MONTEVERDE di Gianfranco Franchi
Posted by massimomaugeri on July 11, 2009
Qual è la condizione dei giovani intellettuali, oggi, in Italia? Quale, il ruolo? Troviamo risposte nella nuova opera narrativa di Gianfranco Franchi: “Monteverde” (Castelvecchi, 2009, € 16, p. 310).
Franchi, già autore di “Disorder”, “Pagano” e “L’inadempienza” per le edizioni “Il Foglio” – è un intellettuale romano classe ‘78, nato a Trieste, creatore e gestore del sito letterario Lankelot (www.lankelot.eu), nonché consulente editoriale di varie case editrici.
Il protagonista del libro, Guido Orsini – alter ego dell’autore – è un giovane laureato che vive nel quartiere romano di Monteverde, ama la letteratura e deve fare i conti con una società in cui stenta a integrarsi; in cui non si riconosce. Vorrebbe vivere di libri, Guido. Campare di letteratura. Ma non si può. Ed eccolo, allora, alla ricerca di un lavoro. Fa l’arbitro, il giornalista-magazziniere, l’inseritore notturno, il tirocinante, l’addetto allo sportello. Lavori che non coincidono con la sua vera essenza, la sua vera natura (che si evince già dall’incipit del libro): “Sono una foglia che pesa ottanta chili. Sogno refoli di vento. Sono una batteria che si sta ricaricando. Voglio ricaricare in pace, senza sbalzi di corrente. Sono un navigatore senza programma, non so orientarmi con le stelle. Sono lo stipite stanco di una vecchia porta. Sono un contratto firmato in bianco, sono una lettera senza mittente. Sono una tela d’acqua su una cornice di carta, un telecomando che non spegne niente; se mi punto sul cielo m’accendo, funziono. Sono un orologio che batte secondi sulle tempie della sua cassa. Sono un pallone bucato. Sono una sigaretta che non si spegne, fuma soltanto. Sono queste mani che dovresti mutilare”.
C’è lirismo amaro nella scrittura di Franchi, c’è la nostalgia per gli aspetti migliori di un passato socioletterario che pare scomparso, c’è la proiezione verso il nuovo (e forse, proprio la tecnologia, l’esistenza di Internet, sanciscono la differenza vera tra il giovane intellettuale di oggi e quello del passato), c’è la ricerca disperata di sé. C’è la voglia di non arrendersi. E c’è – tra le altre cose – un gran talento narrativo che traspare dalle pagine e che, comunque, ci dà speranza sul futuro della nostra letteratura.
Massimo Maugeri
dalla pagina Cultura del quotidiano “La Sicilia” del 14/6/2009















nadia agustoni said
“C’è lirismo amaro nella scrittura di Franchi, c’è la nostalgia per gli aspetti migliori di un passato socioletterario che pare scomparso, c’è la proiezione verso il nuovo (e forse, proprio la tecnologia, l’esistenza di Internet, sanciscono la differenza vera tra il giovane intellettuale di oggi e quello del passato), c’è la ricerca disperata di sé.”
Se c’è tutto questo c’è moltissimo.
Grazie della segnalazione.
Massimo Maugeri said
Grazie, cara Nadia.
Sì, c’è davvero tanto…
E Gianfranco ha dalla sua anche la giovane età. C’è da aspettarsi ancora di più, da lui, negli anni che verranno.
giovanni choukhadarian said
Franchi è un talento naturale. Potrebbe darsi di meno, e non sarebbe più lui. Per me e, come vedo, non per me soltanto, una voce non già promettente, ma del tutto viva e combattiva nella noja della narrativa italiana d’oggidì
Massimo Maugeri said
Perfettamente d’accordo, Giovanni. Franchi è un vero talento.
Alessandro Ansuini said
Ho letto pagano, disorder e A kid, di gianfranco. questo mi manca, ma non ho mezzo dubbio di quello che troverò. grande scrittore e grande persona.
dlombardini said
forse che il sedicente “giovane intellettuale” abbia diritto di affrancamento, per merito di casta o altro, dal precariato lavorativo? è questo che muove il giovane intellettuale, l’invidia per chi ha avuto, il rimuginare rancoroso, in definitiva, spinto da prerogative di coloro che una volta definivamo piccolo-borghesi?
AndreaCati said
Non conosco l’autore, ma vista la tematica credo che cercherò di procuramelo al più presto.
Un saluto a tutti voi e buona domenica!
andrea branco said
@ Dlombardini: forse non si evince da questa recensione, ma Franchi non vuole affrancamento per sé dal precariato lavorativo, lo vorrebbe per tutti. Il romanzo, avendo come protagonista un giovane che lavora, cerca di lavorare, per i libri, e per la letteratura, pone il suo punto di vista in questo senso. Ma non dice “oh povero me”, piuttosto dice “questo mondo non mi piace. queste leggi sul lavoro non mi piacciono”. Sono cose che, nel romanzo, ci sono, e ben evidenti. Chiedere affrancamento per sé sarebbe la solita italianità, e nel romanzo questo non c’è.
dlombardini said
bene, allora leggerò di certo questo e gli altri libri di Franchi, grazie