La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

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Massimo Maggiari canta Roald Amundsen

Pubblicato da giovanniag su giugno 18, 2009

Testo introduttivo e filmato di Giovanni Agnoloni

Riflessione e versi di Massimo Maggiari

In questo filmato, che ho girato alla Fiera del Libro di Torino, lo scrittore e poeta Massimo Maggiari (autore di “Dalle terre del Nord. Alla ricerca dell’anima artica”, Cda & Vivalda Editori, v. qui e qui) recita dei suoi versi con cui canta la figura del grande esploratore norvegese Roald Amundsen. Accanto a lui, potete vedere Mirella Tenderini, scrittrice e curatrice della collana “Le tracce” della casa editrice Vivalda, presso il cui stand si è tenuta questa lettura poetica.

Colgo l’occasione per segnalare che il 28 giugno, alle 16.30, in Piazza San Vittore a Verbania, nel quadro di Letteraltura 2009 (Festival di letteratura di montagna, viaggio e avventura), proprio Mirella Tenderini dialogherà con Massimo Maggiari sul tema “Tra ghiacci, slitte e cultura inuit: in viaggio intorno al Circolo Polare Artico”.

Segue qui una riflessione di Maggiari sulla ricerca dell’anima nel Grande Nord, unita a un’altra sua poesia, “Il peana di Amundsen”:

Massimo Maggiari: “Chi viaggia è libero di farlo in mille modi”

“Chi viaggia è libero di farlo in mille modi. Ma chi viaggia nelle terre del mito, non viaggia solo alla ricerca di fole o chimere commerciali, viaggia in primis alla ricerca di una nuova modalità percettiva di se stesso e del mondo, ordisce la scoperta di altri livelli più sottili di realtà. La poesia e il mito appartengono a questa esperienza dell’immaginale. I versi si tuffano nell’interiorità e operano una mediazione profonda e visionaria che connette coscienza, mondo e destino. Ci liberiamo di una visione letterale del mondo per imbastire, giorno per giorno, una tela interiore dove l’immaginario e le sue forme simboliche coesistono con potenze invisibili. Questo è l’uso sapiente e spirituale dell’immaginario. E’ aurorale la natura dell’essere che emerge nel cuore dell’individuo; l’anima fiorisce e assottiglia, e la poesia “fa realtà”. I versi acquistano le ali dell’angelo.

E’ da tempo che i miei scritti viaggiano nelle terre vicine al circolo polare artico. L’Alaska, l’Islanda, le celtiche Alpi mi vivono dentro come un respiro, sono il soffio vitalizzante di una ricorrente contemplazione. Al punto da calarmi-ricrearmi nel personaggio di Roald Engelbert Amundsen: l’intrepido norvegese, esploratore dei poli. Al punto da cantare le sue gesta, al punto da mitizzare le sue tante voci artiche, la sua conoscenza della cultura Inuit. Celebrando Amundsen, non enuncio, ma canto in uno stato di profonda effusione e ritrovo i vasti pianori ghiacciati, le profonde gole dei fiordi. E in quel biancore, e in quell’azzurrità trovo radici. E in quel biancore, e in quell’azzurrità trovo il paesaggio della mia anima. Amundsen è il vero conquistatore dei poli e in lui scorre la linfa della cultura Inuit. Una linfa dorata come le aurore boreali che trasformano un luogo di estrema desolazione in un luogo di bellezza, fedeltà alla terra e potere magico. “


Il peana di Amundsen


Vento che albeggi

i sogni dei monti

alita amore e canto

sugli spalti celesti

e offri

parole e sangue

alle voci del mondo.

Proteggi il mio cielo

le mie costellazioni

i loro astri nascenti

difendi il mio fiordo

e le sparse tribù

dei cacciatori dell’Orsa.

Io sono Roald Engelbert Amundsen

esploratore artico, norvegese

sono figlio di Iems

costruttore di velieri altissimi

di Borge nell’Ostfold

sognatore dell’Orsa maggiore.

Ho un corpo d’albero millenario

sono forte, sono gioioso

sono onda e sasso

d’estate ho quarantamila rami

d’inverno ho undici dita

e in sogno afferro la mente

in un mare di spruzzi e silenzio.

Parlo dal petto

un lingua di tartarughe e golfi

e sereni i mattini s’incendiano

offrendo alle navi

una pace di luce e sale.

Nell’inverno del millenovecentotré

sull’isola di re Guglielmo

ai tramonti

salivo su un piccolo scafo

e gli eschimesi

sentivano i miei passi

leggeri risonare

tra le gole dei fiordi

e perdersi

nelle ombre di cristallo.

Le notti scivolavo tra le banchise

immerso tra pece e bruma

e la luna

che innevava di latte

invano mi cercava

filando al timone

mille fiocchi d’argento.

In segreto intagliavo di fuoco

un passaggio a nord-ovest

e nei ghiacci in fusione

danzavano occhi e angeli neri.

(Massimo Maggiari)

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