Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.
Carla detto
l’importante è trovare quel filo amaranto…;-)
sergio pasquandrea detto
Sarebbe ora di cominciare a dire una cosa che, per chi conosce bene Calvino, è assolutamente chiara, ma che mi pare non lo sia in generale: che Calvino è uno scrittore *tragico*.
Lo scintillio dell’intelligenza, l’ironia, la raffinatezza combinatoria, sono maschere.
Il suo *vero* libro, per me, è Palomar: la cronaca di un fallimento.
fabrizio centofanti detto
grazie.
Sergio, potrei citare il mio libro:
Calvino non consentiva a se stesso di fermarsi. Avrebbe preferito sprofondare piuttosto che indugiare con leziosità sui risultati già acquisiti. In questo è stato fedele alla figura di Cosimo Piovasco di Rondò: ha sempre vissuto su alberi che gli permettessero di guardare più lontano, oltre la cortina del mondo contingente.
Qualcosa tuttavia mancava. Credo che tutta la sua vita sia stata un segreto arrovellarsi intorno a questa assenza. Nel Sentiero dei nidi di ragno l’innocenza è quasi senza macchia. Dalla Trilogia in poi lo struggimento comincia a farsi strada. Nel secondo Calvino dilaga ormai senza più freni e proprio per questo occorre mettere argini a ogni piè sospinto, per evitare che da un momento all’altro tutto crolli senza alcun possibile rimedio.
f&r detto
“La pagina ha il suo bene solo quando la volti e c’è la vita dietro che spinge e scompiglia tutti i fogli del libro” (Il cavaliere inesistente)
il rovescio come l’oltre… o quasi
ciao, fabry
f&r
sergio pasquandrea detto
@fabrizio
Sai, anch’io ho studiato Calvino, per la mia tesi di laurea (mi sono laureato nel 1999)
Ho esaminato i suoi saggi di argomento critico-letterario per vedere come, negli anni, cambiava la sua idea della letteratura, gli autori che leggeva, come li leggeva, ecc. (Calvino non è mai stato un critico “di professione”, leggeva sempre quello che gli interessava, a volte anche forzando un po’ la lettura…).
Poi la tesi è rimasta nel cassetto perché mi sono messo a fare altro, ma resto convinto (e, se leggo bene, anche tu) che la produzione letteraria dell’ultimo Calvino sia un continuo tentativo di arginare un vuoto che gli si apriva davanti, sempre più drammatico. Calvino era partito dalla pienezza dell’esperienza dei primi racconti partigiani ed era approdato a scrivere che “l’unica vera realtà che possiamo conoscere è quella della pagina scritta”.
Mi piacerebbe averlo conosciuto, doveva essere un uomo interessante. E non parlo solo del suo cervello…
fabrizio centofanti detto
concordo in toto, Sergio.
mi soffermerei di più, ma ho i secondi contati al PC.
un abbraccio
fabrizio