Francesca Baviera, “Lo stupefare dei sangui”
Posted by lambertibocconi on September 5, 2009
Perdona l’acero, scambiato per te
in questa estate senza collane, in questa estate
che non ha i suoi piedi nel mare.
Perdona l’uva gialla, contrabbandata con te per pochi baci.
Perdona le mie mani stanche e i miei occhi.
Prenditi i miei capelli, prenditi invece la mia voce e il mio nome,
che questo trascinarsi dei tuoi e dei miei giorni,
che questo sangue inventato e vano,
che questi miei occhi larghi
non riescono a sbattermi meno del vento.
***
Tu vendemmiavi sul mio corpo,
espropriavi le mie mani, come formiche dalla terra.
Tu assaggiavi grappoli che io non vedevo, e senza mai sonno.
Tu avevi occhi, che non guardavano,
il sole ti lavava la faccia, e a faticare:
io, all’ ombra.
***
E’ dagli alberi che scendi
nelle strade, tutto tra i granelli e le rose.
E’ dalla tua foglia che scendi sui gigli,
come se tu vendemmiassi violento la delicatezza del campo.
E dentro gli anni sbagliati della mente
io trovavo sulla tua bocca
il vaso largo della mia stessa sera.
Io camminavo nella mia mano.
***
La musica dalle tue dita scende come pioggia,
scende da te come la voce.
Fino a dentro abbandonarti
perché lasci la mia strada lontano dai tuoi passi d’azzurro.
Il sangue non ha memoria di neve.
Ed io resto pulita per te
come una sposa.
***
Non abito gli inverni della stella
dove si può distinguere bene.
Non abito la montagna e i colori della roccia o della neve,
dove tu dipingi.
Io abito i fiori delle parole.
Io confondo il tuo inverno lungo con la primavera dei campi.
Io scendo la scale del tuo volto come fossi una donna
vestita di ponti
vestita da zingara
vestita nel deserto
come tu vuoi.
***
Qualche petalo sceglie le mie cellule,
e ne deride la lentezza.
Io intanto resto tra le spose dei Balcani,
come girassi
dai tuoi polsi all’inverno.
***
L’architettura del tuo viso
vanifica i fiori e i vasi tutti.
Dentro il tuo elargisci ampie gocce.
Dalle mie lacrime saliva invece la tua eleganza alla mia faccia stupita.
Mentre il flamenco dei tuoi occhi belligerava
con il tuo sangue scaltro.
***
Se era del pudore dei giardini
il tuo tutto farsi parola,
io vendevo le rose.
Io avevo tempo di abitare la mia casa.
Il mio canto per le tue dita
mentre cade come neve
la delicatezza della follia.
E divento ramo.















enrico said
emozionanti….. versi che scorrono come lacrime o buon vino!!
serena said
limpida e profonda, la tua voce scava oltre il confine. grazie
renatamorresi said
l’enfer, c’est les autres, anzi tu – o forse è dio? interessante questo sfacciato ossessionante ‘tu’…
grazie del post,
un saluto caro,
r
francesca genti said
davvero stupende.
lambertibocconi said
l’enigma della purezza…