
Teatro Manhattan – Roma
Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 5, 2009
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Pubblicato da giovanniag su marzo 5, 2009
Vado a scuola. Faccio le medie. Alla mattina mi alzo sempre verso le 8.00. Da casa mia si vedono le montagne ed il mare. E’ per questo che mi sento sempre un ragazzo a metà. Un po’ di terra ed un po’ di mare.Adesso siamo in inverno. Perciò quando esco da casa trovo sempre una mantella di gelo che imbianca le piante. Per uscire dal luogo in cui vivo si deve percorrere un lungo viale. Io lo faccio sempre a piedi perché mi piace guardare l’erba e gli alberi. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da sergiogarufi su marzo 5, 2009
di Vittorio Zucconi
Il cane che rincorse le stelle avrebbe di molto preferito continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca, se avesse potuto decidere lei, ma Laika non era un cane qualsiasi. Era un soldato, una bandiera, un latrato di battaglia, un monumento che l’Urss voleva costruire a se stessa con il materiale della Guerra fredda, con i motori, i missili, le ambizioni e, soprattutto, con le bugie della propaganda. Laika, la bastardina arruolata dagli accalappiacani di Kruscev nei vicoli di Mosca per essere la prima creatura vivente spedita in orbita, non morì la morte indolore nello spazio dopo una settimana di orbite, che la propaganda ci aveva raccontato allora, ma una morte orrenda e struggente, inscatolata nel minuscolo Sputnik, poche ore dopo il lancio. Il suo cuore di cane fu schiantato dal panico e dalla solitudine incomprensibile. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da giovanniag su marzo 4, 2009
Testo e filmato di Giovanni Agnoloni
(da Alibionline.it, dove, qui e qui, sono disponibili anche altri filmati, reperibili pure su Youtube)
Andare in Masuria d’inverno per molti può essere un controsenso. È la regione polacca dei laghi, del kayak, della vela. Un paradiso di boschi e specchi d’acqua, che chiama l’estate e i suoi colori.
Ma gli scenari che offre sotto Natale sono un’altra cosa.
Ruciane-Nida è un paese, anzi l’unione di due paesi, Ruciane e Nida, appunto. Divisi da un tratto di strada di due chilometri, collegano virtualmente due laghi, per cui si può dire che questa comunità sia sospesa tra cielo e acqua. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Emanuele Kraushaar su marzo 4, 2009

Sono giorni che sto tappato in casa a studiare un testo sacro che mi è stato consigliato dal mio nuovo amico Raniero. Lui dice di aver capito tutto o quasi. Riguardo a tutto o quasi. Credo abbia detto proprio una cosa del genere. Ma non ricordo bene, perché sono passati molti giorni. Comunque non è facile andare avanti. Ogni tanto spengo la luce, chiudo gli occhi e mi sento scomparire nel buio.
Ieri mi è sembrato di sentire la voce di Raniero che diceva: “Cerca di trovare la spina dorsale del libro”.
Non so se sia il caso di fermarsi e mollare.
Ma forse è da quando ho iniziato a studiare questo libro immenso che ho mollato tutto e mi sono fermato.
A volte mi scordo di mangiare, di dormire, perdo quasi la cognizione del tempo e del mio corpo.
Telefono a Raniero per chiedergli un consiglio.
“È in settimana bianca con gli amici” mi dice la moglie con la voce tremante. Ma poi in lontananza sento dire: “Ti ho detto mille volte di staccare il telefono”.
Allora attacco e decido di andare da lui.
Quando apro la porta del mio studio, vedo mia moglie con la cornetta in mano, rannicchiata in un angolo, che mi fissa spaventata.
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Pubblicato da giorgiomorale su marzo 4, 2009

Illustrazione di Arianna Papini da
Collodi Carlo, “Le avventure di Pinocchio”, Fatatrac, Firenze, 2002
Il gallonzio
“Il male viene sempre per nuocere, solo chi nuoce pensa serva a qualcosa”
da: Il burattino e Mangiafuoco
“C’era una volta un re… che mangiava per tre…
e morto un re se ne fa un altro… ma speriamo in una indigestione.”
da: Dialoghi di Pinocchio sull’anarchia
La Fata Turchina, buonanima, mi trovò un impiego presso il re dei citrulli. Questi citrulli sono chiamati anche abitanti delle Citrullia. Tutte persone molto a modo, che parlano uno per volta. A conti fatti significa che nell’arco della loro vita parlano all’incirca una volta o due. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da paolocacciolati su marzo 4, 2009

E’ un posto pieno di cartelli, avvisi, richiami, declamazioni, con il fine di eccitare l’attenzione del visitatore sulle meraviglie esposte. Ma, attenzione: il cartello non è mai volgare, banale, o di cattivo gusto.
Altri usano linguaggi kitsch, da spot commerciale, cose tipo “le seduzioni del palato”. Invece qui si parla di alti cibi, di cultura enogastronomica, di consumo consapevole.
Eppure, tra tutti i cartelli del posto, quello dominante, esposto dappertutto, è di tono completamente diverso. CHI RUBA E’ UN LADRO E NOI LO DENUNCIAMO. QUESTO LOCALE E’ VIDEOPROTETTO. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da lapoesiaelospirito su marzo 3, 2009
Da Frammenti
Salsedine
Non temo il pianto
in un velo di ruvida salsedine
tra ciglia e cime annodate
d’un marinaio senza stelle.
Nelle vele rigonfie
d’una infruttuosa giornata di pesca
coltivo le parole
degli spasmi e delle spire
d’un polipo sbattuto
fresco di mare e nervatura caparbia
in un morso di vita.
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Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 3, 2009

E’ grasso, dà un’impressione d’unto, una faccia che ricade su se stessa, occhi infilati in pieghe da ippopotamo. Quando ho saputo che va dicendo in giro che non do soldi a nessuno (mi spremono peggio di un limone) e che don Mario era più bravo, ho pensato di rompergli il muso, ma non sarebbe stato cristiano. Mi sono detto che dovrei guardarlo da un’altra prospettiva, capire le motivazioni, scendere nel dettaglio di una vita. Ho ricordato la sigaretta di don Mario, la sala all’aperto della Nuova Capricciosa, il risotto alla pescatora e il fritto di pesce con le patatine; le parole calme, che mostravano l’altra faccia del mondo, quella che nessuno vede mai. Da quando il mio amico se n’è andato, si è scatenata la bagarre di quelli in cerca di un incarico; così io, oltre al dolore, devo portare il peso dell’arrivismo di gente che mi assedia. Faccio fatica a distinguere la malizia dal candore, il cinismo dal rispetto. Perciò ho deciso di ripartire dal poco: la gioia rarefatta del caffè dell’una e mezzo, la sfumatura di un richiamo, il giornalaio che mi sorride la mattina. La vita eterna è un dettaglio di cui si torna a notare l’esistenza. Ho avuto un angelo, al mio fianco: un po’ alla volta, sentirò ancora il suo frullare d’ali, la scia di vento, l’eco della voce inconfondibile.
(versione audio )
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Pubblicato da massimomaugeri su marzo 3, 2009
In quali circostanze potresti uccidere qualcuno?
Conosci qualcuno che sarebbe disposto ad uccidere pur di realizzare i propri sogni?
Due domande che emergono dalla lettura dell’ottima commedia noir di Francesco Costa “Presto ti sveglierai” (Salani, euro 13, pag. 222) ambientata a Napoli.
Un giorno come un altro, Stefano “sparisce”. La moglie Laura, un’insegnante quarantenne, lo cerca disperatamente. Le viene detto che la camorra lo tiene in ostaggio e che se vorrà salvarlo dovrà uccidere Roger Morris, avvocato americano a Napoli, ultimando un “lavoro” che avrebbe dovuto compiere il marito. Questa è l’idea-forza del romanzo. Ne discutiamo con l’autore.
- Come definirebbe, in breve, questo suo nuovo libro?
Si tratta di una black comedy ambientata nel caos della Napoli di oggi, fra camorristi ed emergenza rifiuti, e cortei contro i nomadi, in cui boccheggia una certa Laura, insegnante di storia dell’arte, nella quale si può identificare chiunque di noi abbia ancora un po’ di sale in zucca e tremi all’idea che l’intero paese vada allo sbando.
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Pubblicato in: Interviste, Recensioni | Contrassegnato da tag: francesco costa, preso ti sveglierai, salani | 6 Commenti »
Pubblicato da robertorossitesta su marzo 3, 2009
Un padre passava le ore seduto accanto al letto della figlia all’ospedale. La figlia, lì da molti mesi, sembrava morta, e sarebbe morta del tutto se la scienza moderna non l’avesse trattenuta in un qualche limbo di vita.
L’uomo passava le ore spiando la figlia e lasciando vagare la mente. A volte cercava di leggere qualche rivista o qualche libro che gli portavano amici e parenti in visita. Un giorno si ritrovò fra le mani un Vangelo, lettura da lui non molto praticata in precedenza, e sfogliandolo s’imbatté in alcuni versetti verso la fine del capitolo 5 di Marco, sui quali si fermò di botto.
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Pubblicato da linnioaccorroni su marzo 3, 2009
di Renato Nicolini
Qualcosa tiene insieme le dimissioni di Settis e molti altri studiosi dal Consiglio Nazionale dei Beni Culturali; le spallucce con cui il ministro Bondi ha risposto; la soppressione della Darc/Parc (architettura, paesaggio e arte contemporanea) e la nomina di Mario Resca (presidente del Casinò di Campione, da cui non si è dimesso – come Umberto Broccoli, neo sopraintendente del Comune di Roma, resta giornalista Rai) a un’indefinita Direzione generale per la valorizzazione dei beni culturali; il viaggio dei Bronzi di Riace alla Maddalena per mostrarli ai «grandi della Terra»; lo spazio con cui La Repubblica ha lanciato la proposta di Alessandro Baricco di sopprimere i finanziamenti pubblici al teatro. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 2, 2009
di Amedeo Teti *
La crisi economica internazionale che stiamo attraversando – e che non non sappiamo quanto possa durare – lascerà pesanti strascichi ma sarà una lezione per molti.
Anche l’Italia è stata colpita dallo shock finanziario, ma in modo più lieve rispetto ad altri Paesi: non sono state prese le imponenti misure pubbliche di salvataggio per le banche e i risparmiatori, come è accaduto in altri Stati.
Gli istituti bancari italiani si sono dimostrati più solidi, le nostre esportazioni non sono diminuite, ma è soprattutto la particolare struttura dell’economia italiana, fondata su basi industriali e contadine, che potrà permetterci di venir fuori dalla crisi. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da giorgiomorale su marzo 2, 2009

A iscrizioni chiuse, una bocciatura del modello del maestro unico: sei famiglie su dieci hanno scelto l’orario scolastico delle 30 ore, mentre il 34% chiede le 40 ore. Analizzando le iscrizioni per l’anno scolastico 2009/2010 di un campione di circa 900 scuole rappresentative e distribuite su tutto il territorio nazionale risulta che il 3% ha scelto le 24 ore, il 7% le 27 ore, il 56% le 30 ore, il 34% le 40. E adesso?
Ci vuole tempo
di Donata Glori
Proviamo tutti per un attimo ad aprire la porta di un’aula. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da rmorresi su marzo 2, 2009

Stupro
C’è un poliziotto che è padre e predatore,
uno del quartiere, cresciuto tra fratelli
e con certi ideali.
Lo riconosci appena col distintivo argento e gli stivali,
in giro sul cavallo, una mano tocca la pistola.
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Pubblicato da francoarminio su marzo 1, 2009
intorno alla tua bocca
a un certo punto
arrivano le mie mani
la mia lingua i tuoi capelli
e vedo gli occhi
che si aprono in grandi sorrisi
luminosi
e l’anima che danza intorno
alle narici,
tutto quello che c’è sulla tua faccia
andrebbe mostrato
ai poveri di spirito,
le tue labbra da mostrare
a chi esce dai cinema
o dalle chiese
e anche a chi sta a casa
mezzo addormentato sui divani,
la tua faccia in cui compare
qualcosa che solleva la terra verso il cielo
qualcosa che abbassa il cielo
verso la terra.
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Pubblicato da fabrizio centofanti su marzo 1, 2009

Leggo su Repubblica che presto, in Italia, le convivenze supereranno i matrimoni: “Non è soltanto un fatto di costume: gli esperti spiegano che si tratta di una “strategia adattativa” in un mondo che non ama più i legami “eterni” – che richiedono lacrime e denaro per essere cancellati – e convive con precarietà, mobilità, incertezza sempre crescenti“. La notizia non mi sorprende, per le ragioni indicate dal giornale. Da tempo penso che l’espressione per sempre sia divenuta imbarazzante, antiquata. I rapporti si consumano rapidamente, nascono e muoiono come graziose farfalle o delicatissime rose, che, a detta di De André, vivono solo un giorno. Mi vengono in mente storie bruciate per un’incomprensione, un’incomunicabilità, un tradimento. Uomini e donne che hanno investito in sentimenti, progetti, e li hanno visti crollare sotto i colpi di una fuga o di un rifiuto. Depressioni e rivolte, rancori e vendette. Poi, sullo sfondo, prendono corpo le lotte sostenute per capirsi, ricostruire, perdonarsi. Ho davanti agli occhi i sorrisi ritrovati, quell’aria che sembra dire: incredibile, don, ce l’abbiamo fatta. Mi chiedo cosa ci separi, quali conti in sospeso aleggino sull’espressione passata di moda: per sempre. Affiora un’immagine: il Santo dei Santi del tempio d’Israele, impronunciabile, inaccessibile – se non al sommo sacerdote una volta l’anno -, accuratamente nascosto da un velo. Si dice che alla morte di Gesù quel velo si squarciasse, l’intoccabile e l’invisibile si potessero vedere, toccare. Che la paura fosse vinta, il vuoto colmato. Ripenso alle due parole bandite, e mi sembrano anch’esse, per un attimo, meno impronunciabili, meno sorpassate.
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Pubblicato da eziotarantino su marzo 1, 2009
Non ho visto nemmeno un minuto del Festival di San Remo. E non ne ho sentita alcuna canzone.
Ho letto che ad aver vinto è stato un certo Marco Carta, che non avevo mai sentito nominare prima. Mi sono documentato: così sono venuto a sapere che proviene dal programma televisivo di Mediaset “Amici” – di cui ha vinto la settima edizione - la cui ideatrice, anima e conduttrice, Maria De Filippi, è stata ospite sul palco del teatro Ariston, proprio la serata conclusiva del Festival. Affiancava un’altra icona-Mediaset, Paolo Bonolis (un po’ più bipartisan, lui, visti i trascorsi in Rai).
E’ stato facile per molti parlare di inciucio televisivo, di RaiSet, di prove tecniche di regime mediatico. Facile e vero.
Ma dal mio punto di vista trovo che l’esito del Festival costituisca (anche) il perfetto paradigma della Narrazione Televisiva Contemporanea (NTC).
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Pubblicato da francesco sasso su marzo 1, 2009

di Felice Muolo
Assomigliava a Robert Redford, l’attore americano. Biondo, capelli scarmigliati, aria simpatica, accattivante. Quando gli diedi dieci copie del mio primo romanzo per venderli a scopo di beneficenza, non trovò nessuna scusa per tirarsi indietro, contrariamente a tanti a cui rivolgevo la richiesta. Avevo pubblicato il libro a mie spese e versavo il ricavato delle cessioni a una associazione umanitaria, senza trattenere neanche il costo di stampa. A quell’epoca, me lo potevo permettere, avevo ancora un lavoro e guadagnavo profumatamente. Robert non si comportò come altri che mi offrivano la collaborazione entusiasti per poi restituirmi invenduti i libri. Un mesetto dopo l’andai a trovare in banca, dove lavorava, e mi consegnò senza tante cerimonie la somma di denaro che aveva riscosso. Quando, qualche tempo dopo, seppi che aveva sottratto una decina di miliardi di vecchie lire alla sua banca, rimasi di stucco. Leggi il seguito di questo post »
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