Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito?
A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi.
Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”.
Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan.
Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda.
Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi.
È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza.
A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.
La bambina guardava il mare. Con i piedi scalzi nell’acqua, i jeans arrotolati alle ginocchia, lo sguardo rivolto lontano. Cercava i delfini. Li aveva visti in televisione, sapeva che amavano giocare con gli esseri umani, per cui riteneva avrebbero gradito la compagnia di una bambina che nell’acqua si muoveva come loro.
Il mare, però, rimaneva muto e insondabile.
Era una fresca mattina di primavera. Il cielo terso, così celeste, ancora non riusciva a schiarire l’azzurro cupo del Mediterraneo, là dove l’acqua è più profonda. La bambina depose sulla spiaggia paletta e secchiello, pensierosa. Era stata la mamma a consigliarle di portarli, per giocare in quella domenica fuori porta, quasi ad anticipare la stagione più calda, ancora distante. Ma costruire castelli di sabbia non era così prioritario, in quel momento. Read the rest of this entry »
Rassegna “I GIOVEDI’ DI TURRO”
Ogni giovedì alle ore 21.00, al Circolo ARCI Martiri di Turro, Via Rovetta 14, Milano. Ingresso gratuito
(a cura di Anna Lamberti-Bocconi e Francesca Genti)
la rupe è l’ultima vertebra
della terra
poi comincia la testa
le nuvole
il cielo.
lì sopra io e te
coi corpi appoggiati
in disordine
un po’ sulla carne
un po’ sull’erba
un po’ muti
un po’ mossi dalla parola,
così fino a vedere
il cuore che mentre batte
vola.
Basta, per carità, con l’altero-sofia. Ogni alterità è un nome vuoto, una notte, che ognuno porta dentro di sé. Un nome proprio di persona, anche se molto comune, senza alcun significato. Perché stemperare l’autenticità con la comunanza, perché declinare al plurale la confessione? Al massimo, già solo per essere se stessi, il più delle volte ci si ritrova diversi, proprio a partire da sè, o meglio, dal proprio nulla. L’altro galleggia fuori di noi, non c’è bisogno di teorizzare sofisticate strutture della comunicazione che alla fine riescono solo a solidificare e a trasmettere in ogni dove i nostri pregiudizi. Facciamoci carico delle nostre individualità, e verremo traghettati altrove, nell’unica misura che ci è data, ovvero tramite la malattia, la sconfitta, o il richiamo doloroso. Read the rest of this entry »
Sembra un gioco di parole, non troppo originale né tanto intelligente, in realtà si tratta semplicemente di un ritratto del tutto personale del grande poeta che io farò, senza certezza di ottenere il suo consenso, ma speranzosa di ottenerlo.
Sarà, comunque, una vera intervista, pertanto le risposte che verranno date alle mie domande saranno tutte assolutamente, parola per parola, di Franco Loi. Read the rest of this entry »
E’ l’animale fantasma delle nostre montagne, “lo spirito dagli occhi lucenti”, il gattopardo, il “lupo cerviero”: la lince, predatore ancora più solitario ed elusivo del lupo – conduce una vita individuale e non di branco, non si avvicina mai ai centri abitati, nemmeno quand’è in difficoltà – sarebbe tornata nelle nostre valli. E per uno di quei miracoli che a volte avvengono in natura (teatro anche di grandi tragedie, è bene non dimenticarlo) torna nelle stesse valli piemontesi che avevano segnato la sua scomparsa in Italia: sulle Alpi l’ultima lince era stata abbattuta nel 1909 a Valdieri. Qualcuno dice che la lince in Italia si è estinta in Val Roja, al di là del Tenda (in provincia di Cuneo) tra il 1918 e il 1920. Poco importa. Pare di vedere l’ultimo esemplare, ammazzato e appeso a qualche porta o esibito su qualche piazza per un vile divertimento. Ma allora non si sapeva quanto vale un animale così fiabesco. Su di lei era sceso per anni il sipario. Read the rest of this entry »
Giornate di una Manga Girl. Su Poesie d’amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti
di Cristina Babino
La poesia di Francesca Genti ha colore d’uniposca. Di quelli argentati , o d’oro, o d’un pastello vagamente fluorescente, con un po’ di fantasia, buoni per forgiare graffiti sui banchi, o le panchine, sui sedili in formica degli autobus, sullo zaino dell’Invicta. E’ un colore acceso e denso di fumetto, che squarcia il buio d’una notte ricorrente e ingombrante – una notte di periferia postatomica, o soltanto industriale – luccicante come gli occhi esagerati di un personaggio manga. Parallelo, questo, già suggerito da Marco Simonelli in una sua nota sottile e puntuale (qui, dove si citano tra gli altri, in modo alquanto convincente, come precedenti ispiratori, Penna e la Cavalli), e che pare tanto più calzante quante volte si vedono ricorrere nei testi che compongono la raccolta riferimenti di chiara ascendenza nipponica: così quello «schianto pazzesco in kawasaki» , o quei «molti ciliegi giapponesi in fiore», quei «fiumi di sakè». E così, ovviamente, le ragazze kamikaze del titolo, anche nella versione al singolare nel testo di apertura Milano di notte: «Vorrei essere la slava del metrò / che combatte gli albanesi attaccabrighe. / La ragazza kamikaze poesia / che ti uccide e si sfracella in quattro righe». Read the rest of this entry »
Flavia Cherubini è una giovane – ma non giovanissima – donna romana con una vita normale che d’improvviso viene colta da una specie d’invasione. Non degli ultracorpi, come nel famoso film di Don Siegel, ma da certi “intracorpi”. Un’invasione di macchie bianche, spots come di latte condensato destinate a propagarsi per tutto il corpo. Non si tratta dell’effetto di fantascientifici raggi bombardati dallo spazio profondo: si tratta invece dello stato iniziale di una malattia invalidante della pelle e della persona, la vitiligine, che colpisce milioni di uomini e donne. E’ questo l’assunto del romanzo d’esordio di Francesca di Mattia Bikbova, “Scritta di bianco è la mia pelle”, Ed. Palomar, pagg. 142 euro 13,00. Il romanzo è la narrazione frastagliata, a metà tra il diario e il racconto di visioni, del vissuto della protagonista-io narrante attraverso le drammatiche fasi della malattia. Read the rest of this entry »
Giochi la tua partita
in coppia contro di me
il vento dice: “palla fuori”
tu pieghi le gambe e pieghi
il vestito. Vorrei mordere
il tuo inchino e la mia gelosia,
spaccare la racchetta
in mezzo al campo
spaccare anche la mia fragilità
di amante sottovetro.
Il concerto più bello della mia vita l’ho visto per caso.
A quei tempi c’era un localino a Perugia dove facevano spesso jam-session (ora credo sia diventato una pizzeria o un disco-pub); io che, beata giovinezza, pensavo ancora di poter essere un decente pianista jazz, ci andavo una sera sì e una no. Read the rest of this entry »
Filippo aveva trent’anni compiuti, ma conservava un aspetto da eterno adolescente. Curato nel vestire, praticava molto sport e seguiva una dieta equilibrata. Era una persona allegra e disinvolta, di quelle che sanno tirarti su il morale e che vorresti sempre accanto nei momenti grigi. Aveva successo con le donne: ogni sera in discoteca una diversa. Faceva il commesso in un negozio d’abbigliamento. Aveva provato a lavorare in fabbrica, ma si era dimesso dopo alcuni mesi. Si era poi cimentato con mille mestieri: rappresentante, barman, cameriere… Viveva con Luca, venticinque anni, sistemista informatico presso una grossa ditta: passava il tempo libero appiccicato al computer. Read the rest of this entry »
Si tratta di un libretto di 122 pagine di testo, verrebbe voglia di dire la frase di circostanza “si legge in fretta, d’un fiato” questo saggio di Rizzante, ma invece no, non è affatto vero, non si legge in fretta, io ci ho messo giorni e giorni, certo non a tempo pieno, ma il fatto è che quando ne hai letto un paragrafo, tre o quattro pagine, hai già materiale da rimuginare nella testa, scartabellando in biblioteca e nei tuoi vaghi ricordi per un bel po’. Read the rest of this entry »
Gianpaolo G. Mastropasqua, Andante dei frammenti perduti , Lietocolle, 2008
Questa piccolo raccolta di versi di Mastropasqua ha una caratteristica testuale unica. Le poesie in essa raccolte starebbero per intero dentro lo spazio di una cartella, rendendo inutile – almeno sotto il profilo della conoscenza della poesia di questo giovane autore – qualsiasi recensione o lettura critica. Non si tratta tuttavia di poesia tascabile. Al contrario, questi frammenti non sono bigliettini da portare e perdere distrattamente, hanno la forza permanente dei graffiti, di segni indelebili di mondi vissuti, forse scomparsi, ma non dimenticati, non sprofondati nell’oblio. Read the rest of this entry »
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fineStoria contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaireDreyfus. Intitolando Storia contemporaneaquesta mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
10. La Storia e le passioni. Stefano Berni, La pazza morale, Firenze, Polistampa, 2009
Non è soltanto una storia d’amore questa scritta e consumata in meno di cento pagine da Stefano Berni. E’ contemporaneamente anche un romanzo storico (ambientato nel 1877 in una plumbea Firenze che ha da poco perduto il suo ruolo di Capitale dell’Italia unita) e un roman philosophique (e cioè di storia delle idee, sulla dimensione repressiva e sociale della “nuova psichiatria” susseguita all’intuizione di Philippe Pinel di liberare i malati di mente dalle catene e di curarli come esseri umani ammalati). Read the rest of this entry »
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Ritorniamo oggi sul tema della natura con un’intervista a un autore che a questi temi dedica gran parte del suo impegno letterario. Mauro Corona, uomo che ama profondamente la montagna e i boschi, che ci racconta nei suoi libri. L’ho incontrato alla Fiera del Libro di Torino mentre firmava le copie del suo ultimo libro, Storia di Neve (ed. Mondadori). È stato gentilissimo nel concedermi un’intervista telefonica, che ha rivelato spunti estremamente interessanti. Segue il testo. Read the rest of this entry »
TRIESTE – Si sposa e scappa con l’amico del marito. Appena pronunciato il sì, fugge con l’autista dell’auto nuziale. “Ho capito solo ora di aver fatto un errore”, ha tentato di giustificarsi la sposa. “Mi dispiace, ma il cuore mi porta da un’altra parte”. In Grecia, per la precisione.
Vicenda surreale accaduta a Trieste sabato scorso. Il matrimonio, poi le foto tra le aiuole del parco di Miramare, infine la fuga senza spiegazioni. Imbufalito e addolorato, il marito tradito pensa di chiedere al giudice “danni morali e materiali”. “Almeno poteva pensarci prima: avremmo risparmiato tutti ’sti soldi”, aggiunge sconsolato, rigirando tra le mani il conto che gli ha presentato il ristorante per il pranzo ai trenta invitati. Read the rest of this entry »
Vi segnalo questo romanzo di Alex Wheatle, autore londinese nato da genitori jamaicani. The Dirty South è il titolo inglese (“Lo sporco sud”), ma in Italia è stato edito dalle Edizioni Spartaco col titolo di Tranquillo, fratello!, per la traduzione di Francesca Orlati. Read the rest of this entry »