Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Hans Raimund, Fuggiasco… ma con amore, a cura di Luisa Varesano, MobyDick, 2008.
Hans Raimund, classe 1945, è uomo di poche parole. Schivo, ma non ruvido, timido ma affatto timoroso.
Raffinata cultura cittadina e silvana schiettezza in raro equilibrio. Instabile, direbbe forse lui. Instabile ma tenace.
Lo sguardo, dietro gli occhialetti ellittici, è come in agguato, vivido, immobile, ma di un’immobilità che è il contrario dell’inerzia. Tu, entrato nel suo cerchio d’attenzione, fai fatica a coglierne i pensieri, a studiarne le impressioni, ma percepisci un’intensità di presenza, cogli le orecchie tese (canine più che feline) del suo interesse. Leggi il seguito di questo post »
[Pubblichiamo il quinto capitolo di un libro in fieri, che reca come sottotitolo 'Il soggetto ornitorinco' che sarebbe un soggetto semiotico molteplice e complesso sul modello dell'ibrido zoologico che è un mammifero oviparo, uccello e insieme pesce. Tutto ciò per delineare l'ipotesi di una processualità creativa, collettiva e connettiva di inter-extra-testualità in campo letterario analoga al campo del sapere scientifico-matematico, in cui i singoli agenti operano come se fossero un soggetto multiplo e non individuale. Questo richiama la 'metafora narrante' del paesaggio mediterraneo che è, infatti, una stratificata configurazione auto-etero-organizzantesi. Una pluralità identitaria chiusa e aperta di trasformazioni storicamente dinamiche e mai immutabili.]
di Antonino Contiliano
In questa sperimentazione del soggetto collettivo, protagonista e agente organizzatore del fare poesia con più testi interi o frammenti di poeti diversi (una la mano o di più singolarità poetiche), l’identità plurale o collettiva è la sua immagine “gleichnisworte” (parola che incarna la somiglianza con la cosa, parola figurata). Non è fuori luogo paragonare il farsi della sua identità a un paesaggio. Quasi come una “metafora narrativa” che racconta il configurarsi della nuova identità mentre viene percepita e ‘raccolta’ quale unità-molteplicità alla stregua dell’identità del paesaggio mediterraneo (il paesaggio mediterraneo descritto da F. Braudel). Leggi il seguito di questo post »
C’è una cosa che succede a chi pubblica libri. È una cosa strisciante che ha drammaticamente cambiato l’editoria. Questa cosa si chiama mancanza di coraggio. Spesso capita che arrivi un autore debuttante o uno più navigato, e che si senta dire, “bello questo lavoro, però…” Non è una protesta contro gli editor, quella che state per leggere, ma solo un modo per riaffermare come un’opera, se a un editore piace, a volte può subire interventi strutturali minimi, per poter esprimere al meglio se stessa ma non può essere la regola “aggiustare” libri che così perdono la propria originalità. Leggi il seguito di questo post »
Fa uno strano effetto celebrare i cinquant’anni di John McEnroe. Non perché la sua figura appartenga a un reame distante da quelli che bazzico d’abitudine; non solo lo spazio mentale che riservo al tennis è in tutti i sensi commisurabile a quello dedicato a letteratura e dintorni, ma penso sul serio che spetti a McEnroe un posto non minore fra i massimi genî del secondo Novecento. Un genio non è altro che un uomo il quale sposi il suo talento a una disciplina, rivoluzionandone dall’interno la tradizione. Genio è chi fonda un paragone per i tempi a venire. Geniale Kubrick, per esempio, non in quanto egli sia stato superiore a Resnais, Antonioni o Tarkovskij: ma perché ogni suo film ha rivoluzionato un genere di narrazione per immagini, spostando i termini di quanto sia lecito attendersene. Leggi il seguito di questo post »
Ancora una volta gli ultimi stupri di donne hanno riportato in primo piano, paradossalmente, invece del principio dell’inviolabilità del corpo e della mente delle donne, la questione della nazionalità dello stupratore. Di nuovo si pensa che la violenza sulle donne arrivi quasi esclusivamente con lo straniero, specialmente con il romeno, certamente meno «perbene» di quanto non sia lo stupratore italiano.
Ma urge una riflessione più ampia, prima di finire nelle solite semplificazioni che finora non hanno portato altro che dibattiti e provvedimenti emergenziali, raramente soluzioni concrete che possano invertire la tendenza a considerare la donna, quando non oggetto, comunque soggetto di diritti inferiori.
Perché il periodico «allarme stupri» è soltanto una parte di un più esteso «allarme sicurezza» a cui assistiamo da qualche anno nel Belpaese. Un «allarme sicurezza» che poi sembra giustificare spedizioni punitive e giustizia «fai da te» ma anche l’approvazione di misure restrittive della libertà delle persone in nome della libertà delle persone. Leggi il seguito di questo post »
Se tu fossi in alto ora leggero come un grumo di polvere, saliresti nel cielo altissimo e vedresti una pianura sterminata sotto di te, ordinata in scacchiere di campi e boschi. Noteresti una cittadina nella nebbia e scenderesti come un proiettile verso una villetta appena fuori mano.
La vedresti disposta su due piani con un piccolo giardino delimitato da una cancellata bianca. La porta di ingresso, che si raggiunge percorrendo un piccolo vialetto in pietra, dà sul salone living, arredato con gusto moderno. Sempre al primo piano ci sono la cucina abitabile, grande e calda, e due studi, sopra il bagno e le camere da letto. In una di queste camere ci dormo io, che son Mercurio, e nell’altra i miei genitori, Alba e Paolo. Leggi il seguito di questo post »
Due costellazioni ha la vita:
la salute e l’amore. Il resto
è inutile rumore.
I
Stamattina ho pianto tanto.
Mi sono svegliata verso le tre.
Ho passeggiato nel corridoio come
un fantasma. Prima mi piacevano
questi risvegli notturni, queste
attese e preparazioni all’alba.
Adesso, invece, preferisco le ore
serali. Ieri notte mi sono addormentata
verso le dieci e mezza. Ero stanca.
No, non mi affaticano le visite.
Anzi, mi fanno molto piacere.
Mi tengono su e non mi fanno pensare.
E’ quando sono sola che mi sento
affranta. Con la signora a fianco
abbiamo riempito la camera di lacrime. Leggi il seguito di questo post »
Ernesto Ferrero: “Rhemes o della felicità” – Liaison 2008 – pagg. 52 – euro 12,00
Questo libro nasce come la rielaborazione ampliata del capitolo Nos jours passent comme l’ombre inserito ne I migliori anni della nostra vita edito da Feltrinelli nel 2005.
Racconta dei “ritiri” che Giulio Einaudi organizzava in questa valle aspra della Val d’Aosta. Ancora oggi trascurata dalla massa più feroce dello sci di massa. Trattasi infatti di zona ancora ritirata su sé stessa, avara di espansione umana ma ricchissima di un fascino antico, finalmente ancora montano. Leggi il seguito di questo post »
L’opera prima del giovanissimo Fabio D’Aprile (è nato a Conversano nel 1983) è un testo di poesia in prosa che aspira alla natura compiuta di poemetto. In esso, come in ogni opera che vuole presentarsi con un giro di boa compiuto, le parole si inseguono con rapidità e con sospetto. Parole sanguinose, sintagmi dolorosi che consumano l’arco di una notte e che mettono in conflitto feroce un’Anima con tutta la serie dei suoi possibili interlocutori: la Sibilla, il Nome, la Madre – altrettante figurazioni esterne che servono a costituire il panorama interiore della voce narrante, a dargli cioè la possibilità di palesarsi come soggettività che si rimette in gioco e si espone al gioco dei rimpianti e delle recriminazioni. Tutta giocata all’interno di una “notte oscura”, eterna come lo è sempre l’approssimarsi della dimensione del mistico alla sua verifica spirituale, il personaggio che così si confessa, che parla e affabula forsennatamente di sé e del suo orizzonte di destino si proietta alla ricerca di una soluzione alla sua impossibilità di esistere. La sua ultima chance, allora, si giocherà a livello di parola e di sogno, di grido rabbioso e di riflessione accorata sul destino comune: Leggi il seguito di questo post »
Tu che leggi, anche tu lo sai che le cose sono molto cambiate. Non una catastrofe eclatante, uno tsunami o un undici settembre. E’ la realtà che è cambiata, lentissimamente, impercettibilmente, ci siamo svegliati un giorno e il mondo era senza futuro, senza suono, senza sogni. Solo una smania comune, di gridare (per sentirsi prima che farsi sentire), di essere pubblici (per vedersi prima che farsi vedere): “una civiltà morente che butta semi con furia, come per un mandato primordiale. E tutti a scoprirsi addosso dei talenti, tutti a voler lasciare un segno. Diari, confessioni, prove tecniche di fine del mondo: fioriture tardive, che l’inverno stava già per bruciare” (così scrive Silvia Tebaldi, e così può scrivere solo chi ha vero talento nelle vene).
Tu che leggi, sai anche che tutto questo è in cammino da molto tempo: un declino umano più che una folgorante apocalisse, ma anch’esso ha avuto i suoi profeti. “Non mettere l’insetto in copertina, scrive Kafka all’editore della Metamorfosi: nessuno mostri l’insetto, neanche da lontano. Lo sa benissimo Kafka, il perchè. Lui sta scavando il pozzo di Babele. E dalla morte di Gregor Samsa, rappresentante di tessuti, la letteratura si è riempita d’insetti. Leggi il seguito di questo post »
Un resort con tutte le comodità, dove nessuno lavora o maneggia denaro. Architetture neopalladiane, niente traffico, inquinamento, conflitto sociale, devianza. Sanità assicurata, istruzione senza fatica, sicurezza totale, efficienza; programmazione, sorveglianza: e controllo capillare. L’isola di Utopia? In un certo senso, sì. È “il Villaggio”, il nonluogo distopico della celebre serie televisiva britannica The Prisoner (ITV 1967-68, interprete principale Patrick McGoohan) (1), i cui ospiti, però, non sono turisti, ma “prigionieri”, deportati in quanto funzionari, ex-agenti segreti, impiegati in possesso di quella merce senza la quale nessun potere può davvero funzionare: la merce-informazione. Informazioni che essi devono dimenticare di conoscere o che devono assolutamente riferire all’Organizzazione. Uno di essi, classificato come tutti gli altri con un numero, il numero sei, sceglie di non rivelare il motivo per cui si è dimesso dal suo incarico (agente dell’intelligence? alto funzionario?), scelta che gli è costata la deportazione nel Villaggio (#1: “Arrival”).
Pubblicato da lambertibocconi su febbraio 17, 2009
Ebbene, dopo avere ospitato tanti poeti e prima di ospitarne ancora di più, è la mia volta ai Giovedì di Turro. La sala underground più tosta di Milano apre le porte a Madame Gatto Sciolto, insieme alle chitarre dei Noise from Underground. Mi presenta Francesca Genti. Più di così non posso dire. Vi aspettiamo.
Soffiarono gli dei la solitudine
fuori dal mare: vennero le sabbie
lunghe distese, crebbero le spiagge -
così gli inverni ebbero vertigine.
Se passi dove il mare si allontana,
l’alfa e l’omega ti vorrei lasciare;
vorrei che ti potessero bastare
inizio e fine di persona strana, Leggi il seguito di questo post »
Mercoledì 18 febbraio alle ore 21, presso lo Spazio Tadini di via Jommelli 24, a Milano, Mauro Ferrari e Luigi Metropoli presentano Situazione temporanea (Puntoacapo editrice) di Marco Saya. Letture di Cristina Lauro e Marco Saya. Musiche di accompagnamento di Marco Saya (chitarra), Roberto Del Piano (basso), Upali Gunasekara (batteria).Leggi il seguito di questo post »
Vi sono occasioni della vita e non sono tanto rare nelle quali è importante riascoltare il Bardo, e specialmente l’enunciazione di questa scelta, che tutti tocca e che tutti turba:
Invincibili.
Così ci credevamo.
E siamo stati delusi,
massacrati dal nostro io confuso
tra sentieri di gioia e albe ingrate.
Così, così si defilarono i giorni
nell’attesa vana, irrisolta
di un bene estremo
per condurci altrove .
Ma era la fine,
il buio rappreso
di una stantia gloria
lievitata nell’anima
con radici di superbia
e inconcludenti fiori
già recisi .
Invincibili,
ci credevamo capaci
di risolvere enigmi
con segni,
geroglifici mobili al pensiero,
non decifrabili certo
in questa vita .
…………
Pubblicato da robertorossitesta su febbraio 17, 2009
Per anni aveva fantasticato sul Dio di Sergio Quinzio, dotato contro il male di un’unica arma, tanto potente e terribile da procrastinarne indefinitamente l’uso.
Poi, un giorno, ricordò quello che gli diceva suo nonno, veterano di due conflitti mondiali, a proposito di certi patrioti irriducibili che, a mano a mano che la guerra si mostrava con sempre maggiore chiarezza perduta, fantasticavano di un’arma segreta che ne avrebbe rovesciato le sorti in un sol colpo. Leggi il seguito di questo post »