La poesia e lo spirito

Potrà questa bellezza rovesciare il mondo?

  • Lpels è un blog collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace nel panorama culturale italiano e possibilmente uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.

Camminare

Pubblicato da mbaldrati su settembre 13, 2009

di Mauro Baldrati

camminareHo da tempo l’abitudine di uscire di casa per una passeggiata serale, o notturna, prima di coricarmi. Talvolta la stanchezza mi scoraggia, mi spinge a rinunciare, a cercare il buio. Ma è da queste rinunce che può iniziare la deriva, perché quando si allenta la disciplina la debolezza rischia di prevalere, come la rassegnazione.
Così esco, vincendo la pigrizia, e già dai primi passi l’energia riprende a scorrere, come per magia. E mentre cerco di regolarizzare il ritmo, di sintonizzare la respirazione e di muovere correttamente le braccia coi pugni parzialmente chiusi, col dito medio che entra in contatto col pollice, come insegnava Don Juan a Castaneda (e non bisogna MAI reggere qualcosa in mano, borse o altro, qualunque oggetto deve essere contenuto in uno zaino), sento la stanchezza che scivola via, rimane alle mie spalle.
Quando cammino io sono un componente dell’Ordine del Camminatore Errante di Thoreau, un cittadino di quel “quarto stato al di fuori della Chiesa, della Nazione, del Popolo”.
Quando cammino sono il poeta che “sa piegare i venti e le correnti al proprio potere, affinché essi parlino per lui.”

Il mio paese, che è una piccola città collegata a Bologna senza soluzione di continuità, ed è quindi parte di quelle concatenazioni di città e paesi limitrofi chiamate “Città Metropolitana”, è deserto. Fa impressione, sembra un territorio abbandonato, lo scenario di un film di fantascienza post-apocalittica. Ma dove sono le persone che durante il giorno lo popolano e lo riempiono di attività frenetica, con le auto incolonnate, e i marciapiedi così affollati che in certi punti non si riesce a passare?
Quasi tutti i bar sono chiusi, resta aperta solo la sala scommesse, coi fanatici dell’ippica, delle macchinette da poker, uomini ma anche donne aggrappati alle leve dell’azzardo, tesi, bruciati.
Ma dove sono le persone? E i giovani? Dove si nascondono? E non si tratta solo di una città desertificata dalle banche, dagli uffici, che occupandola hanno cacciato i suoi abitanti nelle periferie, come è avvenuto col centro storico di Bologna, e di molte altre città italiane. No, la gente continua ad abitarci, anche se quasi tutti i locali ai piani terra sono ormai uffici, gelaterie, bar (chiusi), negozi (pochi quelli di alimentari, chiudono perché spazzati via dai vicini ipermercati); ai primi piani, secondi, terzi e quarti (rarissimi i palazzi più alti), ci sono appartamenti. Dunque gli abitanti?
E’ ancora caldo, la presenza delle persone si esprime attraverso i suoni che provengono dalle finestre spalancate. Voci, risate, qualche urlo, un cane che abbaia. Sono tutti in casa, dopo cena, con la porta chiusa.
Ma c’è un suono che prevale, che si impone, prepotente, e mi riempie di inquietudine. Non è un suono omogeneo, perché è composto da musiche, voci, ma è omologato, è riconoscibile: l’audio, spesso ad alto volume, della televisione. Passeggio in alcuni quartieri dove le televisioni debordano dalle finestre come un insieme caotico, una sorta di cacofonia che ricorda un mercato, col rumore di fondo, i picchi acustici. Qualche persona riesco a vederla, al primo piano, attraverso la porta finestra: una signora seduta sul divano, davanti alla televisione (“come possono le donne sopportare di essere confinate in casa ancor più degli uomini, io non lo capisco”). Ed ecco un uomo, anziano, che forse si è addormentato.
Intanto la televisione parla, col suo flusso continuo, le urla della pubblicità rutilante, i dialoghi dei telefilm, le affabulazioni dei telegiornali.
Giro su me stesso, guardo le finestre con le persiane spalancate, con le tapparelle alzate. Qui non ci sono venti né correnti, non ci sono neanche parole.
Qui il tempo si è fermato, e la vita, quella vera, in carne e ossa, se ne va.

(rif: Camminare, di Henry David Thoreau)

televisione2

3 Risposte to “Camminare”

  1. nadia agustoni detto

    Caro Mauro da camminatrice convinta da sempre grazie del post e magari già lo conosci ma te lo consiglio lo stesso: Storia del camminare di Rebecca Solnit.

  2. lucy detto

    camminare, correre o ballare la sera fa benissimo, concilia il sonno. in mancanza, la televisione a me fa un ottimo servizio: mi addormento in due secondi. guai a chi me la tocca.

  3. luminamenti detto

    Sul camminare ha scritto un interessante libretto l’antropologo David le Breton. Camminare serve a pensare o a svuotare la testa.

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