Turritani:un paradigma dell’isolitudine
Pubblicato da linnioaccorroni su marzo 18, 2009

Giovanni Cossu, Turritania, Lavieri, 2008, pag.76, euro 8,50.
Si parta dalla copertina, dalla sua icastica figuralità, geniale come accade alle cose più semplici e nette: un tratto di penna che profila un lembo di terra compreso fra due golfi ed un promontorio nella parte nord occidentale della Sardegna. Lì vivono i turritani, genìa di lunatici ed inselvatichiti, fedeli al proprio passato mitico e all’orgoglio tribale: una comunità che non conosce la differenza fra scherzo ed offesa, che s’affida, con uguale accanimento, alla levitas della battuta salace quanto alla gravitas della violenza fisica. I turritani, cioè un paradigma di quanta feroce eccentricità vi sia in ogni vita recitata sul palcoscenico angusto dell’isolitudine. Un libro fatto di scarti continui e di sorprese che partono fin dall’epigrafe, quando la citazione dal Vittorini di ‘Sardegna come un’infanzia’ si salda magistralmente con l’incipit vero e proprio di un racconto strano ed intricato capace di precipitarci in un microcosmo folle e stralunato, che rimanda tanto a Celati quanto alla novellistica rinascimentale. La vicenda è pure esile e ruota attorno ad una specie di rito di passaggio che si reitera in questa terra arcaica e straniante: affibbiare ad un turritano un soprannome( Titto Tauro, Gio’condo, Me Lasso, Ottantasette) non è semplice mot d’esprit, ma prefigurazione di un destino che non concede appelli o ripensamenti. Il racconto sdipana così una, due, tre storie e, sul più bello, s’interrompe inopinatamente a mezzo di un capitolo, a mezzo di una frase, a mezzo di una parola. È la riedizione di un topos narrativo, quello del manoscritto ritrovato che qui si sposa ad altri luoghi prediletti dell’affabulazione narrativa per antonomasia: la prigione, la traduzione, lo scrittore anonimo, il cantore cieco. Dopo questa digressione si torna poi alla storia, ad un finale tanto truculento quanto inatteso. Ma ciò che davvero impedisce di abbandonare prima della fine questa cronaca di turritania, è soprattutto lo sfolgorìo di una lingua preziosa ed inusitata, espressionistica e musicale, spezzata da incisi che si allargano per echi e riflessi concentrici come per una pietra gettata in acqua: una lingua che non consente una lettura cursoria o distratta, che aderisce perfettamente, come una stoffa originale e lussuosa, alla bizzosa eccentricità dei personaggi che narra.














natàlia castaldi detto
Caro Giovanni, scappo in ufficio… ma troverò il tempo di leggere questo pezzo e tornare a lasciarti il mio pensiero. sai quanto apprezzo ciò che scrivi, sia in versi che in prosa, e “turritani” è tra i miei libri più cari.
tra isole ci si incontra sempre … un bacio.
teqnofobico detto
una lettura perfetta per un libello che fa dell’errare un’errabonda esattezza
dege detto
Un libro dallo stile raro e prezioso,
profuma di dante, gadda, pizzuto
e cibo inesauribile alla mente, nettare degli dei.