La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

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Le città invisibili

Pubblicato da lapoesiaelospirito su agosto 7, 2009

le città invisibili

di Anna Pannega

Un debito con un amico, a Fabrizio da Anna, lettrice.

Era il 2005 quando ho saputo che a Palermo, città di sole e di bellezza, ci sarebbe stata una mostra di Pedro Cano intitolata “Le città invisibili”, ho pensato subito che fosse uno di quei regali inaspettati della Tyche che ti fanno esclamare, ingenuamente: “questo è per me, solo per me! “

La magia degli acquarelli di Cano dedicata alle città di Calvino: summa di leggerezza , aerea, fragrante, che però si fa nebbia densa ed avviluppante ad entrarci dentro.

Leggerezza come categoria estetica, ma anche come obiettivo etico; sottrazione di peso; …ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città … ( ci lascia detto il maestro Calvino nelle sue Lezioni americane, p.7, Oscar Mondadori, 1999).

Allora ho capito che il cerchio era perfetto, almeno per me: quelle immagini, sottili nei loro tratti, tenui nei colori, dense ed evocative nei segni si aggiungevano a quelle da me create, arricchendole: abbiamo bisogno del genio, della bellezza, dell’arte per potenziare la nostra conoscenza, quella della mente attraverso quella dei sensi, entrambe premurose ancelle del cuore, senza il quale la conoscenza è nulla.

Il libro è centrifugo, frammentario e disorientante; senza trama, se non una sottile cornice fornita dalla conversazione tra Marco Polo e il Kublai Kan.

Marco Polo racconta le città all’imperatore, che rappresenta talvolta l’altro, estraneo e diverso per distanza spaziale e culturale, talvolta un alter ego, presenza intima, capace di illuminare la ricerca del viaggiatore Marco, con un lento gioco di maieutica, seminando certezze e dubbi al contempo .

Viaggi per rivivere il tuo passato? – Era a questo punto la domanda del Kan, che poteva anche essere formulata così: – Viaggi per ritrovare il tuo futuro?

E la risposta di Marco: – L’altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà.

Non ho ancora capito chi siamo noi se Marco o il Kublai Kan.
Per il resto il libro è Geografia della vita; spazi interiori della memoria, del desiderio, dei segni, che attraversiamo velocemente, talvolta attardandoci, spesso con impazienza … spazi mentali, stati d’animo che trovano una forma nelle parole di Calvino ed ora anche nelle immagini di Cano.

Il libro è incantato, magico: chiunque lo apra accende un proprio specchio, ritrova con stupore una parte di sé che pensava segreta, ineffabile ed ora, invece, anche crudelmente espressa, comunicata, addirittura comune , quasi universale; è pregio del genio esprimere l’universale attraverso il particolare, quel particolare di cui siamo gelosi e che invece è territorio dell’humanitas cui apparteniamo.

Undici città dai nomi fatati e desueti di donna. Perché nomi di donna? Per gusto esotico, perché la donna è mistero, per banale concordanza grammaticale, perché nell’universo femminile si annida quella mescolanza armonica di terra e cielo così acutamente percepita dalla cultura greca antica (nostra madre)? I Latini davano alle città nomi spesso plurali, per sottolinearne l’eterogeneità, la complessità…
Undici itinerari della vita: le città e la memoria, le città e il desiderio, le città e i segni, le città sottili, le città e gli scambi, le città e gli occhi, le città e il nome, le città e i morti, le città e il cielo, le città continue, le città nascoste.

In questi itinerari ci possiamo spostare e perdere, assortendoli come ci ditta il core, applicando alcuni dei diritti imprescriptibles del lettore, così come li ha formulati Pennac : 2. Le droit de sauter des pages; 3. Le droit de ne pas finir un livre; 4. Le droit de relire …

Da questi itinerari , sulla mappa del mio cuore, ritaglio poche tappe, per me significative.

Le immagini sono tutte tratte dallo straordinario catalogo, realizzato con il patrocinio della Provincia Regionale di Palermo, della mostra palermitana che, ahimé, non sono riuscita a visitare.

ISIDORA (le città e la memoria)

Città del sogno, del progetto giovanile, che non delude, cui però si arriva in “tarda età”. “La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora si arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordo”.

Può sembrare un messaggio amaro, malinconico eppure è giusto che sia così: è frutto della maturità portare a compimento i sogni giovanili: lo stadio del desiderio è ricordo solo perché ha attraversato il confine tra l’immaginato ed il vissuto. Quello che siamo diventati nel nostro futuro è la sedimentazione di tanti “sarò”. Dice il poeta “Il genio è saggezza e gioventù” (E. Lee Masters)

TAMARA (le città e i segni)

Siamo immersi in una foresta di simboli , dice il poeta (C. Baudelaire) e Tamara è la nostra città: costantemente al centro di una fitta rete di segni e simboli, materia di aspro ed astratto conflitto per generazioni di filosofi e semiologi. A un livello di percezione più diretta tutto questo si può trasformare in conoscenza ?

OTTAVIA (Le città sottili)

Città ragnatela, sospesa sull’abisso, dove gli abitanti (noi?) sanno “che più di tanto la tela non regge”; dunque quale viatico migliore per noi, arroganti viaggiatori della vita, costantemente alle prese con l’ostentazione di certezze?

MELANIA (Le città e i morti)

ADELMA (Le città e i morti)

La suggestione dell’itinerario delle città e i morti è molto potente, in questo momento della mia vita, ed ho ritrovato a Melania ed Adelma due tappe importanti, due scenari di straordinaria profondità.

Melania, la città – palcoscenico della vita, in cui si susseguono, vita dopo morte, , le nostre “parti”, (sempre dialoghi!), ora di protagonisti , ora di comparse , ora di semplici figuranti.

Dice Calvino a proposito di Adelma, città in cui incontri uomini e donne con il volto di morti a noi cari, “Si arriva a un momento nella vita in cui tra la gente che si è conosciuta i morti sono più dei vivi”. Anche io, come molti di noi, credo di essere arrivata ad Adelma in un cammino doloroso, pieno di assenze e di ricordi morbidi e lancinanti, che non sempre è facile trasformare in risorsa, perché la morte è feroce per chi rimane. Mi sono seduta in piazza ed ho contato le morti, poi mi sono alzata perché se ad Adelma “la mente si rifiuta di accettare altre fisionomie, altre espressioni” io voglio andarmene: questa non è la mia città, è solo una stazione.

ERSILIA (le città e gli scambi)

Infine Ersilia. Mia città elettiva, mia patria. Ad Ersilia niente va perso, di ciò che veramente credo importante: possono cadere mura, case, disperdersi oggetti, venire meno uomini e donne ma rimangono in piedi, visibili benché esili, i FILI del nostro contatto.

Più della materia, anche più della memoria , è indistruttibile il Contatto, lo scambio, eterno perché sopravvive in noi in quanto ci modifica.

Roma, agosto 2009

Una Risposta to “Le città invisibili”

  1. f&r detto

    http://www.arsetfuror.com/r3Gallerie06A.htm

    http://www.arsetfuror.com/r5Autoritratti02.htm

    ecco alcuni acquerelli dedicati alle città di Calvino

    vorrei abitare a Tecla città in perenne costruzione su progetto stellato :-)

    f&r

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