Uomo è chi è ospite – Edmond Jabès.
Pubblicato da fabriziofalconi su maggio 26, 2009
Ci sono libri che ti seguono, nella vita, come cani al guinzaglio. Ed altri, che ti passano vicino e sfuggono come lepri. Ce ne sono altri che sentono il tuo odore, e lo riconoscono e vogliono rimanere con te, farti visita, tornare a trovarti sempre, divenire compagni di viaggio, e non smettono nemmeno se tu li scacci, o se fuori c’è il temporale.
Uno di questi libri è per me Il Libro dell’Ospitalità di Edmond Jàbes.
Il motivo per il quale queste poesie continuano a visitarmi, a chiedermi conto, a tornare, è per me ignoto.
E’ un vecchio libro comprato tanti anni fa, e del tutto introvabile, oggi.
E’ una sorta di testamento spirituale del grande poeta egiziano, vissuto a lungo a Parigi, e morto nella capitale francese il 2 gennaio del 1991.
E’ un libro misterioso che indaga i sentieri dell’ospitalità passiva e attiva. Di chi è ospite e di chi ospita. Due dimensioni che fanno l’umano, che rendono l’umano.
Noi siamo sempre stranieri, su questa terra, e sempre siamo in cerca di Ospitalità. Scrive Jabès:
Ti benedico, ospite mio, mio invitato poiché il tuo nome è colui che cammina.
Il cammino è nel tuo nome
L’ospitalità è crocevia di cammini.
E ancora:
Davvero ospitale è, fino in fondo, l’Attesa.
Anche nel rapporto con Dio, siamo sempre in attesa. Siamo sempre in cammino, sempre aspettiamo di essere Suoi ospiti. Sempre, bramiamo di ospitarlo nel nostro cuore.
Ma:
L’uomo, senza saperlo, di fatto ha vissuto la Presenza infinita di Dio nell’infinita assenza delle cose.
E’ per questo, forse, che questo libro mi parla, sempre. E non riesco mai ad afferrare del tutto le cose prodigiose che evoca. Perché non possiamo fare a meno di essere ospiti, nel nostro viaggio Terrestre, e nel cercare Lui.
Ospiti che aspettano, infatti non siamo fatti per pensare gli inizi. Sono gli inizi che, successivamente, ci pensano.
E ogni volta che qualcuno ci dona ospitalità – nella sua casa, nel suo cuore, nell’incontro dei suoi occhi, noi siamo pensati da un nuovo inizio. Lo stesso inizio che cerchiamo, ogni volta, nell’incontro con Colui che ci ha generato, e per primi, ci ha resi ospite.
Una volta, parecchi anni fa scrissi questi versi, e certamente, anche se non lo sapevo, ero ospite della misteriosa presenza della poesia di Jabès:
Vieni nei miei passi falsi
Quando io non sono
Che rugiada ispessita
Nell’ora sottomarina
Che sopravanza l’alba.














carmine vitale detto
bello profondo adiacente alle cavità del cuore
è proprio vero che delle pagine anche se ferme sulle mensole sui comodini bui si animano respirano illuminano di luce anche i momenti in cui non ci si pensa
ma sono li nelle nostre parole
lungo la vita.
c.
Fabrizio detto
Grazie Carmine,
sono pienamente convinto che anche i libri possiedano un’anima.
Fabrizio