Atropo
Posted by fabrizio centofanti on July 10, 2009

Mi chiedono tutti come sto e mi guardano di sbieco, come se dovessi cadere da un momento all’altro. Tutta la stanchezza vinta, in quel momento, mi torna addosso come un boomerang, le energie svaniscono, nella testa si forma un vuoto che spaventa. Siamo appesi a un filo, si dice. E qualcuno aggiungeva che una donna è predisposta per tagliarlo, con aria indifferente. E’ importante partire da qui, da una scena in bilico tra due mondi almeno in apparenza separati. L’illusione è che le lucide cesoie siano riluttanti a interrompere un’azione, un sentimento, un ideale: tutto dev’essere a fronte del gesto inesorabile di Atropo, la parca che recide il filo. Ma si intravede un’altra prospettiva: sono io che stabilisco di restare, perché la mano che lacera l’ordito potrebbe essere la mia, spinta dalla pena di chi ha perso tutto, di chi si sta solo davanti al gigante, con la pietra e la fionda. Sono io che decido di resistere, di fissare negli occhi la donna senza cuore, di far vacillare, anche solo un istante, la sua millenaria sicurezza.















Roberto Plevano said
Caro Fabrizio,
queste vecchiacce della tradizione pagana comandano prudenza. Atropos, di bianco vestita secondo Platone (oggi si mette un tailleur dirigenziale color crema pallido), è una divinità ctonia, la più piccola delle Moire e la più terribile. Che si sappia, non ha mai fatto eccezioni, né per gente in carne e ossa, né per personaggi letterari.
Meglio girarci alla larga, eh?
un affettuoso pensiero
robertorossitesta said
Caro Fabrizio,
nella sua premura d’amico Roberto ha ragione; ma certi atteggiamenti non si scelgono, fanno parte del nostro stile e destino.
Se fai parte dei pochi che non possono e vogliono distogliere lo sguardo, almeno, qui o altrove, avrai qualcosa da raccontare.
Un abbraccio,
Roberto
Giocatore d'Azzardo said
Che si fotta Atropo: sono invenzioni costruite ad arte per tenere buone le persone, condizionarle e poterle gestire. Che si faccia vedere Atropo e poi ne discutiamo vis a vis. Non vuole farsi vedere? Problemi suoi se non esiste e allora afferriamole noi le cesoie e tagliamo i fili di chi ci vuole gestire.
Blackjack.
scritture said
Caro Fabrizio,
se non ti dispiace vorrei farti leggere le mie tre parche, è bello vedere come ognuno di noi guardando alla stessa cosa ha sensazioni diverse.
Berta
Mi accosto alla finestra, scosto la tenda, la luce cade sul fuso, mi siedo, la posizione è perfetta, perfetta per ammirare il mio giardino cinto dal gelsomino e chiuso dal ferro battuto del cancello, oltre la strada.
Arriverà.
La posizione del fuso è perfetta, perfetta è la luce che cade sul filo.
Il melograno apre le fronde, accoglie il sole, il vento si infila tra le foglie e i frutti maturi, li scuote, le foglie tremolano, il frutto cade.
Cade, si spacca, si apre come una corolla, un filo rosso scivola sul pavimento di pietra bianca, semi lucidi mandano guizzi umidi sotto il sole.
Gianna corre sull’erba a piedi nudi, ha i capelli lunghi e sottili, sottile è il suo corpo, prima quando è venuta a darmi il bacio ho visto dietro la maglietta bianca premere due teneri bottoni.
Corre e gioca è ancora una bambina.
Crescerà.
Gianna
Soltanto poco fa, pochi minuti, non un mese o un anno, pochi minuti fa correvo, giocavo, non avevo idee, la vita era tutta lì racchiusa nel sole e nella terra, nella corsa.
Scivola tra le gambe un filo rosso di sangue, si ferma il cielo, le nuvole, il vento, si ferma il gioco e la corsa.
Tra le mutande bianche un filo rosso guizza umido sotto il sole.
Maria
Sarà dietro la finestra ad aspettarmi, sono in ritardo, lo so e non è solo colpa di questa pancia che mi fa camminare come una papera e mi rallenta il passo.
Mi dirà, già lo so che mi dirà: “non hai ancora preparato la borsa, e non hai preparato la culla e non hai ….”
Mi dirà “..ma cosa aspetti ormai è quasi giunta l’ora, tra non molto lo taglierai quel filo che vi lega, lo dovrai tagliare!”
Un calcio mi fa sobbalzare mentre mi avvicino al cancello, un piccolo calcio, o un pugno, o un gomito che si punta, o un ginocchio … non so, tocco la protuberanza da sopra il vestito, l’accarezzo “aspetta – dico – aspetta ancora un po’, non sono ancora pronta a tagliare il filo!”
Gianna è seduta sul gradino, la chiamo, si alza, viene ad aprirmi, un altro calcio o pugno o cosa mi fa tirare la pelle della pancia cosicché non faccio in tempo a guardarla in viso che si è già girata e cammina davanti a me sul vialetto, per terra c’è un frutto di melograno aperto, un filo rosso si allunga sulla pietra bianca.
Faccio per salire le scale, mi piego in due per quel poco che mi è consentito, mi piego in due dal dolore, mi tengo la pancia “chiama la mamma! – dico a Gianna – chiama la mamma che è giunta l’ora!”
Ciao Lucia
fabrizio centofanti said
grazie amici.
la mia era una reazione a un possibile scoraggiamento, cogliendo come pretesto il simbolo della moira.
bello il tuo testo, Lucia.
un abbraccio
fabrizio
natàlia castaldi said
Atropo
Premetti con fitta di dolore
la carne mia contro questa sete
sconfitta nell’arsura della passione.
Ridevi ignaro del vero
ringhiando nel ghigno d’un pavone
dei seni miei a sfiorire tra le mie stesse mani,
in carezze inventate sul tuo nome.
Palese il mio struggermi d’amore,
ossessione ormai follia nell’abbandono
d’un occasionale tuo sguardo,
sdegnoso sulle mie membra
a ludibrio di pubblico mostrate.
Incespica l’orgoglio tra i miei denti
ora soggiace
sconfitto dai suoi stessi sensi:
“Laddove l’aria mia ti soffochi il respiro
oltre il tuo volere
si estenda il desiderio mio”.
Dipanando il tempo della mia fine
giungano d’Atropo le cesoie affilate
ché l’esistenza mia si portino altrove
a liberare te del mio tormento.
‘notte Fabrizio, capita a tutti, poi si rinsavisce.
un bacio.
fabrizio centofanti said
bella, Natàlia.
io, però, non rinsavisco mai.
un abbraccio
fabry
natàlia castaldi said
eheheh… ma lo dici a me!?!
madddai! un abbraccio ;-)
Giocatore d'Azzardo said
Mai rinsavire! E’ la peggiore malattia che possa mai colpire l’uomo.
Blackjack.
natàlia castaldi said
mai del tutto, ma quel tanto che basta a farti capire che “ti hanno inventato il mare”
http://www.youtube.com/watch?v=39bnRKiiCMw
buona notte, e che sia con Morfeo…. che è molto più simpatico di quella megera.
f&r said
si però quella canzone è di modugno :-)
Fabry, per te:
Tra la cordigliera
e il mare del Cile
scrivo.
La cordigliera bianca .
Il mare color del ferro.
Sono tornato dai miei viaggi
con nuovi grappoli.
E il vento.
Il vento batteva
la terra, le radici.
Io ho viaggiato con il vento.
Oggi tra mare e neve
e terra mia
ho esposto i doni
che ho raccolto per il mondo.
Io ho edificato il mio amore
come un roveto ardente
sulla primavera della mia patria.
Io sono tornato cantando.
Ovunque sia stato, la vita
creatrice
mi ha ricoperto di germogli
e frutti.
Io sono tornato vestito
di uve e cereali.
Io ho portato la semente
di scuole trasparenti,
il fogliame acuminato
delle fresche centrali elettriche,
il pulsare
della tenacia e il movimento
dell’estensione che si riempie d’aroma.
In un luogo qualsiasi
ho visto il pane scarso
e più in là stendersi
i reami della spiga.
Ho visto nei paesi la guerra
come rotta
dentatura
e ho visto la pace rotonda
in altre terre
crescere come una coppa,
come il figlio nella madre.
Io ho visto.
Dove sono stato perfino
nelle spine
che hanno cercato di ferirmi,
ho scoperto che una colomba
andava cucendo
nel suo volo
il mio cuore con altri
cuori.
Ho scoperto ovunque
pane, vino, fuoco, mani,
dolcezza.
Io ho dormito sotto tutte
le bandiere
riunite
come sotto rami
di un solo bosco verde
e le stelle erano
le mie stelle.
Delle mie accanite
battaglie, dei miei dolori,
io non conservo niente
che non possa servirvi.
Proprio come la terra
io appartengo a tutti.
Non c’è una sola goccia
di odio nel mio petto. Aperte
le mie mani
spargono acini d’uva
nel vento.
Sono tornato dai miei viaggi.
Ho navigato edificando
la gioia.
Che l’amore ci protegga.
Che innalzi nuove
vesti
la rosa. Che la terra
continui a fiorire
eternamente in fiore.
Tra le cordigliere
e le onde innevate
del Cile
rinato nel sangue
del mio popolo
per voi tutti
per voi io canto.
Che sia condiviso
ogni canto sulla terra.
Che salgano i grappoli
Che li propaghi il vento
Così sia.
(P. Neruda, Il canto condiviso, da Las uvas y el viento.)
f&r
natàlia castaldi said
grazie Fides per aver ricordato Modugno, ma amo le sonorità dei Negramaro.
Massimo Maugeri said
“Sono io che decido di resistere”.
È la giusta reazione, Fabrizio.
Bravo.
fabrizio centofanti said
cari e care, grazie.
per il momento sono ancora qui.
fabry
enne emme said
hahahaha
giusta osservazione, Fabry
:)
ahahaah
fabrizio centofanti said
grazie:-)