La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica



Obama e la colpa metafisica

Posted by lapoesiaelospirito on April 19, 2009

di Daniele Muriano

Obama assolve la CIA per le torture ai prigionieri nelle zone di guerra al terrorismo – suolo americano compreso – donne e uomini svegliati bruscamente nel cuore della notte più e più volte, fino all’alba, come ai tempi del Reich, messi con la testa sott’acqua, al freddo, a rabbrividire fino alla morte, o quasi – non è chiaro quanti di questi “prigionieri di guerra” siano morti a tutti gli effetti e non soltanto nella loro dignità, in seguito agli “interrogatori”.
Stiamo parlando, non dimentichiamolo, degli Stati Uniti, che storicamente hanno praticato il terrorismo indisciplinatamente – contro tutte le norme internazionali – e sono stati condannati dal Tribunale internazionale, per intenderci lo stesso a cui Milosevic dovette rispondere dei suoi crimini, ma allora, per quella storia del Nicaragua, negli anni ‘80, quando fecero decine di migliaia di morti con operazioni militari e paramilitari a sostegno, come accadeva in quel periodo, del proprio candidato nello staterello sudamericano di turno, gli Stati Uniti rigettarono la sentenza, per poi rifiutare e insabbiare con un veto la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Cioè l’accusato si auto-assolse.
“El Salvador ne è un esempio drammatico. Gli anni ottanta si aprirono con l’assassinio di un arcivescovo e terminarono con l’uccisione di sei importanti intellettuali gesuiti. Così l’esercito americano sconfisse la teologia della liberazione.
Un aspetto interessante della nostra comunità intellettuale è che nessuno ne sa niente. Se forze appoggiate dai russi, armate dai russi, addestrate dai russi avessero assassinato in Cecoslovacchia sei intellettuali di spicco e un arcivescovo, lo avremmo saputo. Avremmo conosciuto i loro nomi e letto i loro libri. Potete fare, però, un piccolo esperimento: scoprite, tra le persone istruite che conoscete, quanti conoscono almeno i nomi di quegli intellettuali gesuiti, importanti intellettuali latinoamericani uccisi da forze speciali armate e addestrate da noi [statunintensi], o dell’arcivescovo, o delle altre settantamila vittime, che per la maggior parte, come al solito, erano contadini. ” Si legge in Dopo l’11 settembre. Potere e terrore di Noam Chomsky, ma anche in rete con un po’ di pazienza e ricerca. Sono fatti ovvi, e l’ovvietà sta nel fatto che sono documentati. Entrano cioè nella Storia, allo stesso modo dei fatti dell’11 settembre, così come la recessione che stiamo vivendo, così come le atrocità del ‘900, anche se, naturalmente, pure in questi campi minati della Storia si presentano puntuali i “negazionisti”.
Ricordare non è demonizzare, ricordare i milioni di morti vietnamiti insieme naturalmente ai militari americani (di cui le stime, i nomi, la ritualità nazionale commemora e incide sulla pietra soltanto i secondi). Ricordare i morti di fame in India, a milioni, sotto l’imperialismo britannico che ben conosciamo ma che seppelliamo a mo’ di “storia vecchia”.
Ricordare i 151.000 morti civili in Iraq (indagine OMS, di un anno fa) quindi centinaia di migliaia di donne e uomini, come noi, che andavano al mercato, dal parrucchiere, a scuola e un ordigno oppure un proiettile li ha strappati al quotidiano, ai loro cari. Ricordare i 2974 morti l’11 settembre. E che i morti hanno pari dignità, tra oriente e occidente.

Tornando al presente, la nuova politica di Obama, con le inedite aperture verso Cuba, verso oriente (vedi Turchia, Iran) e i rapporti morbidi, di dialogo anche con l’Europa segna un punto di svolta e, si spera, di non ritorno.
Ma per “affrontare un capitolo buio e doloroso”, come dichiara Obama oggi, non è possibile passare sopra le atrocità, anche commesse da ”coloro che hanno fatto il loro dovere in buona fede basandosi sui consigli legali del dipartimento della Giustizia”, cioè che hanno massacrato, torturato, leso i Diritti dell’Uomo nella maniera più intollerabile per un paese che vuole “esportare la democrazia”.
Posso capire l’indulgenza verso gli ultimi, i soldati, i carcerieri che hanno pedissequamente (ma è tutto da vedere) portato a termine degli ordini. (In primo luogo, indulgenza non significa assoluzione generale e sconclusionata, che viene oggi invocata).
Ma se anche fosse, che l’ultima ruota del carro, o del carrarmato, venisse sollevata dalle proprie colpe giuridiche e politiche, i capi dell’esercito invece, i dirigenti CIA, i decisori che hanno reso possibile quel «terrorismo» e quelle lesioni di ordine psichico e fisico nei confronti, anche, di innocenti, perché mai dovrebbero ricevere l’assoluzione? Perché i gerarchi di ogni guerra e di ogni crimine internazionale (eccetto le superpotenze occidentali) hanno pagato di fronte ai tribunali internazionali, come lo stesso Saddam Hussein, e questi signori, questi massacratori devono essere assolti in nome di uno smemorante mutamento della politica statunitense? Sempre se ho capito bene, se abbiamo capito bene…
Karl Jaspers in “La questione della colpa. Sulla reponsabilità politica della Germania”, distingue quattro elaborazioni intellettuali della colpa: c’è un senso giuridicico di intenderla, ovvero come trasgressione della legge di uno stato; c’è poi una determinazione politica della colpa, perché ognuno ha una infinitesima ma cruciale parte di reponsabilità per le scelte del proprio governo; c’è una colpa morale, di fronte al tribunale della propria coscienza; c’è infine una colpa metafisica, da parte di chi non si oppone alle ingiustizie e alle malvagità di cui è a conoscenza, al di là degli ordini e delle regole che ci siano per vincolarlo a non intervenire.

Ebbene da quali di queste colpe e da quali reponsabilità Barack Obama libera se stesso, il suo popolo e i presidenti che lo hanno preceduto? Quali di queste deve essere insabbiata, asfaltata per procedere verso il nuovo “cammino di speranza”? Si può davvero fondare una svolta politica sull’immunità per le torture commesse, sull’impunità per la lesione dei più fondamentali Diritti dell’Uomo?

10 Responses to “Obama e la colpa metafisica”

  1. sparz said

    bellissimo pezzo di Daniele, che aggiunge giusto qualche dettaglio alla fisionomia di quella che viene talvolta, e non ironicamente, definita la maggiore democrazia del mondo. Il “cammino di speranza” è oscuro e poco visibile ancora, speriamo che non si limiti a qualche flash.

  2. Credo che l’ammissione di colpa dello stato americano da parte di un suo presidente sia già rivoluzionaria. La giustizia potrebbe fare ora la sua parte.
    Di tortura nei paesi “occidentali”, sempre pronti a puntare il dito verso l’oriente, e di gravi responsabilità degli ambienti non solo militari aveva parlato un libro pubblicato in Italia l’anno scorso dalle edizioni Socrates “Una questione di tortura” di Alfred W. McCoy, un libro inchiesta dello storico americano sulle forme di tortura “studiate” e applicate negli ultimi cinquant’anni. Questi metodi di tortura, scrive, sono stati affinati con l’apporto più o meno consapevole delle maggiori università americane e canadesi. Dopo l’11 settembre 2001 la tortura psicologica come “deprivazione sensoriale” e “dolore autoinflitto” è diventata l’arma principale della CIA nella guerra al terrorismo.

  3. Daniele Muriano said

    Scusate mi accorgo solo ora della pubblicazione del pezzo. Ti ringrazio Sparz, in effetti sono rimasto molto deluso leggendo sui giornali venerdì del fatto. E l’energia retorica che a volte si mangia le parole dovevo dirigerla da qualche parte. Deluso perchè ci sarebbe stata davvero la possibilità di uno spostamento radicale: la condanna ha questo effetto nei grandi cambiamenti degli assetti, nelle rivoluzioni, perchè come rivoluzione si presentava (o almeno molti credevamo che fosse) la vittoria di un nero, e poi uno come Obama. Non che dovessero cadere le teste, ma liquidare quella zona d’ombra-istituzionale silenziosa micidiale, anche con le parole, e non parole smemoranti come quelle che sono state dette…
    Grazie Piera per il suggerimento e l’arricchimento.

    Saluti a tutti

  4. [...] aprile 2009 pubblicato anche qui: Ibridamenti e qui: La poesia e lo [...]

  5. macondo said

    Il Presidente Obama, succeduto al Presidente Bush e in contrasto di punti di vista con lui, ha potuto esprimere la sua disapprovazione nei confronti delle torture dei prigionieri ad opera della Cia, ma non avrebbe mai potuto chiedere di processare e condannare gli agenti torturatori, perché sa che questi non hanno obbedito alla volontà particolarmente sadica o sanguinaria o “deviata” di qualche loro capo, ma hanno agito per conto e su istanza del loro Stato. E un capo di Stato non può punire coloro che lavorano per conto e su istanza del loro Stato (questa è una prassi universale, la si è vista all’opera anche qui da noi, e in anni recenti). Insomma, in questi casi è lo Stato fuorilegge, per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani, ma allo stesso tempo è dentro la legge perché l’unica violenza legittima è quella dello Stato.

  6. Daniele Muriano said

    Hai ragione Macondo, ma in parte. Naturalmente non è solo mia opinione ma anche quella delle organizzazioni per i diritti umani. Quel memorandum è nato dalle disposizioni di una persona, Jay Baybee, ministro della giustizia alla Casa Bianca, che in un particolare caso, quello cioè di Abu Zubaydah – responsabile dei campi di addestramento di Al Qaeda in Afganistan-, lui, cioè Baybee, indirizzò a John Rizzo, allora avvocato e rappresentante della CIA presso la Casa Bianca. Da lì viene l’autorizzazione alle torture, peraltro già praticate e nei medesimi “tecnicismi” descritti nel memo, frutto di esperienza e studi del corpo e della resistenza ai traumi (come ci ricorda Piera, nel commento precedente) retaggio storico della CIA. Si tratta quindi dell’autorizzazione a ledere i diritti umani contro ogni regolamento, sul suolo degli Stati Uniti, dunque non ancora in Afganistan, e poi in Iraq, dove in effetti la tortura è diventata sevizia. Ci sono insomma dei responsabili, non tanto ai bassi livelli (forse), ma in cima. E il discorso che fai è valido, con un certo grado di astrazione, teoricamente, ma se andiamo incontro alla realtà, lì c’è qualcuno che ha violato ogni convenzione, tutto quel che si poteva violare. Roba da inquisizione, uomini tenuti su un piano inclinato con la testa sott’acqua, oppure a tremare come epilettici al freddo, bombardati con il suono, lanciati a rimbalzare contro i muri…

  7. macondo said

    @ Daniele,
    oggi il telegiornale ha dato ampio risalto alla notizia che Obama è andato nella sede della Cia a rassicurare e a portare l’appoggio dello Stato ai “dipendenti”.
    C.d.d. si direbbe in matematica.

  8. obomo said

    Ebbene, da quali di queste colpe e da quali responsabilità Barack Obama libera se stesso, il suo popolo e i presidenti che lo hanno preceduto?

    a parte questa, a mio parere, piccola imprecisione e lo stile che mi sembra un po’ frettoloso.
    mi spiego: io non riuscirei a parlare male delle scelte politiche e delle celie e delle celate dietro cui si velano le ipocrisie truculente dell’america, non solo perché penso al popolo di non poca merda qual è il popolo italiano, ma anche perché ci si scorda di impiccati gay iraniani. pochi polveroni, però. insomma, mi sembra un po’ facile questo post. cioè tu parli di diritti dell’uomo. in italia poco si parla del diritto dell’omo. per esempio: perché sono sempre i maschi eterosessuali a guadagnare probabilissimi palchi di violenza?
    secondo me, visto come sono trattati molti gay e molte donne, è pure liberatorio se di tanto in tanto accadono torture del genere. cioè, non ci si indigna più di tanto se impiccano i gay o se i trans vengono picchiati. e ci si stupisce se dei prigionieri, in massima parte maschi, vengono torturati? se consideriamo che nel nostro cattofascista paese (e non ultimo baronale e baro-nettiano omai) continue violenze e stupri vengono perpetrate dai maschi, e ben pochi polveroni si levano, non a favore dei gay e delle donne e dei bambini, no… una buona volta si facesse campagna non PER ma contro i maschi. insomma: la tortura non è un problema per me, non ho mai sentito di guerriglieri omosessuali che compiono massacri e stupri. non ditemi che anche tra i mafiosi e i soldati ci sono i gay perché non vorrei snocciolarvi statiche statistiche già ben palcoscenate dai tg.
    ecco alla deteriore tortura dei piani inclinati sorrido senza approvare ma non soffrendone. beh? è una guerra di maschi e tra maschi. democrazia e diritti dell’uomo dovrebbero esserci sempre e per tutti e non solo se si parla di ebrei e di antiamericani.
    :)

  9. obomo said

    p.s.
    piccola imprecisione che mi sono permesso di aggiustare, conscio del rischio di sembrare presuntuoso. :)

  10. Daniele Muriano said

    @Macondo: è vero. saluti :)

    @Obomo: scusami, non mi soffermo sulle potenzialità e la duttilità della virgola nelle lingue alfabetiche; quanto alla questione da te posta, capisco il tuo risentimento, quello, lo capisco.

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