Protetti e non
Posted by sgolisch on July 11, 2009

Piccola anima smarrita e soave,
compagna e ospite del corpo,
ora t’appresti e scendere in luoghi
incolori, ardui, spogli,
ove non avrai più gli svaghi consueti.
Sono stata alla Villa Adriana a Tivoli, colta da sensazioni sublimi davanti al sogno di bellezza, fattosi pietra nelle tozze mani degli schiavi.
Il celebre canopo, pensato e costruito con l’unico scopo di fare godere dei riflessi di luce danzanti sulla superficie dell’acqua. Cammino tra uliveti e rovine, protetta dagli enormi ombrelli sempreverdi dei pini mediterranei.
Esagerazioni, inquietudini, solitudini, brevi pacificazioni – tutte mie e non mie. Secoli e uomini sono passati con passo pesante o auf Taubenfüßen e pian piano le piante e gli alberi si sono ripresi ciò che appartiene a loro da sempre. Tutta la grandiosità della reggia dell’imperatore del mondo è ricaduta nel silenzio, animato solo dall’eterno canto delle cicale – lontano, incomprensibile, stordente e seducente.
Beata la finitudine delle opere umane.
Le Domande di un operario pensante di Brecht.
E il verdetto di Adorno, espresso con chiarezza e fervore nella Dialettica dell’illuminismo: Nessuna testimonianza culturale che al contempo non sia anche testimonianza di barbarie.
Si.
No.
Non ci voglio pensare adesso, in questo momento, appoggiata per terra a un vecchio pino che come un grande signore mi accoglie senza porre domande.
Chiudo gli occhi e senza alcuno sforzo cado nel canto delle cicale.
Il desiderio di dormire – e al risveglio godere i riflessi di luce danzanti sull’acqua e poi chiudere di nuovo gli occhi.
Fare trascorre il tempo senza chiedergli nulla. Senza volerlo né riempire, né fermare.
Eppure, inutile negarlo, non faccio ancora parte dell’eternità, e perciò bisogna pensare al ritorno, cioè tornare in paese e cercare un pullman per la stazione di Tivoli.
Trovo la fermata e insieme ad un anziano attendo pazientemente l’incerto arrivo del mezzo pubblico.
Mentre aspettiamo in silenzio sotto il caldo sole del pomeriggio, passa una sua conoscente:
- Vuoi venire a Tivoli, Giovanna?
- No, ho un funerale.
- Chi è?
- Una mia amica.
- Quanti anni aveva?
- 82.
- Cosa vuoi fare? E’ la vita.
La vecchia se ne va, sorridente, assai contenta a quanto pare che l’inevitabile sorte degli esseri umani non è toccata ancora a lei. Finalmente arriva il pullman che alla guida del giovani autista si trasforma in men che non si dica in una macchina da corsa. Gesticolando e bestemmiando animatamente al cellulare, ci porta sicuri alla stazione, dove mi aspetta già il treno per Roma – e quindi la lettura del libro della Yourcenar che spiega il suo interesse per la figura storica dell’imperatore Adriano con una annotazione, letta nel 1927 per caso in una lettera di Flaubert : Quando non c‘erano più gli dei e Cristo non era ancora nato, si era creato, tra Cicerone e Marcus Aurelius, un momento storico unico in cui l’uomo esisteva in piena solitudine.















sparz said
bellissimo, Stefanie, godibilissimo, pensieri leggeri e intensi. La Villa Adriana è un grande posto. Grazie assai.
johanna combi said
it’s really good, my dear stefanie, hope we will visit it together one day.