CAVALLERIA SPIRITUALE
Posted by robertorossitesta on July 7, 2009
«Ci è stato detto che la condizione degli umani, lungo la loro esistenza in questo mondo terreno, è quella del sonno. Nel corso di tale sonno potranno essi percepire il senso, comprendere le parabole di cui i versetti coranici ci dicono che solo i Saggi comprendono? Ma chi sono dunque i Saggi? I Saggi sono coloro che in tre meravigliosi capitoli Ibn ‘Arabī ci descrive come i “cavalieri” o i “cavalieri dell’Invisibile”; è grazie a essi che in questo mondo terreno può esistere una “scienza delle corrispondenze”. […]
Ta‘bīr al-ru’ya è l’interpretazione delle visioni, dei sogni, ed è una delle applicazioni per eccellenza della “scienza della Bilancia”. Essa permette di compiere il passaggio dalle forme percepite nella visione al significato segreto della loro apparizione. Le nostre visioni in sogno nel mondo della Notte, come quelle che percepiamo in ciò che chiamiamo il mondo del Giorno, necessitano del medesimo passaggio, affinché noi possiamo percepirne il significato segreto. La ragione di questo è che sia le une che le altre sono motivate da un’intenzione segreta propria a un altro mondo e da esso proveniente. Ecco perché il mondo del nostro presente, della Notte come del Giorno, è un ponte che si tratta di oltrepassare. Un ponte è un luogo di transito; non ci si ferma, né si prende dimora su un ponte. Lo si varca, e occorre varcarlo per comprendere il significato segreto, la “corrispondenza” invisibile di quel che è trasceso e lasciato da questa parte. Tale è il compito degli interpreti, degli ermeneuti del senso esoterico, promossi al rango di “cavalieri dell’Invisibile”».
Il brano che precede è la bandella editoriale de “La scienza della Bilancia” di H. Corbin, che ho tradotto per SE, e in libreria da pochi giorni.
Chi segue le mie divagazioni su LPELS sa che non ho l’abitudine di lanciarmi in operazioni promozionali; ma l’ultimo capitolo di questo libro, sulla cavalleria spirituale, richiama passi di “En Islam iranien”, non ancora tradotto, che dello stesso autore può essere considerato il testamento spirituale – come, si parva licet, potrebbe in buona parte essere considerato il mio.
Trent’anni fa, quand’ero poco più che ventenne, accadimenti pubblici e privati mi misero in mano opere che con le mie origini, e con la mia storia fino a quel momento, facevano a pugni; incontro di boxe che continua tuttora, e nel quale in verità sono più contento dei molti colpi che ricevo di quanto non lo sia per i pochi che riesco a sferrare. Fra tali colpi, il privilegio di potermi occupare editorialmente di qualcuna delle opere che parlano della grande visione intravveduta allora, la quale, pur lungo le miserie e gli errori della mia esistenza, non ha più voluto lasciarmi. In quei casi mi sono sempre chiesto, con riconoscenza e non finto sgomento: “Perché proprio a me, a me “pellegrino”, accade questo?”.
Ora, “pellegrino” nel mio dialetto piemontese ha più o meno lo stesso significato di cui parla Manzoni a proposito del lombardo “poeta”. E certo, come “pellegrino” e “poeta” soffro di doppie difficoltà, e doppia esclusione; ma so bene che proprio da tale esclusione nasce una nostalgia del centro che è il motore di tutte e le cose e di tutti gli eventi.















Marco Guzzi said
Grazie di questo riferimento all’ermeneutica spirituale di Corbin, che ci ricorda come il vero atto interpretativo (di un testo sacro ma anche di un evento esistenziale) richieda anch’esso un ascolto che sappia andare molto al di là della sfera sensibile e razionale.
L’ermeneutica è anch’essa poetica, cioè, ispirata, e trans-egoica.
Di questo principio si sono del tutto dimenticati sia i teorici dell’ermeneutica filosofica post-heideggeriana, sia la maggior parte dei critici letterari, che d’altronde hanno spesso a che fare con testi che non richiedono alcuna ermeneutica spirituale….purtroppo.
Grazie ancora. Marco Guzzi
robertorossitesta said
Caro Marco Guzzi,
ringrazio per il ringraziamento, e sottoscrivo parola per parola.
Un caro saluto,
Roberto
lambertibocconi said
Bello! Felice di sapere che “pellegrino” e “poeta” da qualche parte si equivalgono, perché presuntuosamente mi credo un po’ entrambi…
Roberto Plevano said
Voglio aggiungere anche i miei ringraziamenti per la segnalazione del testo di Corbin, uno dei massimi orientalisti europei, filosofo e traduttore di testi mistici islamici. Non per caso, Corbin si era occupato in gioventù di Heidegger, se non mi sbaglio.
E Dio solo sa se oggi abbiamo bisogno di ponti tra l’Oriente e la sua propaggine occidentale.
robertorossitesta said
Cara Anna,
sapessi, le equivalenze non si fermano di certo qui…
Caro Roberto,
di ponti ce ne son di tanti tipi, compresi i levatoi e i girevoli.
Io, se non altro per onor di firma, preferisco il Ponte Sirat.
Grazie,un caro saluto ad entrambi,
Roberto
nadia agustoni said
“Trent’anni fa, quand’ero poco più che ventenne, accadimenti pubblici e privati mi misero in mano opere che con le mie origini, e con la mia storia fino a quel momento, facevano a pugni; incontro di boxe che continua tuttora”
Non sei l’unico, è successo/succede anche a me.
Grazie della segnalazione. Un saluto.
robertorossitesta said
Cara Nadia,
so bene di non essere l’unico, e la cosa mi fa un grande piacere.
Grazie e ciao,
Roberto
Carla said
non esiste nulla di più affascinante di questa: scienza delle corrispondenze, che in fondo altro non è che
la guida verso la luce di cò che di antico e oscuro si tramanda…
Ciao Roby :-)
robertorossitesta said
Cara Carla,
a ben guardare i principi ed i metodi sono sempre gli stessi, rappresentati a seconda delle epoche e delle indoli. Poiché sempre di destini si tratta, collettivi o individuali che siano.
Ciao a te,
Roberto
Chiara Daino said
Grazie Roberto che sei
il ponte la porta la pupilla che traduce la lingua per dire per dare il come superare i molti ostacoli [naturali/artificiali, mentali/materiali, geografiche/grammatiche].
Essere il ponte non è: erigere un ponte. Per la tensione dei tuoi estremi e passaggi e pestaggi [si paga sempre pedaggio] per i trascorsi che traghetti sentieri e sentire
Grazie
robertorossitesta said
Chiarissima,
alt ferma stop!
Il tuo entusiasmo non ti conduca a pronunciare parole eccessive!
La vera porta come sai non ha (non è) porta, la vera pupilla s’è volta verso il fondo della sua culla!
Quanto a me, come traghettatore su non più che un rigagnolo posso al massimo varare una barchetta di carta colorata e collaborare all’inevitabile naufragio.
Come pontefice (costruttore di ponti) su non più che una pozzanghera posso al massimo stendere il mio mantello…
e, sì, d’accordo, certo, in mancanza di quello… :-)
Grazie a te, e (tanto per restare in tema) un etimologico “ciao”,
Roberto