 33,17 per cento (dentro il Pd c’erano i ds, la margherita e i radicali); Di pietro ha preso 4,37%; La sinistra l’arcobaleno ha preso il 3,08% (con dentro rifondazione, comunisti italiani, verdi e sinistra democratica); il partito socialista ha preso lo 0,97%; il Partito Comunista dei lavoratori ha preso lo 0,57%, La sinistra critica ha preso lo 0,4%. Ora se togliamo al Pd il 10% degli ex democristiani (ci arrivavano?) avremmo più o meno il 23%. Se a questo 23% aggiungiamo la somma (9,39%) di tutte le formazioni di sinistra o simili di cui sopra torniamo più o meno al 33% del Pd.
L’ultima volta che il Pci si presentò ad una elezione politica (1987) raccolse un misero 26,5% e il PSI craxiano il 14%. Riflessione sarà mica che l’Italia da sempre è una nazione moderata (nella migliore delle ipotesi)?.
Guardate che se si ripresentava l’alleanza preesistente (pd+sinistra tutta intera) si arrivava ancora al 43% che è un risultato da sempre altissimo per l’area culturale che in italia si definisce come centro sinistra e che magari non vincevi (dato che eri già al governo e ti sei suicidato) ma almeno un’opposizione di un certo tipo la potevi anche fare.
Negli anni precedenti se il centro sinistra ha vinto le elezioni è stato solo perchè una volta la Lega correva da sola (1996) e l’altra volta per pochi voti nonostante 5 anni di disastri berlusconiani (2006).
Insomma dopo tutta sta sbobba mi pare evidente che c’è da rassegnarsi all’evidenza di essere minoranza e soprattutto culturale. Ciò a cui non bisogna rassegnarsi è invece: 1) L’ipotesi di cambiare anche solo alcune parti della costituzione 2) La logica perversa delle non alleanze del Pd, che non potrà mai essere quello americano e da solo non vincerà mai (diversa storia, diversa tradizione).
In Italia nulla cambia, tutto si trasforma. Chi lo diceva un certo tizio di Lampedua?
Alessandro Seri
Pasquale Giannino said
Infatti Mario, io non parlavo degli ex capetti sessantottini che hanno fatto carriera. Parlavo del vuoto culturale prodotto dalla rivoluzione sessantottina. Vuoto che da una parte ci ha regalato la riforma scolastica del sessantanove – quella sì, una pessima riforma che ha partorito generazioni di ignoranti – dall’altra le censure perpetrate dal potere dagli anni del riflusso in avanti, impedendo ai ragazzi di maturare una visione critica e non ideologica del capitalismo. È questa che è mancata – specie dopo la caduta del muro – e gli intellettuali e i professori hanno le loro responsabilità. L’ascesa di Berlusconi è stata una conseguenza oserei dire fisiologica di tale vuoto.
cf05103025 said
Giannino tu hai scritto:
“Vuoto che da una parte ci ha regalato la riforma scolastica del sessantanove ”
Io chiedo nomi e cognomi di chi ha costruito questa riforma scolastica?
Erano dei sessantottini o erano i soliti trasformisti di governo?
MarioB.
lucy said
io ho fatto la scuola media e il liceo immediatamente dopo il sessantanove. mi sento mortalmente offesa per il “vuoto culturale” e le “generazioni di ignoranti”. semplificazioni e generalizzazioni come queste non recano onore a chi le fa, prima che all’oggetto della critica. a me pare che quella prima generazione di ignoranti, quarantacinquenni-cinquantenni di ora, sia tutta gente che a scuola si è fatta un …. colossale e sia anche la più preoccupata delle pieghe inusitate che stanno prendendo la politica e la società, nonché il ruolo subalterno assegnato alla scuola, al sapere, alla cultura. i miei primi studenti, io molto giovane erano “paninari”: primi anni ‘80, tv commerciale agli esordi, era craxiana, caf, inciuci vari, italia in bancarotta (e pure fraudolenta), ma tutto andava bene.
tra me venticinquenne e i miei studenti in qualche caso c’erano sei-sette anni di differenza: in realtà un abisso, non mi ci racapezzavo neanche allora. responsabilità, impegno, sociale, lettura, approfondimento, ascolto: tutte parole vuote, senza risposta, senza riscontro. moncler, naj oleari, levi’s, e le grandi firme, questo scuoteva i miei studenti e quello che più trovavo repellente era che i meno abbienti miravano alle stesse cose e facevano uno sforzo immane per stare al passo con i figli di papà. io vengo da un’educazione dei sentimenti, delle qualità interiori, dove ciò che conta è quello che sei, non per titoli o riconoscimenti sociali, ma per quello che sei: nudo, autentico. e mi muovevo, anch’io carina e brillante, in un mondo che di colpo guardava solo questo. non interessava a nessuno se ero intelligente, preparata, sensibile. all’anima del femminismo! non sono mai stata isterica, non ho mai dovuto difendere le mie idee, pensavo sinceramente che il mondo sarebbe progredito sulla parità, senza discutere, il processo era così naturale, eravamo in tante. pensavo che i ragazzi più giovani avrebbero aderito naturaliter alle idee di emancipazione e che anzi, si sarebbero schermiti semmai del contrario. col cavolo! da quando insegno nuoto controcorrente, nel riflusso, venticinque anni di riflusso, di bojate pazzesche, di vergogne. venticinque anni di televisione invasiva, di modelli sempre più beceri, così tanto volgari che la volgarità stessa è al potere.
scusate: che c’entro io con ’sta spazzatura? che c’entriamo noi? che c’entro io che insegno a leggere, a cercare di capire e, al contrario, sempre più regolarmente, invertitesi le percentuali rispetto al passato, mi torna indietro il nulla, delle asinate colossali, delle ideuzze penose e mal espresse? che c’entro io? che c’entriamo tutti noi che lavoriamo come bestie per salvare un po’ di autonomia di giudizio nei ragazzi? che c’entro io con il grande fratello o amici o le calendargirls al governo che recitano a memoria i comunicati stampa indossando finalmente qualcosa sopra il seno fino ad allora esibito copiosamente? e bastaaaa!
Roberto Plevano said
Bravissima Lucy, sottoscrivo in pieno!
Giovanni Nuscis said
Concordo anch’io, Lucy.
La cosa sbalorditiva è che dopo decenni di angherie e di deprivazioni non si sia enucleata una forza politica che, invece di piangere e parare penosamente soltanto i colpi che ogni giorno arrivano da questo governo, non abbia maturato un modello sistemico di politica e, in questo caso, di opposizione. Legando centro e periferie, politica internazionale e nazionale con quelle locali (regionale,privinciale comunale) dentro un’unica e coerente strategia di cambiamento comprensibile a tutti; chiamando e coinvolgendo in questo la parte viva della società, con intelligenza organizzativa e lealtà, affinché le persone non se ne fuggano, scoraggiate; creando magari, perché no, una tv alternativa, aperta, profonda, democratrica – messa ormai una croce sopra sulla rai; sono decenni che le reti del gran capo imperversano incontrastate, preparando e supportando questo stato di cose.
Dopo tanti anni di indecenze, credo sia evidente a tutti che non si può continuare e contrastare a mani nude chi usa armi sofisticate e un esercito agguerrito e motivato (coi nostri soldi).
Giovanni
fides@ratio said
“tra me venticinquenne e i miei studenti in qualche caso c’erano sei-sette anni di differenza: in realtà un abisso, non mi ci racapezzavo neanche allora. responsabilità, impegno, sociale, lettura, approfondimento, ascolto: tutte parole vuote, senza risposta, senza riscontro. moncler, naj oleari, levi’s, e le grandi firme, questo scuoteva i miei studenti e quello che più trovavo repellente era che i meno abbienti miravano alle stesse cose e facevano uno sforzo immane per stare al passo con i figli di papà. io vengo da un’educazione dei sentimenti, delle qualità interiori, dove ciò che conta è quello che sei, non per titoli o riconoscimenti sociali, ma per quello che sei: nudo, autentico. e mi muovevo, anch’io carina e brillante, in un mondo che di colpo guardava solo questo. non interessava a nessuno se ero intelligente, preparata, sensibile…”
e via via all’autocelebrazione non so quanto funzionale alla soluzione del problema incapacità della sinistra di ricreare le condizioni perché la gente torni a credere in una res-publica.
detto per inciso, ho cominciato il ginnasio nell’81 e ho sempre ringraziato Dio di avere avuto professoresse al limite della pensione dunque vecchia guardia; l’unica giovane fu quella di italiano nel triennio che ci avrebbe condotto alla maturità e fu uno sfacelo su tutta la linea…
paninari forse non eravamo tutti ma sicuramente orfani di punti di riferimento importanti, una generazione non cresce da sola ma sull’esempio di famiglia, scuola, società, evidentemente se la mia generazione è stata fra le meno politicizzate, magari è perché vedeva intorno uno schifo di politica, uno schifo di società, e spesso uno sfacelo di famiglia.
con i miei compagni di liceo in molti ci impegnavamo nel volontariato, unica forma attiva di partecipazione nella quale vedevamo una possibilità di azione.
F&R
lucy said
nessuna autocelebrazione.tanto disinganno. semmai, f&r, tu non fai che confermare il quadro di certi tuoi coetanei, a cui ho insegnato con un entusiasmo che i “vecchi” e i sessantottini non mostravano di avere: il quadro di quelli che credono di aver scoperto loro il volontariato, che si giustificano dicendo che attorno c’era uno schifo tale che si sono de-politicizzati…etc. troppa fede nella (tua) ragione.
ci sono anche lo schifo lo sdegno il senso di impotenza degli altri.
io ho portato la mia esperienza: vorrei solo poter essere più contenta e ancora fiduciosa. tutto qua. dire “io non c’entro” con il fango che mi/ci circonda non significa dire “guardate come sono/ero/eravamo brava/i”.
d’altra parte tu stessa (-a?) giustifichi il rifiuto della politica con le “tue” ragioni: le tue valgono per incolpare qualcun altro, le mie no?
l’abisso, appunto.
Pasquale Giannino said
Adesso capite perché la sinistra ha fallito? Io io io io io… solo questo sapete dire. Provate a dire “noi” ogni tanto, se siete davvero di sinistra! Vi siete fatti il culo, avete fatto il sessantotto… Manco fosse l’impresa dei mille! Il sessantotto… Intanto la gente crepa per guadagnarsi il pane. E sono passati quarant’anni dal sessantotto. Andate a lavorare in fabbrica, così vedete che vuol dire farsi il culo!
gianluca said
pasquale hai ragione. la penso come te. penso. non lo so. non so che pensare. ti posso dedicare una cosa che scrisse una mia propaggine isterica su un ancestrale blog?
francescomarotta said
Giannino, i tuoi commenti sono “sinceramente” penosi (oltre che offensivi: ma di questo, secondo me, non ti accorgi nemmeno): in confronto, le recite ecolaliche dei testimoni di geova sono dialettica e argomentazione pura. Per trovare qualcosa di simile al cumulo di banalità decontestualizzate, di luoghi comuni e stereotipi alla “boia chi molla” che ci rovesci addosso, bisogna mettere assieme parecchi editoriali di libero e del giornale, con l’aggiunta di qualche annata delle dispense storiche settimali del cepu o della scuola radioelettra.
Perché non organizzi un corso per acculturare quegli ignorantoni di sessantottini (sic!) che hanno fatto “il vuoto” nella scuola italiana, riducendola a quell’ammasso di macerie che è?
E, soprattutto, perché non ci dici qualcosa su “cos’è il lavoro” e cosa significa “fare la fame”? Avrei proprio bisogno di una ripassatina dell’argomento, sai: cosa può saperne, infatti, uno che è entrato in una fabbrica, da “operaio”, per la prima volta a undici anni?
Gianni’, famm’ ‘o piacèr’, ma ‘e cc’ stai parlànn’?
fm
fides&ratio said
“il quadro di quelli che credono di aver scoperto loro il volontariato, che si giustificano dicendo che attorno c’era uno schifo tale che si sono de-politicizzati…etc. troppa fede nella (tua) ragione.”
chissà forse la professoressa ha sempre ragione però se qualcuno da da mangiare a un barbone (uno solo o a quelli che gli/le consente il portafogli) fa quello che il welfare non fa, se assiste un malato terminale abbandonato in casa privo della minima assistenza, fa quello che la sanità non fa, se veste un rom fa quello che lo stato non fa, io faccio politica così, non so farla in altro modo
per te questo volontariato è sbagliato? pazienza.
F&R
fides&ratio said
PS:
“io vengo da un’educazione dei sentimenti, delle qualità interiori, dove ciò che conta è quello che sei, non per titoli o riconoscimenti sociali, ma per quello che sei: nudo, autentico. e mi muovevo, anch’io carina e brillante, in un mondo che di colpo guardava solo questo. non interessava a nessuno se ero intelligente, preparata, sensibile.”
nonostante tutto il volontariato di me non riuscirei a fare un autoritratto così lusinghiero, dev’essere una questione di sensibilità.
francescomarotta said
Fides, permettimi una domanda davvero “terra-terra” e, credimi, senza nessun intento provocatorio: hai mai pensato a quante persone, con o senza “fides”, con o senza “ratio”, fanno quotidianamente le cose di cui parli al n. 28, ma si guardano bene dal divulgarle, tanto meno in un blog?
Ciao, buone cose.
fm
fides&ratio said
si, signor marotta.
fides&ratio said
dunque quella di lucy al 20 è testimonianza il 28 no. va bene, prendo atto. dunque fabrizio mi farà il piacere di eliminare gli interventi inopportuni.
ogni bene a lei, signor marotta
francescomarotta said
Scusa Fides, quando mai ho parlato dei commenti della signora Lucy e del loro valore testimoniale? Ho letto il tuo e, poiché ti leggo sempre con piacere, mi è venuta quella considerazione. Nient’altro… Perché te la prendi?
fm
lucy said
quando uno è grandicello come me ha imparato da un pezzo a smetterla di battersi il petto e a ripartire dalle cose buone che sa fare. la finta modestia (che poi va raccontando lo stesso quello che la mano sinistra non dovrebbe sapere della destra)è il peggior peccato d’orgoglio.
io ho raccontato soltanto il mio disagio di vivere e lavorare non trovando molta corrispondenza circa i valori in cui credo: che c’è di insensibile in questo da parte mia, tale da essere più volte virgolettata? non mi pare di dire niente di speciale.
fare volontariato tra i minimi include maltrattare chi ce la fa?
che poi: cosa ne sa, f&r, del vissuto di una persona? gran brutta figura, se permette, signorina. e non si vanti del suo volontariato. faccia & taccia.
Pasquale Giannino said
Marotta, hai sbagliato indirizzo. Queste provocazioni con me non attaccano. Se vuoi confrontarti sull’analisi dei fatti storici sono a tua completa disposizione.
Certo Gianluca. Grazie della dedica :-)
lucy said
p.s. comunque l’argomento non eravamo “noi”, ma cosa ci stiamo a fare rispetto alla svolta liberticida nel nostro paese. siccome c’è sempre qualcuno che se la prende coi prof, io, embè, mo’ me so stufata.
scusate le intemperanze, sempre che ce ne siano.
fides&ratio said
il problema di chi conosce solo la politica del fare(una goccia nell’oceano ma pazienza) è che poi deve tacere. riprendo atto.
fabrizio centofanti said
credo sia meglio raccogliere tutte le energie e utilizzarle per cambiare il mondo: magari non ci riusciamo, ma almeno non avremo perso tempo. ognuno mette il suo, nella prospettiva di una comunità che può dare fastidio ai poteri forti. “ha rovesciato i potenti dai troni”: è una profezia che resiste anche nelle peggiori dittature.
francesco sasso said
Avviso di servizio per fides&ratio:
Nella mia casella di posta elettronica ho un tuo commento delle ore 9 circa, ma qui non lo vedo. Ti chiedo: mi sbaglio?
f.s.
fides&ratio said
@39
avevo lasciato un commento che non è apparso sulla pagina e, tutto sommato, va bene così.
grazie
F&R
Pasquale Giannino said
Sono in linea con Fabrizio. Solo che per cambiare il mondo (cosa per nulla utopistica: il Cristo ce lo ha insegnato [parlo da laico], nel bene e nel male ce lo hanno insegnato Marx, Schopenhauer, Nietzsche e i filosofi liberali), è necessario saper guardare alla realtà. Per cambiare il mondo è necessario saper accettare le critiche. Asserragliarsi nel proprio ego (e quello degli artisti è per sua natura ipertrofico) non porta niente: porta solo sfiga.