Thriller
Posted by lapoesiaelospirito on July 2, 2009
di Mario Pandiani
Non pensavo di dover scrivere di lui.
Non ho amato la sua musica che agli esordi, e ho seguito le sue trasformazioni come un fenomeno incomprensibile, adesso che è morto ricordo che ha vissuto un inferno, che la sua parabola è difficile da capire.
Delle poche volte che ho seguito le sue vicende so che ricorderò prima di tutto un ballerino strabiliante, c’era qualcosa di puro nel suo modo di ballare.

Mi ricorderò che era un negro, che l’ombra dello Zio Tom gli camminava accanto, cercando di tener dietro a quel suo passo frenetico.
Che la sua vita è stata un groviglio di rifiuto e di ricerca di una pace impossibile.
Dei re, di quell’oscuro clan che ha nome “The King of…”, la figura che gli si avvicina di più è quella di Elvis Presley; controversa, corrotta, decaduta e marchiata da un successo le cui dimensioni sono abnormi.
C’è un altro clan al quale appartenne, quello dei mascheroni, quella comunità di fantasmi che in qualche modo hanno modificato i propri connotati inseguendo chissà quale canone di bellezza distorta, quel circo Barnum di freaks infelici e irrealizzati il cui elenco tutti conosciamo e che, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo disprezzato.

In qualche modo il fenomeno punk è stato una sorta di celebrazione intellettuale e critica di queste figure, le lamette da barba e le spille infilate nelle guance, infanzie difficili protratte fino alla mezza età, (di me per primo potrei dirlo), tradimenti dell’ideologia sessantottina, politica e femminile, provocazioni e oltraggi, non sono che tentativi e parodie di rispecchiare, in fondo, questo starsystem fetido che per restare ciò che è rinnega se stesso platealmente.
Prendere prodotti per far diventare bianca la propria pelle è un atto estremo, il Seppuku del gladiatore afroamericano, è qualcosa che ricorda più Mishima che chiunque altro, nella piena consapevolezza questo, nel più sventato capriccio quello, ma radicale, un atto che raggiunge il cuore del problema e lo risolve con la negazione più tragica.
Uno può anche dire; non si liquidano con due battute 750 milioni di album venduti, comprati da bianchi, gialli. ebrei, negri, ispanici, italiani, russi… da quasi un miliardo di persone, un continente.
Questo trascende la dimensione commerciale ed entra in quella del significato, l’artista che ha venduto più dischi di tutti è stato ed ha rappresentato tutto ciò che non si può essere.

Io non so molto di lui, ma adesso che ha concluso la sua corsa lo ricordo e mi commuovo, nulla è più imprevedibile della risposta di un bambino al mondo.















Iannozzi Giuseppe said
Non penso si possa considerare musica il punk se non come fenomeno di massa. E’ musica sì, ma in una accezione massiva, ovvero per un rapido consumo da parte del popolo, o delle masse che dir si voglia. Ma il punk in sé è fatto di pessimi musicisti – sempre che tali si possano mai definire, perché sono dei rumoristi e non altro – e di cantanti peggiori senza né voce né talento: costituiscono un fenomeno legato a un frangente storico. Molto di moda negli anni Settanta, Sex Pistols e The Clash. Ma i primi era quasi impossibile ascoltarli; i secondi orecchiabili per poche canzoni, nonostante testi talvolta interessanti. Il grado di preparazione tecnica e vocale di entrambi era molto più che scadente: si era di fronte a del rumore aggiustato alla boia d’un giuda, a degli urli talvolta da galli strozzati, altre ancora da tacchini ingessati. Meglio poi non dire dei New York Dolls: forse peggiori dei Sex Pistols. Gli unici che hanno fatto del punk rock resistente, a mio avviso, i Ramones.
Questa premessa per dire adesso di Michael Jackson brevemente. Per chi volesse approfondire, credo che in rete non manchino ahinoi tante voci, di gossippari a tutto tondo e di incompetenti. Ma qui val la pena di sottolineare che Jacko ha sdoganato la musica soul, che prima dei Jackson Five e dei Jacksons era costretta entro gli stereotipi della Motown records, che sono caduti per la loro inattualità, e che con la morte di Marvin Gaye non hanno trovato più interpreti capaci. Ecco dunque che un giovanissimo Michael dà nuovo smalto al soul: la voce e il ballo sono essenziali, non si pensa più al soul come a della musica sfornata dalla catena di montaggio Motown, che guarda caso ha in etichetta proprio i Jacksons Five. Con loro la musica soul cambia, per necessità, per essere al passo coi tempi e con le richieste del pubblico, che non si accontenta più del mero prodotto studiato in studio di registrazione. La Motown records cambia, inizia la strada del cambiamento. Per la prima volta dunque per fare soul occorre essere artisti completi. Lo capiscono i Commodores e ovviamente un’altro grandissimo, Barry White – che all’inizio era restio a cantare, a portarsi sulla scena, preferendo scriverle le canzoni. “Off the wall” primo vero album di Michael Jackson, per la Epic, segna la frattura e l’avviamento verso un pop elaborato: Jacko rivela da subito una grandezza non comune, sia per impostazione vocale sia in qualità di ballerino. Con “Thriller” il pop viene sconvolto: il successo è planetario. Se la musica degli anni Ottanta, la più commerciale, faceva affidamento soprattutto all’immagine, con “Thriller” non più: l’immagine è quella del cortometraggio, del clip musicale che è un film breve con una sua propria trama che vede un impegno di ballerini professionisti, di scenografi, di sceneggiatori, di registi. Il video di “Thriller” cambia il concetto stesso di video musicale. Cambia anche e soprattutto il cantato: Michael Jackson ha una voce come pochi, una “voce d’angelo”, da vero nero – vitiligine a parte, in una grave forma di cui soffrirà per 20 anni fino alla prematura scomparsa. Seguono “Bad” e “Dangerous”, tutti successi mondiali da oltre 30.000.000 di copie. Non mancano le collaborazioni con Lionel Richie, Mick Jagger, Paul McCartney, etc. etc. nonché con lo storico produttore Quincy Jones. Anche “HIStory, Blood on the Dance Floor” vendette oltre 20.000.000 di copie: si trattava di due dischi, uno che raccoglieva 15 singoli storici, l’altro con 15 tracce inedite. Poi l’infamante accusa di pedofilia, che distrugge di fatto la carriera di Jacko, in ogni senso. Una accusa ingiusta e tremenda, dalla quale non riuscirà più a risollevarsi. Solo oggi il suo grande accusatore Evan Chandler ha ammesso di aver mentito sotto pressione del padre: il motivo, scucire alcuni miliardi a Jacko. Ce l’hanno fatto padre e figlio insieme. All’epoca Evan era un ragazzino, quindi non imputabile. Il padre, oggi, chissà dove diavolo è! Oggi Evan dichiara d’aver mentito e per questa dichiarazione si fa pagare botte di dollari dai magazines. Non dice la verità per amor della Verità: insegnato dal padre, Evan è un avvoltoio senza morale alcuna. Quando si dice, tale padre tale figlio. Evan parla: non ha problemi. Di che lo si potrebbe mai accusare? Nel 1993 era un soldo di cacio, oggi è un uomo. Ma nel 1993 era un soldino di cacio ed era facile credere a un anima fintamente innocente: un bambino che accusa un adulto di pedofilia nel 99% dei casi viene creduto. Basta la sua parola. Non serve altro. Le accuse di pedofilia distruggono l’immagine e la fama di Jacko, sia sul piano umano sia su quello artistico: anche l’amico Quincy Jones – che comunque produsse “Bad”, terzo album sotto la supervisione di Quincy – si chiamò fuori, in maniera diplomatica, da gran vecchia volpe qual è, ma di Michael non volle più che saperne. Non fu il solo. Nel 2001 esce “Invincible”: l’album vendette qualcosa come 8.000.000 di copie. La Sony accusò Jackson di “poche vendite” e non ci pensò su due volte a disfarsene. Si era nel 2001, il mercato del cd piratato viveva i suoi anni d’oro e così pure il download illegale in formato mp3: agli inizi del 2000 la pirateria dimezzò le vendite di qualsiasi artista, piccolo o grande che fosse. “Invincible” è un concentrato di pop and rock e di ballate: la critica lo stroncò, più che altro per un desiderio di biliosa vendetta nei confronti di Jackson, che era ancora sotto l’assedio di chi lo diceva pedofilo, traditore della sua razza, omosessuale, etc. etc. Ovviamente oggi non si trova un disco di Jacko, “Invincible” compreso, in nessun negozio: ma è già pronto un cofanetto che accoglierà i 5 album di Michael Jackson, perché oggi sì, oggi che è morto sono tutti dei capolavori. E lo sono sul serio, questo è bene sottolinearlo perché la stupidità dei criticoni incompetenti è la sola cosa che ahinoi non muore mai a questo mondo. Ma ieri che si voleva distruggere l’artista e l’uomo non si esitava ad attaccare Jacko sia sul piano personale sia su quello artistico.
Mario pandiani said
E’ evidente che del punk non conosci nulla, come del soul e del funk autentici, mentre sei un apprezzabilissimo fan di M.J. sedotto forse più dal numero di copie vendute, (che, come diceva George Harrison, non è mai sinonimo di buona musica), che dalla qualità che troppo spesso non esce da un pop ben confezionato.
Michael Jackson deve il suo successo principalmente al fatto di essere stato un modello per una generazione multirazziale confusa, orfana delle istanze antagoniste che l’hanno preceduta e satura di nulla; quella degli anni ‘80, ha raccolto quel vuoto e lo ha incarnato nella maniera più drammatica, e solo in questo sta, secondo me, la sua grandezza.
Per il resto, direi che se vogliamo fare proprio paragoni dovremmo misurarlo con tali calibri, che poverino, sarebbe come paragonare Prince a Jimi Hendrix, si veda ad esempio il modo di muoversi sul palco di James Brown (a cui comunque MJ deve molto dei suoi passi da mimo), o le voci dei grandi interpreti della musica nera, dal blues al funk.
No, Beppe, il tuo amore per Jacko è sincero e mi piace, ma di musica capisci meno che di letteratura.
robertorossitesta said
“Questo trascende la dimensione commerciale ed entra in quella del significato, l’artista che ha venduto più dischi di tutti è stato ed ha rappresentato tutto ciò che non si può essere.”
Sottoscrivo. Evidentemente (a prescindere dai modi) questo mondo va stretto a più di quanti non si pensi, a più di quanti non lo pensino di sé.
Grazie e un caro saluto,
Roberto
Iannozzi Giuseppe said
Caro Mario, se vogliamo possiamo iniziare a parlare di soul partendo da Otis Redding e da molto molto più indietro: ma di fatto è stata la Motown records, con successi studiati a tavolino, che ha portato il soul nelle case degli americani e non solo. La Motown era un’industria musicale nel vero e proprio senso della parola: ogni brano veniva studiato dalla Motown perché fosse immediatamente orecchiabile e spendibile sul mercato. C’è poi Sly e James Brown, ma prima di parlare di Sly e James Brown, oltreché di Stevie Wonder, io guarderei a Otis Redding, Ray Charles e Aretha Franklin.
Il punk è stato e continua ad essere un fenomeno massivo: non si è quasi mai di fronte a dei musicisti preparati, men che meno a dei cantanti che si possano definire tali. Sono dei rumoristi, questo sì, che infiammano il palco sin tanto che c’è qualche rivoluzione, o finta rivoluzione, da sponsorizzare, poi si spengono da sé. Si prenda ad esempio “Cut the crap”, l’ultimo lavoro dei Clash: quello sì che è un disco da prendere e da usare come specchietto per far incipriare il naso alle donnette facili. Dirlo inascoltabile è un voler spendersi in un complimento sin troppo generoso. L’unico disco dei Clash che valga qualcosa è “London Calling” dal punto di vista musicale. Il resto è paccottiglia. Ciò non significa affatto che i moderni Green Day valgano di più rispetto alle band del passato: sono invece l’essenza incarnata della spendibilità a breve, della commerciabilità. Non basta davvero avere quattro borchie ai polsi, un collare da cane al collo e un paio di orecchini per fare del sano punk, che sia oggettiva contestazione del “sistema”. Prince è un po’ una puttana dello star system: a lavori egregi seguono lavori della peggior fattura. Bravo ragazzo Prince, ma non ha mai raggiunto chissà quali vette: l’album migliore, a tutt’oggi, rimane “Sign ‘O’ the Times”. E volendo il più commerciale “Purple rain”. Meglio calare un velo pietoso invece su quei lavori che firmò come The Artist Formerly Known as Prince e The Artist.
Hendrix, geniale: ma non c’entra una mazza con il soul e la cultura musicale pop soprattutto. Hendrix è il rock e il blues: anche se ad onor del vero il rock’n'roll è nato con Chuck Berry. Dalla sua Hendrix aveva di più, del seppur grandissimo Chuck Berry – che in ogni caso gli preferisco -, una chitarra più unica che rara. Una chitarra che ha fatto scuola e che continua a far scuola. A chi oggi studia musica, io Hendrix lo metterei nelle scuole come materia di studio. Personalmente gli preferisco Chuck Berry per via dei testi, che affrontano temi sociali, molteplici tabù che negli anni 50 e 60 Chuck buttò giù a colpi di chitarra e di parole.
Caro Mario, forse io non capirò, ma capisco che se per te un giallo o un thriller firmati Jeffery Deaver o Michael Connelly sono la Letteratura – per non toccare gli autori italiani altrimenti si anticipa l’Armageddon -, allora posso a ragione dire che tu non sai nemmeno che cosa sia la Letteratura, bada bene quella con la “L” maiuscola. Per me la Letteratura è ancora quella dei Manzoni, di Boccaccio, di Dante… Ne consegue che di musica ne capisci ancor meno, giacché mi pare di riconoscere che per te il punk è “la” musica. Cordialmente.
isakis said
@Iannozzi. E un bel PAPPAPPERO non ce lo vogliamo mettere?
macondo said
Anticipo dicendo che di musica non ne capisco un beneamato, soprattutto quella di area anglonordamericana. Detto questo, e bordeggiando l’OT, dico anche che la dimensione umana di Jackson era patetica. Non era un “negro”, era un nero-bianco, e c’è una grossa differenza. Da quando ha cominciato a schiarisi il colore della pelle, a cambiarsi i connotati, ho perso qualsiasi residuo interesse per lui. Cambiare colore della pelle, come ha fatto lui, lo considero un rinnegamento, un ripudio radicale della proprie radici, della propria cultura, della propria dignità. Lo ha fatto per “follia”, per esigenze di mercato o per altro? Non so, giudico i risultati. Lettura etica la mia? Può darsi, e può darsi perché di musica, come ho detto, non ne capisco un beneamato
Iannozzi Giuseppe said
Macondo, di patetico c’è solamente il tuo commento. Informati prima di parlare, poi forse potrai parlare anche di Michael Jackson dal punto di vista umano. Era meglio se te lo evitavi questo commento di persona disinformata su ogni punto di vista. Purtroppo sei uno di quelli che amano fare inutile presenzialismo. Un po’ come i nostri politici.
Ti consiglio di vedere questo:
lucy said
a me tutta la faccenda fa un’enorme pena, m.j. mi fa pena da una vita. siamo cresciuti insieme: coetanei, canticchiavo one two three do re mi a b c, molto piccola, mentre lui aveva la sua testa riccia e il suo faccino tondo, nero. poi ho fatto ore di riscaldamento e di stretching con le musiche di thriller, mentre lui cominciava, aveva già cominciato, a farsi massacrare la faccia e la pelle. strani matrimoni, figli, storie. musica forse commerciale, ma mai del tutto, e sempre buona. conosco gente qualunque morta per essersi maciullata il fegato con farmaci presi bellamente. conosco donne mostruose per aver cominciato presto a farsi fare interventi di plastica. lui ha fatto questo e molto altro. e certamente anche cose non di cui vantarsi. un “fenomeno” musicale è sempre commerciale e facilmente può scadere. anche in quelli di classe si incontrano fasi down. lasciamolo dov’è, che è da mo’ che non se lo filava nessuno, poveretto.
macondo said
@ Iannozzi,
se invece di postare la “verità” di Jackson scendessi dal piedistallo di boria e presunzione, e rispondessi con argomentazioni intelleggibili al mio commento daresti miglior contributo alla causa del tuo idolo.
Ma forse è chiedere troppo.
Mario pandiani said
Ma, per fortuna il post non è di Iannozzi.
Non è un post celebrativo, e soprattutto non è un post per valutare le capacità musicali di MJ.
Giuseppe quando vuoi sfoderare conoscenze in un campo che ti è estraneo mi diventi meno simpatico, tendi a incasellare cose in nomi che hanno significati labili e diventi noioso.
Come ti ripeto il punk tu non lo conosci e soprattutto ne hai ascoltato pochissimo, così mi pare la musica nera, (Che per me, ben più del punk, è la musica), che è insofferente alla classificazione, tanto che, dai canti dei raccoglitori di cotone a Eric Bourdon, (ci metteva dentro persino lui, un bianco) a Sidney Bechet a Otis Redding, Roland Kirk la chiamava “Black classical music” senza distinguere tra diplomati alla Berkeley o negri che cantano all’angolo di una strada o gruppetti garage, senza distinguere tra blues, soul o jazz.
Per cui, apprezzata la tua agiografia di Michael, potresti risparmiarci le lezioni da scuola radio elettra su cosa è o non è il soul o il rock n’ roll, ne siamo ampiamente al corrente, come lo sei tu di Manzoni e Dante.
@macondo, in effetti, anche vista così, si può dire che poteva scurire le macchie chiare invece di schiarire il resto scuro, poteva evitare di rifarsi il naso, ma non credo che si possa considerarlo un tradimento.
E’ tradizione dello spettacolo afro americano, per gridare contro le catene, caricarsi di catene ancor più pesanti, James Brown nella sua strada verso l’emancipazione divenne, a suo modo, uno schiavista, ma non dimenticò mai le catene ataviche. Per MJ fu la provocazione estrema, masochistica e malata, che, probabilmente, sapeva gli si sarebbe presto ritorta contro, ma non bisogna dimenticare che sono persone che hanno sempre avuto disprezzo al posto del pane, e odio e invidia, tranne per quelle poche ore di luce e gloria sul palco, ore sudate.
Carlo Cannella said
Iannozzi sul punk c’ha ragione.
Iannozzi Giuseppe said
Lascio perdere il commento di Lucy, che mi sembra più che altro una presa per i fondelli, non so bene verso chi, se verso il sottoscritto o Michael Jackson o piuttosto verso sé stessa. Così è il mondo, ahinoi.
@ MACONDO
Il tuo commento è un non-commento: non c’è ombra di contenuto, per cui non vedo su quale fronte dovrei ribattere. Tutto qui. Ti ho postato anche un video, affinché tu ne prendessi visione: o non l’hai fatto o l’hai deliberatamente ignorato, per cui inutile che mi chiedi di ribattere al tuo “vuoto”.
Non ho piedistalli né rinforzi nelle scarpe.
Al massimo a tarda notte mette i tacchi a spillo, ma questa è un’altra storia, anzi una storiaccia, e credo non ti interessi.
@ MARIO
Continui a ripetere che non capisco.
Io l’unica cosa che non capisco è questo tuo morboso attaccamento nel reiterare che non so né questo né quello. Ti dico, caro Mario, non è che tu sino ad ora abbia prodotto chissà quali elzeviri di intelligente erudizione. A parte cercare di sputacchiarmi in faccia, argomenti proprio zero.
Ti rispondo: il punk l’ho ascoltato quand’ero ragazzino. Mi faceva schifo allora, mi fa schifo adesso. Non è cambiato col tempo: pessimi rumoristi e ancora più pessimi cantanti. E non vedo ragione per cui fare la storia del punk in un post che non ha niente di punkettaro, tranne il fatto che ce l’hai infilato dentro e non si capisce per quale tua ragione personale.
Se vogliamo parlare di musica, allora possiamo partire da Robert Johnson, arrivare a Duke Ellington e Satchmo, passare dalle parti di Lightin’ Hopkins e Howling Woolf… dire qualche cosa di Louis Davis e, perché no, di Marion Williams… Però mi sembrano tutte forzature non necessarie.
In pratica, il tuo articolo non regge. Non regge perché non dici niente. L’unica cosa buona perché sincera è quel “so poco di lui”. E ora mi stai dimostrando… lasciamo perdere…
ciao a tutti
franz krauspenhaar said
bello il pezzo di mario.
macondo said
@ Iannozzi Giuseppe,
buoni tacchi a spillo (già è l’ora). E vedi di non cadere, almeno da lì.
vbinaghi said
Ne ho sentite di ogni.
Su NI ho scritto che per detestando il pop Thriller mi ha fulminato come un autentico capolavoro.
Poi mi è venuta in mente una cosa, sulla sua voce. Prendete due voci simili (Terence Trent D’Arby, per dire, o Aaron Neville), quelle voci afro-angeliche che ogni tanto spuntano. O Craig David.
Quelle che manca a questi rispetto a Jacko non è la purezza vocale, è la danza, come suggerisce già Mario. Non la danza coi piedi, ma la promessa di danza che è già nel modo di cantare. E’ una cosa che non si può esercitare o raffinare, se non c’è. C’è nella musica di Mozart, per esempio, e non in altri pure grandissimi. La insonsostenibile (per noi altri ma non per lui) leggerezza dell’essere.
Su cose come queste, gli dei si prendono la loro vendetta.
Iannozzi Giuseppe said
Non mi spiegherò mai perché esistano persone sì tanto piene di bile. Così va il mondo.
Niente da ridire su Terence T. D’Arby e ancora meno su Aaron Neville.
Mario suggerisce che cosa??? Non mi far ridere a quest’ora: i vicini potrebbero lamentarsi.
Magari domani ti presenterai insieme a Mario dicendo di Beethoven precursore del punk, caro Valter. Riposati, che è meglio.
Bene, direi che gli amici sono passati al Bar Mario ma la festa è altrove, ed allora… l’ultimo dia un colpo di straccio “al banco del bar”.
See you