Cinquantesimo giorno
Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 30, 2009
da qui
Dentro questo ammasso di particelle in movimento, ti aspetto.
Dai frammenti impazziti della mia salita, accolgo la tua inaudita interezza.
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Pubblicato da fabrizio centofanti su maggio 30, 2009
da qui
Dentro questo ammasso di particelle in movimento, ti aspetto.
Dai frammenti impazziti della mia salita, accolgo la tua inaudita interezza.
Questo post è stato pubblicato il maggio 30, 2009 a 11:00 pm ed è archiviato in Youtubox. Contrassegnato da tag: Marco Frisina. Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso il RSS 2.0 feed. Puoi lascia una risposta, oppure trackback dal tuo sito.
fides&ratio detto
Stelle? lassù nel loro vento
esse, alle soglie
del ritorno…
E
quel primo tralucere,
quel palpito
ai vivai
della notte
ancora un po’ diurna.
quel lentissimo incremento
poi l’erompere
del celeste grembo,
l’innumerabile fiorita
da semi
e gemme
perse tra spazio e tempo -
ci è dato una volta ancora assistere
come scorie e impurità
o come parte
della indelebile sostanza?
che importa?
ognuno
nel suo sangue
la ricompone a un tratto
quella totalità.
E uno,
è detto, uno terminalmente
anima e corpo
per tutti la sigillerà
(M.Luzi)
buon cinquantesimo giorno a te, fabry
f&r
lucy detto
quelle sono le cose che fanno o dovrebbero “fare la domenica” di ciascuno di noi. dopo aver lacrimato abbondantemente ti rispondo, con leggerezza, ma non minor malinconia con le parole di un poeta gentile, come un messaggio di speranza per questa terra frantumata:
Le cose che fanno la domenica
L’odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
Il canto del gallo nel pollaio.
Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
L’urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo della puleggia.
La biancheria distesa nel prato.
Il sole sulle soglie.
La tovaglia nuova nella tavola.
Gli specchi nelle camere.
I fiori nei bicchieri.
Il girovago che fa piangere la sua armonica.
Il grido dello spazzacamino.
L’elemosina.
La neve.
Il canale gelato.
Il suono delle campane.
Le donne vestite di nero.
Le comunicanti.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Le suore bianche bendate come ferite.
I preti neri.
I ricoverati grigi.
L’azzurro del cielo sereno.
Le passeggiate degli amanti.
Le passeggiate dei malati.
Lo stormire degli alberi.
I gatti bianchi contro i vetri.
Il prillare delle rosse ventarole.
Lo sbattere delle finestre e delle porte.
Le bucce d’oro degli aranci sul selciato.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
Le fontane aperte nei giardini.
Gli aquiloni librati sulle case.
I soldati che fanno la manovra azzurra.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Le fanciulle che vendono le viole.
Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa rossa.
Le colombe che tubano sul tetto.
I mandorli fioriti nel convento.
Gli oleandri rosei nei vestibuli.
Le tendine bianche che si muovono al vento.
Corrado Govoni
Stella Maria detto
meravigliose poesie, video che ricorda come il flagello di Gesù sia ancora oggi una realtà del mondo cosiddetto “civile”.
solo l’uomo può separare l’uomo da un amore immenso e inaudito.
quel che manca è il timore di Dio, la paura angosciosa di perdere quell’Amore.
forse, però, l’uomo ha anche paura di incontrarlo e come ogni cosa che non può controllare allora deve distruggerlo. chissà se un nuovo diluvio ridimensionerebbe il tutto? Ma se non sconcerta l’Amore potrà mai farlo la morte?
buon cinquantesimo giorno da chi Gesù lo ha incontrato più volte e non si sazia mai, ogni giorno lo cerca disperatamente e folle a Lui si avvinghia sperando di non perderlo mai. Auguro al mondo intero che vi accada di incontrare, fare l’esperienza terrena del suo inaudito Amore e aspettarlo ogni istante come l’aria che si respira.
Stella
fabrizio centofanti detto
grazie, care.
l’importante è averla sfangata anche questa Pentecoste.
un passo avanti l’avremmo fatto, in qualche modo.