La poesia e lo spirito

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Il plurale dei nomi in “-io”

Pubblicato da Fausto Raso su giugno 28, 2009

Molto spesso siamo assaliti da dubbi amletici quando dobbiamo formare il plurale dei sostantivi che finiscono in “-io”: lenocini o lenocinii? Oli o olii? Insomma, prendono o no la doppia “i”? La questione non è semplice in quanto occorre rifarsi all’etimologia e non sempre si è in grado di farlo. Si può, tuttavia, fissare una regola generale. I nomi in “-io” con la “i” tonica, vale a dire i sostantivi sulla cui “i”, nella pronuncia, si “posa” l’accento, prendono regolarmente la doppia “i” (ii): zio, zii; leggio, leggii; oblio, oblii; tramestio, tramestii. I nomi, invece, che hanno la “i” atona (sulla quale non cade l’accento tonico) nella forma plurale prendono una sola “i”, perdono, cioè la “i” del tema: olio, oli; bacio, baci; odio, odi; vizio, vizi. Vi sono dei casi, però, in cui una o due “i” possono creare degli equivoci è bene, quindi, mettere l’accento circonflesso (^) sulla “i”: principî (per non confonderlo con il plurale di “principe”); direttorî (per non confonderlo con il plurale di “direttore”); templî (per non confonderlo con il plurale di “tempo”). Non tutti i vocabolari, però, concordano su queste “regole”; consigliamo di seguire i… consigli del Dop (Dizionario di Ortografia e di Pronunzia della Rai) cliccando su questo collegamento:

http://www.dizionario.rai.it/ricerca.aspx

9 Risposte to “Il plurale dei nomi in “-io””

  1. Sulromanzo detto

    Ecco, cordiale Raso, i punti sono spesso i seguenti: quanto le regole grammaticali sono autorità e autorevoli? E quanto i conflitti fra diverse posizioni rappresentano lo stato di evoluzione della lingua?
    Questi sono temi sui quali non di rado mi interrogo e ahimè il più delle volte non ne vengo a capo. Suggerimenti?

  2. Fausto Raso detto

    Gentile amico,
    non è facile rispondere alla sua domanda. In linea di massima l’ “autorità” e l’ “autorevolezza” sono date dai grandi scrittori e dai grandi linguisti. Capita, però, che molto spesso l’uso (anche se “grammaticalmente errato”)la faccia da padrone. Un esempio per tutti: il verbo “pietire”. Il verbo corretto è solo PIATIRE, ma nell’uso ha avuto il sopravvento.. l’uso errato.

  3. lambertibocconi detto

    Grazie a Fausto Raso di questo utile articolo. Ne pubblichi più spesso!

  4. ringrazio anch’io Fausto:
    e ricordo che chi vuole può proporre domande su problemi linguistici.

  5. sparz detto

    ecco una domanda sul congiuntivo: esempio: “credo che loro sappiano che tu sei bello” o “credo che loro sappiano che tu sia bello”? Attrazione modale o meglio ormai la prima? Grazie Fausto.

  6. Fausto Raso detto

    Con il verbo “credere” si possono adoperare entrambi i modi: indicativo e congiuntivo. Peronalmente preferisco il congiuntivo (se CREDO non ho la certezza).

  7. sparz detto

    scusa Fausto, non mi hai risposto: se leggi meglio il mio commento 5 vedrai che io dò per buono il congiuntivo dopo credere, ma la domanda è se sia giusto ripetere il congiuntivo dopo “sapere” o no.

  8. lucy detto

    e se dico geranei invece di gerani?

  9. Fausto Raso detto

    Per Sparz,
    dopo sappiano va bene l’indicativo.
    Credo che loro sappiano che “devono” prestare piú attenzione.

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