Educazione siberiana
Posted by lapoesiaelospirito on July 15, 2009
Nicolai Lilin, Educazione siberiana, Einaudi, 20 euro
di Valentina Nuccio
Leggere Educazione siberiana è un viaggio in una nuova cultura che per molti versi appare quasi un viaggio come la tanto conosciuta Gomorra di Saviano. L’autore il 28enne Nicolaj Lilin racconta con lucidità ed emozionante tatto la sua vita in Transnistria, regione moldava al confine con l’Ucraina. Fa parte di una comunità criminale siberiana detta Urka, in cui vige un codice che regolamenta la vita degli appartenenti che sin da bambini imparano a vivere e sopravvivere. Nicolai, detto Kolima, apprende giorno dopo giorno grazie agli insegnamenti degli anziani saggi (tra cui suo nonno Kuzja) il codice di vita del popolo Urka che dalla Siberia è stato deportato ai tempi di Stalin, in questa terra di nessuno. La Transnistria appunto. E scopre una grande passione: quella dei tatuaggi. Diventerà un bravo tatuatore, mestiere che esercita in Italia. Il romanzo, pubblicato da Einaudi, si nutre di miti e leggende ma anche di violenza di ogni genere.
Di seguito l’intervista a Nicolai Lilin
Da dove nasce l’idea di scrivere questo romanzo?
Sono arrivato in Italia e ho capito che facevo parte di una comunità della quale nessuno sa niente e si interessa. Nessuno sa cosa accade in Transnistria, nessuno sa cosa succede in quella terra. Conoscendo le problematiche della mia patria, il mancato rispetto dei diritti umani, la corruzione politica e lo sfruttamento geopolitico, sentivo il forte bisogno di attirare l’attenzione su questo luogo. Non volevo però farlo direttamente: per questo ho scritto un romanzo “forte”.
Ritengo più onesto lasciare che la gente scopra tutto da sola. In poche parole il mio romanzo può essere visto anche come un’esca per attirare l’attenzione verso le problematiche attuali della mia terra.
Cosa si prova a passare da una società come quella di Bender a quella italiana?
Paure, confronti, curiosità. Grande contrasto. E’ come passare dal buio alla luce: cambia tutto. Si scoprono tante cose nuove e le situazioni passate vengono viste in maniera diversa. Sono diventato un’altra persona, diverso da quello che ero un tempo, e credo sia un bene.
Che significato ha la cultura dei tatuaggi nella tua vita?
Era un mezzo di comunicazione che ho usato moltissimo. A volte ho paura di essere disonesto verso questa cultura che non c’e più. E’ stato fondamentale per attirare l’attenzione di molte persone, per interessarli a un passaggio culturale nuovo e sconosciuto.
Com’è stato crescere in un luogo impregnato di violenza di ogni genere?
Le cose più difficili da affrontare accadono adesso, non quando ero ragazzino. La peggior violenza accade quando un intero popolo è condizionato da politici corrotti e criminali di ogni genere che sfruttano senza pietà. Questa è la situazione attuale che va combattuta e cambiata attraverso un impegno internazionale.
Quanto dell’educazione di nonno Kuzja ti è servito o aiutato nella vita?
La saggezza dei vecchi mi ha salvato la vita. In nonno Kuzia ho messo tutto quello che ho percepito dal rapporto con molti anziani come la loro esperienza infinita. Dobbiamo appoggiarci ai nostri anziani, ascoltarli e considerarli. Solo così potremo costruire la nostra vita senza grandi sbagli.
Quello che racconti nel tuo libro è vero?
Educazione siberiana è un romanzo e l’ho scritto basandomi su esperienze personali. Quanto c’e di vero e quanto di invenzione non ha importanza, dato che non è un saggio storico e non è un reportage. Questo libro è scritto per creare confronto, per sconvolgere, per scandalizzare e per far conoscere il mondo da dove arrivo.
Credo di essere riuscito a farlo. Al festival di Massenzio di Roma, il mio collega Kader Abdolah ha detto: “Noi scrittori dobbiamo mentire per portare il lettore alla verità assoluta”. Credo che questo concetto valga anche per me.
Ho mischiato molti fatti, partendo liberamente da quello che avevo vissuto per portare il lettore a un livello massimo di sensibilità.
Per questo non potevo seguire con precisione i fatti storici: dovevo stare al di fuori di qualsiasi forma politica. Non essere condizionato da nessun fattore esterno alla storia, raccontando quello che avevo sentito e provato da piccolo. Schierarsi contro il mio libro è come schierarsi contro le memorie di un bambino. E’ come se oggi qualcuno criticasse i diari di Anna Frank: lei non raccontava con precisione quanti pali elettrici c’erano nei campi di concentramento e a che ora precisamente si eseguivano le fucilazioni…Le persone che mettono in dubbio la veridicità dei fatti sono lontane dal livello necessario per comprendere la letteratura, sono contro la letteratura, perché mossi da interessi politici, economici e solo Dio sa quali altri.
Dante nella Divina Commedia ha scritto: “Non ti curar di loro, ma guarda e passa…”, come faccio anche io.















Gian Maria said
Beh, meno male allora che c’è Einaudi che non bada a nessun interesse politico né economico dalla parte della VEEEERA letteratura!
Giocatore d'Azzardo said
L’impressione che ho avuto io, leggendo questo libro, è che il furbo Lilin ci abbia marciato parecchio e abbia “romanzato” anche vicende, legate all Transnestria, che semplicemente non esistono. Ci vado da qualche annetto da quelle parti e non mi quadra. Bella operazione commerciale, compreso l’accostamento a Saviano, ma che non non mi è piaciuta per niente: falsa.
Per le eventuali imprecisioni e per chi fosse interessato, mi tocca rimandare a lunedì; sto partendo e buona continuazione. Ah, tra l’altro la Transnestria con la Siberia non c’incastra nulla: ci sono almeno 6 ore di volo di mezzo e altrettante di fuso orario.
Blackjack.
vale said
ci tengo a precisare che la siberia c’entra eccome. La famiglia di Lilin è stata deportata da Stalin dalla Siberia alla Transnistria.
e comunque è un romanzo, non un articolo giornalstico o reportage. Romanzo.
Giocatore d'Azzardo said
Vale, ti scrivo giusto da quelle parti; non proprio, ma c’ero fino a ieri e sono ancora in zona. Se invece di rincorrere la ‘furberia’ di uno sveglio, come Lilin e’, ci si prendesse la briga di andare a verificare (da fare in russo e probabilmente Lilin conta su questo elemento) si scoprirebbe che non c’e’ mai stata alcuna deportazione di Urka verso la Transnestria, anche perche’ la Transnestria esiste dal 1993 (dopo la guerra civile con l’etnia Rumena in Moldavia) e Stalin era gia’ morto da un bel po’…
Che sia un romanzo, sono d’accordo, ma allora che non me lo presentino come una ‘roba’ alla Saviano. A me non e’ piaciuto, al di la’ delle grandi balle che racconta su deportazioni inesistenti, mafie inventate (la situazione reale e’ completamente diversa) e tutto il resto.
Blackjack
vbinaghi said
In quanto lettura (senza poter nè voler discernere verità e finzione), io questo libro l’ho letto d’un fiato e con molto gusto. Gomorra da pag. 50 in poi l’ho trovato noioso.