Archivio per giugno 2009
Pubblicato da eziotarantino su giugno 13, 2009
Due rapide osservazioni sulla visita di Gheddafi in Italia.
1. C’è un capo di stato che, invitato dal Governo italiano, prende la parola in Senato e dichiara che gli Stati Uniti, nel 1986, si comportarono esattamente come Osama Bin Laden e che sugli Stati Uniti ricade per intero la responsabilità di aver dato forza a Al Qaeda in Iraq, dove un mite e illuminato statista, Saddam Hussein, provvedeva all’ordinato e sereno sviluppo del suo pacifico popolo.
Questo capo di stato si sposta poi all’Università La Sapienza, dove parlerà (stando alle cronache) dinnanzi agli Organi Accademici e a un non folto pubblico (forse stremato dalla lunga attesa) sui diritti delle rivendicazione dei popoli che hanno subito la vessazione del colonialismo.
Questo capo di stato che dice cose tanto rivoluzionarie è stato invitato da un Governo centro-destra (per ragioni sue proprie che ora non indaghiamo) e contestato aspramente da gruppi di studenti di sinistra. Perché un uomo che parla degli Stati Uniti di Reagan come fosse il male assoluto, e dei diritti violati dei popoli vittima del colonialismo viene contestato da gruppi libertari e/o comunisti? Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Arminio su giugno 13, 2009
negozi
gente per strada.
in tutta la città non c’è un solo albero
di ciliegie.
*
la luna in vista tutto il giorno
l’hai vista solo tu.
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Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 13, 2009
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Pubblicato da carlogrande su giugno 12, 2009

Termini e avventure piccanti nei fabliaux medievali
Un nuovo libro di Alessandro Barbero mi riporta a un’antica passione, il Medioevo. Un Medioevo, come ha scritto egli stesso nella graditissima dedica (abbiamo studiato insieme all’università, mi è stato amichevole e si può immaginare quanto prezioso consulente mentre scrivevo “La via dei lupi”) “che il signore di Bardonecchia avrebbe riconosciuto benissimo”: è quello dei fabliaux, poemetti francesi duecenteschi quanto mai ricchi di termini, metafore e situazioni esplicite, recitati per il sollazzo della gente e chissà, forse anche delle corti.
Nel libro (del quale trascrivo con acconcio, debito e finto imbarazzo il titolo: “La voglia dei cazzi e altri fabliaux medievali”, Edizioni Mercurio) lo studioso e scrittore ha tradotto – impresa non da poco – una ventina di racconti, sottolineando il tema importante e controverso dei tabù linguistici: dobbiamo chiamare col loro nome – come avviene nei fabliaux – gli organi genitali maschili e femminili e alcune altre cose “imbarazzanti” che ci circondano, o usare sinonimi eleganti, parafrasi e tutto l’armamentario delle convenzioni sociali? Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da paolocacciolati su giugno 12, 2009
Io mi imbarazzo quando leggo certe stroncature (come nei commenti dei blog) alle parole dei poeti; mi imbarazzo, arrossisco nel ricordare quante volte ci sono cascato (e ci casco) anch’io, penso a quello che scrive Raimon Pannikar nel libro Lo spirito della parola : “Il parlare è la manifestazione stessa, è la vita stessa dell’essere parlante, che è uomo, ed è nella sua espressione parlante che l’uomo si realizza…E’ la parola che crea perchè partecipa del soffio stesso dello Spirito.” E questo, a mio parere, vale anche per la parola scritta.
La parola spesso è interpretata come un medium tra l’uomo e il mistero del vivere, e la poesia è il trono della parola, è il mezzo per eccellenza per renderci partecipi dell’inesprimibile. Come in questi due versi di Cesare Viviani:
Ogni bagliore è luce dell’eterno
è riflesso del divino.
L’altra faccia della parola (scritta) è la prosa, che non ha la potenza della poesia, è più difficile che consenta quella che Viviani chiama “la gioia delle soste,/ mentre passa in cielo come nuvola / la forza vitale” Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Critica letteraria, Divagazioni, Domande, Letteratura, Letture, libri, Poesia, Recensioni, Scritture | Contrassegnato da tag: Aldo Nove, Cesare Viviani, Gaia Manzini, Giorgio Vasta, Giuseppe Genna, Margaret Mazzantini, mario desiati, Susanna Tamaro, Tiziano Scarpa | 15 Commenti »
Pubblicato da lapoesiaelospirito su giugno 12, 2009
Nemmeno un mese fa, alla vigilia del ventitreesimo Salone Internazionale del Libro di Torino è nato Luminol (www.luminol.it).
Luminol non è un manifesto. Luminol è un’idea che si fa sostanza. Vogliamo far luce, vogliamo far emergere le tracce di vitalità della nostra letteratura esordiente. Al macero le scritture esangui, vogliamo libri che lascino traccia di sé, fluidi, umori o miasmi che siano. Vogliamo diventare, senza falsa modestia, un punto di riferimento per gli scrittori italiani esordienti. Basta dire che il futuro è dei giovani, il presente è dei giovani. Allora, fatevi avanti con le vostre opere, con la vostra scrittura; che resti qualcosa del vostro passaggio. Cercheremo di leggere e recensire tutte le opere prime in uscita per i diversi editori italiani. Editori grandi ma soprattutto medi e piccoli, purché serviti da una distribuzione libraria a carattere nazionale. La nostra bella redazione, tutta fatta da giovani che gravitano nel mondo dell’editoria, indagherà sui vostri libri in due diverse sezioni, una interamente dedicata ai romanzi e l’altra alle raccolte di racconti (sia individuali che collettive). E allora scrittori italiani esordienti non abbiate paura di delinquere; commettete errori, lasciate impronte, indizi. Noi raccoglieremo le prove del vostro passaggio sulla scena del crimine letterario. Scaturito da un’idea di Alessandro De Santis, attualmente Luminol è composto da: Alessandro De Santis appunto, Federico Caprari (anche nei panni di sommo webmaster), Filippo Nicosia, Paolo Grassi, Sara Trabalzi, Giammarco Raponi e, acquisto dell’ultima ora, Marco Candida.
Vi invitiamo a leggere spesso il nostro sito (www.luminol.it) e a guardare alla narrativa italiana esordiente con sempre maggiore attenzione e “simpatia”.

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Pubblicato da massimomaugeri su giugno 12, 2009
Birgitta Trotzig, nata a Goteborg nel 1929 è una scrittrice e poetessa svedese non ancora molto nota in Italia (non almeno come meriterebbe), sebbene abbia al suo attivo diversi riconoscimenti internazionali e sia stata eletta, nel 1993, membro dell’Accademia svedese.
La Trotzig ha scritto diversi romanzi e poesie dove – spinta dalla sua forte fede cattolica e da una potente impronta visionaria – affronta temi a lei cari, quali: la morte, la resurrezione, l’amore.
Di recente la Mondadori ha pubblicato una raccolta di poesie curata da Daniela Marcheschi: “Nel fiume di luce. Poesie 1954-2008″ (€ 13,00 – p. 251).
Ho chiesto a Daniela Marcheschi di mettere a nostra disposizione la sua introduzione al libro, che pubblico qui in esclusiva. Ne approfitto per ringraziarla.
Massimo Maugeri
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Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 12, 2009
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Pubblicato da krauspenhaar su giugno 11, 2009

APOLIDE
Se di parole sparlai
Di silenzi non mutai
In folla eccitata
Da ipermercati Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da linnioaccorroni su giugno 11, 2009
Luigi Di Ruscio Cristi polverizzati ,Le lettere, pag.319, euro 25,00 ( nella foto Luigi Di Ruscio e Massimo Raffaeli)
Con un lapidario e toponomastico “Firmum” firmava le sue poesie Luigi Di Ruscio, pseudonimo che suona non solo come trasparente omaggio alla sua città natìa, ma anche da luminosa antifrasi, quasi da manuale, rispetto alla particolare natura non solo di quei testi, ma anche del suo autore. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da francesco sasso su giugno 11, 2009

[Le pagine che seguono sono state estratte dal romanzo Settanta di Simone Sarasso, in libreria da poche settimane, «secondo capitolo della “trilogia sporca”, un trittico noir sui misteri e le trame della Storia d’Italia dal dopoguerra a Tangentopoli». Ringrazio l’autore per aver gentilmente concesso la pubblicazione del testo su La poesia e lo spirito. f.s.]
di Simone Sarasso
“Mortacci…”, Nando schivò e si cacciò le mani in testa. Il cuore a palla: “Ma che ce so venuto a ffa a Milano?”
Nando aveva strizza, i fumogeni non li aveva mai visti.
Nando non sapeva che fare.
Era una vita che non sapeva che fare: a Milano c’era finito per sbaglio, sempre appresso alla fica e alla libertà.
Suo padre glielo diceva sempre: “Libertà è ‘na parolaccia per quelli come a te… Voialtri nun sapete un cazzo e ve credete i padroni der monno.”
Nando aveva annuito, per la centesima volta; è meglio abbassare la testa che pigliarsi gli schiaffi. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da giuseppepanella su giugno 11, 2009
Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)
di Giuseppe Panella
12. Le sorprese della vita e le sicurezze della matematica. Paolo Codazzi, Il destino delle nuvole, Faenza, Mobydick, 2009
«Viaggiava molto Fulvio e generalmente in città e luoghi dove avrebbe potuto partecipare a convegni di matematici, o visitare modesti musei istituiti nelle case abitate da alcuni dei grandi manipolatori di numeri della storia o da scienziati di altre discipline arricchite dalla loro opera anche in virtù della grande fede nella matematica come chiave necessaria per tutte le porte all’apparenza chiuse dell’universo. Qui reclutava forti emozioni osservando i semplici oggetti di vita conservati, sorprendendosi di come anche la scelta degli stessi contribuisse a completare a personalità degli studiosi digerita dalla lettura delle biografie, individuando riferimenti diretti tra le cose utilizzate e il pensiero di questi uomini, per come ogni forte personalità riesca a modellare oggetti comuni apparentemente irriconoscibili nella universale diffusione, trasferendo in essi inanimati un brandello della propria anima e restituendoli unici come un’opera d’arte all’attento osservatore» (pp. 46-47).
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Pubblicato da lapoesiaelospirito su giugno 10, 2009
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Pubblicato da krauspenhaar su giugno 10, 2009

Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.
Lirica appartenente alla stagione miracolosa degli Ossi brevi, si situa quasi in chiusura di sezione, in posizione estremamente marcata, quasi il poeta volesse affidarcela come exemplum della presenza animale della raccolta in questione.
L’upupa montaliana è ascrivibile alla categoria che Derrida definisce degli “animots” , intraducibile neologismo della lingua francese composto dalle parole “animaux” e “mot” (parola), coniato dal filosofo algerino per superare la tradizione filosofica (da Aristotele a Heidegger) secondo la quale l’essenza dell’animale è ontologizzabile sotto il paracadute della categoria assoluta “Animale”; premettendo che ogni discorso sull’animalità sia inevitabilmente «dell’uomo, ma per l’uomo e nell’uomo» , Derrida prova a scavalcare l’aporia proprio tramite il neologismo animot, che sorge dalla volontà di «collegare in un unico corpo verbale tre parti eterogenee» : Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da francesco sasso su giugno 10, 2009

di Antonino Contiliano
Questo numero 233 di Fermenti (direttore: Velio Carratoni, Roma 2009) cuce le diverse finestre di lettura – bloc notes, saggistica, arte, cultura, narrativa, poesia, aforismi (Domenico Cara: “Quel “museo delle cere” dove tutto è ostativo e applicato alla storia” […] “Le restaurazioni non fermano la storia, anzi la dettano al rovinoso gioco bellico (complice il tiranno)”,pp. 265, 269), interviste, recensioni, altra letteratura, anniversari, rievocazioni, editoria, costume, inserto Fondazione PIAZZOLLA (teatro, interventi, manifestazioni, premi e traduzioni) – con un filo rosso. Si tratta di un affilato che, come una lama di tagliente lucidità, affonda nella ricerca e nella ricognizione del pensare e dello scrivere sveglio e penetrante. Un taglio che, sventagliando nel tempo e fra i suoi intrecci, si mette a disposizione del lettore come un campo di esercizio critico e intelletto pubblico di soggetti non avvezzi al silenzio e alla “guida” altrui; soggetti di “sapere aude” e di interpret-azione – poeti, narratori, critici, artisti, recensori (Donato Di Stasi, La tecnica del montaggio atonale: “…Balestrini pare uno dei pochi poeti a poter vantare, se non un pubblico vero e proprio, almeno una certa attenzione per i suoi lavori, proprio per l’aver da sempre optato per una scrittura engagée, travalicando la poesia-refrain, tardivamente lirica e ingenuamente realistica…”, p. 303) … – che non rinunciano alla propria soggettivazione straniante, anzi. Vero è, infatti, che la rivista Fermenti/’09 (numero 233) n’è luogo di osservazione interno/esterno – dove gli altri possono s-guardare –, sonda di ricerca ed esplorazione che gli attori, conflittuali, lanciano contro lo stagno attaccandolo e scartando ogni precauzione di comodo.
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Pubblicato da lapoesiaelospirito su giugno 10, 2009
di Barbara Gozzi
Seguo.
Resisto
Dentro oscillazioni.
Fasi che sono altalene lunghissime, rette da fili d’acciaio flessibile, quasi gommoso ma che mai – mai fin ora – si sono spezzati.
Ondeggio in continuazione.
Le maree confondono, schiacciano.
Qualche volta mi sento l’acqua ‘in’ gola. E divento furioso, disperato. Annegare continuando a fare quello che c’è da fare, mi sfinisce. L’acqua in gola è pesante, marmo liquido, e complica movimenti semplici. Se ho voglia di alzarmi mi devo organizzare per tempo. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da Arminio su giugno 10, 2009
esce la morte
dalla buca
come la formica
per riportare al buio
il chicco.
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Pubblicato da fabrizio centofanti su giugno 9, 2009
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Pubblicato da lapoesiaelospirito su giugno 9, 2009
di Carmine Vitale
I cigni lasciano una lunga scia sulla superficie dell’acqua. Sembrano ombre. Li guardo per l’ultima volta prima di addentrarmi in quella stradina che porta all’argine. All’orizzonte il cielo che si apre ha il colore dell’oro. Come il nome dell’osteria di Praga dove lui è seduto. È la seconda volta che cerco di incontrare, vedere Hrabal. Sono ostinato e felice.
In fondo alla sala i suoi occhi sprizzano di una luce azzurrina. Sorride mentre il boccale di birra scivola lungo il tavolo. Intervalli di tempo per sognare nel gioco delle parole messe tutte in fila: samizdat, pabitele, forme libere di un’arte poetica che ho amato visceralmente. Senza alcuna costrizione. In quella stretta di mano bella come una occasione perduta, alcune parole si librano nell’aria Italia, porto sepolto tradotte dalla persona che mi è accanto. Poi un breve cenno del capo indica una sedia. Inizia l’inverno Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da nadiaagustoni su giugno 9, 2009

(il piccolo principe)
Filastrocca. L’aeroplano e le stelle.
di Nadia Agustoni
L’aeroplano volava tra le stelle
e ogni notte andava più vicino
al volo d’ali al sogno di un bambino.
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Pubblicato in: Poesia | Contrassegnato da tag: nadia agustoni | 7 Commenti »