Angela Passarello, Ananta delle voci bianche
Posted by giorgiomorale on July 15, 2009

La mucca
L’enormità degli occhi esprimeva la mansuetudine del suo sguardo così come la sua mole ancorata al terrestre. Il muggito pacifico sembrava il richiamo di una sorda campana. Appariva mastodontica anche la sua lingua, le cui leccate cospargevano d’umido la pelle del vitello appena partorito. Quando veniva munta, immobile, continuava a ruminare. Di giorno si lasciava montare, muovendo il vello liscio e dorato. Possente come una montagna, il muggito richiamava la quiete. La sua figura sovrastava la punta della rupe evocando i custodi di pace, presenti in tempi remoti in quell’altura. La sera gli occhi fendevano l’oscurità e annottavano insieme alle ombre. Da vecchia, trasportata su un carro, guardava lontano un punto inarrivabile alla veduta razionale e con l’ultimo muggito raggiungeva quegli spazi dove la sua immagine idolatrata sarebbe sopravvissuta a una morte solo apparente.
La cagna
La cagna custodiva la casa. Sembrava mansueta, ma quando Filomena attraversò la strada, l’aggredì e le morse una gamba. La cagna davanti ai suoi padroni mostrò gli occhi lucidi. Non venne punita. Da quel giorno e per molto tempo rincorse per gioco gli animali del cortile. Un anno dopo, rimasta incinta di un bastardo a pelo corto, si rifugiò nella stalla fino al momento del parto. Poi, lasciati a terra brandelli della sua cucciolata, con gli occhi maculati, per diverse notti vagò nelle tenebre della campagna. Di lontano si udivano i suoi latrati. Al tramonto la trovarono distesa accanto al carrubo. Sembrava dormisse.
La civetta
Nascosta tra il fogliame del noce, penetrava con il suo richiamo i muri delle case. Svolazzante tra le fratte accompagnava il sonno degli abitanti della rupe. Si espandeva nei loro sogni. La sua voce si faceva man mano lamento che scandiva la notte. Un tempo aveva protetto i viandanti nei loro tragitti e veniva descritta come sfinge alata tra confini. In altri territori, invece, era stata riconosciuta sul corpo inerme del sacrificato.
La formica nera
Il carico sormonta il corpo come una montagna in miniatura. Esile appare nell’esodo estivo lungo la linea nera che la conduce alla tana. Così come un segno geometrico percorre vie e grattacieli. Come una nota caduta vacilla, risuona, mentre con passo misurato segue in coda le sue simili. D’ inverno si sottrae alla luce. Rimane chiusa nell’apparente oscurità della sua dimora.
La farfalla
L’ala, come un ritaglio scolorito di foglio antico, conservava tracce di parole. Strappata emanava ancora l’odore del suo ultimo volo. Vellutata e lucente era volata verso la sua sorte. Leggera come foglia o luce, con occhi invisibili, si era posata sui fiori. La primavera, dopo la nascita, l’aveva riaccolta nella sfera della sua origine. Mani delicate l’avevano conservata per vanità tra le pagine di un trattato di floricoltura.
Le lucciole
Nella notte fonda del mare luccicavano in salita magiche lanterne. Si muovevano verso la linea dei monti antiche costellazioni senza una particolare forma.
Il serpente
Attorcigliato alla pianta di pomodoro, sembrava fissare in agguato la preda. Gli occhi neri, confusi con il poco fogliame, non creavano intorno alcun sospetto. Ma le squame e la pelle viscida tradirono la sua presenza. La bambina nella sua esclamazione di terrore si allontanò dalla pianta lanciando un sasso alla bestia. Il serpente dai colori persiani non si trovava sul luogo per attaccare né per difendersi. La sua dimora, laggiù, dentro un ipogeo, ai confini con il tempio di Demetra, dall’altura della rupe sembrava inaccessibile. Così, sfidando il coraggio della bambina, si srotolò dalla pianta e, a grande velocità, strisciando sull’erba si diresse verso la sua tana. Lei lo seguì con lo sguardo. Pareva le indicasse la strada, mentre scendeva regale ed impetuoso la collina fino a scomparire. In paese lo temevano. Qualcuno avrebbe voluto dargli la caccia, ma altri lo difendevano, perché lo consideravano il custode di quel luogo apparentemente abbandonato.
(da Angela Passarello, Ananta delle voci bianche, Ed. I quaderni di Correnti 2008, pp. 52, euro 9,00)
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Nota di Giorgio Morale
Pur modernissimi, i ritratti di animali di Angela Passarello contenuti in Ananta delle voci bianche mi riportano ai bestiari medievali e a composizioni ellenistiche, senza però che simboli e allegorie si sovrappongano alla materialità della rappresentazione. Alcuni mi fanno pensare a un bassorilievo o a una statua, quasi che in essi l’autrice abbia infuso la stessa raccolta energia che infonde nelle sue statue in creta.
Classici nella loro misura, ritrovo in questi quadri il Mediterraneo che conosco e l’infanzia che ho vissuto. Vi sento la pace senza tempo della stalla, il buon odore della terra cotta a puntino, il ronzio dell’estate. Vi ritrovo un mito che non è quello novecentesco, cresciuto nell’ombra della psiche e sospeso sull’abisso dell’inconscio. Un mito che impronta il paesaggio, ben oltre le vestigia della rupe e del tempio.
E non inganni la compostezza della forma. Anche la crudeltà del mondo della vita è qui compresa: abbiamo il dolore creaturale di morti e mutilazioni, come un sacrificio, come un prezzo, innocente, da pagare all’esistenza. Ma su tutto circola quella luce meridiana nel cui fulgore tutto è divino e al contempo saldamente ancorato alla terra che l’ha generato.
Dopo averle custodite amorevole nella memoria, Angela Passatello affida queste antiche presenze alla pagina, affinché nella scrittura possano “sopravvivere a una morte solo apparente”.















lucy said
la mucca, la cagna e la formica mi hanno fatto pensare a saba, a tutto quello che di limpido e divino, non esente da dolore, il poeta vi vedeva somigliare alla moglie. anche il suo era uno sguardo primigenio, privo di certe, non tutte, complicazioni novecentesche.
grazie per la segnalazione!
Roberto Plevano said
Molto belle queste prose poetiche, di eleganza senza tempo, come dice Giorgio.
Rimane chiusa
nell’apparente oscurità
della sua dimora
Dovrebbero essere due senari alternati e un ottonario. Vivi complimenti all’autrice.
mariapia said
Sono storie di esseri viventi, e palpitanti come noi, meravigliosi – nella vita; gli umani sono spettatori del(loro) regno. Bellissima prosa questa di Angela,che è anche cara amica, e giusta segnalazione del bravissimo Giorgio.
Maria Pia Quintavalla
robertorossitesta said
Dall’attenzione verso gli animali si passa a quella per i vegetali e per i minerali.
Per qualcuno, che dà a questa espressione un senso negativo, “si scende”; ma non è così.
Grazie e un saluto,
Roberto
Giorgio said
Grazie a Lucy, Roberto (P.), Maria Pia, Roberto (R.T.), per la lettura e i commenti. E grazie soprattutto ad Angela per questi testi, in cui la poesia costruisce tutto un mondo attraverso dettagli quotidiani e una bella visione “dal basso”.