BEHIND BLUE EYES
Pubblicato da chiaradaino su gennaio 22, 2009
Tuttocchi.
E dita lunghe. Troppo lunghe. E tua madre pianse. Per come eri: uno sgorbio sputato da Schiele. Come una. Creatura aliena che covava urla in utero: sei sorta. Come la paura. Sei sorta come chi spalanca: le prime pupille. E la potenza che piange: costretta in un corpo piccolo. Troppo piccolo. Per occhi troppo grandi. Troppo freddi. E non capivi il perché delle tue percezioni e proporzioni [ sicuramente sbagliate, anche se tutti – ora – sembrano: sorridere ].
Tuttocchi che.
Te ne se saresti accorta – dopo. E ti piaceva quella corona, forse di carne, quella culla mobile, quella cella di rumore che si chiama diaframma. E ti faceva fare: forte forte il tuo farti parola. Piccola tu che gridavi e guardavi. E non avresti smesso più. Di dividere [ strida e strada ] per declinare i tuoi organi. E si liquida: un occhio pigro. Un nervo che non risponde – come si deve. E cercano di correggere. E ti chiudono la metà del mondo che avevi appena assaggiato. Sembri Capitan Harlock [ anche se non sai – non ancora – chi sia ] con la tua benda di bimba. Anni: tre. Costretta a comandare un occhio che proprio non ne vuole sapere di ubbidire… E mentre.
Mentre i cuccioli coetanei pensano solo: quanto siano piacevoli le pozzanghere. Mentre tu: sillabi già. La tua ambliopia strabica. E convergente: mo-no-la-te-ra-le. Anni dopo: anni cinque. E arriva il tuo quotidiano. E leggi: il tuo primo giornale. E devi ridurre l’occhio ribelle: piegarlo nell’alveare dell’articolo. « Sbarra tutte le consonanti della cronaca! ». « Sbarra tutte le vocali dell’oroscopo! ». E si sbarra il codice del tuo futuro /d/i/scrivere [ e sarà pioggia di perché. Solo a posteriori ]: frantumi le frasi e cresci – tuttocchi. Tutta friabile, alla ricerca di UN SOLO termine. Che non troverai. E no. Non: UNA SOLA visione/versione dello stato. Delle cose. E perdi: la stereopsi. E perdi: il senso di profondità. E di tridimensionalità delle immagini [ e anche questo te lo diranno: solo – dopo… ]. E come andare: a fondo? Non ti resta che scavare sotto: la superficie.
Un occhio per vedere vicino, un occhio per leggere lontano, una pinna di qua e una pinna al di là. Mai insieme. Mai un’unica immagine fusa: nel cervello. In cranio [ capriole cadaveri delle tue visioni/visuali ]. Le tue retine scelgono: un autonomo vedere – senza alcuna intenzione di interagire. Come Cézanne [ e non ti consola ]. Come rimedio: atropina. E sei: allergica. Sei mesi al buio. E qualcuno melodia Milton: on * her * blindness. E ti stringi al suono [ e sempre sensi sviluppati – a forza. I tuoi amori anomali, il trono del timpano, i tuoi angeli in accordi minori. Freddi. Anche quelli. ].
Sei mesi dopo: la pupilla lascia spazio al pervinca pallido. Come te: che ancora non ci credi. E recuperi: la vista. E rimani: duplice polifemo. Fissazione eccentrica. Un occhio per vedere vicino, un occhio per leggere lontano, una pinna di qua e una pinna al di là. Mai insieme. Come dire: mai un punto [ fermo ]. Per la messa a fuoco. Come dirti – come sei: insana come un pesci.
E ancora.
Allungando arti e collo di cigno [ calda carogna consunta ]: saranno comunque freddi. I climi chiusi tra le tue ciglia. E saranno sempre. Ruoli da cattiva: i caratteri scritti per te, parti per la tua pazzia in copie di copione. Perché tu sei sempre. Aliena tuttocchi. Anche quando il Molto Saggio amico e poeta [ che si senhala e si sa ] ti ha detto. Che è semplice e che non capisce: « non lo vedono? Basta guardarti in bocca: tu non sorridi, tu snudi i canini. Sempre.» – sai bene sarà solo. Il colore dei tuoi cerchi congelati – a confondere. A colpire. Tutti.
E nessuno. Per fissare i frattali – le frattaglie. Dopo le ferite inferte: dal carico doppio. E appendi il peso. Al collo di una bottiglia: un occhio ne fa cravatta, un occhio sa. Sarà il tuo cappio. E ridi [ ancora ] a mezza bocca. Metà cinica e metà candida. Un ginocchio sano e un ginocchio bionico. Strappati legami e legamenti. Niente rotule, niente menischi. Due chiodi. In chiesa preghi: manca. A terra. Diritta: si piega. Dama e Cavaliere insieme. Qualcuno ti investe? Per dirti. Chi sei. E come si deve. Perditi pure la sfilata * dei carri *. Perditi applausi e fischi. E non perderti mai:
un momento di luce. Dove? Centro.
***
Nessuno che conosca.
No. Non uno capace di.
capire come: capire cosa.
costi essere costa essere
essere [ corpo ] cattivo
essere [ trazione ] triste
al chiuso e al di là
oltre occhi oltremare
[ interno iride indaco ]
Nessuno sente come si sente
chi si sente odiato: è sempre
l’essere accusato – di dire
e di dire. solo. di falso dire.
Pur: i miei sogni
non sono – come vuoti
non come compare
come sembra sia
la mia facoltà di.
[ pensiero cosciente ]
Occupo ore, solo. da solo:
il mio amare è la vendetta
mai libera [ di ]. libera da
Nessuno sa quale sentire
quando [ se senti questi sensi ],
per dove per come: io sento
li sento. e ti. e vi. e biasimo.
[ nella bocca buia bloccata nel blu ]
Nessuno trattiene – a lungo
il dente in testa la sua rabbia.
A fondo – non uno si ferma.
Non una fitta [ la mia ]
Nessuna ferita [ mai ]
è chiara. e non traspare
e non fosse. non emerse
Nel quando: se stringo il pugno,
rompi – ripara [ mi ] apri le dita
e prima dell’uso
e prima dell’urto
e prima che perda
la grazia – il mio ghiaccio granito
[ dietro e dentro: pupille pervinca ]
se sorrido: portami pessime nuove
prima – che possa: ridere. ridere forte.
prima che mi comporti: da puro. folle
se ingoio un che. e di tossico
[ devi ] caccia le dita in gola
[ fallo ] ficcami due dita dove
la mia gola – rigetta il rifiuto
se tremo, ti prego: sacrifica la/ne
cerchia il caldo per me, copri e chiudi
lascia che mi confini – la tua zimarra.
Non uno. Nessuno capace. Non si coglie.
il male che porta l’essere [ quello cattivo ]
il triste essere: umano che spugna e spurga
è nel retro. Rovescio del blu. Bulbi di vetro.
[ Behind Blue Eyes, Who, 1971. Ten years after. ]














Alessandro Ansuini detto
insana come un pesci. davvero interessante questo viaggio di te bambina, se ho ben interpretato. tante cose belle tutte fratturate. (orrendo l’accostamento canzone dei limp bizkit/kurt cobain. cioè quando parte a cantare e c’è l’immagine sovrapposta voce di dust faccia di cobain ho avuto un brivido.)
viola detto
Tenerezza, estrema, sotto i chiodi propri e altrui..Viola
liliana detto
Mi pare di conoscerti da sempre, diversa, ma così uguale.
C’è furore, sempre, in quel che scrivi, la rabbia di chi vuol capire.
O sbaglio?
Ciao Chiara
liliana
Roberto Plevano detto
Gli occhi sono per gli umani quello che le ali sono per i volatili. I mezzi per entrare nel mondo e fare poi strada.
E la vedo, la bambina bendata, conformare la sua sensibilità (dato che la vista è il più acuto dei sensi, e gli occhi tra gli organi i più sensibili) alla disimmetria, e poi alla dissonanza, e alle asprezze, eccetera.
La sensibilità rimane, si forma in quegli anni in cui è indifesi.
Grazie Chiara, leggerti è bellissimo. “Ci vediamo”
Chiara Daino detto
@ Alessandro:
Sì,Ale: il te/tu è l’io/me. Quanto a Kurt/dust: ovunque sia – è solo Kurt.
@ Viola:
“emigranti della risata con i chiodi negli occhi” [ Faber ]
e ancora e sempre – ti abbraccio
@ Liliana:
tu sai. E sai sentire [ e quindi: conoscere ] me. Perché tu sai sentire, Liliana, “gli altri dentro di te”. Tu senti: la Rabbia – appesa al gancio di un perché. No, non sbagli. Tu senti.
@ Roberto:
I close my eyes and wait to hear the sound
I close my eyes and wait to hear the sound
of someone screaming here
chiudo gli occhi in attesa di sentire – proprio qui –
il suono: [ uno qualunque ] …
chiudo gli occhi in attesa di sentire – proprio qui –
il suono: [ qualcuno urlare ] …
Grazie a te, Roberto. A tutti. Al tutto che.
e con Ozzy chiude. Occhi stanchi…
Obvia Mens detto
continuo ad apprezzare come tu riesca a contenere in forme dotate di una loro strategia strutturale limpida e trasparente alla comunicazione e implose di rimandi e allusioni che le rendono opache e conturbanti alla rappresentazione tu riesca a contenere un universo di piena ebollizione del lato *Furie* *Erinni* dell’intelletto, lato che condensa strati di emozioni/vissuti compressi come vene metallifere fra arenarie e rocce eruttive per futuri scavi di minatori in cerca di preziosi
MBertasa]
Daniele detto
Be hind [not kind, with your] blue eyes, Dama.
Dalle ombre della nebbia, un bacio.
marco rovelli detto
Questi versi – risuonano, rotolano – una festa (nel nero fuoco pupillare dove precipitano i ghiacci) di ritmi e nomi arrovesciati, aperti e squarciati – rinati.
Anche loro, [si] prendono alla gola nel tremore.
Che poi tra i canini, nel tintinnare di uno splendore, si rilascia una lama di luce.
Chiara Daino detto
@ Mario:
Per la comprensione del mio complesso/compresso – grazie! – a chi [ Obvia Mens ] conSente
lo scavo di ricerca
lo scavo di salvataggio
@ Dani:
Be hind [ Who killed Bambi? ], “she tells her side, nothing to hide…
Lady sings the Blues”.
Bacio di Dama
[ scolpito. Dentro. SCARlatto ]
@ Marco:
Tutto.
Per quella “lama di luce”. Tutto. Per le “pupille in fiamme”. Tutto.
Nel miocardio di metallo.
“My heart is true as steel”… “Say what you feel, born with a heart of steel”
Dal Bardo al Blood [ of the Kings ]