La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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Michele RANCHETTI “POESIE SCELTE edite e inedite”

Posted by Giovanni Nuscis on December 25, 2008

michele_ranchetti_0

Il testimone si confronta
solo col testimone e acquista
nel trasmettere un senso.
Non è una verità ma un lascito
ciò che da mano a mano
percorre l’esistente.
Nel dare si compone
il tempo delle mani.
*
Curo, come vedi, un giardino
piccolo, su misura
del bambino che in me
vive da adulto: figura
del mio premio terrestre.
Alberi senza rami, recisi
dal gelo dell’eterno, frutti
su tronchi inesistenti
uccisi dai silenzi.
Terra senza colore, lutti
aridi, spoglie, muore.
*
La linea della vita della mano s’arresta
a una croce: dirotta, poi, dentro il palmo
ad incontrare segni più leggeri di ferite
malattie morti stravaganze, precipita
in un solco più fondo sino alla più certa
fine vicino al polso e nel tragitto
crepe di dolori, fitte sofferenze, tagli
(amori collinari dentro l’ombra)
delle alture lunari delle dita.
*
I)
Ora, sono i dolenti a morire: i testimoni.
Io, solo tra un morto e me, in infinita
distanza dalla vita.
II)
I luoghi santi da percorrere ancora
ma prima del silenzio nell’itinerario
della mente incrociata da diverse
fedi secondo il secolo.
III)
Tra il silenzio imminente e la parola
che trema per la mia voce si distinguono
voci diverse dalla mia secondo il tempo
che le incrocia e le abbatte come forme
prive di senso.
IV)
Scendi a trovarci come se fossimo
io e tua madre il giardino
della tua infanzia e noi vecchi il sorriso
nella desolata tragedia del tuo vivere
senza un incanto, fissa nell’assenza
d’aria e di luce nel presente
inorridito dal brivido di morte
di ogni cosa vivente contro di te
che ne rimani illesa.
V)
Quanto, diceva mio padre, mi dovrete
rimpiangere, quando sarò morto.
Non è stato così, ma è stata
una corsa a raggiungerlo
tra mio fratello e me,
e lui l’ha vinta. Ancora
io gli serbo rancore.
VI)
Un morto mi è
caduto addosso, io volevo
che andasse altrove
dove già era
ma via da me… Anzi volevo
stare solo con lui
ma senza la sua morte.
VII)
All’aprirsi del giorno non sai
se la luce più ti riguarda: i fatti
sono morti nel sonno: accadere
vivo non sei più presente.

*

Michele RANCHETTI
POESIE SCELTE edite e inedite
Anterem Edizioni, 2008
Saggio di Marco Pacioni

*


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Recensione di Alessandro Zaccuri su LPELS

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3 Responses to “Michele RANCHETTI “POESIE SCELTE edite e inedite””

  1. Antonio Fiori said

    C’è indubbiamente l’eco di Celan, come diconi Zaccuri e Pacioni, nell’orgogliosa insistita ricerca di una poesia religiosa ‘diversa’. Riscontro anche qualche tratto caproniano, in questa poesia che discute di morte e di vita (”La morte non fa paura, la morte non è niente/ fa paura il morente”, da Verbale).

    Grazie Giovanni
    saluti e auguri

    Antonio

  2. Giorgio said

    Grazie, Giovanni. Mi colpisce questo:

    in infinita
    distanza dalla vita

    Eppure da quanto dentro ci parla – e ci porta.

    E davvero ottimo il saggio di Marco Pacioni.

  3. Giovanni Nuscis said

    Grazie, Antonio e Giorgio. Giuste le vostre osservazioni. Una poesia, questa di Michele Ranchetti, sospesa sugli abissi, che nulla concede, tra silenzi, echi, solitudine, lutti, dipartite: unici specchi in cui cercarsi e riconoscersi, nel freddo siderale. Poesia complessa, densa di pensiero che digrada, a volte, o si alterna o affida a immagini e simboli; versi di durezza adamantina, senza sbavature, espressionismi.
    Un autore, insomma, da proporre e riproporre.
    Un caro saluto a voi.
    Giovanni

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