Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
La bambina guardava il mare. Con i piedi scalzi nell’acqua, i jeans arrotolati alle ginocchia, lo sguardo rivolto lontano. Cercava i delfini. Li aveva visti in televisione, sapeva che amavano giocare con gli esseri umani, per cui riteneva avrebbero gradito la compagnia di una bambina che nell’acqua si muoveva come loro.
Il mare, però, rimaneva muto e insondabile.
Era una fresca mattina di primavera. Il cielo terso, così celeste, ancora non riusciva a schiarire l’azzurro cupo del Mediterraneo, là dove l’acqua è più profonda. La bambina depose sulla spiaggia paletta e secchiello, pensierosa. Era stata la mamma a consigliarle di portarli, per giocare in quella domenica fuori porta, quasi ad anticipare la stagione più calda, ancora distante. Ma costruire castelli di sabbia non era così prioritario, in quel momento. Leggi il seguito di questo post »
Rassegna “I GIOVEDI’ DI TURRO”
Ogni giovedì alle ore 21.00, al Circolo ARCI Martiri di Turro, Via Rovetta 14, Milano. Ingresso gratuito
(a cura di Anna Lamberti-Bocconi e Francesca Genti)
la rupe è l’ultima vertebra
della terra
poi comincia la testa
le nuvole
il cielo.
lì sopra io e te
coi corpi appoggiati
in disordine
un po’ sulla carne
un po’ sull’erba
un po’ muti
un po’ mossi dalla parola,
così fino a vedere
il cuore che mentre batte
vola.
Basta, per carità, con l’altero-sofia. Ogni alterità è un nome vuoto, una notte, che ognuno porta dentro di sé. Un nome proprio di persona, anche se molto comune, senza alcun significato. Perché stemperare l’autenticità con la comunanza, perché declinare al plurale la confessione? Al massimo, già solo per essere se stessi, il più delle volte ci si ritrova diversi, proprio a partire da sè, o meglio, dal proprio nulla. L’altro galleggia fuori di noi, non c’è bisogno di teorizzare sofisticate strutture della comunicazione che alla fine riescono solo a solidificare e a trasmettere in ogni dove i nostri pregiudizi. Facciamoci carico delle nostre individualità, e verremo traghettati altrove, nell’unica misura che ci è data, ovvero tramite la malattia, la sconfitta, o il richiamo doloroso. Leggi il seguito di questo post »
Sembra un gioco di parole, non troppo originale né tanto intelligente, in realtà si tratta semplicemente di un ritratto del tutto personale del grande poeta che io farò, senza certezza di ottenere il suo consenso, ma speranzosa di ottenerlo.
Sarà, comunque, una vera intervista, pertanto le risposte che verranno date alle mie domande saranno tutte assolutamente, parola per parola, di Franco Loi. Leggi il seguito di questo post »
E’ l’animale fantasma delle nostre montagne, “lo spirito dagli occhi lucenti”, il gattopardo, il “lupo cerviero”: la lince, predatore ancora più solitario ed elusivo del lupo – conduce una vita individuale e non di branco, non si avvicina mai ai centri abitati, nemmeno quand’è in difficoltà – sarebbe tornata nelle nostre valli. E per uno di quei miracoli che a volte avvengono in natura (teatro anche di grandi tragedie, è bene non dimenticarlo) torna nelle stesse valli piemontesi che avevano segnato la sua scomparsa in Italia: sulle Alpi l’ultima lince era stata abbattuta nel 1909 a Valdieri. Qualcuno dice che la lince in Italia si è estinta in Val Roja, al di là del Tenda (in provincia di Cuneo) tra il 1918 e il 1920. Poco importa. Pare di vedere l’ultimo esemplare, ammazzato e appeso a qualche porta o esibito su qualche piazza per un vile divertimento. Ma allora non si sapeva quanto vale un animale così fiabesco. Su di lei era sceso per anni il sipario. Leggi il seguito di questo post »
Giornate di una Manga Girl. Su Poesie d’amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti
di Cristina Babino
La poesia di Francesca Genti ha colore d’uniposca. Di quelli argentati , o d’oro, o d’un pastello vagamente fluorescente, con un po’ di fantasia, buoni per forgiare graffiti sui banchi, o le panchine, sui sedili in formica degli autobus, sullo zaino dell’Invicta. E’ un colore acceso e denso di fumetto, che squarcia il buio d’una notte ricorrente e ingombrante – una notte di periferia postatomica, o soltanto industriale – luccicante come gli occhi esagerati di un personaggio manga. Parallelo, questo, già suggerito da Marco Simonelli in una sua nota sottile e puntuale (qui, dove si citano tra gli altri, in modo alquanto convincente, come precedenti ispiratori, Penna e la Cavalli), e che pare tanto più calzante quante volte si vedono ricorrere nei testi che compongono la raccolta riferimenti di chiara ascendenza nipponica: così quello «schianto pazzesco in kawasaki» , o quei «molti ciliegi giapponesi in fiore», quei «fiumi di sakè». E così, ovviamente, le ragazze kamikaze del titolo, anche nella versione al singolare nel testo di apertura Milano di notte: «Vorrei essere la slava del metrò / che combatte gli albanesi attaccabrighe. / La ragazza kamikaze poesia / che ti uccide e si sfracella in quattro righe». Leggi il seguito di questo post »
Flavia Cherubini è una giovane – ma non giovanissima – donna romana con una vita normale che d’improvviso viene colta da una specie d’invasione. Non degli ultracorpi, come nel famoso film di Don Siegel, ma da certi “intracorpi”. Un’invasione di macchie bianche, spots come di latte condensato destinate a propagarsi per tutto il corpo. Non si tratta dell’effetto di fantascientifici raggi bombardati dallo spazio profondo: si tratta invece dello stato iniziale di una malattia invalidante della pelle e della persona, la vitiligine, che colpisce milioni di uomini e donne. E’ questo l’assunto del romanzo d’esordio di Francesca di Mattia Bikbova, “Scritta di bianco è la mia pelle”, Ed. Palomar, pagg. 142 euro 13,00. Il romanzo è la narrazione frastagliata, a metà tra il diario e il racconto di visioni, del vissuto della protagonista-io narrante attraverso le drammatiche fasi della malattia. Leggi il seguito di questo post »
Giochi la tua partita
in coppia contro di me
il vento dice: “palla fuori”
tu pieghi le gambe e pieghi
il vestito. Vorrei mordere
il tuo inchino e la mia gelosia,
spaccare la racchetta
in mezzo al campo
spaccare anche la mia fragilità
di amante sottovetro.
Il concerto più bello della mia vita l’ho visto per caso.
A quei tempi c’era un localino a Perugia dove facevano spesso jam-session (ora credo sia diventato una pizzeria o un disco-pub); io che, beata giovinezza, pensavo ancora di poter essere un decente pianista jazz, ci andavo una sera sì e una no. Leggi il seguito di questo post »
Filippo aveva trent’anni compiuti, ma conservava un aspetto da eterno adolescente. Curato nel vestire, praticava molto sport e seguiva una dieta equilibrata. Era una persona allegra e disinvolta, di quelle che sanno tirarti su il morale e che vorresti sempre accanto nei momenti grigi. Aveva successo con le donne: ogni sera in discoteca una diversa. Faceva il commesso in un negozio d’abbigliamento. Aveva provato a lavorare in fabbrica, ma si era dimesso dopo alcuni mesi. Si era poi cimentato con mille mestieri: rappresentante, barman, cameriere… Viveva con Luca, venticinque anni, sistemista informatico presso una grossa ditta: passava il tempo libero appiccicato al computer. Leggi il seguito di questo post »
Si tratta di un libretto di 122 pagine di testo, verrebbe voglia di dire la frase di circostanza “si legge in fretta, d’un fiato” questo saggio di Rizzante, ma invece no, non è affatto vero, non si legge in fretta, io ci ho messo giorni e giorni, certo non a tempo pieno, ma il fatto è che quando ne hai letto un paragrafo, tre o quattro pagine, hai già materiale da rimuginare nella testa, scartabellando in biblioteca e nei tuoi vaghi ricordi per un bel po’. Leggi il seguito di questo post »
Gianpaolo G. Mastropasqua, Andante dei frammenti perduti , Lietocolle, 2008
Questa piccolo raccolta di versi di Mastropasqua ha una caratteristica testuale unica. Le poesie in essa raccolte starebbero per intero dentro lo spazio di una cartella, rendendo inutile – almeno sotto il profilo della conoscenza della poesia di questo giovane autore – qualsiasi recensione o lettura critica. Non si tratta tuttavia di poesia tascabile. Al contrario, questi frammenti non sono bigliettini da portare e perdere distrattamente, hanno la forza permanente dei graffiti, di segni indelebili di mondi vissuti, forse scomparsi, ma non dimenticati, non sprofondati nell’oblio. Leggi il seguito di questo post »
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fineStoria contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaireDreyfus. Intitolando Storia contemporaneaquesta mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
10. La Storia e le passioni. Stefano Berni, La pazza morale, Firenze, Polistampa, 2009
Non è soltanto una storia d’amore questa scritta e consumata in meno di cento pagine da Stefano Berni. E’ contemporaneamente anche un romanzo storico (ambientato nel 1877 in una plumbea Firenze che ha da poco perduto il suo ruolo di Capitale dell’Italia unita) e un roman philosophique (e cioè di storia delle idee, sulla dimensione repressiva e sociale della “nuova psichiatria” susseguita all’intuizione di Philippe Pinel di liberare i malati di mente dalle catene e di curarli come esseri umani ammalati). Leggi il seguito di questo post »
Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni
Ritorniamo oggi sul tema della natura con un’intervista a un autore che a questi temi dedica gran parte del suo impegno letterario. Mauro Corona, uomo che ama profondamente la montagna e i boschi, che ci racconta nei suoi libri. L’ho incontrato alla Fiera del Libro di Torino mentre firmava le copie del suo ultimo libro, Storia di Neve (ed. Mondadori). È stato gentilissimo nel concedermi un’intervista telefonica, che ha rivelato spunti estremamente interessanti. Segue il testo. Leggi il seguito di questo post »
TRIESTE – Si sposa e scappa con l’amico del marito. Appena pronunciato il sì, fugge con l’autista dell’auto nuziale. “Ho capito solo ora di aver fatto un errore”, ha tentato di giustificarsi la sposa. “Mi dispiace, ma il cuore mi porta da un’altra parte”. In Grecia, per la precisione.
Vicenda surreale accaduta a Trieste sabato scorso. Il matrimonio, poi le foto tra le aiuole del parco di Miramare, infine la fuga senza spiegazioni. Imbufalito e addolorato, il marito tradito pensa di chiedere al giudice “danni morali e materiali”. “Almeno poteva pensarci prima: avremmo risparmiato tutti ‘sti soldi”, aggiunge sconsolato, rigirando tra le mani il conto che gli ha presentato il ristorante per il pranzo ai trenta invitati. Leggi il seguito di questo post »
Vi segnalo questo romanzo di Alex Wheatle, autore londinese nato da genitori jamaicani. The Dirty South è il titolo inglese (“Lo sporco sud”), ma in Italia è stato edito dalle Edizioni Spartaco col titolo di Tranquillo, fratello!, per la traduzione di Francesca Orlati. Leggi il seguito di questo post »