La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 105

Pubblicato da robertorossitesta su marzo 31, 2009

Quand’era giovane Erre si divertiva spesso a punzecchiare una collega, come si diceva allora “cristiana di base, impegnata a sinistra e attiva nel sociale”.
Quando le chiese che cosa pensasse della transustanziazione, la collega s’infuriò particolarmente, dandogli del provocatore e dichiarando trattarsi di uno dei tanti retaggi di epoche “arcaiche e stregonesche”.

Allo scoppiare del fattaccio di Chernobyl la collega, seguendo le direttive del suo naturopata, sottopose se stessa e i propri familiari ad impacchi di argilla e pipì, e non si fece scrupolo di riferirne a Erre con aria furbetta. Erre allora ghignando le propose di lasciare certe pratiche “arcaiche e stregonesche” a chi credeva nella transustanziazione, e formulò l’ipotesi che la fede nell’assurdo viene fuori di botto quando si tratta, qui e ora, di salvar la pellaccia. Manco a dirlo, la collega spedì Erre “a quel paese”; capitava sovente, e sempre Erre aderiva all’invito con entusiasmo, poiché “a quel paese” lui era di casa, e si trovava bene.
(Tanto bene che, anni dopo ancora, quando lesse “La contrada nascosta” di Gibrān, non ci mise che venti minuti a tradurla: anche lui, si capisce nella sua modestia, se l’era portata dentro per tutta la vita, e scodellarla fu questione di un attimo.)

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