Dove siamo
Posted by Emanuele Kraushaar on January 11, 2009

Milly dice cha ha da fare.
Per questo chiamo Anselmo, ma Anselmo non risponde.
Figurati se risponde la domenica, penso. E sbatto il telefono.
Poi telefono a Corrado Svenni. La madre dice che non c’è.
“Se ne è andato di casa. Ieri. È successo ieri”.
Mi dice così la madre di Corrado e, dopo che chiedo il perché, attacca.
C’è un gran sole e vorrei tanto uscire, ma da solo non metto mai il naso fuori casa.
Potrei chiamare anche il tipo che si maschera da scoiattolo, quello che si diverte a morsicare le turiste per via del Corso.
Però non mi va di andare al Tridente. Vorrei farmi un giro dalle parti di Santa Croce in Gerusalemme e nascondermi in qualche chiesetta buia a pregare o a pensare.
Poi d’impulso rifaccio il numero di Corrado Svenni.
“È da Simone Rubecchi” mi dice la madre.
“Non è scappato di casa?” chiedo.
“Stai scherzando?” così lei.
In quel momento mi accorgo che sono io Simone Rubecchi, che Corrado Svenni è di là e che c’è anche Anselmo. Sono tutti nella sala di casa mia e il sole sta scappando dalla città.
Capisco che quando perdo il senso delle cose ed entro come un palombaro in me stesso, in quel momento le persone e i pensieri si mischiano veloci nella mia testa ed io perdo il senso di me e degli altri e sento che tutti siamo anche un qualcosa di diverso, che spesso non siamo dove siamo, non parliamo la voce che abbiamo, non capiamo quello che facciamo o lo capiamo profondamente meglio.
Questo penso, mentre appoggio la testa sulla mano sinistra, sperduto dentro me stesso, nell’angolo buio di una chiesa. E le macchine fuori non posso vederle, ma sono una lunga scia di luce quasi infinita.















sofia said
Splendida fenomenologia poetica dell’”Esserci”.
R. said
E’ bello da percercisi dentro…
proprio come facilmente si può smarrire il confine dell’essere fuori o dentro se stessi o da qualsiasi altra parte
R. said
“perdercisi”, chiedo scusa