La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Qual è e quale vogliamo che sempre più sia lo specifico del blog collettivo La poesia e lo spirito? A differenza di altri blog o gruppi di opinioni vari presenti in rete, questo dovrebbe caratterizzarsi per una grande apertura a orientamenti e opinioni provenienti da settori anche piuttosto diversi. Una sola vera discriminante ci sentiamo di mettere necessariamente all’inizio ed è quella, forse ovvia, ma assai importante da tenere ferma, che “solo le posizioni tolleranti sono tollerate”. Precetto che va bene inteso, e forse a sua volta interpretato, ma che certamente implica che sono escluse da questo spazio opinioni e forme di discussioni che non siano fondamentalmente rispettose delle differenze, che ricorrano all’insulto o comunque alla denigrazione delle posizioni diverse senza argomentazioni ma solo per superficiali slogan. Vorremmo fare di questo luogo una specie di grande Giardino (alludiamo ovviamente alla Scuola del Giardino di Epicuro) – purtroppo solo virtuale, dato che sarebbe molto più piacevole realmente passeggiare assieme per le aiuole e discutere sui più diversi temi – nel quale diverse opinioni anzitutto si conoscono, eventualmente si scontrano, e comunque si arricchiscono a vicenda. Un luogo nel quale si sia disponibili, con tutte le difficoltà che sappiamo essere insite in una tale impresa, a spogliarsi non certo delle proprie convinzioni profonde e dei propri sentimenti, ma di quelli che possono invece – a un esame più accurato – rivelarsi dei malcelati pregiudizi. È evidente a tutti che esistono diversità più ‘delicate’ e altre meno; una differenza di opinioni sugli scritti di Gadda non è lo stesso che una differenza di opinioni sul problema dell’aborto, ma è appunto questo che deve guidarci nella ricerca: quando si parla di Gadda possiamo sì immergerci completamente nel problema e considerarlo fondamentale, coscienti d’altra parte che potremo comunque voler bene a nostro fratello anche se egli odia Gadda; esattamente come vorremmo arrivare a volergli bene se la sua posizione sul problema dell’aborto è diversa dalla nostra; il criterio che ci guiderà sarà questo, che cercheremo sinceramente di comprendere attraverso quali diversi sentieri due esemplari diversi della stessa specie, Homo Sapiens, possono avere opinioni anche radicalmente diverse. Con l’idea di fondo che in un grande palazzo, scale diverse possono anche condurre nella stessa stanza. A nostro parere, con tutte le difficoltà connesse con la natura umana, è un’utopia alla quale si può credere e alla quale si può almeno tendere; si può tenerla cioè come modello/traguardo cui riferirsi sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà.


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    METROMORFOSI infocritica



Il cappellino di Aretha Franklin

Posted by lapoesiaelospirito on July 14, 2009

di Patrizia Perlingieri

Sotto un volo di ciambelle gonfiabili di ogni foggia e colore spuntano gambe di pantaloni arrotolati al polpaccio. Di una nuance tra il beige e il verde, che di definito ha solo la distanza dall’ultimo lavaggio.

Tommaso scorge la cosa in lontananza sulla battigia, ed è contento.

Si era sentito così stupido ieri dinanzi al salvagente appena acquistato che si sgonfiava in giardino.

Tu vuoi aiutarli e loro ti fregano, ecco quello che aveva pensato.

Elena, dal patio, si era limitata a fare spallucce e poi era andata a cospargersi il corpo di crema doposole. Ma lui sapeva esattamente che aveva pensato la stessa cosa. Sempre la stessa cosa:

Sei il solito cretino che crede di poter cambiare il mondo.

Perché adesso aveva questo bikini mignon, micro, ultralight.

Siccome ce lo avevano anche le napoletane, due ombrelloni più in là, Elena ci si era coperta senza nemmeno domandargli cosa ne pensasse.

Per non dire delle tricheche, giù in fondo, che dovevano essere in una delle case che danno sulla spiaggia, perché erano sempre senza ombrellone, e spesso senza reggiseno.

Lo portano anche le tricheche, aveva detto Elena.

Le aveva battezzate così per il modo ozioso e beato con cui si giravano e rigiravano sotto il sole, come una colonia di elefanti marini.

A Tommaso piacevano le tricheche. Erano così libere. Mostravano le loro cicce toniche e abbronzate senza alcuna preoccupazione. Lei invece, Elena, sempre in allerta. A tesaurizzare anche il più distratto sguardino. E al mare questa contabilità celebrava i suoi trionfi. A spese sue e del piccolo Otello, che rischiava costantemente l’insolazione, o di perdersi trotterellando dietro uno dei tanti venditori ambulanti.

In effetti c’era mezzo terzo mondo in quel tratto di mare. Tutte le sfumature della pelle comprese tra l’olivastro rossiccio degli asiatici ( indiani e bengalesi che vendevano collane di pietre e monili d’argento e dicevano sempre: E’ bellissimo) e le infinite gradazioni di nero degli africani, a partire da quelli più chiari del nord ( marocchini e algerini che facevano il mestiere più ingrato portando sulle spalle interi stands carichi di vestiti, o gonfiabili e giocattoli appesi al collo) fino ai nerissimi vatussi dell’Africa subsahariana, con tracolle piene di occhiali tarocco e orologi water resistant.

Hassam è piccolo di statura e sembra sul punto di decollare ad ogni zampata di vento, assieme a tutte le ciambelle colorate che lo circondano. Sorride quando Tommaso gli avvicina il grugno incazzato e il salvagente sgonfio. Sorride e scopre una fila di cuspidi arrugginite da chissà quale inedia: quanto resta del suo apparato dentario. Sorride e non prova nemmeno a difendere il magro guadagno che gli sta andando in fumo. Con pazienza comincia a sfilarsi dal collo le corde che tengono insieme i salvagenti, poi quelle dei materassini, e poi quelle delle retine con le palette e i secchielli, e dice solo: La vita è dura.

Chissà perché ripensa al cappellino di Aretha Franklin proprio adesso Tommaso. A quel grosso fiocco, mentre cantava per il suo presidente.

Si sta sentendo una merda e vorrebbe comprare tutti i salvagenti di Hassam, assieme a quello sgonfio, e pagarglieli tre volte tanto.

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