La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per marzo 2009

Grotteschi e Arabeschi

Pubblicato da adezeno su marzo 22, 2009

Vitaliano Trevisan, Grotteschi e Arabeschi, pp.100, € 14, Einaudi, Stile Libero

Un balzo a ritroso che attraversa due secoli, l’incontro con un maestro-mostro, il contatto implosivo fra poetiche distanziate da mezzo abisso che tuttavia vogliono spingersi oltre i propri confini per fagocitarsi a vicenda in una fusione oscura, tesa, febbricitante. Trevisan che rivisita Poe, oppure Poe che raggiunge (si fa raggiungere) da un collega lontano mille-miglia-luce nello spazio e nel tempo? Ha senso porsi interrogativi sulla natura di un big bang narrativo come quello che gioca ad autoalimentarsi in questo nuovo mirabolante Grotteschi e Arabeschi? Leggi il seguito di questo post »

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Il lamento di Bloom: è un Nobel per idioti

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 22, 2009

bloom

di Alessandra Farkas

New York – «Un anno fa sono caduto, spezzandomi tutte le vertebre della schiena. I dottori mi avevano dato per morto, ma eccomi qua». Gli occhi chiaro-cangiante di Harold Bloom sono pieni di tristezza mista a pudore mentre cerca di giustificare quel bastone, ormai inseparabile, cui s’aggrappa per sostenere il peso degli anni e le angherie di un fisico che non vuol saperne di rincorrere i ritmi ancora frenetici della sua straordinaria mente. Leggi il seguito di questo post »

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Elogio del tatto (con divagazioni su Almodovar)

Pubblicato da lapoesiaelospirito su marzo 22, 2009

di Marina Torossi Tevini

I sensi nella società dei consumi

Mi sembra che il tatto sia di gran lunga il senso più trascurato da questa società che pure ai sensi fa ampiamente appello. Ma quali sensi? La vista è indubbiamente privilegiata. L’uomo della società dei consumi è un uomo educato a gustare la vita attraverso gli occhi. Deve vedere per poter desiderare, e la società ha tutto l’interesse a far nascere in lui bisogni insoddisfatti. E insoddisfatto è in effetti mentre se ne sta davanti alla televisione guardando donne bellissime che non saranno mai sue, case splendide che non possederà mai, oggetti (automobili cibi beni superflui) che potrà, con qualche sforzo, avere e che, entrati nella sua vita, forse non gli daranno la soddisfazione che quelle immagini accattivanti gli avevano suggerito. Leggi il seguito di questo post »

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Photoshoperò 16 Piero Gobetti

Pubblicato da fforlani su marzo 21, 2009

da qui

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Creative writing? (Annotazioni sulle scuole di scrittura creativa)

Pubblicato da alfiosquillaci su marzo 21, 2009

di Alfio Squillaci

Quando leggiamo che lo scrittore Raymond Carver si dedicò per un certo periodo della propria vita – tra esperienze molto americane di lavori precari in portinerie e lavori porta a porta – ad insegnare in scuole di creative writing (scrittura creativa) , cosa dobbiamo pensare? Sappiamo che Carver fu un grande estimatore di Anton Cechov, che in qualche modo assunse nella propria arte e nello strumento letterario prescelto – il racconto più o meno breve – lo “sguardo”, le atmosfere, il tono, il colore, l’ispirazione del grande scrittore russo, ciò che in un solo termine e in seguito venne chiamato “minimalismo”. E ci chiediamo: Carver insegnava tutto ciò nelle sue lezioni di “creative writing”? Insegnava cioè come “spontaneamente” e per un atto di pura mimesi in genere si apprende l’arte dello scrivere? E la domanda che ci poniamo diventa pertanto questa: si può apprendere e/o insegnare l’arte della scrittura “creativa”?

Gli americani fanno bene ad aggiungere quell’aggettivo qualificativo, “creative”, perché di manuali di scrittura, commerciale ad esempio, sono piene le edicole delle stazioni. E tuttavia gli americani, che della “scienza” dell’how do it (“come farlo” o manualistica) sono degli entusiasti propagatori planetari, non hanno arretrato davanti all’ipotesi della trasmissibilità non solo di una tecnica, ma di un’arte. Certo, loro potrebbero controbattere che dal punto di vista dei codici retorici sia la scrittura commerciale che quella creativa esibiscono proprie specificità, anch’esse codificabili tuttavia, dunque sottoponibili a didassi, una volta che ne “isoli” i codici. E per tale ragione, qualsiasi arte si risolve in una tecnica. Leggi il seguito di questo post »

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Che cosa scriveva Carver prima di essere Carver

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 21, 2009

di Alessandro Baricco

Esce in Italia, da Einaudi, nella traduzione di Riccardo Duranti, un libro che viene da lontano, che ha una storia affascinante, e che per 27 anni, inutilmente, l’establishment letterario mondiale ha cercato di far dimenticare. Tutti sapevano che c’era, ma pochi l’avevano letto. Nessuno poteva pubblicarlo. A suo modo, un libro proibito. Si intitola Principianti (euro 19,pgg.VIII-294). A scriverlo è stato Raymond Carver, alla fine degli anni Settanta, quando non era nessuno: diciassette racconti in parte già pubblicati su riviste, in parte inediti. Finì nelle mani di un editor di Knopf, un editor non qualunque, una specie di genio dell’editing: si chiamava (si chiama tuttora) Gordon Lish. Il testo di Carver gli sembrò eccezionale. Non si limitò a decidere di pubblicarlo: lo prese e ci lavorò duro. Ne uscì un libro molto diverso, con centinaia di correzioni e il 50 per cento di pagine in meno. In questa versione fu pubblicato nel 1981col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. L’esito fu clamoroso. A tutt’oggi quel libro è considerato una pietra miliare della letteratura di fine secolo: il minimalismo letterario nasce lì, e lo fa con una violenza e un fascino che non hanno risparmiato quasi nessuno. Va sottolineato che il lavoro di Lish non è riassumibile semplicemente in un accurato e ipertrofico lavoro di pulizia: le sue correzioni, oltre a tagliare, costruivano uno stile, aggiungevano frasi, cambiavano i finali, modificavano i personaggi. Benché le storie e l’approccio iniziale fossero genuinamente carveriane, lui portò in quel libro una genialità, una radicalità e un’audacia che gli varrebbero quasi lo statuto di co-autore. Per questo il caso di quel libro è pressoché unico, e infinitamente curioso: sarebbe come scoprire che Moby Dick, prima dell’intervento di un editor, era lungo la metà, non era un racconto in soggettiva da Ishmael e non prevedeva nessuna enciclopedia sui cetacei. Alla fine la balena perdeva. Sono colpi… Leggi il seguito di questo post »

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La prima poesia della notte

Pubblicato da francoarminio su marzo 21, 2009

Ieri sera fu più facile scrivere e pensarti.

Adesso, nel fuoco dell’insonnia, provo

a fare gli scalini per arrivare

a bagnarmi nella luce

del giorno che dovrà venire.

È chiaro, la prima poesia della notte

non ha ancora un tema preciso.

Il figlio di un anno fa la tosse

ed io muovo la culla con un piede

per aiutarlo a dormire.

Scrivere è meglio che pensare, sembra

che il tempo non passi invano,

ma mentre scrivo

penso agli occhi gonfi che avrò domani:

devi sapere che non guardo mai i miei occhi

da vicino, ho paura di vedervi il sangue

e il tempo che fugge col suo bottino.

Ora il figlio più grande, vivo neppure

da tre anni, chiama sua madre nel sonno,

chiama e piange.

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“Lettura poetica” dell’opera n.3:”L’intrinseco moto del giardino” di Marinella Galletti

Pubblicato da francesco sasso su marzo 21, 2009

adamo_ed_eva_di_durer
Adamo ed Eva 1504
Albrecht Durer
incisione

(clicca sull’immagine per ingrandirla)

“Lettura poetica” dell’opera n.3: “L’intrinseco moto del giardino

di Marinella Galletti

Segni e linee sottili danno forma al paradiso, mondo che respira, sensibile e visivo, complementare in tutte le sue parti. Luogo in cui Adamo ed Eva, estensioni umane della bellezza della natura in avanscoperta, apprendono le leggi dell’armonia. Qualche istante prima del peccato, così che s’infrangano tra i rami, l’incanto e l’eternità dell’insieme nevralgico del paradiso terrestre.

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Il dire – di Franz Krauspenhaar

Pubblicato da krauspenhaar su marzo 20, 2009

il-dire

Sono divenuto insopportabile.
Devo coprire con le mie parole ogni suono,
ogni rumore, ronzio, scoppio. Ogni ora.
Falcio i minuti con le mie parole. Prato all’inglese
raso a zero, come la testa rapata d’un tifoso,
come un nazista spinto dall’alcol a fare male.
Parlo, e parlo. Ne scrivo pure, di quello che dico,
ne faccio professione, di fede, di speranza.
E senza carità. Non ho pietà di chi ascolta
e vorrebbe il silenzio, di chi ha dei pieni e vorrebbe
dei nulla, tondi, arditi, coraggiosi. Dei nulla vuoti
davvero, senza ciancie e architetture e trombe
e secchi di parole e spiegazioni e moti dell’anima. Leggi il seguito di questo post »

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La mia idea di Dio

Pubblicato da sergiogarufi su marzo 20, 2009

dio-michelangelo
di Adriano Sofri

Sbaglierebbe chi ritenesse l’idea che Dio sia costruito da noi umani, a nostra immagine e somiglianza, infantile, facilona e tantomeno deresponsabilizzante. Al contrario. L’idea che mi faccio di Dio la dice lunga, che me ne renda conto o no, su chi sono io. Io, per esempio, non credo in Dio, ma il Dio in cui non credo non è fesso come quello in cui non crede Piergiorgio Odifreddi. Leggi il seguito di questo post »

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Barry Callaghan, Re delle bettole

Pubblicato da robertoplevano su marzo 20, 2009

redellebettolecallaghan1

Barry Callaghan,
Re delle bettole,
trad. Carla Pezzini Plevano,
Cosmo Iannone Editore 2008.

«All’inizio di quel round Ernest perse la concentrazione; mi venne incontro troppo in fretta, col sinistro abbassato, e ricevette un pugno sulla bocca. Il suo labbro cominciò a sanguinare.
Era accaduto spesso. Non avrebbe dovuto significare nulla per lui. Non aveva forse scherzato con il barista Jimmy sul fatto che mi riteneva sempre suo amico mentre ero capace di fargli sanguinare il labbro? Con la coda dell’occhio aveva forse visto l’espressione spaventata sul volto di Scott. Oppure il sapore del sangue in bocca l’aveva forse indotto a voler combattere con più violenza. Fece un affondo, sferrando colpi più avventatamente. Mentre gli giravo intorno, continuavo a colpire la sua bocca sanguinante. Dovevo dimenticarmi di Scott, perché il gioco di Ernest era diventato più pesante, i suoi pugni erano più violenti del solito. Leggi il seguito di questo post »

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Acasadidio a Milano

Pubblicato da francesco sasso su marzo 20, 2009

Domenica 22 marzo, alle ore 10.30, al Punto Pero, in via Sempione 70, a Pero (Milano), nell’ambito della rassegna “Aperitivi letterari – Incontri con gli autori” promossa dall’Assessorato alla Cultura e dalla Biblioteca Comunale, Giorgio Morale presenta il suo nuovo romanzo Acasadidio (Manni 2008).

Martedì 24 marzo, alle ore 18, l’autore sarà presso la libreria Feltrinelli di via Manzoni 12, a Milano. Intervengono Gabriella Fuschini e Giovanni Giovannetti. Letture di Mattia Camisa Morale e Maria Cascone. Alla fisarmonica Beno Fignon.

Collegamenti:

“Acasadidio” di Giorgio Morale. Recensione di Francesco Sasso [La poesia e lo spirito]

La struttura ambigua del comando. Recensione di Alfio Siracusano [Il sottoscritto]

Estratti da Acasadidio su Nazione indiana

Estratti da Acasadidio su La dimora del tempo sospeso

f.s.

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«Viole(n)t Red», di Laura Costantini e Loredana Falcone

Pubblicato da Gaja Cenciarelli su marzo 20, 2009

violent-reddi Gaja Cenciarelli

Se fossi un ufficio stampa e dovessi lanciare questo libro metterei in evidenza che a dar vita a un noir dalle tinte così fosche e dalle immagini così crude sono due donne che scrivono insieme da più di trent’anni. E la loro è una scrittura che procede decisamente per immagini, una scrittura che potrebbe senza dubbio essere usata come sceneggiatura. Alcuni passaggi di Viole(n)t Red evocano sequenze de Il silenzio degli innocenti, Basic Instinct, e anche Vestito per uccidere – celeberrimo film di Brian de Palma. Lungi dall’essere un pout pourri confusionario, il noir di Laura Costantini e Loredana Falcone mostra la struttura solidissima di un impianto classico che esalta la chiarezza senza nulla togliere al mistero. La scelta della storia si rivela vincente: attorno all’intreccio ruota una serie di personaggi di cui, all’inizio, emerge solo la punta dell’iceberg di una vita di tragedie, speranze, desideri e paure. E che, man mano che si prosegue, acquistano uno spessore sempre maggiore, coinvolgendo il lettore fino all’ultima pagina.
Perché quando pensi di aver capito tutto, Costantini e Falcone – e vorrei sottolineare che questo è il loro primo noir – riescono a sorprenderti. Leggi il seguito di questo post »

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Le riviste letterarie e la critica ai tempi del Web

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 19, 2009

libreria

Qui

 

(fonte immagine)

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Vivalascuola. Seminario sull’intercultura

Pubblicato da giorgiomorale su marzo 19, 2009

Vuoti di cittadinanza. Nuovi soggetti e nuove cittadinanze

Seminario di Fratelli dellUomo: per insegnanti, studenti, rappresentanti di comunità ed istituzioni, cittadini di tutte le culture

6 Aprile 2009, Sala delle Colonne della Banca Popolare di Milano, Via San Paolo, 12, Milano – MM San Babila, Orario: 9.00 – 18.30, Partecipazione gratuita Leggi il seguito di questo post »

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Una storia come tante

Pubblicato da lapoesiaelospirito su marzo 19, 2009

di Pasquale Giannino

Tonino era trafelato. Con la voce tremula si rivolse al giovane carabiniere: “Devo parlare al maresciallo… è accaduto qualcosa di molto grave!”.
“Si calmi e lo dica a me… il maresciallo è occupato.”
“No, per favore… ho bisogno di parlare con lui.”
Tonino era un uomo di mezza età. Gestiva un’edicola in piazza. Viveva in una villetta a schiera, poco distante, con la moglie e la madre.
“Cosa c’è Tonino? Calmati ed entra” disse il maresciallo che aveva udito le frasi concitate del giornalaio, affacciandosi dal suo ufficio con l’immancabile sigaro in bocca. Era un uomo tarchiato e dai modi sbrigativi. Si diceva che quando acciuffava qualche delinquente non molto disponibile a collaborare, fosse avvezzo a utilizzare il sigaro acceso per fargli cambiare idea. Leggi il seguito di questo post »

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19 marzo

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 19, 2009

amstetten

La festa del padre cade in un momento singolare, quest’anno. E’ giusto, forse, che la ricorrenza coincida con le udienze del padre-nonno-marito situato al di là di ogni confine di ruolo e natura. E’ bene sia chiaro che c’è un senso nella diversità delle carezze e dei baci, nell’uso variamente finalizzato delle membra del corpo. Nel perché di un’azione, in ciò che la rende umana. Il Leviatano avanza, con la faccia nascosta dai libri mastri dell’ambiguità. Basterebbe fermarsi, ascoltare. Ma, come scriveva Calvino, “non c’è più nessuno che ascolti nessuno. Solo la notte ascolta se stessa”. (Un re in ascolto, in Sotto il sole giaguaro).

 

(fonte immagine)

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E SE ALLA SUA ETÀ…

Pubblicato da chiaradaino su marzo 19, 2009

no-hands-clock

La giovinezza, una novità.

Nessuno ne parlava vent’anni fa.
Coco Chanel

Non capisco.

Il clamore per “Il curioso caso di Benjamin Button”. Al di là che buonanima di Scott Fitzgerald – ora – lega il suo nome anche a quello di Brad Pitt, dopo l’omaggio (?) di Luciano Ligabue [autore de La neve se ne frega, Feltrinelli, 2004. E qui chiudo. La parentesi e ogni commento in merito]. Al di là del risultato cinematografico – e del mio personale salvare solo il Capitano Mike Clark – non capisco. Leggi il seguito di questo post »

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Don Peppino è vivo

Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 18, 2009

da qui

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Troncamento (“nessun” straniero)

Pubblicato da Fausto Raso su marzo 18, 2009

Due parole due sul troncamento perché abbiamo notato che non tutti lo usano correttamente, vale a dire non seguono le norme che lo regolano. Il troncamento, dunque, è la caduta di una vocale non accentata o dell’intera sillaba di una parola davanti a un’altra che cominci sia con una vocale sia con una consonante: un(o) amico sincero; un buon(o) cuore. Attenzione, però, e qui è il “punto”: la consonante iniziale della parola non deve essere una “s impura”, “x”, “z” o formata con i digrammi “gn”, “pn”, “ps”. Non possiamo scrivere (o dire), per esempio, “un” zaino; “nessun” straniero; “un” psicologo ecc. Per poter fare il troncamento è inoltre necessario che la parola da “accorciare” non sia monosillabica e non sia – come già visto – accentata sull’ultima sillaba e che davanti alla vocale finale che si vuole eliminare sia presente una delle seguenti consonanti: “l”, “m”, “n”, “r”. Cosa importantissima: la parola troncata non si apostrofa e non si accenta mai [a parte qualche eccezione tra cui: piè (piede); mo’ (modo); po’ (poco) ]. Un’ultima annotazione. Scrivendo, cadiamo molto spesso nell’errore di confondere il troncamento con l’elisione (apostrofo) e di mettere per tanto un apostrofo di troppo. Non è raro, infatti, incontrare un “qual’ è” in luogo della forma corretta “qual è” (senza apostrofo) anche presso buoni giornalisti e scrittori. Una regola empirica ci viene in aiuto: se la parola che intendiamo elidere o troncare può star bene, senza la vocale finale, anche davanti a parola che inizia per consonante vuol dire che si può troncare.

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