Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Dall’ultimo disco “ufficiale” di Ryuichi Sakamoto, Chasm (2005), War & Peace è il risultato di una collaborazione tra Sakamoto (musica) e Arto Lidsay (liriche). Mille voci che si rincorrono, mille accenti diversi. Non è più Inglese, è world language.
Is War as old as Gravity?
If I love Peace, do I have to love the trees?
Are there animals that like peace and animals that like war?
Is peace quiet?
Is making war an instinct that we inherit from our Hunting or Farming Ancestors?
Were Farmers the first Warriors?
Do we love without thinking?
Do we do the right thing without thinking?
When children fight with their brothers and sisters, are they learning how to make war?
How do we test the limits of our bodies without war?
Why do they compare war to a man, and peace to a woman?
Peace is unpredictable.
Why is war so exciting?
War is the best game and the worst fight.
Is peace the hardest work?
Is peace a time of tension?
What are the different kinds of victory in a war? In a race?
Passo spesso per un’ ottimista ai limiti dell’ottusità, questa volta non è così.
Complici malattia e vacanze a sprazzi ero riuscita a tenermi un po’ fuori dall’assillo dell’ orribile Controriforma Gelmini-Tremonti-Brunetta-Aprea-Cota e dagli scenari che si aprono per il nuovo anno per godermi Natale, famiglia e amici.
Sono rientrata molto sfiduciata, sento che ho consumato quasi tutte le energie di cui sono capace per contrastarla, per cercare forme di opposizione ma devo ammettere che sono stanca. Leggi il seguito di questo post »
Massimo Maggiari, Dalle terre del Nord. Alla ricerca dell’anima artica, Cda & Vivalda Editori, 2008, pag. 132, Euro 13,00.
di Alberto Pezzini
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Belin che bello ragazzi !
Che libro per volare su di un disco di Enya ed in mezzo alla neve. Senza ciaspole ma con le ali di un gabbiano. Non me ne vorrà Maggiari per l’incipit. Si tratta però di un libro che salpa nell’anima come per caso. Uno di quei volumi che ti arrivano – anche se li hai richiesti per una curiosità fisiologica – e che poi ti metti a leggere alla sera, quando sei stanco. A volte i libri si valutano anche così. A seconda del momento o dell’occasione. A seconda della temperie spirituale in cui uno si trova buttato. E’ un volume new age. E’ una definizione stupida e riduttiva. E’ un volume all’antica, capace di seguire l’arco di un fiume interiore durato una vita.
Maggiari è genovese di nascita ma vive ormai da tempo nella Carolina del Sud, a Charleston, dove insegna lingua e letteratura italiana al College di Charleston. E’ un uomo dall’aspetto poderoso, sa di vichingo e guerriero che ha faticato. Nella fotografia che lo incornicia nel risguardo di copertina sembra guardare verso un mare lontano, con un tamburo sotto il braccio. I libri si valutano anche per le orecchiette che uno ci fa. Altri hanno l’abitudine di sottolineare i passi più significativi con un frego sottile della matita. Altri usano il libro in modo fisico segnalandosi le pagine più intense con delle piccole, minuscole orecchiette laterali. Leggi il seguito di questo post »
David Byrne & Brian Eno Everything That Happens Will Happen Today
di Pierfrancesco Pacoda
Musica della liberazione, tappeti sonori incalzanti, elettronica ‘amorevole’, perché capace di riconciliarci con l’ambiente, ed una voce salmodiante, come se mantra urbani accompagnassero le nostre vite. Un capolavoro, quasi trent”anni dopo My Life in the Bush of Ghost, l’album che, per la prima volta, portò tutti i colori e le emozioni tribali dell’Africa nelle città, tra la giungla ed il cemento. Byrne e Eno, ballate che utilizzano la musica popolare come fosse una tavolozza pop, dove scegliere, e poi mischiare, le passioni necessarie. La produzione di Eno varca i confini del rock, ci fa entrare, con la voce di David Byrne, in un universo ancora meravigliosamente ricco di palpitanti sensazioni. Esplorazione, come pratica di esaltazione della creatività.
[Pubblico qui il racconto Dalla parte di Giulio Mozzi, bonus track dell'antologia Tutti giù all'inferno, curata da Monica Mazzitelli (Giulio Perrone editore, 2007). Qui è possibile scaricare il pdf dell'antologia. Una curiosità filologica: nel testo qui proposto, lo scrittore ha apportato varianti minime. Infine, in coda al racconto, nota di lettura di Marino Magliani: Per Charlie. Domenica 25 gennaio pubblicheremo un secondo racconto di Mozzi. f.s. ]
È il quindici marzo, mercoledì. Mercoledì è il giorno che mi fermo a Milano. Dormo all’Hotel Charly di via Settala, vicino alla Stazione Centrale. È un alberghetto pulito, tranquillo ed economico (ma il caffè è micidiale). Ora è notte, sono le undici e un quarto, e da piazza Missori scendo nella metropolitana. Quattro stazioni (Duomo, Montenapoleone, Turati, Repubblica), due passi a piedi, e sarò a casa. Per me a Milano il Charly è “casa”, perché sono cinque anni che ci dormo praticamente tutti i mercoledì sera. La stanza undici al secondo piano, senza bagno ma con lavandino e bidè (e il bagno sul pianerottolo: da condividere, certo, ma tanto la mattina mi sveglio presto, e sono sempre il primo).
Storia di un sequestro. Storia di un dolore che non si placa, di una ferita che non si rimargina.
La protagonista si chiama Rita: una bambina che viene rapita da un maniaco e tenuta segregata per ben otto anni in condizioni spesso disumane.
L’altro protagonista si chiama Toni Scaglione. È un uomo obeso che fa il giornalista in un giornale scandalistico. Ed è anche il padre della piccola Rita.
Scaglione va alla ricerca della figlia. Non si rassegna al tempo che passa senza esiti, non si piega alla disperazione dei fallimenti; né alle beffe delle illusioni.
Infine la figlia viene ritrovata.
Ma è ancora Rita, la giovane sopravvissuta al pluriennale rapimento?
“Nel cuore che ti cerca” (Rizzoli, 2008, pag. 296, euro 19) è il nuovo romanzo di Paolo Di Stefano a cui è stato recentemente tributato il Premio Selezione Campiello: una storia struggente e coinvolgente; caratterizzata dalla presenza di più voci che si avvicendano alle due principali. Leggi il seguito di questo post »
Roberto Bizzocchi, Cicisbei. Morale privata e identità nazionale in Italia, Laterza, Bari, 2008
L’Età dei Lumi coincise in Italia con la diffusione della singolare pratica sociale presso la classe aristocratica dei cosiddetti “cicisbei”. Cicisbeo è un termine attestato in Italia fin dalla fine del ‘600 col quale si designa quel Cavalier servente pronto ad accompagnare in tutte le attività pubbliche la dama sposata con il consenso pacifico del di lei marito, e con la quale egli si intrattiene in fitti bisbigli, da dove forse trae origine onomatopeicamente il termine stesso. Dall’immagine posta in copertina del libro (un dipinto di Giandomenico Tiepolo) si evince icasticamente la consuetudine pubblicamente accettata di questo singolare ménage à trois, abbastanza bizzarro per i nostri costumi di oggi.
A dire il vero questo costume sociale fu indicato da osservatori arcigni, quali Sismonde de Sismondi, come il punto più basso del rammollimento di una nazione intera. Nel volume XVI della sua monumentale Histoire des Républiques italiennes Sismondi (con il quale polemizzò, com’è noto, il Manzoni delle Osservazioni sulla morale cattolica), indicò proprio nel cicisbeismo il punto di approdo di quel grande arco di civiltà italiana iniziatosi con i Comuni. Leggi il seguito di questo post »
Valerio Evangelisti ,Tortuga, Mondatori Strade Blu, 2008, pag. 330 – Euro 16,50
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Finalmente c’è ogni tanto da divertirsi. Evangelisti deve molto a Salgari. Con un occhio capace però di solleticare la sessualità. In maniera sottile, quasi perfida. Questo è un romanzo d’appendice allo stato puro. E’ trasgressivo come certi romanzi psicologici ed ha in più la forza oscura ed inconscia del sesso a tenerti avvinto alle pagine. In Noi saremo tutto il sesso era più esplosivo, più manifesto. Non aveva paura alcuna di chiamare le cose con il loro nome. Forse era addirittura troppo accelerato in alcuni punti. Qui il sesso è un’attesa infinita sul mare. Con un exploit finale che non ti saresti aspettato per la crudeltà secca con cui si chiude. Leggi il seguito di questo post »
III . Disperare delle cose, del mondo, della disperazione
Frammenti d’invarianti antropologiche, pezzi di psicologia della specie mimetizzata nella totalità falsa, sono le linee di tensione che ambiguamente, e a volte rovinosamente, attraversano l’amministrazione dei dispositivi della cultura, della produzione economica, della vita sociale. Da qui l’impressione che i veri centri propulsori della creatività, oggigiorno, non abbiano più sede nell’arte contemporanea, ma direttamente nelle dinamiche sociali che la commercializzano, la promuovono, la sponsorizzano: l’indecifrabile molteplicità dei servizi di telefonia mobile personalizzata; le disorientanti possibilità offerte dalla tecnologia tramite i sistemi d’orientamento satellitare per l’automobilista, il ciclista, il pedone; l’anarchia delle forme di comunicazione per e-mail, sms, mms, che de-alfabetizzano i parlanti-utenti, ed insieme li istruiscono a nuovi linguaggi…
[Pubblico qui la prefazione di Ivan Fedeli e la postfazione di Luigi Metropoli a Impronte sull'acqua (Sasso Marconi, Le voci della Luna, 2008) di Francesco Marotta, nonché una mia selezione di poesie. Inoltre qui potete leggere altre poesie della raccolta selezionate da Giorgio Morale insieme a un altro testo critico di Luigi Metropoli.f.s.]
Ivan Fedeli, Non sottrarsi al dolore: un sofferto umanesimo, prefazione a Impronte sull’acqua, prefazione a Impronte sull’acqua.
Francesco Marotta. Di professione fabbro, levigatore, cesellatore. Se la poesia è magma, materia da plasmare e – proprio per questo – in continuo divenire, nessuno più di Marotta dimostra da tempo di affinare gli strumenti necessari a forgiarla, renderla evoluzione, fabbrica di senso.
Impronte sull’acqua conferma questa ricerca più che ventennale: ricerca seria, inappagata, fuori dai riflettori della facile comunicazione e necessariamente dotata di forza etica, energia primordiale.
Marc Batard, La via d’uscita. Confessioni intime di un alpinista estremo, Cda & Vivalda 2007, Euro 17,00. ( trad. di Gabriella Bosco e Paolo Brunati)
di Alberto Pezzini
Può un libro del genere passare praticamente inosservato ? In Italia dove si scrive più di quanto si legge e dove perfino Cristian De Sica scrive un libro godibile e casereccio come Figlio di papà ? E’ strano pensare che un alpinista express come Batard, famoso nel mondo per la velocità con cui inanella le scalate, scriva un libro per dire di essere omosessuale, abbandonare l’alpinismo, e non susciti se non un battito di ciglia ? Mettiamo che per una volta un libro non sia soltanto tale. Leggi il seguito di questo post »
Non c’è più il Jazz !
Tornano le velette e i redingote,
Infilzate sulle baionette:
Vecchie arie decadenti
Di operette belle époque
Strozzate
(Ormai non più)
Dalle marce militari.
E’ tornata la Serbia ! Leggi il seguito di questo post »
Israele sta sperimentando nuove armi non convenzionali contro la popolazione civile di Gaza. E’ la denuncia del New Weapons Research Committee (NWRC), secondo il quale “si sta ripetendo nella Striscia ciò che è già avvenuto in Libano nel 2006, dove lo stato ebraico utilizzò il fosforo bianco, il Dense inert metal explosive (Dime) e gli ordigni termobarici, tre tipologie di strumenti di offesa riconoscibili per le caratteristiche delle ferite che provocano, nonché le bombe a grappolo e i proiettili all’uranio, che hanno lasciato tuttora sul terreno nel Paese dei cedri tracce di radioattività e ordigni inesplosi”.
Si moltiplicano le evidenze dell’impiego di queste armi ora anche nella Striscia di Gaza anche se, precisa il NWRC, a causa del blocco degli ingressi ancora non sono state possibili verifiche dirette indipendenti. “Le immagini e le testimonianze che giungono dal conflitto – spiega Paola Manduca, professoressa di genetica dell’università di Genova e membro del NWRC – presentano significative somiglianze con quelle raccolte e verificate nella guerra di luglio e agosto 2006 in Libano”. Mads Gilbert, medico norvegese dell’organizzazione non governativa Norwac, attualmente al lavoro nell’ospedale Shifa, il maggiore di Gaza, segnala che “molti arrivano con amputazioni estreme, con entrambe le gambe spappolate”; ferite, spiega, “che io sospetto siano ferite da armi Dime”. Non solo, ma anche le immagini che arrivano da Gaza sembrano confermare i sospetti. Le ustioni riportate da alcuni bambini a Gaza, appaiono molto simili a quelle evidenziate nel 2006 dal dottor Hibraim Faraj, chirurgo dell’ospedale di Tiro e dal dottor Bachir Cham di Sidone. “Attualmente – sottolinea Manduca – ci arrivano report da medici e da testimoni informati che ci fanno ritenere che, oltre alle armi usate nel 2006, ulteriori nuove armi siano sperimentate oggi a Gaza. Questo rende necessario che ulteriori indagini scientifiche e tecniche siano intraprese”. Leggi il seguito di questo post »
Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Gerusalemme… quattro delle 5 città che componevano l’antica «pentarchia» sono in quella regione della terra designata come «Oriente», «Vicino Oriente» o «Medio Oriente». È lì la culla della fede cristiana; lì fiorirono le prime comunità di discepoli del rabbi di Galilea; ad Antiochia (nell’attuale Turchia), secondo la testimonianza degli Atti, essi ricevettero per la prima volta il nome di «cristiani»; dall’Oriente giungono tesori di cultura, di arte, di spiritualità: pagine di sapienza che, come un fiume carsico, hanno irrigato anche l’Occidente, si pensi in particolare ai grandi padri greci e siriaci, ma anche a copti, arabi, armeni ed etiopici. Ma chi sono questi cristiani? Cosa resta di loro? Il cristianesimo nasce come una realtà plurale, e tale rimane ancora oggi. Una pluralità dovuta a diversità di origine, cultura, storia, idioma. Semiti e greci innanzitutto, ma non solo. L’evento unico della morte e resurrezione di Cristo è stato elaborato e tramandato secondo categorie proprie a ciascun popolo, in una diversità che, pur non essendo mai stata pacificamente accolta, è riuscita tuttavia a non compromettere l’unità del corpo, almeno fino agli inizi del V secolo. Il concilio di Efeso nel 431 segna infatti la prima divisione tra cristiani di cui resta ancora oggi, non sanata, la ferita: uno dei concili più dolorosi della storia della Chiesa, dove allo schietto desiderio di affinare la comprensione del dogma cristologico si mescolarono anche rivalità personali e instabili equilibri politici. Leggi il seguito di questo post »
“La sala straripava di gente: malgrado le imposte, il sole filtrava dentro qua e là e l’aria era già soffocante. Avevano lasciate le vetrate chiuse. Mi sono seduto e i gendarmi sono venuti a mettersi uno per parte. E’ a questo punto che ho visto una fila di facce davanti a me. Tutte mi guardavano: ho capito che erano i giurati. Ma non saprei dire che cosa li distinguesse l’uno dall’altro. L’impressione che avevo era soltanto questa: ero di fronte a una panca del tram e tutti quei viaggiatori anonimi osservavano il nuovo arrivato per scoprire ciò che era ridicolo in lui. So bene che era un’idea sciocca perché qui non era il viaggiatore che cercavano, ma il delitto. Comunque la differenza non è tanto grande e in ogni modo è questa l’idea che mi è venuta”
(Albert Camus, Lo straniero, trad. it. di Alberto Zevi, Milano, Bompiani, 196713 , pp. 102-103).
Dreyfus, Crainquebille e altre vittime di una giustizia sempre più “giusta”
Il solido lavoro e l’accanita ricerca che Massimo Sestili ha compiuto per anni per ricostruire l’impatto che l’affaire Dreyfus ha avuto sulla cultura italiana e europea conserva caratteristiche di originalità anche in un contesto già abbondamente studiato e verificato storicamente come quello relativo alle tragiche vicende giudiziarie subite dallo sfortunato capitano francese di origine alsaziana.
Il segno lasciato dall’affaire nella cultura francese di fine secolo lasciò cicatrici non facilmente rimarginabili se non a costo di immensi sacrifici umani e politici. Leggi il seguito di questo post »
GIUSEPPE CATOZZELLA è l’autore di “ESPIANTI” (TRANSEUROPA)
Una setta segreta di suicidi, le Sfingi. Tutti appartenenti all’alta società, stanca e corrotta. Un funzionario del ministero degli Esteri. L’omicidio di una ragazzina, sua figlia. Un fascicolo dei servizi segreti che prova che l’uomo nato con Edipo è davvero morto: l’uomo non è più che carne da macello.
Il giovane Livio passerà suo malgrado attraverso tutto questo, e attraverso la scoperta di un Sud non corrotto, sfiorando l’amore per una quattordicenne e finendo realmente sulle acque del fiume indiano invisibile, la terza via che cercava dentro di sé.
FK Giuseppe Catozzella, giovane autore di Espianti, il suo primo romanzo per Transeuropa. A mio avviso, un bell’esordio. Giuseppe, se dovessi definire il tuo libro come si definisce una persona, come la dipingeresti in poche battute?
“La Fondazione Roma, nell’ambito del suo diversificato programma di attività nel settore dell’ Arte e Cultura, promuove la terza edizione della manifestazione “Ritratti di Poesia”, che negli anni passati ha riscosso un consenso di critica ed un successo di pubblico non consueti per una iniziativa di questo genere.
La manifestazione, curata da Vincenzo Mascolo, che ha il fine di favorire la diffusione sempre più ampia della poesia e dei valori culturali, etici e sociali propri di questa espressione artistica, si svolgerà il 22 gennaio nel prestigioso spazio del Tempio di Adriano in Piazza di Pietra a Roma.“
La poesia e lo spirito sarà presente alla manifestazione con una postazione internet e qualche redattore che parlerà un po’ di noi.