I chiodi della storia
Posted by fabrizio centofanti on September 22, 2009
da qui
Gira voce che siano stati proibiti alcuni canti nelle celebrazioni liturgiche: Dolce sentire, Osanna eh, Alleluja la nostra festa, Camminerò, Symbolum 77, Acqua siamo noi. Spero sia una voce falsa e tendenziosa. Non solo perché sono canti a cui è legata la mia esperienza di fede, intrisi di memorie che non esito a definire sacre per lo spessore delle relazioni umane e divine che richiamano, ma perché sarebbe indizio preoccupante di un giro di vite che non promette nulla di buono. Da tempo penso che la chiesa necessiti di un rinnovamento: il mondo, il linguaggio, la storia, stanno cambiando in modo irreversibile. La comunicazione religiosa deve stare al passo con i tempi; non per una forma di secolarizzazione, ma per essere fedele al principio fondamentale che la guida: l’incarnazione, una verità non riducibile alla dimensione asettica delle astrazioni, ma compromessa nella carne e nel sangue della vita quotidiana. Bisogna difendere e promuovere con ogni mezzo il matrimonio tra la fede e la realtà. Lasciarsi crocifiggere dai chiodi della storia.















nadia agustoni said
Ma si mettono anche qui a proibire i canti? Non ha senso, Fabrizio sono d’accordo con quanto dici sulla comunicazione religiosa al passo coi tempi.
Mario pandiani said
non sono d’accordo col compagno che apparlato dianzi.
Quei canti, insieme ad altre cose hanno contribuito ad allontanarmi dalla chiesa cattolica, certo, forse sembra eccessivo dire così, ma resistere a quelle canzonette che costellavano una liturgia accelerata e monca, mi faceva uscire dalla messa con un senso di ribellione totale, tutto sommato contento che fosse finita presto, che non è esattamente il sentimento che ci si aspetterebbe di provare.
Se parliamo di incarnazione poi, non parliamo di un vestito che muta con le stagioni della moda, ma anche parlando di vesti, il manto di Cristo nella trasfigurazione non può essere disegnato da prada e la sua immagine e le sue parole sono eterne e immutabili, e tanto più lo sono perchè sempre viventi nella storia.
Allora perchè non aggiorniamo la croce con la sedia elettrica, o con l’iniezione letale mettendo una siringa sull’altare, perchè non svecchiamo i vangeli e li facciamo riscrivere in chiave moderna da uno scrittore di successo, no, io credo che la deriva liturgica, anche nelle sue forme musicali abbia condotto questa chiesa ad uno stallo, ed è naturale che si arrivi a quanto lamenti Fabrizio, adesso qualunque decisione produrrà divisione e sofferenza; a te se verranno proibiti con iniqua sanzione o a chi ama l’innografia sacra tridentina, (che poi ha fatto la stessa cosa di fra Cionfoli, ma con una qualità musicale superiore) che vede sempre più rare le chiese dove si celebra in modo tradizionale, chiese per lo più ridotte a club di affezionati nostalgici.
Allora ti chiedo: chi, è giusto che soffra, chi non sopporta di sentire la liturgia ridotta a dei gingles, o chi è cresciuto con questi nelle orecchie fino a interiorizzarli e trovarli sublimi?
mariapia said
Incarnata, vuole dire Chiesa viva, non dottrinale: ma vivente.
Dunque, i canti, lasciateli stare, anzi introducetene di molto belli, ancora.
La comunicazione, certo deve evolversi, da tanto tempo attesa..
Porta avanti le tue giuste battaglie. Maria Pia Q
f&r said
sono cresciuta a pane e gregoriano eppure questa storia non mi piace. speriamo che lascino in pace chitarre, bonghi e le preghiere cantate dai nostri bambini e non solo.
vai, fabry… in direzione ostinata e contraria :-)
un abbraccio
f&r
fabrizio centofanti said
grazie amici.
quando penso a Gesù, vedo un uomo calato con tutto se stesso in una storia che trascende proprio perché la ama fino in fondo.
mi auguro che la chiesa sappia imitarlo.
un abbraccio
fabrizio
Francesco Randazzo said
Credo che Fabrizio abbia perfettamente ragione, trovo straordinaria la frase “lasciarsi crocifiggere dai chiodi della storia”. Cristo non vorrebbe una chiesa imbalsamata. Penso che farebbe saltare in aria molte panche e sarebbe talmente dentro al nostro tempo da proiettarsi coraggiosamente e pericolosamente oltre. Darebbe scandalo. Lo ha già fatto e lo rifarebbe. E se tornasse lo tratterebbero come un Che Guevara o come ne “L’inquisitore” di Dostoevskji; e a farlo sarebbero proprio gli strenui tradizionalisti, la casta del Tempio.
fabrizio centofanti said
grazie Francesco.
in effetti la sorpresa è inevitabile: è l’uomo a difendere il territorio.
la verità ha bisogno di spendersi, di comunicarsi rischiando.
Stella Maria said
Certo che è sorprendente come si cerca di stravolgere un messaggio di amore, libertà, uguaglianza trasformandolo in regole e leggi che somigliano ad una dittaturao comunque a qualcosa che vanifica la morte di chi per questo è morto e muore.
pensare che quei canti sono francescani, inni alla gioia e dichiarazioni d’amore verso Dio. le vietiamo? per cosa? creare idoli d’oro inneggiando al materialismo? esagero lo so ma si inizia con cose semplici e poi … Voglia di restaurazione? iniziamo con una chiesa che ritorni alle origini, alle povere comunità cristiane che cercavano fratelli e non che li facevano scappare. torniamo all’essenza del Messaggio spogliandoci di immagini preconfezionate per tornare umilmente accanto a tutti.
io non ci sto e son d’accordo con Fides, procediamo in direzione ostinata e contraria, fedeli ad un solo Messaggio.
stella
Lisa said
Tante volte, facendo la Comunione, vedo le facce appese di chi mi sta intorno… e qualcosa dentro di me si ribella e si agita, urla: “SONO VIVO!” Penso che tante volte questa è una realtà che proclamiamo a parole ma poi, Gesù, lo trattiamo da morto! E invece è qui con noi, ora, piccolo perché possiamo accoglierlo, ma qui, con me, con noi, fino alla fine dei tempi, di cosa ci preoccupiamo ancora? Io penso che è questo stare in ascolto, questo essere innamorati, questo “fare l’amore insieme”, questo ascoltarlo per ciò che dice ora e proprio a me che non rende l’incarnazione un vestito che muta ma un miracolo che si rinnova, rende i canti degli inni d’amore (sempre inadeguati, perché non ci sono parole abbastanza per dar voce a tanta ricchezza!) e non delle canzonette, e – aggiungerei- la chiesa il tempio di Dio e non la piazza di un mercato… Salviamo lo Spirito, diamogli spazio ma vi prego non “glassiamo” tanta abbondanza in forme stereotipate e di secoli fa (meravigliose, ma non uniche). San Francesco il suo presepe, l’ha fatto con la gente comune che aveva attorno: non ha fatto una rappresentazione in costume!
donMo said
un’iniziativa del genere è stata presa dalla diocesi di Bologna. Non so se i canti sui quali è calata la scure siano quelli indicati da te, caro Fabrizio, spero di no perchè anch’io vi sono legatissimo. Quel che è certo è che, per esempio, la mannaia è calata tra l’altro su molti canti scout e diversi altri che ormai erano entrati nel repertorio popolare.
E non rimane che dire: che tristezza
annamaria orlandi said
Mi viene in mente,a proposito di chiodi, il film di Olmi,appunto,i”cento chiodi”.IL protagonista trafigge i sacri testi di cui è studioso con cento lunghissimi chiodi e poi va a cercare o a mostrare il Cristo incarnato tra i derelitti che vivono sul Po. UN film provocatorio che ci vuol dire che Cristo è vivo tra i vivi.Ricordo con una certa nostalgia la messa in latino,i canti austeri e bellissimi: fanno parte della mia giovinezza.Forse non dovremmo dimenticarli,anche per un motivo estetico;però appartengono ad un altro tempo,quello preconciliare, di cui sono espressione,e non a quello attuale. Perciò hai ragione,Fabrizio,i nuovi canti,che poi tanto nuovi non sono,ormai ci appartengono :non ne potrei fare a meno.
fabrizio centofanti said
vi ringrazio di cuore, amici.
spero che prevalga la vita, nella chiesa.
comunque sia, darò sempre il mio contributo dall’interno, fino alla fine.
insieme, ce la possiamo fare, con la grazia di Cristo.
monica said
Qui a kampala, alla messa italiana, quei canti li cantiamo tutte le domeniche, anche quando non c’è la chitarra. e alla comunione, ognuno si serve, all’altare, del pane e del vino posati sulla mensa dal sacerdote. E’ un modo per creare “comunione” all’interno di una comunità piccola e sparsa nel paese, e se a volte ci lamentiamo che da roma non guardino verso questa parte, forse è anche un vantaggio.
Continuiamo a dare contributi dall’interno, ognuno a suo modo, “come tante gocce d’amore”, tanto per citare un canto a noi caro.
fabrizio centofanti said
grazie Monica: la via è quella, anche secondo me.
un abbraccio
fabry
donMo said
Ecco qua per gli interessati:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/articolo/2109790
fabrizio centofanti said
grazie don!
speriamo che non si diffonda.
donmo said
Nel caso si diffonda, propongo l’obiezione di coscienza e io sarò il primo ;-)
fabrizio centofanti said
grazie don!