La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Mi hanno fatto un regalo

Pubblicato da fabrizio centofanti su luglio 31, 2009

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13 Risposte to “Mi hanno fatto un regalo”

  1. Raimondo detto

    Caro don Fabrizio, è un caso la contrapposizione ad ” Almeno tu” o un progetto del Signore ?
    Ad ogni schiaffo corrispondono dieci carezze !!!!!

  2. lambertibocconi detto

    Bello, commovente. Ciao a tutti, cari amici, a chi c’è e a chi non c’è più, e buone vacanze.

  3. grazie Anna, buone vacanze anche a te!

  4. è un caso, Raimondo: ma a volte il caso diventa qualcos’altro.
    un abbraccio
    fabrizio

  5. pcacciolati detto

    bellissima, in partenza per le calabrie, un arileggerci a fine agosto,
    ciao a tutti

    paolo

  6. grazie Paolo, spero di esserci ancora!
    un abbraccio e buone vacanze.
    fabry

  7. Felice Muolo detto

    Fabrizio, ti vedo per la prima volta: non sapevo che fossi un fico, come un mio nipote su per giù della tua età che si è fatto recentemente prete. Complimenti. Peccato che ostacoli la pubblicazione dei miei racconti. Almeno così mi è stato detto.

  8. Gena detto

    La vita ci regala doni meravigliosi, basta solo avere la capacità di guardare.

  9. grazie Gena.
    informazione sbagliata, Felice.
    scrivimi qui:
    fabrizio.centofanti@gmail.com

  10. Titti detto

    Un regalo bellissimo fatto a te, ma che anche io di tanto in tanto torno a guardare.
    Grazie Fabry!
    Un abbraccio,
    Titti

    Stringo forte fra le mani
    una foto in cui io vedo che mi ami..

    Guarda il video:
    http://www.facebook.com/v/1174871912552

    Diventa fan su Facebook:
    http://www.facebook.com/pages/FedericoFattinger

  11. grazie Titti: anch’io non smetterei mai di vederlo!

  12. Titti detto

    DON MARIO, SANTO SUBITO.

    I santi sono smaglianti testimoni della bellezza di Dio, sono fessure attraverso cui passa la luce divina e che realizzano con il loro esempio un vero e proprio “apostolato di amicizia”.

    Il loro è un abbraccio che ci consola, che ci recupera alla limpidezza, alla speranza e alla gioia; contemplandoli siamo presi da stupore e rinnovato slancio e diciamo: «Signore dammi di quest’acqua perché non abbia più sete» (Gv 4,15).

    Essi sono coloro che «sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello» (Ap 7, 4. 9. 14) e che, pure nella sofferenza, attraverso l’abbandono fiducioso nell’Assoluto, hanno realizzato la vera vocazione umana che è quella di farsi «lode della gloria di Dio». La conoscenza di esperienze di tale fede e donazione sono per noi l’occasione per “incontrare” il Dio “nascosto”; grazie a loro, infatti, Egli si rivela, si fa visibile, si rende presente in mezzo a noi. È come se il Verbo si facesse di nuovo carne e tornasse ad abitare tra gli uomini.

    La santità, però, può essere fraintesa ed evocare fatti straordinari, diventare qualcosa di lontano e inarrivabile, mentre in realtà ognuno di noi è chiamato a fare di sé ciò che è scritto nel Levitico: «Santificatevi dunque e siate santi, perché Io sono santo». Nella volontà del Signore, infatti, la santità è apertura permanente oltre i confini della meschinità materiale, ed è per questo che ognuno di noi ha una sua chiamata, ognuno secondo la sua misura e secondo la sua dimensione, nel tessuto quotidiano delle piccole cose: anche dentro di noi c’è un mistico che sonnecchia e che attende solo un occasione per risvegliarsi.
    Tutto ciò che si sviluppa, agli inizi, è piccolo. Alimentandosi gradualmente, con continui progressi, diventa grande.

    Grande, restando umile. QUESTO ERA DOMMA.

    Con la dedizione alla preghiera e il non lamentarsi mai, l’accettazione del dolore, Don Mario era di una generosità estrema; in lui la sofferenza per la malattia si trasfigurava, era dono ed esperienza di comunione con Cristo, perché «non vi è amore più grande, che dare la vita per i propri amici» (Gv5,13). Senza vedere incrinata la radiosa speranza, i suoi occhi sono rimasti sempre rivolti verso l’alto: guardavano in alto, verso il Padre. Coloro che sanno soffrire con questa intensità, intercedono e chiedono anche per gli altri, oltre che per se stessi. Vivono in un rapporto diverso, d’intimità, di confidenza con Dio e pur nella semplicità del cuore, diventano mediatore tra noi e Lui.

    La bellezza della santità è in fondo questo ritorno alla sorgente, la serenità gioiosa attraverso cui si compie l’autentico incontro con Dio. «Non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Salmo 131, 1-2).

  13. e grazie ancora, Titti!
    non diremo mai abbastanza bene del grande Domma…

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