Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Mi hanno chiesto di parlarvi di Beslan. Sapete tutti che cos’è Beslan?
L’1 settembre 2004 un gruppo di terroristi ceceni assalta, dopo averla minata, una scuola elementare di questa cittadina dell’Ossezia, nel Caucaso, e prende in ostaggio centinaia di alunni, genitori e insegnanti. È il primo giorno di scuola. Il 3 settembre nell’edificio si odono spari ed esplosioni, e le forze speciali russe intervengono. I morti sono centinaia, in gran parte bambini. Leggi il seguito di questo post »
La studiosa non crede ai teorici della «mano invisibile» del mercato.
36enne, è la più giovane docente del Collège de France e oggi inaugura la cattedra «Saperi contro la povertà»
IL CASO. È ritenuta una dei 100 intellettuali più influenti del mondo: l’appello dell’economista dello sviluppo per un mercato equo
DA PARIGI
DANIELE ZAPPALÀ
« Voglio raccontarvi una storia, la storia di Abu, contadino del Bangladesh negli anni Settanta » . Ogni anno, cominciano così i corsi di una giovane docente di ruolo d’economia al Mit ( Massachussetts Institute of Technology), la più celebre università di scienze e tecnologia al mondo. « Abu è malato perché è povero ed è povero perché è troppo malato per lavorare », narra con forte accento francese la giovane insegnante. Prima di aggiungere ogni volta, senza nascondere l’emozione, qualcosa del genere: « Ma c’è di peggio. Abu aveva un albero del pane che avrebbe potuto garantirgli centinaia di rupie l’anno. L’ha tagliato prima che desse dei frutti, vendendo il legno per pochi spiccioli. Ha dovuto farlo perché la sua famiglia era affamata. Abu ha distrutto il suo capitale. Perché Abu ha agito così? Per un economista, questo gesto è incomprensibile » . Leggi il seguito di questo post »
Questo testo, già apparso con qualche variante come racconto nell’antologia Hai da accendere?, Giulio Perrone Editore, 2008, è tratto dal romanzo 100 miglia (0111 Edizioni, 2009).
(N.B. L’autore non intende promuovere o incoraggiare in alcun modo il tabagismo)
Era come guardare i due all’interno della stanza dal buco di una serratura, dietro la porta chiusa. Esserne costretto per necessità di testimonianza, per poter dire: ecco, io c’ero, io ho visto, io so, quello che affermo non potrà essere negato. Non potrà essere deriso. Due personaggi, seduti uno di fronte all’altro ai lati di una piccola scrivania in legno chiaro con il piano ingombro di libri, annotazioni, e una scatola di latta piena di mozziconi di sigarette a far da fermacarte, ben chiusa per buona sorte. La settimana di una fumatrice, e infatti la stanza ha visto molto fumo, fumo nervoso, fumo di giovani che non fanno caso all’inalazione, continuano a parlare e muoversi e far schemi e guardarsi. Gli adulti, quelli per cui l’età comincia a essere una domanda, prendono tempo e sospendono alcune attività, ogni boccata è una pausa rubata, al lavoro, agli impegni, alle preoccupazioni, anche agli affetti. Ma questa non è una vicenda di adulti: due personaggi, un uomo e una donna giovani, soli nella stanza. È scontata la disposizione ad amoreggiare. Leggi il seguito di questo post »
Nella la collana “Arte poetica” di Luca Sossella è uscito La distrazione di Andrea Inglese.
Da La distrazione (Sossella, 2008).
di Andrea Inglese
A Maria Vittoria
La bontà di cui tu parli all’improvviso
e che qui giunge nuova, e sorprende,
ma pur sempre va catalogata,
è un vocabolo, dorme in modo strano
nei dizionari. Quella bontà
è forse il nostro sforzo
di capire il poco
che siamo, di capire la fase
più accesa, rinnovata,
della nostra demenza,
quando il mondo ancora una volta
si rivela lontano,
così remoto che il nostro agitarsi
al suo centro, è solo un’impercettibile
crepa nel legno, una piega dell’acqua. Leggi il seguito di questo post »
In Italia tra i filosofi «laici» sembra dominare ormai la paura di un ritorno alla metafisica, sospettata di imporre una verità precostituita per «volontà di potenza».
«Contro Vattimo meglio tornare a Kierkegaard. Mancuso poi scioglie l’uomo in sostanza cosmica e Roberto Esposito demolisce il concetto di persona»
intervista a Umberto Regina
DI Lorenzo Fazzini
Un rimprovero alla filosofia di casa nostra perché troppo schiacciata sul « pensiero debole » di Vattimo e incapace di essere « spregiudicata » nell’indagine sulla verità. E una sottolineatura sulle potenzialità interpretative del cristianesimo, che – con la concretizzazione di valori come la « cura » e l’ « amore » – apre scenari significativi per l’antropologia contemporanea. Così argomenta Umberto Regina, studioso che ha all’attivo numerose pubblicazioni a metà tra filosofia e teologia, tra cui La soglia della fede ( Studium) e Kierkegaard. L’arte dell’esistere ( Morcelliana). Esperto di Heidegger, Nietzsche e Kierkegaard, docente di filosofia all’università di Verona, in occasione dei suoi 70 anni Regina – che quest’anno uscirà di ruolo dall’insegnamento universitario nell’ateneo veronese – è stato celebrato con il recente volume Soren Kierkegaard. L’essere umano come rapporto ( Morcelliana, pp. 203, euro 16), che presenta saggi di Piero Coda, Virgilio Melchiorre, Vincenzo Vitiello. Leggi il seguito di questo post »
Pure le nuvole hanno le lune in petto
e bocche appese come cristo ai muri per tutte quelle volte che si stendono alle foglie
per tutti i gusci che s’ammalano di neve
Pure le nuvole hanno le lune in petto
e tralci tesi a trappole di tuono
semi cremisi
fionde di galaverna
dalla chimera livida del vuoto
Pubblicato da robertorossitesta su gennaio 13, 2009
Lo straniero ed io ci fronteggiavamo ostili. Come un serpente sul punto di attaccare sibilò: “Vous verrez de quel bois je me chauffe!”. Leggi il seguito di questo post »
Eppure si tratta di onde, e di emozioni. Al caldo delle nostre casupole, stretti alle radici di pietra, stretti alle coperte di musica e di libri che leggiamo. E carezze a qualcuno. E scuoterci. Se non rimane che il freddo dei nostri scontenti. Se non rimane che il biscotto al cioccolato della prima colazione e la sigaretta della prima autopunizione. Leggi il seguito di questo post »
Viola Amarelli – Note su A ogni cosa il suo nome di Francesco Tomada
“Le Voci della Luna” confermano una attenta linea editoriale pubblicando “A ogni cosa il suo nome”, secondo libro di Francesco Tomada, autori tra i più interessanti degli ultimi anni.
I testi di questa raccolta palesano, con una accresciuta consapevolezza, ragioni e spazi della scrittura di Tomada già presenti nel precedente, felice esordio de “L’infanzia vista da qui”. Leggi il seguito di questo post »
[Pubblico qui l'introduzione "Il naturalismo e Zola: una teoria filosofica del romanzo" in ÉMILE ZOLA, SCRITTORE SPERIMENTALE. Per la ricostruzione di una poetica della modernità di Giuseppe Panella, appena pubblicato da Solfanelli editore (collana Micromegas) .f.s. ]
«Il metodo moderno che io tento di seguire consiste nel considerare le opere umane in particolare come fatti e prodotti di cui bisogna rilevare le caratteristiche e cercare le cause, e niente di più. Così intesa, la scienza non proscrive né perdona: constata e spiega … Fa come la botanica, che studia con ugual interesse sia l’arancio che l’abete, l’alloro come la betulla: essa stessa è una sorta di botanica, applicata non alle piante ma alle opere dell’uomo»
[...]
«Ancora, nell’opera d’arte è necessario che i caratteri di cui abbiamo riconosciuto il valore divengano quanto più possibile dominanti. E’ solo così che riceveranno il loro splendore e il loro rilievo; solo in questo modo saranno più visibili che in natura. A tal fine, bisogna evidentemente che tutte le parti dell’opera d’arte contribuiscano a manifestarli. Nessun elemento deve restare inattivo o distogliere altrove l’attenzione: sarebbe una forza impiegata alla rovescia. In altri termini, in un quadro, una statua, un poema, un edificio, una sinfonia, tutti gli effetti devono essere convergenti. Il grado di questa convergenza segna il posto dell’opera, ed ecco allora una terza scala che s’innalza a fianco delle prime due per misurare il valore delle opere d’arte»
(Hyppolite Taine, Filosofia dell’arte)
1. Un “giudice istruttore” della Storia
Nel 1880, quando è già ben noto per le polemiche suscitate con la pubblicazione di alcuni dei suoi romanzi più famosi (nello stesso anno, ad esempio, uscirà Nana che avrà il compito di rinnovare lo scandalo destato da L’Assommoir del 1876 e del quale dovrebbe essere la continuazione almeno virtuale), Zola pubblica un libro che ambisce al rango di testo di poetica del “nuovo romanzo” naturalista e che si chiamerà programmaticamente Il romanzo sperimentale.
Fin da questo titolo, l’opera vuole essere un omaggio all’opera di Claude Bernard, il grande medico autore dell’Introduzione allo studio della medicina sperimentale [1].
Appunti su una scuola irriformabile
di Marcello Benfante
1. Delenda
Prenda questa ghinea e la usi per radere al suolo l’intera costruzione. Dia fuoco alle vecchie ipocrisie. Che il bagliore dell’edificio in fiamme faccia fuggire gli usignoli atterriti e invermigli i salici. E le figlie degli uomini colti danzino attorno al grande falò, gettando di continuo bracciate di foglie morte sulle fiamme, mentre le loro madri, sporgendosi dalle finestre più alte, gridano “Che bruci! Che bruci! Non sappiamo che farcene di questa istruzione!”
Virginia Woolf
Di scuola si parla e soprattutto si scrive molto. Il che spiega con quanta resistenza e malavoglia mi sia posto a stilare questa nota. Sarebbe forse meglio tacere, impegnarsi in un anno sabbatico di cessazione del chiacchiericcio. Leggi il seguito di questo post »
Tra le tante segnalazioni di natura letteraria che circolano su Facebook mi capita a volte di imbattermi in autentiche chicche che rappresentano per me una vera e propria epifanìa.
È il caso di questa poesia, magistralmente tradotta da Marilena Renda. L’autrice è Elizabeth Bishop, poetessa entrata da tempo nel novero dei grandi.
La pubblico qui perché non credo esista luogo più adatto per apprezzarne l’intensità e il canto potente che i suoi versi sprigionano.
Ringrazio ancora una volta Marilena Renda per l’elegante traduzione.
L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
che la loro perdita non è una sciagura. Leggi il seguito di questo post »
Milly dice cha ha da fare.
Per questo chiamo Anselmo, ma Anselmo non risponde.
Figurati se risponde la domenica, penso. E sbatto il telefono.
Poi telefono a Corrado Svenni. La madre dice che non c’è.
“Se ne è andato di casa. Ieri. È successo ieri”.
Mi dice così la madre di Corrado e, dopo che chiedo il perché, attacca.
Sono un professore. Suona strano, un professore, io. Che poi per l’esattezza non sono un professore, ma niente meno che un docente universitario: e questa sì che suona come una cosa strana, al limite dell’inaudito. Anche perché quello che insegno io, fino a un attimo fa, in Italia, non esisteva neanche: insegno scrittura creativa. Ma la cosa ancora più strana, quello che si è perso nella nebbia del tempo passato e perduto è il mio percorso formativo, il mio curriculum anche scolastico. Elementari e medie sono abbastanza democratiche: sostanzialmente tutte uguali. Alle superiori iniziano i distinguo. Ai miei tempi se avevi intenzione di fare l’università le opzioni erano due: o liceo classico o liceo scientifico. Perfetto. Quindi io cos’ho fatto? Il liceo. Sbagliato. Ragioneria. Perché ragioneria? Perché era la scuola più vicina a casa mia: un motivo assolutamente pedagogico, una vera scelta di vita, un vero esempio per le nuove generazioni.
Ma quando hai finito ragioneria ti sarai buttato sulla facoltà di lettere. Sbagliato di nuovo. Giurisprudenza. Beh, potrebbe avere un senso, un minimo di rapporto con ragioneria in fondo esiste: diritto, economia. No, giurisprudenza perché una mia amica faceva giurisprudenza, Leggi il seguito di questo post »
La città ce la portiamo appresso
fatta di cellulari e di computers
come una roulotte con tanto di cesso
Noi che ci sentiamo a casa nostra in ogni luogo
in aereo in treno in ascensore purché ci sia il logo
« C’est la Mort qui console, et qui fait vivre;
C’est le but de la vie, et c’est le seul espoir
Qui, comme un elixir, nous monte e nous enivre
Et nous donne le coeur de marcher jusqu’au soir;»
Perché poveri pur sempre siamo
con poche cose, una borsa, due chiavi, un manico
d’ombrello
nella mano. Leggi il seguito di questo post »
Spesso è stato sostenuto che lei si è imbattuto nel Cristianesimo durante le sue ricerche, ma la verità è un po’ diversa.
«Sì, è vero; la storia è diversa dal momento che io ero già cristiano da parte di madre, una donna molto credente e abbastanza ‘ sofisticata’ nel suo modo di esserlo, specialmente per il tempo in cui è vissuta. Mio padre, invece, era moderatamente anticlericale. Questa situazione era abbastanza tipica nella classe media francese. Mia madre, all’inizio, non mi ha influenzato granché. Dall’età di 12 anni fino ai 30, ogni volta che potevo evitavo la Messa domenicale. Ma è falso pensare che mi sia imbattuto per caso nel cristianesimo. Nella mia infanzia c’erano diversi elementi cristiani che erano – che sono – molto potenti e l’influenza di mia madre è stata parecchio importante. Per questo le ricerche effettuate per Deceit, Desire and the Novel sono state una rinascita del mio cristianesimo e si è trattato di qualcosa molto impegnativo. Le esperienze dell’infanzia possono essere molto importanti. Più ci rifletto, meglio capisco che lei ha ragione nel suggerire che la mia vicenda si è svolta così» . Leggi il seguito di questo post »
1. DESCRIZIONE DEL CONCORSO
Il Premio letterario “La città dei Sassi” è rivolto ad autori di opere inedite.
Esso comprende 3 sezioni a tema libero:
narrativa (romanzi o silloge di racconti inediti)
poesia (silloge inedita)
saggistica (tesi di laurea/saggi/ricerche)
e 2 premi speciali:
Premio Speciale “La città”.
Questo premio, per il quale è prevista una unica opera vincitrice, è dedicato a tutte le opere (poesia, narrativa, saggistica) aventi come oggetto ‘la città’ in tutte le sue espressioni: la quotidianità e la straordinarietà di una vita spesa tra le strade, i vicoli, gli angoli di una metropoli; i punti di riferimento e i destabilizzatori sociali ed emotivi; la ricchezza e la povertà dei sobborghi e dei quartieri residenziali; l’integrazione e l’emarginazione nella frenesia di giorni troppo lunghi o troppo corti; la vita di periferia e il perenne desiderio di evasione; la delicata e pulsante passione, la contraddizione, le speranze e le inquietudini, i sogni nella storia degli uomini dentro la storia e sotto il cielo di una città; i parchi, i musei, la metropolitana, le opere degli uomini; i suoni, gli odori, i colori, le immagini che popolano il fluire degli eventi che si susseguono nel micromondo metropolitano.
Premio Speciale Fidas Basilicata Donatori di Sangue
Questo premio, per il quale è prevista una unica opera vincitrice, è dedicato a tutte le opere (poesia, narrativa, saggistica) aventi come oggetto la solidarietà in tutte le sue espressioni, che siano un omaggio alla cultura del dono e dell’empatia, dell’altruismo e della vicinanza all’altro.
Mi scrivi: “La terra che attraversiamo è in parte raccolta negli specchi della nostra casa. Noi siamo questi specchi, che vanno consumandosi nel viaggio intrapreso. Siamo la loro lucentezza e il loro lento offuscamento”.
(Flavio Ermini, Il moto apparente del sole)
Tagliando idealmente a metà in senso verticale il corpo di un essere umano, notiamo che (in base a quella che viene comunemente definita “simmetria bilaterale”) esso è formato di due parti specularmente identiche.
C’è dunque nel corpo (e forse anche nella natura) degli umani una sottile armatura specchiante, inesauribile fonte di mille diramazioni mitologiche, iconologiche, religiose, filosofiche, fra cui spicca un’allusione al mito dell’Ermafrodito, cioè alla coesistenza del due nell’uno; e alle due nature, femminile e maschile, che solo se fuse insieme conducono a una qualche completezza, per quanto problematica. C’è nei corpi (e forse nella natura umana) questo taglio verticale, questa ferita primigenia: un’interfaccia speculare che ognuno porta celata dentro di sé. Una cerniera che separa, si direbbe. Ma anche una tessitura che “rispecchia” e per questo tende a gettare ponti, riannodare. Come quella dell’orizzonte, è una linea che distacca ma nello stesso tempo congiunge terra e cielo.