La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

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Wall paper

Pubblicato da fforlani su aprile 1, 2009

libri11

di Azra Nuhefendic

Appena si cominciò a stare meglio, gettammo via i vecchi mobili, di legno, fatti a mano e riempimmo I nostri piccoli appartamenti con armadi a mille ante, poltrone ingombranti che sembravano carri armati messi lì dentro prima che venissero tirate su le pareti delle stanze. Via i tappeti variopinti bosniaci. Era una questione di prestigio ricoprire il pavimento con una moquette monocolore, possibilmente. In tanti, me compresa, ci siamo trovati durante la guerra, a pagare ancora le rate per tutta quella roba moderna. C’era, però, un elemento costante nel nostro modo di fare, a prescindere dai tempi che correvano. I libri. Rimanevano un oggetto prezioso, sacro direi. Appartamento o casa, spesso era l’unica proprietà che avevamo avuto nel corso della nostra vita. Al punto che la gente si sovveniva dei libri persi, bruciati, rubati, e non delle case.
Radivoje Papic, per molti di noi un simbolo del giornalismo BiH, (Bosnia & Herzegovina), ci parlava della sua biblioteca privata. Nominava i titoli con voce tenera, ricordando come, dove e perché avesse acquistato il volume. Ne parlava come se si trattasse dei propri figli. Lo scrittore bosniaco Andrej Nikolaidis, cercò di rintracciare il suo tesoro, tremila libri. Li trovò gettati in una cantina, per metà allagata, insieme all’immondizia. Nel primo messaggio che sono risuscita a mandare ai miei da Belgrado a Sarajevo, li ho pregati, di non farsi scrupoli e, che se ve ne fosse stato bisogno, avrebbero potuto bruciare i libri per scaldarsi o cucinare. Dopo la guerra, nell’ appartamento distrutto l’unica cosa intatta erano i libri: un mucchio nel mezzo di cose bruciate. Papà, li aveva nascosti, portandoli, uno scatolone dopo l’altro, a casa di una amica, più sicura.

Niente in confronto ad Andrej Djerkovic, oggi noto artista, ma all’inizio della guerra ancora studente, di Sarajevo. Tra un bombardamento e l’altro, è riuscito a trasferire i libri dal Centro Culturale del SAD a Sarajevo, al quartiere Dobrinja, durante l’assedio. Il Centro Culturale Americano, con una ricca biblioteca, era stato abbandonato dai primi giorni dei bombardamenti. Andrej trasferì tutti i libri con un camion che aveva preso a noleggio. L’ impresa lo spinse a passare il viale dei cecchini, ben tre volte, e a casa sua, a 200 metri dalla linea del fronte, dove mise su una vera e propria biblioteca. ” Stentavo a crederci, ma le persone restituivano i libri dopo averli letti, non li bruciavano per riscaldarsi o cucinare, e venivano a riprenderseli nonostante i cecchini e i bombardamenti”, dice Andrej.

Un simbolo del nostro rapporto con i libri è un manoscritto antico, la Haggadah di Sarajevo. Nel 1992, durante un bombardamento particolarmente violento, un proiettile colpì l’albergo Holiday Inn, a Sarajevo, dove soggiornavano i giornalisti stranieri. Ci stava anche la reporter della BBC Kate Adie che quando intervistò un ufficiale serbo per chiedergli come mai avessero colpito l’albergo, l’ufficiale si scusò gentilmente, dicendo che era stato un errore. Il bersaglio era infatti il Museo Nazionale della BiH. Quel palazzo, ripetutamente bombardato e severamente danneggiato, custodiva tra altro, la Haggadah di Sarajevo. E’ un manoscritto illustrato, creato 600 anni fa a Barcellona, di valore stimato intorno ai 700 milioni di dollari. In realtà è un bene inestimabile.
L’Haggadah è il libro giudaico di cerimonie, una collezione delle storie bibliche, con le preghiere e i salmi che riguardano Pesah (Passover), la festa che celebra la liberazione degli ebrei dall’Egitto.
Nel mondo esistono tantissime haggade, più o meno preziose e conosciute. L’Haggadah di Sarajevo, la si considera al pari un gioiello della Corona. Si distingue per la bellezza delle sue immagini, per i colori arricchiti con l’oro e il rame, per il fantastico mondo degli animali rappresentati, ornamenti floreali e geometrici. La Haggadah di Sarajevo è inoltre assai singolare per il fatto che contenga immagini di persone nonostante la religione ebraica lo vietasse. Il manoscritto si distingue anche per alcuni concetti insoliti. In questo magnifico volume, del quattordicesimo secolo, la terra è rappresentata come rotonda. Ciò accadeva duecento anni prima che Giordano Bruno fosse condannato al rogo come sostenitore della stessa, eretica teoria. La straordinaria bellezza del manoscritto è resa ancora più affascinante dalla storia talmente insolita e avventurosa che l’ha accompagnata nel tempo, al punto da sembrare opera dell’immaginazione. La Haggadah di Sarajevo testimonia l’umanità di quelli che avevano avuto un contatto con questo libro, e la sua è la storia di tempi duri, certo ma anche di salvezza. L’autrice americana Geraldine Brooks (premio Pulitzer) fu ispirata della Haggadah di Sarajevo per il suo bestseller internazionale, “I custodi del libro”.

La Haggadah di Sarajevo fu composta a Barcellona, nel 1350 circa , commissionata probabilmente da una ricca famiglia ebraica. Dopo il Decreto di Alhambra, nel 1492, gli ebrei furono espulsi dalla Spagna. Tanti manoscritti in ebraico furono distrutti, ma la Haggadah di Sarajevo sopravvisse. Riapparse nell 1609, a Venezia. Il prete cattolico, Domenico Vistorini, la ispezionò e accertatosi che non contenesse eresie, scrisse sull’ ultima pagina: “Revisto per mi”. Nel 1894 la Haggadah ricompare a Sarajevo. Il Museo Nazionale della BiH la acquisì dalla famiglia di Josef Kohen. Con la custodia del manoscritto nei tesori sotterranei del museo, la straordinaria storia della Haggadah di Sarajevo, non finì lì. Dell’esistenza del prezioso libro fu messo al corrente l’Obersturmbannführer nazista, Johann Fortern. Si presentò nel 1942, al Museo Nazionale di Sarajevo, ordinando la consegna dello manoscritto. “Purtroppo prima di lei un altro ufficiale tedesco è già passato, portandosi via il libro. Non ho osato chiedere il suo nome”, con queste parole il direttore, bibliotecario Dervis Korkut, mentì al tedesco.

Dervis Korkut, era un erudito, musulmano, parlava una decina di lingue, apparteneva a una famiglia nota di intellettuali, ma soprattutto era un uomo coraggioso. Rischiò la vita mentendo al generale nazista. Il libro l’aveva portato in salvo lontano dal Museo a Sarajevo e l’aveva nascosto in un villaggio ai piedi del monte Bjelasnica, dove rimase durante tutta la Seconda Guerra Mondiale. Per Dervis Korkut quello non fu l’unico atto di coraggio. In casa nascondeva pure una ragazza ebrea, Mira Papo, i cui genitori erano stati uccisi, e che rifugiata in casa dei Korkut per sei mesi, riuscì a salvarsi. Il destino, generoso con l’antico manoscritto , non lo fu altrettanto con Dervis Korkut. Il bibliotecario, dopo la guerra, fu fatto prigioniero dai partigiani. Sua moglie Servet, disperata, andò a chiedere soccorso alla ragazza ebrea Mira, già sposata con un importante politico. Ma Mira, per usare le sue stesse parole “non ebbe il coraggio di Korkut”. Fallì nel tentativo di aiutare coloro che le avevano salvato la vita. Ammettere i propri errori talvolta richiede più forza, di un atto di coraggio. Prima di morire Mira scrisse una lettera – a testimonianza del fatto che Dervis e sua moglie Servet Korkut, avessero rischiato la propria vita, per salvarne altre. Furono così riconosciuti, dal Yad Vashem Holocaust Memoriale, a Gerusalemme, giusti tra i giusti.

La Haggadah di Sarajevo, è sopravvissuta a un’ altra guerra, in Bosnia dal 1992 al 1995. Questa volta a mettere il manoscritto al sicuro ci pensò il prof. Emir Imamovic, direttore del Museo Nazionale. Insieme ad un gruppo di poliziotti aveva prelevato il manoscritto dal museo, situato proprio sulla linea del fronte. Durante la guerra si era sparsa la voce che il governo di Sarajevo avesse venduto il manoscritto per acquistare le armi. Per verificare la fondatezza delle notizie, il senatore Americano Joe Liberman promette, nel 1995, di presentarsi a Sarajevo per la Passover, la Pasqua ebraica, “se la Haggadah di Sarajevo sarà sul tavolo”. I bombardamenti impedirono al senatore di farsi vedere in BiH, (Bosnia & Herzegovina) , ma il libro fu esposto al pubblico. In quella occasione
la TV americana, ABC, mandò in onda una trasmissione che fu vista da dodici milioni di spettatori. Eppure la straordinaria storia di Haggadah di Sarajevo continuò. Durante la guerra in Kosovo tra i profughi sfollati c’era anche Lamija Jaha, la figlia del bibliotecario Dervis Korkut. Lei e suo marito erano stati espulsi dalla casa a Pristine. Tra le poche cose che Lamija portava con sè, c’era il documento che dichiarava i suoi genitori giusti tra i giusti.

Nel campo profughi a Skopje, Lamija tirò fuori il certificato, che la aprì “tutte le porte”. Lei e il marito furono prelevati dal campo profughi e portati in Israele. Cinquant’anni erano trascorsi da quando la ragazza ebrea Mira Papo era stata salvata, e grazie a Israele la figlia dei Korkut trovò libertà e salvezza. Ad attendere Lamija c’era il figlio di Mira Papo, Davor (che negli anni settanta era emigrato in Isralele), e addirittura il presidente di Israele. Entrambi per rimediare all’ingiustizia , e riconoscere il coraggio dei genitori di Lamja. Dopo la guerra, la Haggadah di Sarajevo, fu finalmente esposta nell’ Museo Nazionale di Sarajevo, custodita in un box di massima sicurezza. Per Pesah del 2006 sono state stampate 613 copie (il numero simbolico corrisponde alle leggi ebraiche spiegate nell manoscritto sacro). Si tratta di un volume da collezionisti, dal valore stimato intorno ai 2000 Euro.

Con l’accordo di Dayton la BiH fu divisa lungo le linee etniche. Evocando l’Accordo, i rappresentanti dei serbi bosniaci hanno chiesto una parte dell’ Haggadah di Sarajevo. Non pretendevano che il libro fosse diviso in tre parti, ma che venisse esposto ogni tre anni in Banja Luka, la capitale della Repubblica Serpska, e anche a Mostar, la città a maggioranza croata.
“La Haggadah di Sarajevo deve rimanere dove si trova, al Museo Nazionale”, ha invece sentenziato il capo della comunità ebraica in BiH, Jakob Finci. E ha spiegato: “I Serbi e i Croati non hanno mostrato, durante la guerra, rispetto per i tesori degli altri. I serbi hanno distrutto a Banja Luka la medievale moschea Ferhadija, e i croati hanno fatto saltate in aria l’antico ponte di Mostar. Si trattava delle due principali opere del patrimonio architettonico bosniaco. La Haggadah di Sarajevo è la prova di una BiH, (Bosnia & Herzegovina) multietnica. E’ la testimonianza di come i tesori degli altri non furono distrutti”.

Da tali altezze divine, dai fatti di storia intrisi di valori universali, abbasso il mio sguardo e osservo quel mucchio di libri nel mezzo del mio piccolo appartamento bruciato. Commossa fino alle lacrime, e immensamente grata al destino, avevo trovato due volumi particolari: un libricino senza alcun valore, tranne il grande legame affettivo che avevo . Un libro di poesie dello scrittore serbo Miroslav Antic “Plavi Cuperak” e che tre generazioni della mia famiglia avevano letto.
Il secondo volume, il più costoso nella nostra modesta libreria, era “La Haggadah di Sarajevo”, una ristampa (1983) dell’ antico manoscritto. Quella scoperta mi rasserenò. Se quei due volumi erano sopravvissuti alle bombe, al rogo, al freddo e alla fame di chi vi stava intorno, questo voleva dire che anche per me ci sarebbe stato un futuro.

6 Risposte to “Wall paper”

  1. Giorgio detto

    Una bella pagina di giornalismo e di letteratura, mi ricorda Kis. Grazie.

  2. véronique vergé detto

    Leggo sempre i testi di Azra Nuhefendic con la stessa emozione. Si sente una voglia di conservare la memoria
    della sua cultura, la speranza, la parola.

    Mi tocca molto.

  3. furlen detto

    http://www.nazioneindiana.com/?s=azra+nuhefendic

    qui è possibile leggere altro – ero tentato di scrivere racconti ma in realtà si tratta di altro, di molto altro, e vale.
    effeffe

  4. Viola detto

    Mi ricorda l’installazione fatta proprio alla Biblioteca Nazionale di Sarajevo da Kounellis (qui: http://viomarelli.splinder.com/post/14296934/Jannis+Kounellis%2C+pittore).., veramente un ottimo pezzo, V.

  5. sparz detto

    bellissimo, Francesco, grazie assai a te e ad Azra, che sa commuovere.

  6. livio detto

    Questo e altri testi di Azra sono stati raccolti nel libro Le stelle che stanno giu’. Ne consiglio la lettura a tutti coloro che hanno apprezzato questa pagina.

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