Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Non occorre essere hegeliani per riconoscere che l’arte parla direttamente alla sfera emotiva e sensibile dell’uomo, ma forse con Hegel potremmo convenire, quando non siamo travolti dalle ondate sussultorie d’una psiche pessimista ed abbattuta, che l’oggetto precipuo della pittura figurativa, il tema maggiormente vitale, pieno, che essa possa rappresentare, è l’amore conciliato, liberato da ogni doloroso rivolgimento dialettico, senza desiderio: da qui l’intramontabile significatività di certe opere rinascimentali cristiane, conservate nella loro integrità originale, che presentano in figure umane, ad un tempo povere e sovrane, la semplicità, priva di pretese e rivendicazioni, dell’amore.
Notte estiva, la luna è calante. Guardo dalla finestra e per associazione di idee musicali penso immediatamente a Peppino Di Capri. Poi penso a mio padre, il tedesco, perché Peppino era il suo cantante italiano preferito. Parlando con Jan, giorni fa, concordiamo sul fatto che i tedeschi delle vecchie generazioni hanno gusti musicali piuttosto standard. Che poi, a pensarci ora, Peppino Di Capri è standard fino a un certo punto. Lo era, magari, ma con il registratore del tempo, riavvolgendo il nastro di decenni di musica popolare, dal twist al pop beatleasiano al rock fino a oggi, abbiamo il risultato non tanto di una rivalutazione, quanto di una vera e propria valutazione fuori dal tempo. La sua musica è davvero leggera, nel bene e anche nel male. Leggi il seguito di questo post »
A partire dal 7 gennaio 2009 la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha dovuto ridurre alla sola mattina la distribuzione di libri e riviste per mancanza di personale.
Questo perché, fino a tutto il 2008, tale servizio era assicurato dai volontari del servizio civile, che hanno terminato la loro attività.
Non troverete questa notizia sulla stampa, o nei telegiornali. Al momento in cui questa nota viene scritta soltanto un giornale (la cronaca romana de La Repubblica) sembra abbia ripreso la notizia.
Non ci sono appelli da sottoscrivere, o mail da inviare a ministri competenti, forum dove esprimere la propria indignazione.
Caro Franco,
ho finito di leggere Vento forte tra Lacedonia e Candela, partecipe della rabbia e della pietas leopardiana del tuo sguardo e colpito dal quadro socio-politico che ne emerge: assalto devastante al territorio, cemento selvaggio sulle campagne, demolizione del Belpaese, nessuna azione umana che ponga riparo a disastri naturali come quelli del terremoto, incuria quando non colpa e complicità degli amministratori, latitanza dello Stato, menefreghismo della popolazione, emigrazione e abbandono come unica soluzione, desolazione di chi resta. Leggi il seguito di questo post »
[Pubblico qui il capitolo primo del romanzo mai terminato INTRODUZIONE AI COMPORTAMENTI VILI (1999) di Giulio Mozzi. L'intero pdf è disponibile qui. Vi propongo una bella pagina di letteratura. Inoltre trovo interessante il discorso che il protagonista fa sui poeti maggiori e minori, nonché il discorso sulla felicità.f.s. ]
Ora Mario è solo nello scompartimento. I quattro spagnoli rumorosi (due spagnoli e due spagnole) sono scesi a Bologna, diretti a Rimini. Hanno scaricato bagagli enormi senza alcun rispetto, un borsone è piombato improvvisamente sulle gambe di Mario e non c’è stata una parola di scusa, neanche un gesto. Ora che è solo Mario tira fuori il cd-walkman dallo zaino, ci mette dentro On land di Brian Eno, infila gli auricolari e ricomincia a leggere il suo libro.
Un lungo viale di tigli accanto al Naviglio
-quando il Paesone non era un dormitorio-
profumava la primavera mentre passavi davanti la finestra
in attesa d’un cenno;
oggi solo una balaustra di metallo e odore di fogna,
d’hinterland e la Metropoli a due passi.
Sbocciano le torri dell’Innominato in quartieri
di plastica dove macchie verdi si seccano di calce:
si scavano resti di civiltà, una foto e poi ricoprire
di parcheggi e appartamenti vuoti.
Il professor Emilio prenderà una camera
in affitto “buongiorno
e buonasera” nel cigolio d’orgasmi a ore.
Se vai dall’architetto con le tre buste
e pesca quella giusta vinci il tuo appalto e lui ingrassa
sgasando il suo jeeppone e sbattendo sorrisi di vetro.
In quella piazza fanno il loro gioco:
abbassi gli occhi ma una stretta di mano non si nega
tu che cerchi un posto più forte del tuo verso.
I muratori pranzavano sulla rotonda all’ultimo sole
sognando una lampada
da tronista e ora il freddo un cicchino di Gazza.
-E’ arrivata la nebbia nei Borghi- dicevano
che non c’era più e non sai che regali fare per Natale,
come al povero Andrea che suo padre ogni anno
regala un cofanetto nuovo di Rino Gaetano.
Domani 9 gennaio, dalle ore 15, sintonizzatevi su Radio 3 per sentire a Fahrenheit la presentazione del libro del giorno: Autoreverse del redattore de lapoesiaelospirito Francesco Forlani.
Proponiamo per l’occasione una recensione del libro uscita di recente.
Pavese e l’hotel dei destini incrociati
di Francesco De Core
Piccole storie individuali risucchiate nell’alveo mitico della vicenda dello scrittore
Ventisette agosto 1950. Cesare Pavese chiude il libro della vita in una stanza dell’albergo Roma, la 313, a Torino. Uccidendosi con i barbiturici. Nulla di cruento, tutto studiato. La morte arriva, cercata, voluta: l’ultimo demone si sfilaccia in poche frasi, in versi disperati. Leggi il seguito di questo post »
Da oltre dieci anni un’esperienza di riconciliazione fra 500 persone che hanno avuto un lutto nel conflitto mediorientale
IL CASO. Il no alla violenza di «Parents Circle», gruppo che unisce genitori delle due fazioni accomunati dall’aver perso in guerra una persona cara
DI GIORGIO BERNARDELLI
Le prime immagini televisive di una guerra sono sempre le macerie. Case, tetti, vetri, strade: tutti ridotti in mille pezzi dalle esplosioni. Ci sono però anche macerie più nascoste, che difficilmente arriviamo a vedere. Sono quelle di chi con fatica, anche nel cuore di un conflitto, non ha mai smesso di costruire ponti di riconciliazione. E ora – sotto il fuoco degli F16 israeliani come dei razzi palestinesi – vede anche tutto questo andare in frantumi.
Come vivono queste ore terribili di guerra a Gaza tutte quelle associazioni che hanno fatto dell’incontro tra israeliani e palestinesi la loro ragione di vita? Una testimonianza molto significativa ci giunge dal Parents Circle, il gruppo che da oltre dieci anni vede insieme genitori israeliani e palestinesi accomunati dal fatto di aver perso in questo conflitto un proprio caro. Si incontrano, provano a capire ciascuno il dolore e dell’altro e a dare una testimonianza forte: «Se noi, che abbiamo pagato il prezzo più alto, riusciamo a parlarci – dicono con una semplicità disarmante – perché in Israele e in Palestina non dovrebbero riuscirci anche tutti gli altri?». Leggi il seguito di questo post »
«Battete in piazza il calpestio delle rivolte! In alto, catena di teste superbe! Con la piena d’ un nuovo diluvio laveremo le città dei mondi … »
(Vladimir Vladimirovič Majakovskij )
«Ciò che rende terribile questo mondo è che mettiamo la stessa passione nel cercare di essere felici e nell’impedire che gli altri lo siano»
(Antoine de Rivarol)
1. L’ultimo sparo (ovvero la Terra vista dalla Luna)
Individuare nella narrativa italiana e, in particolare, in quei romanzi che possono essere considerati significativi riguardo all’argomento, non foss’altro che per la loro successiva trasformazione in opere cinematografiche (quale condizione esemplare per tutti gli altri può essere considerata quella di Caro Michele di Natalia Ginzburg che, pubblicato nel 1973, diventa un film diretto da Mario Monicelli nel 1976), evidenziando in essi i rapporti tra vita quotidiana, immaginario collettivo e vicende legate al terrorismo, appare un’impresa oltremodo interessante anche se di certo difficile per l’eccessiva vicinanza dei fatti in essi narrati. In questo caso, è particolarmente significativa la capacità di cogliere tali aspetti attraverso la narrazione e la messinscena teatrale presenti in Corpo di stato di Marco Baliani (Milano, Rizzoli, 2003) che, pur partendo da un canovaccio drammatico corredato però di musiche e foto d’epoca, diventa poi l’analisi descrittiva di alcune vicende (certamente pubbliche ma poi mescolate a quelle più private) di quegli anni.
Fra i suoni che mi ricordano l’infanzia c’è anche quello della parola Buchenwald. La leggevo tutte le mattine su una targa di marmo, prima di entrare in classe. Ho frequentato le elementari in una scuola che portava il nome di Mafalda di Savoia, principessa d’Assia: era crepata proprio lì, a Buchenwald. Quando entrai in quell’istituto, il fatto che fosse intitolato a una principessa mi apparve subito come qualcosa di cui vantarmi. Per un sistema di vasi comunicanti, per una specie di magia simpatica, ciò conferiva anche a me un che di regale, in fondo. Una spanna sopra le amiche di famiglia, che andavano in scuole intitolate a eroi del Risorgimento o a sante bambine o a pedagoghe malvestite. Leggi il seguito di questo post »
Marco Cassini, Diario di un editore inCorreggibile, Laterza, 2008 – pagg. 116 – Euro 9,50.
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La storia della Minimum Fax. Detta in due parole, o in una espressione sintetica, sembra cosa da poco. Ci sta una vita intera dietro, invece. Un’esistenza di chi studia giurisprudenza e poi pensa di fare qualcosa d’altro. Di concreto, di tattile, da toccare con il cuore soprattutto. Dopo l’officina Einaudi di Pavese, Calvino e Vittorini, ma soprattutto Pavese, in Italia non è stato più registrato dal senso comune una attività editoriale così fresca, indipendente.
Così Marco Cassini ci parla di Minimum Fax. Nasce da un fax, all’inizio. Fu un fax. Anzi una rivista da inviare attraverso il fax. Una pagine secca, una pagina contenuta in un formato A4. Da quell’invio arriva una serie differenziata e volente di richieste. Segno che quella trovata solitaria ha funzionato. Segno che anche nell’editoria c’è bisogno di un fremito nascosto che vibri all’imbrunire. Per attirare e stupire un poco. Per sembrare anche un poco di più diversi dagli altri. Leggi il seguito di questo post »
Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice. Tra le molte testimonianze, pubblico questo appello del parroco cattolico di Gaza City, che mi sembra non abbia bisogno di miei commenti:.
“Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. A voi, capi politici e militari israeliani, chiediamo di considerare che insieme ai ‘miliziani’ di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d’Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”.
P. Manauel Musallam, parroco a Gaza – Dicembre 29, 2008.
Pubblicato da robertorossitesta su gennaio 7, 2009
“Che cosa ti ha portato qui?” mi chiese il primo che incontrai nella mia nuova vita. Domanda di rito, alla quale con pazienza diedi la risposta di rito. Risposta che poi con pazienza ho dato e ridato chissà quante volte, anche perché qui non c’è molto altro da fare. Leggi il seguito di questo post »
[Pubblico qui due poesie in anticipazione di Tiziano Fratus che credo siano oggi come non mai attuali. FK]
PICTA I
[58193 e 4142]
interpretare cifre dici per penetrare qualcosa che non è mai penetrato a fondo nella tua vita
dici che qua la gente non conosce
si occupa di schemi delle partite di basket
di come risparmiare sul tragitto per andare al lavoro
di come pagare il mutuo della casa nuova a tre piani
di votare contro l’aborto e l’unione in matrimonio degli omosessuali
di portare i figli a disneyland e alla fiera annuale
di mettere la mano sul petto ogni volta che in televisione c’è un accenno di inno nazionale Leggi il seguito di questo post »
Fabrizio Centofanti La sedia a rotelle del Re Vita di don Mario Torregrossa
Il piazzale del cimitero era circondato da portici rinascimentali di raffinata eleganza. La bara in ghisa con la salma di don Mario fu issata sulla tomba dei parroci romani. Gli operai avevano tute blu e gesti sbrigativi. Quando don Fabrizio disse che voleva fare una preghiera, sbuffarono e si fecero di lato. Tirava un vento freddo, che ghiacciava le lacrime. Il testo recitato era quello del rito al sepolcro, ma il sacerdote volle aggiungere che don Mario sarebbe sopravvissuto a quella fossa; uno come lui non poteva andarsene per sempre. Poi fece cenno agli uomini dalle tute blu, che ripresero l’ opera. Legarono la cassa e, non senza difficoltà, la calarono nell’apertura. La bara sparì alla vista e le persone cominciarono a rivolgersi le une alle altre, con sorrisi mesti, abbracci e parole di conforto. Don Mario non c’era più, neanche sotto forma di salma. Si apriva un’altra epoca, piena d’interrogativi e d’incertezze. Il freddo era il segno di un’incombente era glaciale o di un’alba nuova che si profilava all’orizzonte con la discrezione delle cose vere?]
Chiedo scusa per la mia assenza, che si protrarrà nel tempo, ma questo evento ha rivoluzionato la mia vita.
Ringrazio tutti quelli che mi sono stati e mi sono vicini.
ORE 23.00.
Yesser era stufo di studiare. Nella tiepida notte mediorientale mille aromi: profumo di fiori, di primavera, di vita. Tutto invogliava a uscire, a camminare fischiettando e ringraziando Allah per la sua grande e illuminata presenza. C’era gente per strada. Non si udiva sparare nel cuore di Gerusalemme; la paura poteva essere accantonata, almeno per quella sera. Yesser decise di raggiungere il bar e cercare qualche amico. Leggi il seguito di questo post »
I fili che legano chi è in costante ricerca sono tanto insondabili quanto tenaci. Qualche giorno fa ricevo, in forma di augurio, versi che si imprimono nella mente e nel cuore per la loro severa bellezza e che ripropongono con urgenza l’interrogativo “Sentinella, quanto resta della notte?”. Giungono come un invito esplicito a vigilare e riaccendono una domanda che in realtà ronza in testa da tempo, esattamente da quando l’emergenza si è fatta cifra del viver quotidiano, nella dimensione individuale così come in quella collettiva. Due giorni dopo, Fabrizio Centofanti pubblica su La poesia e lo spirito l’articolo di Ugo Mattei, apparso su “Il manifesto” del 2 dicembre 2008, I guardiani del mercato in nome dell’impresa. Beni a perdere. L’interrogativo si ripropone in altra forma e per un altro ambito dell’esistenza. La domanda, stavolta, riguarda anche l’affidabilità delle “sentinelle”. Il segnale è ora chiaro: non posso sottrarmi alla ricerca e comincio a sfogliare le tre edizioni della Bibbia che ho tra i miei scaffali. Sono precisamente la Bibbia di Gerusalemme, con una presentazione di Gianfranco Ravasi, una Bibel in tedesco a cura della Deutsche Bibelgesellschaft – e che comunque prende le mosse dalla traduzione di Lutero – e la Bibbia in lingua corrente nella traduzione interconfessionale; il brano in questione è Isaia, 21, 11-12: Leggi il seguito di questo post »
Né qui né altrove / Una notte a Bari – Gianrico Carofiglio – Editori Laterza 2008 – pagg. 159 – Troppo pochi euro per tanta storia.
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di Alberto Pezzini
Gianrico Carofiglio sa scrivere. E bene. Diciamo che in Italia è divenuto quello che Scott Turow – con Presunto Innocente – è stato negli Stati Uniti. Un narratore della realtà processuale dentro la realtà vera e propria. I due universi sembrano lontani, quello del processo e quello della realtà. Sono due mondi effettivamente distinti. Ma che poi finiscono per intrecciarsi. Con la teoria del testimone inconsapevole – secondo cui una persona che mente mentre testimonia non lo fa consapevolmente se segue un proprio inconscio sistema visivo interiore capace di deformare la realtà – ha creato la figura del legal thriller italiano. Che non può mai non essere autobiografico, peraltro. Leggi il seguito di questo post »