La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Archivio per aprile 2009

Se il tempo stesso è una malattia

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 9, 2009

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A used shoe store

Pubblicato da sgolisch su aprile 8, 2009

Mitsuharu Kanedo ( Giappone, 1895-1975)
A used shoe store

Rain threatening any moment in the May sky.
In a grungy port town, a used-shoe store.

All the used shoes hung from the eaves, every one of them,
heels worn, leather torn, all repaired as long as possible, trash no longer mendable.
Delicate types whose rundown state you feel all the more keenly,
dated deep rubber shoes,

student shoes covered with coloured patches,
boots that haven’t lost suggestions of power and prestige, children’s shoes,
each in its own way, crossing which ocean routes, these ragtag vessels,
now gathered here, all tired.

Oh, what metaphoric views all this.

Even so I try to find a companion that fits my feet.
Yes
I know. Leather soles that have turned gritty with the sweat and foot
grease of someone somewhere, the pain of a stud sticking out.

Yes I know. The cold of the water that seeps in, the urge to cry,
the deeply sympathetic words that touch us two, that we the down-and-out can understand in our hearts. Leggi il seguito di questo post »

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Tre orazioni per Maria Rosaria Punzi

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 8, 2009

di Ottavio Rossani

Il sei aprile si è celebrato il trigesimo della morte di Maria Rosaria Punzi, donna preziosa per la sua famiglia e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla. A lei dedico queste tre poesie scritte nei giorni scorsi. 

1) Cicatrice

Vedi il corpo fermo, rigido,
e ti sembra di aver subito
uno strattone verso l’alto.
Vedi quel corpo angariato,
ormai disteso e quasi raggiante,
e non sai trovare una parola
di lenimento per il dolore altrui.
Quando la morte si asside sul letto
per la chiusura della partita a due,
e artiglia gli amati e gli amanti,
tu, osservatore muto, ti chiudi
nel più piccolo spazio mentale.
Vorresti urlare, maledire, fuggire,
e non puoi spostarti di un millimetro.
Un giorno passerà il dolore forte
- dicono saccenti specialisti –
ma resterà per sempre una cicatrice
che si risveglierà ad ogni passaggio
di odori simili a quelli amati. Leggi il seguito di questo post »

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Marina Pizzi – Un inedito da “Segnacoli di mendicità”

Pubblicato da Marina Pizzi su aprile 8, 2009

perdo ogni cosa anche i libri letti
nella scoscesa ritrosia del lutto.
maleficio di steccato
ho visto il caso fustigarsi fato.
con la corda del boia s’impenna
la penombra. tra breve brancola
la fine del tatuaggio la tua origine.
tra sterpi di coriandoli bambini
nessuno più ride, la ventosa del labbro
borbotta le gare delle perdite
i davanzali anneriti dal cranio del màrtire
dal martìre temporale.
l’universale della bestemmia è solo
un caso di vetro incrinato, un rapace
senza pace, un crimine per mito,
un mito per crimine. la bisaccia
fa sempre in tempo a raccogliere
scommesse i fati d’àncora.

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L\’intelligenza non avrà mai peso

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 8, 2009

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Disputa su Dio e dintorni

Pubblicato da lapoesiaelospirito su aprile 7, 2009

mancuso

Non siamo zingari in un universo insensato
Repubblica, 04 aprile 2009

di Vito Mancuso

Anch’ io scopro subito le mie carte. Non credo che la nostra vita di esseri umani liberi e pensanti sia il risultato di un insondabile colpo di fortuna chimico, ripetutosi peraltro milioni di volte nella direzione della crescita della complessitàe dell’ organizzazione, finoa giungere al livello della coscienza nella mente umana. Non credo che siamo zingari che vagabondano in un universo inospitale e insensato. Credo, al contrario, che il nostro corpo e la nostra mente siano il frutto più bello di una stupefacente avventura iniziata al momento dell’ espansione del puntino cosmico primordiale (la «singolarità», la chiamano i fisici) 13,7 miliardi di anni fa. Quando il pensiero religioso parla di creazione intende contrassegnare questo processo evolutivo dell’ essere-energia come dotato di direzione, criterio, senso. E, quindi, intende dire che anche la nostra vita, che è parte di tale processo, ha a sua volta direzione, criterio e senso. E’ in questa prospettiva che io credo che siamo stati «creati da un Dio» e scrivo il termine Dio con la maiuscola per indicare il sommo mistero dell’ alfae dell’ omega del tutto. Se scriviamo in maiuscolo i nostri nomi, come non riservare questo piccolo onore anche all’ idea del principio di tutte le cose? Io credo anche che noi essere umani siamo stati fatti a sua immagine e somiglianza. Con questo intendo rimandare alla dimensione spirituale che ci abita, di cui la libertà è il segno più concreto. Anch’ io, come lei, di fronte allo spettacolo della vita quotidiana provo talora un senso di insofferenza e, ancor più, di malinconia, ma da ciò non traggo la conclusione che noi esseri umani non siamo a immagine e a somiglianza di nessuno. Al contrario, è proprio la consapevolezza della ricchezza che possiamo attingere da tale somiglianza a farmi mestamente considerare quanto spesso usiamo male l’ immenso dono della libertà e della dimensione spirituale che essa suppone.

Corrado Augias, Vito Mancuso Disputa su Dio e dintorni, Mondadori 2009,  pp.276

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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 106

Pubblicato da robertorossitesta su aprile 7, 2009

La sua tela pristina era del tutto e irrimediabilmente strappata.
O rimanere senza o tesserne una nuova.
Non avendo più Penelopi cui fare ritorno era lusingato dal fatto che una maga, addirittura una dea, dispiegasse tutte quelle arti sottili al solo scopo di trattenerlo con sé.
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Me l’aspettavo

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 7, 2009

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Krauspenhaar Franz – di Rael [da Cabaret Bisanzio]

Pubblicato da krauspenhaar su aprile 6, 2009

aar034

[Pubblico questa intervista pubblicata il primo di aprile su www.caberetbisanzio.com ma avvenuta il 18 novembre 2008.FK]

Che cosa si prova nell’istante esatto in cui si pigia “pubblica” e appare sul web un proprio scritto? Tu: cosa provi?

Mi fa piacere, certo. Anche se è la carta che mi da più piacere. Diciamo che il web è un po’ una masturbazione ben eseguita, magari dalla partner; ma il libro – per me il romanzo – è l’atto completo.

Ma il web in sé non lo hai mai considerato come piattaforma di lancio? È mai accaduto che tu scrivessi un qualcosa, appoggiassi uno scritto altrui in previsione del ritorno, del feedback? È mai accaduto tu leggessi una cosa di un “collega” e pensassi fosse la più grossa schifezza mai letta ma, di facciata, gli facessi i complimenti?

No, non mento mai per la facciata. Se mento è per non ferire qualcuno, è diverso. Infatti, poi, io me la prendo più facilmente con i cosiddetti “forti” che con i “deboli”, questo è un dato di fatto. Se leggo una schifezza magari non dico che lo sia, ma certamente non approvo. Certo che il web è una piattaforma di lancio. Ma è anche vero che è altro: laboratorio di scrittura, dove limare, provare, sperimentare. I più non lo usano in tale modo, e sbagliano. Non è solo una vetrinetta, è riduttivo. È anche questo, ma prima di tutto dev’essere strumento di approfondimento della materia letteratura, di studio. Altrimenti è solo un hobby. Chiaro che cerco dei feedback. Ma io non lavoro a compartimenti stagni: mi muovo ad impulso, velocemente, avendo capito che le fasi della “lavorazione” sono interconnesse in modo naturale. Il feedback è previsto nel pacchetto completo, ma non è assicurato, ovviamente. Leggi il seguito di questo post »

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“Alla Corte del Corto” di Francesco Muzzioli e “La Forma dell’Italia” di Mario Lunetta

Pubblicato da francesco sasso su aprile 6, 2009

copermuzzioli coperlunetta

di Antonino Contiliano

Come la filosofia, in concetti simbolici, include eticità
e linguaggio teoretico, così il teoretico (logico), in eticità e
linguaggio, può a sua volta essere incluso in concetti simbolici.
Allora nasce la critica etica ed estetica
W. Benjamin (“Teoria critica”)

Il legame della poesia con il politico e il tempo che lo manifesta fa sì che un autore sia sempre “imbarcato” – diceva Sartre -, e lo è sempre dentro l’articolazione aperta dei rapporti di produzione del tempo e dei suoi cambiamenti; e ciò per rispondere con un “appello alla libertà” e della libertà e inequivocabile richiamo alla lotta e della lotta conflittuale nella repubblica dei numeri meritocratici e classisti. Una risposta che continui sia la liberazione, sia la pratica effettiva e radicale della libertà completa come autodeterminazione diretta e collettivamente comune al fine della soddisfazione dei bisogni materiali e immateriali che riguardano tutti, nessuno escluso.

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Vivalascuola. Vita da prof

Pubblicato da giorgiomorale su aprile 6, 2009

“Non possiamo ignorare che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento è pari a 27.500 euro lordi annui, tredicesima inclusa. Fosse in Germania ne guadagnerebbe 20 mila in più, in Finlandia 16 mila in più. La media Ocse è superiore ai 40 mila euro l’anno” (on. Maria Stella Gelmini, qui).

“Dall’1 settembre il mondo della paura si spalancherà per tutti quelli che come me hanno fatto della scuola la propria ragione di vita e di lavoro: 42.000 persone che da settembre non lavoreranno più, schiacciate dalla logica brutale e stracciona di chi svende il futuro del Paese, che è la scuola nel suo essere pubblica e di qualità” (Rossella Zelioli, insegnante precaria, qui).

(Il prossimo lunedì vivalascuola sarà in vacanza. Ritornerà lunedì 20 aprile. Buona Pasqua a tutti)

Storia minima
di Alessandro Cartoni

Venerdì sera. Sbarbato di fresco. Quasi calmo.
Passo davanti all’istituto in macchina, col ghigno di chi indossa i vestiti curiali del weekend. Lo guardo appena, l’istituto superiore “De Amicis”, il carcere bruto che mi affama e mi deprime per cinque giorni a settimana. Leggi il seguito di questo post »

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Pensiamo a come possiamo aiutarli?

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 6, 2009

La morte di qualsiasi uomo mi diminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: essa suona anche per te.
(John Donne)

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Dublino resta in bilico tra passato e futuro

Pubblicato da giovanniag su aprile 6, 2009

Vi segnalo questo mio pezzo sulla Dublino dei nostri tempi, uscito per la prima volta su Alibionline, il sito creato e curato da Saul Stucchi.

Vi troverete anche altri filmati realizzati da me e dalla mia ragazza, Agnieszka Moroz, impareggiabile compagna di viaggio. Leggi il seguito di questo post »

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Un bambino

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 6, 2009

Quando vedo un bambino mi stupisco sempre: la vita sboccia imperterrita, nonostante tutto, ostinata e cocciuta, in barba alle tragedie, alle depravazioni, alle crudeltà. Un bambino si affaccia sul mondo con una evidenza disarmante, una faccia tosta che lascia senza fiato. E’ la prova dell’esistenza di un Dio cocciuto e ostinato, che continua a godersi la sua vita eterna alla faccia dei filosofi atei e nichilisti. Dio è un bambino che se ne frega di quelli che si rompono la testa per negargli l’esistenza.

da qui

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Cappuccino&Mercatini – Note sul carattere nazionale italiano

Pubblicato da alfiosquillaci su aprile 5, 2009

di Alfio Squillaci

Pochi hanno riflettuto sul carattere straordinariamente simbolico del “cappuccino” (sì, la bevanda servita nei nostri bar) in relazione al carattere nazionale italiano. Il cappuccino assomma alcune caratteristiche: innanzitutto l’elemento di civilizzazione culturale cattolica italiana. La bevanda fa riferimento all’ordine francescano dei Cappuccini (cappuccino è fra’ Cristoforo dei \”Promessi Sposi\”) molto popolare nel nostro Paese, e reca con sé, se non un principio di irrisione, certamente una bonaria presa in giro: il cappuccino-bevanda richiama scopertamente il colore caffellatte del saio dell’ordine francescano mentre la schiuma la barba bianca che solevano portare i frati. Gli italiani d’altronde hanno irriso, con forme di anticlericalismo gastronomico, anche i preti secolari, dedicando loro qualche piatto: “strozzapreti a Roma. In secondo luogo, il cappuccino richiama il carattere furbesco e un tantino fraudolento dei connazionali. La schiuma infatti nasconde un principio di frode: è sì la “barba” del frate, ma anche un netto risparmio sul latte… Ciò, nell’Italia povera di sempre, aveva un suo impatto nelle tasche dei gestori dei bar; oggi è puro e gradevole folclore. Ma non era così agli inizi quando il cappuccino venne inventato. Cattolicesimo, inventiva furbesca e frode: non ci sono già gli italiani tutti interi e appena svegli, in questa gustosissima e italianissima bevanda? Leggi il seguito di questo post »

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Il lungo sonno – di Eva Carriego #2

Pubblicato da krauspenhaar su aprile 5, 2009

pops-of-the-mouth

[Seguito del post di ieri]

Passarono gli anni e lui tenne fede alla sua promessa. Ci incontravamo sporadicamente solo per lavoro, insieme ad altri, e ogni volta il cuore sembrava volermi uscire dal petto per cantargliene quattro, e non restammo mai da soli. Avevo cinquant’anni e gli uomini che volevo, per una settimana o per dei mesi. Non c’era giorno che non pensassi a lui che invecchiava felicemente accanto alla donna bionda e perfetta.
Ci speculavo pure, su queste considerazioni: pensai d’essere la dimostrazione che il solo modo di liberarsi di una tentazione è cedervi. Era pur vero, nel mio caso, che era stata la tentazione a liberarsi di me senza alcun ripensamento, ma l’assunto di base rimaneva: in qualche modo, qualcuno si era liberato di qualcun altro.
Non leggevo solo Wilde, leggevo anche Garcia-Marquez.
Come Florentino Ariza aveva aspettavo senza cedimenti che la fedelissima Fermina Daza gli si concedesse in un amore senile e totale, io avrei aspettato che il mio Alberto Ferrara cedesse alla forza del mio sentimento. Leggi il seguito di questo post »

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A volte ritornano

Pubblicato da mbaldrati su aprile 5, 2009

di Mauro Baldrati

Oggi a Milano si terrà un raduno internazionale di movimenti di estrema destra, all’hotel dei Cavalieri in Piazza Missori. Organizzato da Forza Nuova, saranno presenti i neofascisti francesi (il Front National di Le Pen), inglesi (British National Party), greco ciprioti (Proti Grammi). L’Anpi è in piazza dei Mercanti per protestare, i centri sociali in Piazza della Scala, con Moni Ovadia, Renato Sarti, Bebo Storti. Chissà se questo signore, eurodeputato leghista, ex sottosegretario alla giustizia e membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, sarà presente per impartire lezioni e consigli, come ha fatto in Francia, a un raduno del movimento Nissa Rebela, come ci mostra il réportage della televisione francese Canal Plus. Chissà se siederà alla sinistra del suo onorevole collega, l’eurodeputato Roberto Fiore, leader di Forza Nuova. Chissà se alla sua destra siederà questo prete, per benedire i ragazzi, che per lui sono il sol dell’avvenire.
Chissà. A volte ritornano.

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Inno alla matematica

Pubblicato da sparzani su aprile 5, 2009

di Antonio Sparzani

giorgiocicogna

Giorgio Cicogna muore improvvisamente a causa di uno scoppio nel laboratorio di Torino, dove stava sperimentando un nuovo motore a razzo di sua invenzione e progettazione, nel 1932. Singolare personaggio di scienziato e di poeta, non è mediamente ricordato dalle antologie della nostra letteratura – il Meridiano curato da Pier Vincenzo Mengaldo Poeti Italiani del Novecento (I ed. 1978) non ne fa menzione – né da quelle della storia della tecnica, ancorché alla sua morte immatura (aveva 33 anni) abbia ottenuto lodi per la sua opera d’inventore da Guglielmo Marconi in persona, all’epoca assai in auge. Molti elogi riceve invece da Alfredo Galletti, autore del volume il Novecento della gloriosa Vallardiana, la Storia della Letteratura Italiana, uscita sul finire degli anni 30 per l’editore Francesco Vallardi, mentre poi il suo nome viene mediamente dimenticato. Fortunatamente sopravvive nel sito di liberliber dove lo potete trovare. Leggi il seguito di questo post »

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Oggi canterebbero le pietre?

Pubblicato da fabrizio centofanti su aprile 5, 2009

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Nuovi italiani: società, formazione ed educazione – Call for paper

Pubblicato da robertoplevano su aprile 4, 2009

Il concetto di seconde generazioni si è affermato in Italia nel dibattito politico e giornalistico degli ultimi anni soprattutto come effetto dell’impiego che tuttora ne fanno gruppi e associazioni di giovani figli di migranti: alcuni di questi si sono appropriati di tale formula della “sociologia delle migrazioni” per organizzare lotte intorno all’acquisizione di diritti e per produrre discussione culturale intorno al tema della cittadinanza.

Trickster, rivista telematica del Master in Studi Interculturali (Università di Padova, Dipartimento di Storia), invita alla presentazione di materiali sul tema Nuovi italiani: società, formazione ed educazione (Termine di consegna: 31 Maggio 2009).

Premesse

Con il prossimo numero, Trickster continuerà il suo percorso con le seconde generazioni, focalizzando lo sguardo sul mondo della formazione. La domanda che la rivista si pone è la seguente: parlare di e con le seconde generazioni non significa anche riflettere sulla condizione giovanile in generale? Interrogare i processi in cui si trovano immersi i giovani italiani figli di immigrati non implica dirigere lo sguardo contemporaneamente alle nuove generazioni? Se, come abbiamo provato a testimoniare nel numero precedente della rivista, i giovani italiani figli di immigrati tendono a divenire sempre più protagonisti attivi della vita culturale, politica e professionale di questo paese, è chiaro che i luoghi della formazione rappresentano lo scenario in cui maggiormente emergono ricchezze, contraddizioni e debolezze di un intero sistema sociale.
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