La prima volta
Posted by fabrizio centofanti on June 23, 2009

La prima volta. A tavola da solo, e così a celebrare. Però lo vedo ancora, sulla sedia a rotelle, vedo le sue dita battere sul notes, come se il pensiero richiedesse un gesto per sentirsi vero. Lui era così: intero. Ora che non c’è, non resta niente, solo ombre che si muovono su un palcoscenico sbiadito. Ma io non mollo: lo chiamo, gli parlo, vedo il suo sguardo dolce che indica la strada. Non so perché l’ho incontrato. Non fossi andato a cercarlo, esasperato da un suo collega insopportabile, la mia vita sarebbe evaporata, scivolata nel nulla. Tutto dipende dal momento irripetibile in cui decidi di andare da lui, o da lei. Credo nel destino. Il destino è un atto cui devi dare un contributo, due piedi che si muovono precisamente in quella direzione. Il resto viene da sé. Ti rubano tutto, ma il destino ti ha toccato, con la sua ala leggera. Voli. Anche se mangi, se celebri da solo, il destino brinda con te, prega con le tue parole. Ripenso a quel momento: e se avessi avuto un contrattempo? Se qualcuno mi avesse dissuaso? Se il primo approccio fosse fallito? Il destino è destino. Andiamo, Mario, ti faccio strada io, dico alla gente di spostarsi.















nadia agustoni said
Questa storia del destino mi ha tirata matta per tanto tempo. Non so, io sono scettica, ma se c’è , se è appunto destino allora incontriamo chi dobbiamo incontrare e troviamo la nostra strada e non ci sono ritardi o altro che contino. C’è il destino, ma appunto, preferirei di no. Vorrebbe dire che non abbiamo scelta.
Carla said
il destino è il destino, è segnato sulle linee della mano, impossibile sfuggirgli…
noi ci illudiano di possedere le redini del nostro futuro
ma poi ci accorgiamo (e sempre troppo tardi) che queste sono state già tirate…
ma in fondo è una bella illusione, quella di possedere il libero arbitrio.
lucy said
non credo che sia destino. pur non avendo una gran fede, mi duole di più parlare di destino, che di segni e di-segni. le cose accadono, ma anche se tutto “va” in una certa direzione c’è sempre un momento in cui siamo noi a far proseguire la storia. tu hai incontrato un amico e un maestro che ti ha lasciato come è nell’ordine/disordine delle cose, senza il quale tu ora non ti staresti facendo/rompendo le ossa. però tu hai messo la tua parte, hai trovato una miniera, ma eri armato di pale e picconi per scavare. se non fosse stata una miniera, avresti cercato ancora e ancora. quindi i se, che son morti di freddo, lasciali, e prosegui con ardore. fai strada, sì, fai strada!
fabrizio centofanti said
grazie care.
Il destino è un atto cui devi dare un contributo, due piedi che si muovono precisamente in quella direzione.
per me il destino è Dio. la mia volontà e la mia libertà s’incontrano con le sue. si abbracciano.
lucy said
rileggendo…
può darsi, solo *può darsi”, che a tavola tu sia solo, ma ho qualche dubbio. a quell’altra tavola, no, decisamente NO: non sei solo.
Roberto Plevano said
Ciao Fabrizio. Non so se ci sia qualcosa come il destino, nel senso che i Greci davano a questa parola.
Forse è solo l’ordine che diamo a fatti e circostanze che ci hanno toccati, e il perché siano stati toccati, e la direzione che abbiamo impresso a quest’ordine, e tutto questo ci appare così sfuggente e misterioso.
Tu sei incline all’ottimismo, mi pare. Spero che sia contagioso.
Un abbraccio, e goditi ’ste vacanze.
Roberto
Nora said
Ciao Fabry, anch’io credo che il destino sia Dio, nel senso che Lui abbia un disegno per ognuno di noi, il problema è riconoscere il disegno, condividerlo, assecondarlo, anche quando è dura…Grazie per aver condiviso con noi “La tua prima volta”,un testo/confidenza molto bello!Auguri per la tua piccola vacanza.
Un abbraccio. Nora.
lambertibocconi said
“…e mi chiedo se esista il destino / sì, una linea talmente diritta / che è riuscita a spezzare il righello…” (Marina Cvetaeva)
fides&ratio said
un silenzio che si carica di memoria, fabry
un silenzio pieno di vita
un abbraccio
f&r
fabrizio centofanti said
Lucy, Roberto, Nora, Anna, Fides, grazie.
il punto d’incontro, l’appuntamento, è il bene: un bene unico, irripetibile, che puoi fare solo tu, in quel modo.
e per questo memorabile.
un abbraccio
fabry
nadia agustoni said
Una bella condivisione.
Ma ci penso e ci ripenso e direi è come nella parabola dei talenti.
Qualcosa ti viene dato, ma tu devi farne qualcosa.
A me piace pensare a un Dio che un pò si lascia sorprendere da quel che facciamo. Per dirla un pò in citazione: il sorriso di Dio, insomma.
Gaja said
Fabrizio, hai scritto un pezzo bellissimo e commovente… tu lo sai, mi è bastato vedere una volta don mario per volergli bene. come si poteva non volergliene?
è lui il mario di cui parli, vero?
ramona said
io credo nel destino, nel senso che credo che esista un percorso già tracciato. Perfino le variabili che s’incontrano, i bivi da scegliere, le decisioni da prendere, gli incontri fatti e mancati sono rifiniti in modo che tutte le tessere s’incastrino nel grande disegno che è la nostra apparizione terrena. E che magari comprende anche quella ultraterrena, ma questa è un’ipotesi…
Mentre la mia esperienza dice che se un evento è accaduto, è perchè aveva una sua ragione, che si scoprirà solo al verificarsi di un altro evento.
Chiamiamolo Dio, caso o Destino. Tutto è predestinato. E noi siamo liberi di scegliere, sì, ma scegliamo senza sapere, nei limiti della nostra ignoranza universale.
fabrizio centofanti said
grazie care.
il destino, secondo me, è la certezza che qualcuno ti ama: in questo, come diceva Roberto, sono ottimista.
la nostra parte è compiere atti liberi che vadano nella direzione dell’amore: così, finalmente, il nostro destino diventa sensato, umano.
personalmente, mi sono convinto dell’esistenza di Dio solo quando sono stato amato concretamente.
quello è l’appuntamento da non perdere.
Gaja, in bocca al lupo per Auroralia!
un abbraccio
fabry
Giovanni Monasteri said
Non condivido la tua idea di destino. Siamo biglie che rimbalzano di qua e di là. E qualche biglia talvolta infila il buco.
Dici che qualcuno sta giocando questa partita sconclusionata? Vorrei che fosse così.
Questa commemorazione-riflessione (però) mi piace. E’ limpida, sincera e commovente.
Giovanni Monasteri said
… meglio la buca :)
mario said
Si, Fabry, è quello che mi chiedo spesso anch’io: cosa sarebbe stata la mia vita senza quell’incontro?
Ma se quello era il destino, il Disegno, allora è andata benissimo così, perchè così doveva essere. Inutile io mi chieda altro.
Ed ogni giorno mi accorgo che non mi ha lasciato solo.
Tu, a quella tavola, non sarai mai solo, ne sono certo.
fabrizio centofanti said
Giovanni e Mario, grazie.
ognuno va con la sua visione, alla fine le confronteremo.
sono sinceramente curioso dell’esito finale.
abbracci
dal fabry
stefano said
…ma uno che non ha una visione che deve fare?
fabrizio centofanti said
penso che prima o poi una visione venga fuori comunque.
ma è meglio farsela consapevolmente, giorno dopo giorno.