Tal qual
Posted by Fausto Raso on July 12, 2009
Forse è il caso di ribadire – ancora una volta – che “tale”, come “quale”, non si apostrofa mai: si tronca. Un cortese blogghista ci ha fatto notare, in proposito, un “tale” apostrofato contenuto nella “Grammatica pratica dell’italiano dalla A alla Z” disponibile in rete. Il madornale strafalcione si può vedere al punto 9 cliccando su questo collegamento:















Sul Romanzo said
Raso, seguo sempre con grande piacere le sue annotazioni. Grazie.
Iannozzi said
Che simili strafalcioni siano in una grammatica è grave; ma non meno grave che questi e altri mostruosi errori siano in molti libri e spacciati troppe volte per errori di stampa. Se compero un libro di 20 € mi aspetto che non ci sia un refuso uno.
Daniele Gigli said
Dopo avere controllato il link, a me pare che il “madornale strafalcione” sia spiegato e argomentato come forma rara accettata come norma davanti alla parola “altra”. Direi che si può eventualmente discutere sulla verità di questa affermazione – possibilmente portando dati di occorrenza in corpus letterari e paraletterari. Direi meno che si possa dare dell’incapace a un autore di grammatica non curandosi nemmeno di leggere con attenzione il passo portato come prova a carico.
daniele gigli
riccardo ferrazzi said
Sono in possesso di un’edizione di “Uno, nessuno, centomila” in cui “qual’è” viene sempre scritto con l’apostrofo. Credo che, spulciando nella letteratura italiana, si potrebbero trovare molti altri esempi simili. Personalmente, sono del parere che la distinzione fra troncamento ed elisione sia una vecchia anticaglia.
Iannozzi said
Tale, in poesia qualche volta prende l’apostrofo: ma è un virtuosismo, quando non una vera e propria necessità. Nella lingua parlata e scritta, tale non si apostrofa. Quale: mai e poi mai. Non si può dire “forme rare”, anche se sarebbe il caso di dire “forme riconosciute da una gran folla di asini”.
Fausto Raso said
Per Ferrazzi.
Legga quanto scrive il linguista Luciano Satta, poi decida:
Anche gli aggettivi e pronomi tale e quale diventano tal e qual sia dinanzi a vocale sia dinanzi a consonante, sia al maschile sia al femminile. Ma sono elisioni o troncamenti ? Cioè, è ancora frequente l’uso di far cadere le vocali finali di queste due parole davanti ad altra parola che cominci per consonante?
Possiamo rispondere sì per tale, giacché, senza contare l’espressione fissa il tal dei tali, si usa dire ancora
« Nel tal giornale c’è il tal fotoservizio ». E allora scriveremo tranquillamente senza apostrofo tal amico, tal impresa e così via.
Ma qual è piuttosto raro davanti a consonante, e suona antiquato. Perciò alcuni grammatici consigliano di restaurare la forma qual apostrofata: qual’e. La presenza di due vocali uguali non fa tollerare in questo esempio che si scriva quale è, salvo che non si voglia dare a quale un risalto particolare. Ma davanti ad altra vocale l’imbarazzo dell’apostrofo può essere eliminato scrivendo quale per intero: quale amore, quale odio. In ogni modo noi siamo a favore di qual è, senza apostrofo; torneremo sulla faccenda tra poco, nelle nostre consuete osservazioni.
Ma vediamo in breve come se la cavano gli scrittori con l’apostrofo, e quindi con l’elisione e il troncamento. Essendo l’apostrofo un segno dei meno appariscenti, può accadere che molti errori siano in realtà sviste tipografiche e niente più; tuttavia li citeremo, nel dubbio assolvendo l’autore.
La disputa se si debba scrivere qual’è o qual è non è risolta né dalle grammatiche, né tanto meno dalla letteratura.
Sono per l’apostrofo, fra gli altri, Federigo Tozzi, Mario Tobino, Tommaso Landolfi, Paolo Monelli, Bonaventura Tecchi.
Non apostrofano invece Vasco Pratolini, Giuseppe Berto, Alberto Moravia, Goffredo Parise, Libero Bigiaretti.
Ripetiamo alla buona i termini della polemichetta; e prendiamo gli argomenti di due studiosi: Franco Fochi (fautore dell’apostrofo) e Bruno Migliorini (che non ce lo vuole).
Dice il Fochi che per quale « il troncamento è cosa del tutto finita, che appartiene alla storia, e non più all’uso della parola ». Egli prosegue citando il qual maraviglia di Brunetto Latini a Dante, che oggi più nessuno direbbe; e osserva che qual resta soltanto nel detto scherzosamente solenne Tal morì qual visse, in una o due espressioni come per la qual cosa. Ricordate le combinazioni con certo – in certo qual modo, un certo qual garbo, una certa qual mansione – egli insiste:
« Ma ecco che qui mansione, di tre sillabe, preferisce la forma intera: “una certa quale mansione”. E l’effetto aumenta con l’allungarsi del nome: “un certo quale spiritello”, “una certa quale condiscendenza”, ecc». Insomma, secondo il Fochi, essendo il qual tronco una cosa storicamente morta, c’è solo il quale da elidere; perciò, apostrofo.
E sentiamo Bruno Migliorini: « Che si scriva un uomo e non un’uomo, un enorme peso e invece un’enorme ingiustizia è una distinzione non fondata sulla fonetica ma sulla schematizzazione dei grammatici. Distinzione artificiale è perciò quella fra “troncamento” e “elisione”, ma una volta che questa distinzione si accetti, ne discende come un corollario ineluttabile che si debba scrivere senza apostrofo tal è, qual è… ».
L’argomento del Fochi fa riflettere, è vero. Ma ha qualche punto debole. Anzitutto l’esempio un certo quale spiritello non è acconcio; diciamo quale spiritello e non qual spiritello solo perché è buona norma non troncare davanti a parola che cominci con s impura.
Inoltre il Fochi cita onestamente alcuni esempi di sopravvivenza di qual.
Aggiungiamo, pignoli, il diffuso « Qual buon vento ti porta? »; e quattro citazioni di scrittori: « E qual rispetto dal concessionario… » (Domenico Rea); « …senza qual sacro pudore » (Riccardo Bacchelli); « Qual testimone veridico… »
(Carlo Emilio Gadda); « … qual più qual meno » (Virgilio Lilli). Queste nostre quattro citazioni, ne siamo certi, possono aumentare, anche se non di molto. E allora, è proprio morto il qual?
Veda anche l’ “opinione” della Crusca, la piú alta “autorità” in materia: http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=3779&ctg_id=44
Sul Romanzo said
Raso, più la leggo, anche nei commenti, e più la mia stima esonda dal dignotosamente accettabile. La sua è vera informazione. Grazie, per la seconda volta. Poi ognuno valuti.
teqnofobico said
mi permetto una breve autocitazione:
“Qual è il punto?”
“Qual è, ecco [2] qual è, questo è il punto.”
“Est-ce qu’y a-t-elle une disparition?”
“Il y a une disparition: l ame, tal è [3]!”
“L’apostrophe, où est-il?”
[2] Voilà, voilà-le: – “voi là, voi là! et il? et nous?”
“Et il nous?”
“Mente.”
[3] Le fredde, diacce lame della penna.
riccardo ferrazzi said
Ringrazio anch’io Raso, ma resto del parere che sia l’uso a fare la legge e non viceversa. Per ora l’uso di non apostrofare resiste (ma düra minga, non può durare…)
lambertibocconi said
Anch’io sono per il “senza apostrofo”.
Iannozzi: nella lingua parlata non si apostrofa mai niente, appartenendo l’apostrofo esclusivamente alla dimensione scritta! :-)
Buona giornata a tutti e grazie Raso.