Marina Massenz, Franto e ricercato
Posted by giorgiomorale on July 7, 2009
Franto e ricercato
Franto e ricercato
nell’interno del corpo
svuotato ventre
lasciare che vada
sciolto e sganciato
niente ricerca d’interezza.
Spazzolata tutta la certezza
dell’intero adeguarsi
a pezzi sparsi qua e là
a volte in quasi pace
poi più niente al fondo
del resistere in vitalità.
Affaccendata si spalanca
la bocca un bel respiro
che fuori è tutto molto nero
buio e nero trafitto il bosco
di tronchi dritti come spade.
Ma a volte contorti anche loro
affannati, sbattuti, soffocati,
e non si abbandonano di colpo
a terra, come sarebbe naturale.
*
Lascia che sia
Come dall’osteria “Lascia che sia”
si passa alla piazza, Felice Ciani -
pittore, e il piede sull’acciottolato
dell’uomo che avanza scompare e apre
la porta del bar, sia come sia
ma è nuovo l’Io che in questa piazza
vedo come da sempre mio, dell’antico
e del futuro che non so, mentre il corpo
silente e rilasciato lascia che si
distenda in questo guardare da fuori,
da molto lontano, da sopra, dall’alto,
in sospensione orizzontale sulla piazza,
il suo palazzo antico da indagare
nelle forme di balconi, bassorilievi,
archetti e fregi, il tocco di campana
così netto suono, come è possibile
che sia l’apparire così limpido
e compiuto di tutto questo Io
dal passato e nella storia fino a qui,
tanto che lo sguardo scivolando oltre
la piazza, là dello stretto di buio
vicolo l’angolo svoltando stia e
non tema nulla, né il futuro.
*
Origini
Sto primitiva rintanata osservo
luce fuori tra arabeschi di rami.
Vedere il chiaro. Scalpelli fecero
fori muscolari, sasso con lato
verderame dipinge nella cava
l’antica abitabilità terrena.
Batte fitta la pioggia, rumoreggia
la cava con mani a coppa protese.
Raschiano i mostri con unghie pareti
prigioni e selvaggiamente spaccano,
rovinando fuori; dentro il calore
del fuoco illustra la pietra di forme.
Nel riverbero, i primi segni.
















nadia agustoni said
Si sente una vicinanza (Lascia che sia) alla Cavalli e poi versi che trovano immagini particolari:
“Affaccendata si spalanca
la bocca un bel respiro
che fuori è tutto molto nero
buio e nero trafitto il bosco
di tronchi dritti come spade.”
Immagini dense pure in un versificare che corre via sciolto.
Leggo l’autrice per la prima volta e con piacere.
Un saluto.
Giorgio said
Grazie, Nadia, anch’io trovo inedite le immagini di questa poesia, e suggestiva la dialettica dentro/fuori, stare/andare, dove è sempre in gioco l’essere.
Un caro saluto.
Donato Salzarulo said
Le poesie di Marina non si possono leggere in un fiato. Sono creature ricche, spigolose, con riflessi ed echi in molte direzioni. E’ una voce cara, con cui nutro volentieri la mia mente.