Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Valerio Magrelli “La vicevita”, Laterza, 2009, pag.104, euro 9,00.
Con questo suo “La vicevita”, nell’ottima collana “Contromano” della Laterza, Valerio Magrelli alla sua seconda felice incursione nel campo della prosa dopo “Nel condominio di carne” ( Einaudi 2003), più che sui treni ha scritto un libro su quelli che, volentieri o a malincuore, li abitano e li affollano. Poiché le storie su viaggi e corpi sono i due nuclei attorno a cui si struttura quest’opera, si può affermare che questo è un libro sul ‘personale viaggiante’, riciclando così una grigia espressione burocratizia che, un tempo, concerneva solo quelli che esplicavano la propria attività professionale su treni e vagoni. Leggi il seguito di questo post »
Pensiero meridiano vuol dire fondamentalmente questo.
Restituire al Sud l’antica dignità di soggetto di pensiero,
interrompere una lunga sequenza in cui è stato pensato da altri..
F. Cassano
Il 2008 licenzia due libri che, in certo qual mondo, si completano. Parlano del Sud, dei rivolgimenti provocati dal neo-liberismo capitalistico e della riconversione postfordista della sua macchina economico-sociale, e ciò senza intaccare la norma del valore di scambio come legge immutabile dell’economia mondiale, sì che l’accumulazione e il profitto risultano ancora legati alla creazione di sacche di povertà, disoccupazione, conflitti di classe e guerre sempre più estese e “terroristiche”.
E, in questo contesto, alcune costanti, quale l’appropriazione del “sapere sociale” o del general intellect, soprattutto nell’attualizzazione del mercato mondiale, come aveva previsto Marx, continuano ad alimentare, unico combustibile, i cambiamenti come incremento di automazione tecnologica sofisticata e deterritorializzata per sottrarsi alla creatività “operaia”, al suo conflitto di classe e assoggettarla, così come tende, egualmente, a neutralizzare ogni singolarità soggettiva umana e sociale al Sud come al Nord del mondo.
Pubblicato da robertorossitesta su aprile 14, 2009
Sta per partire un reality che rivoluzionerà la storia della televisione e stravolgerà la vita quotidiana. Tradotto in paleoitaliano, il titolo suona “La casa della scrittura”. Leggi il seguito di questo post »
Se mi si chiedesse di che cosa abbia maggiormente bisogno l’uomo di oggi, direi subito di una nuova vita interiore. Oggi più che mai, con la velocità e le potenzialità crescenti delle comunicazioni telematiche, diventa indispensabile conquistare spazi di silenzio e di pace, un baricentro spirituale. Stiamo favorendo la crescita di esseri umani tecnicamente molto dotati, ma emotivamente immaturi, psichicamente labili, e spiritualmente atrofizzati. I nostri ragazzi a tredici anni già costruiscono il loro blog e scaricano i loro video su You-Tube, ma la loro capacità di concentrarsi su un libro descresce e le loro menti sembrano muoversi alla velocità dei links e riprodurre così dentro di sé la stessa frammentarietà del linguaggio di Internet.
Depressione, disagio, e angoscia ne derivano ineluttabilmente. Leggi il seguito di questo post »
E poi capita che arrivi un terremoto. Tu sei qui, mezza famiglia è lì. Tuo padre che non può fare le scale, men che meno nell’abbandono precipitoso di quella che potrebbe diventare la loro tomba da vivi.
I cronisti intanto continuano a confondere Chieti con Rieti. Il lato buono di questa cosa, se vogliamo, fa un po’ schifo.
E poi spunta il sole. La diretta del giorno dopo dev’essere la più difficile. I cronisti si aggirano per le strade attonite. Quello della tv regionale alla fine intervista un giornalista israeliano. Mi suona stonato il fatto che si chieda ad un giornalista straniero qualcosa, qualsiasi cosa, riguardante ciò che è accaduto qui. Dovrebbe essere il contrario. Mentre cerco di decifrare il suo inglese non di madre lingua, facile da capire per chi non conosce bene l’inglese, sento le critiche: niente uniformi, disorganizzazione, lentezza. Il giornalista della tv regionale evidentemente conosce l’inglese meno di me. Ha tradotto letteralmente la parola terremoto, earthquake, e poi ha detto che il collega si augura di ritrovare vivi gli studenti israeliani che erano qui. Leggi il seguito di questo post »
Qualche giorno fa, uno dei maggiori editori italiani mi ha detto che gli unici libri che oggi, in Italia, abbiano un pubblico sicuro, sono quelli di argomento religioso. Mi duole moltissimo che proprio ora si concluda, col numero 96, la collana: Basilio di Cesarea, Frate Ivo, Anastasio Sinaita, Riccardo di san Vittore, Pietro il Venerabile, Efrem il Siro, Simone Studita, Macario l’Egiziano, Aelredo di Rievaulx, Teodoro di Mopsuestia, Baldovino di Ford, Sergio di Reshayna: testi di trentadue o quaranta pagine, a buon prezzo, ben tradotti e con prefazioni scrupolose, usciti dalla laboriosa officina della comunità di Bose. Tra gli ultimissimi vorrei ricordare Nella Scrittura è il regno dei cieli di Nilo di Ancira: un monaco di Ankara, vissuto tra il quarto e il quinto secolo discepoli di Giovanni Crisostomo. Aggiungo uno dei più grandi scrittori cristiani, Isacco di Ninive, nato nell’attuale Qatar, e vescovo di Ninive (in Iraq) verso la fine del settimo secolo. Leggi il seguito di questo post »
La finestra è all’ultimo piano di un alto palazzo, che dagli stilemi architettonici si direbbe della fine dell’ottocento, qualcosa come una sorta di pre-liberty, e la finestra è una delle due di un’ampia stanza dal soffitto alto praticamente quadrata arredata con mobili antichi del settecento, consunti tappeti persiani, polverosi quadri ad olio raffiguranti paesaggi campestri molto verdi e marroni e grigi alle pareti. La stanza ha due finestre ma non ha porte. Una delle due finestre è aperta e una lunghissima scala la collega con la strada sottostante, e questa scala è l’unico modo per entrare e uscire da questa stanza, sembra. Mi avvicino alla finestra, guardo i pioli della scala dall’aria poco solida, mi sporgo, molto poco, per guardare di sotto, ma “di sotto” è molto lontano da dove sono io, “di sotto” mi fa fare un immediato balzo indietro terrorizzato da un terribile conato di vertigine. Ricontrollo la stanza ma non ci sono porte, neanche nascoste, neanche segrete, ma allora come ci sono arrivato io qui che soffro di vertigini, che non potrei mai salire quella scala così alta, ma ancora di più non potrei mai “scendere” da quella scala, e che quindi mai l’avrei salita. Mai. Leggi il seguito di questo post »
E’ classico ciò che tende a relegare l’attualità a rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.
E’ classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l’attualità più incompatibile fa da padrona.
Resta il fatto che leggere i classici sembra in contraddizione col nostro ritmo di vita, che non conosce i tempi lunghi, il respiro, l’otium umanistico; e anche in contraddizione con l’eclettismo della nostra cultura che non saprebbe mai redigere un catalogo della classicità che fa al caso nostro. Leggi il seguito di questo post »
Di questi boschi in partibus infidelium
è abbastanza comune la poiana,
dove qualche spuntone di roccia
e mozziconi di sassi
che si alzano da terra qua e là
offrono asilo e protezione
Volano in ampi cerchi
di un volo silenzioso
indisturbate dagli abitanti del luogo
che usano dividere le specie
in commestibili o non commestibili
e se commestibili
le perseguitano con ogni mezzo,
se no le ignorano completamente. Leggi il seguito di questo post »
dal blog Quaderno di Saramago traduzione autorizzata del blog di José Saramago a cura di Massimo Lafronza
Uno dei miei più recenti amici mi ha appena regalato un orologio. Non uno qualsiasi, ma un Omega. Mi aveva promesso che avrebbe smosso cielo e terra per trovarlo, e ha mantenuto la parola. Leggi il seguito di questo post »
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fineStoria contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaireDreyfus. IntitolandoStoria contemporaneaquesta mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P.)
2.Dio e i volontari. Giorgio Morale, Acasadidio, San Cesario di Lecce, Piero Manni, 2009
Non è un romanzo tenero e sentimentale, questo di Giorgio Morale, bensì duro come un martello e incalzante come il respiro affannato di chi teme di perdere il treno. E’ lucido e spesso cattivo (ma con incursioni continue in un mondo parallelo di sofferta solidarietà e pura passione) come deve esserlo un libro che fin da subito si pone sotto l’egida di un romanzo feroce come Le anime morte di Nikolaj Vasil’evič Gogol’. Il suo esergo, infatti, recita distintamente: Leggi il seguito di questo post »
Tiziano Scarpa, Stabat mater, Einaudi, pag.143, euro 17,00.
Si sa: quelle che pensiamo siano semplici e mere coincidenze si rivelano spesso come premonizioni e segni che la vita s’incaricherà di spiegarci, in maniera più o meno plausibile. Non certo casuale appare, da questo punto di vista, la singolare unità di luogo- l’antico orfanotrofio della Pietà a Venezia- attorno a cui si concentra, quasi per intero, la storia narrata in questo sorprendente ultimo libro di Tiziano Scarpa. Leggi il seguito di questo post »