La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

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Il futuro che mi viene incontro

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 25, 2009

trasfigurazione

C’è un passo del vangelo che parla di un monte. Gesù ci porta tre dei suoi discepoli, una sorta di vacanza estiva, anche se i loro riposi sono poca cosa, per lo più interrotti dalla folla che ne indovina ogni movimento. Per una strana convergenza di fattori positivi, tuttavia, i quattro riescono effettivamente ad appartarsi. L’aria è fresca a quell’altezza, ci si sta da Dio. Pietro, Giacomo e Giovanni si rilassano, respirano a fondo. Gesù è concentrato in qualche suo pensiero, si mette da una parte e scruta l’orizzonte. “Maestro”, prova a sussurrare Pietro, ma gli altri due lo tirano per la veste e lo mettono a tacere. Pietro ha i complessi: non ne azzecca una, eppure è una specie di capo, per quello che  ha capito. Gesù lo sorprende sempre, anche adesso che invece di godersi il meritato riposo è lì che prega, astratto da tutto ciò che lo circonda, al punto che sembra circondato lui da un’alone luminoso, come le nebbie fitte sulle rive del Giordano. L’alone si dilata e pare plasmare altre figure umane dai profili di antichi profeti, con barbe lunghe, come il padre Mosè, o il leggendario Elia. Pietro è estasiato, non può frenare la sua gioia; si avvicina a Gesù, lo prende per la manica abbagliante di luce, gli propone un’intuizione che ritiene geniale: “Maestro, facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Carissimo Pietro, davvero non ne azzecchi una. Perché devi fare sempre la figura dello scemo del villaggio?
Un villaggio: Loreto è poco più di questo, rispetto al proliferare infinito della metropoli romana. Oggi mi tocca tornare, scendere dal monte, un riposo meritato, a detta di qualcuno. Vorrei essere lo scemo del villaggio, prendere il maestro per la manica avvolta nella fitta nebbia del Giordano, sussurrargli la mia idea geniale: “Facciamo tre tende: una per te, una per don Mario, l’altra per ogni parrocchiano, ogni giovane del Centro, ogni persona che amo e vorrei che fosse qui, sul monte di Dio, a respirare l’aria rarefatta del paradiso terrestre. Che ne pensi, Gesù?”.
A quest’ora sarò quasi arrivato, Vicovaro Mandela, Castel Madama, mi troverò davanti alla distesa mostruosa della capitale, a fare la faccia dura verso la città che uccide i suoi profeti e lapida coloro che gli vengono inviati.
Grazie, Maestro, per avermi concesso di vederti un solo, luminoso momento, avvolto nella nebbia del futuro che mi viene incontro.

10 Risposte to “Il futuro che mi viene incontro”

  1. f&r detto

    il tuo Pietro è decisamente più simpatico di questo

    http://lh3.ggpht.com/_HyG4qYcYV1Y/SKwMWixEsdI/AAAAAAAAOCE/5VQSy7CuZEk/s800/00768.jpg

    da ragazzina mi inquietava passare accanto a quella statua nera e vedere quel piede tutto consumato :-)

    bellissima pagina, fabry

    e speriamo che il tuo sia un ritorno sereno

    f&r

  2. Chiara detto

    Che bello .
    Grazie Fabry
    Chiara

  3. un abbraccio a voi, care.
    qui siamo di nuovo nella bagarre, speriamo bene davvero.
    fabry

  4. nora detto

    Grazie Fabry, per aver espresso la tua idea geniale:tre tende nell’ordine da te specificato.
    Mi piace pensare che le prime due siano già avvolte dall’aria vivificante del monte di Dio.
    Hai mai pensato che la terza potresti essere tu che ovunque porti i fratelli che abitano il tuo cuore?
    Bentornato!Un abbraccio.nora

  5. titti detto

    L’ aspetto alienante delle metropoli: tramonti incandescenti dietro giungle di costruzioni, anime infrante e stordite nei tunnel dei metrò, lampioni di luce fievole e pallida ai bordi dei marciapiedi, grida dei bambini nei cortili soffocati dal cemento, ghetti di dolore solitario, barboni che rovistano nei bidoni della spazzatura, rivoli di speranza nei cuori che cercano l’amore, fretta convulsa, appuntamenti improrogabili, apnea nel traffico e file interminabili ai semafori, lo sfiorarsi indifferente camminando in centro, il rumore che diventa tormento quotidiano, ansia, preghiera accorata, anziani abbandonati nelle cliniche e negli appartamenti, sesso a pagamento, sentirsi soli e inutili in mezzo a tanta gente, il mendicante ai piedi di una chiesa, grattacieli asfissianti che nascondono piccoli mondi: ma non sarà qui che il Signore continua a trasfigurarsi e ad avvolgerci di una luce sacra e celestiale? Non sarà forse già qui un lembo di paradiso nascosto?
    Un abbraccio e con tanto affetto
    titti

  6. Nora, grazie!
    sì, ci ho pensato, è un po’ la mia vocazione.
    Titti, la penso esattamente così: Dio si nasconde nelle pieghe di ogni vissuto umano, soprattutto i più devastati, oggi come allora.
    un abbraccio a voi!
    fabry

  7. Stella Maria detto

    Già, la metropoli! Amata, odiata, eppure è ancora la capitale. Quella capitale che Pietro volle raggiungere perchè essendo a capo del mondo, in capo al mondo doveva essere il suo più caro Amico e Maestro.
    Pietro che non ne azzecca una, che si fa prendere dai facili entusiasmi e fa sogni di gloria quasi utopici, che crede di avere certezze che si sgretolano al tramonto, che ha sensi di colpa e il cui Amico fa di tutto per metterlo alla prova fino quasi al ridicolo. Eppure Pietro la capitale l’ha raggiunta e ci ha stabilito la dimora di una casa terrena per Colui che come dimora chiede solo il cuore dell’uomo. Ma per amarla bisogna odiarla, l’amore non ha mai una sola faccia e, allora, bisogna ogni tanto fuggire lontano, su un bel monte, dove trovare la pace e il riposo, di cui c’è sempre bisogno, con il desiderio di coinvolgere in quel paradiso gli amici più cari e in preda all’entusiasmo costruire tende accoglienti. Ma non basta un cielo di stelle per condividere lo splendore dell’eternità? Quel cielo che la cappa di smog nasconde ai nostri occhi in città, quel cielo che nella nostra vita frenetica non ci fermiamo mai a guardare, quel cielo che ci inghiotte nella bagarre quotidiana e cosa portiamo via di questa giungla? sempre gli amici e il ricordo di lei, l’inafferrabile, impossibile,invivibile, irragiungibile oasi di città, la vita da vivere.

    Eh sì, Pietro, farai pure un “sacco” di “casini” e sarai preda di facili entusiasmi ma è bello essere lo scemo del villaggio e se proprio non ci si riesce, allora è bello avere un amico così. Sono convinta che anche il Maestro la pensa così, solo un folle può mettersi in testa di raggiungere questa città, tornarci, viverci … in capo al mondo. E solo Uno più folle di te, poteva affidarti una simile missione: portare il Suo messagio d’amore nel caos e ristabilire l’ordine, costruire un’oasi … di città.

    un abbraccio a tutti
    Stella

  8. sono d’accordo, Stella:
    procediamo impavidi!
    notte serena
    fabry

  9. Francesca detto

    Bentornato Fabry!
    Che questi momenti di riflessione ti aiutino ad affrontare con più serenità la pesantezza delle tue giornate piene..

    Ti abbraccio forte!!

  10. grazie Francy!
    un abbraccio
    fabry

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