
Il mese di settembre è stato molto attivo nell’affidare alla nera signora con la falce, grandi personaggi, sia nella cultura, che nello spettacolo.
Turi Vasile, che ho avuto il piacere di conoscere, apprezzandone, al di fuori della tempra artistica, lo spirito e l’ironia, Mike Bongiorno, che, nel bene e nel male (non ho mai fatto parte dei suoi ammiratori), ha rappresentato una svolta epocale nei costumi degli italiani e…Assunta Finiguerra. Ho appreso da un amico, non siciliano, la notizia che ci aveva lasciato e sono rimasta senza parole. Sapevo del male con cui stava combattendo, ma pensavo che lo avrebbe soffocato anche stavolta. Non è stato così e ora vorrei dire solo due parole per questa donna sfortunata, sincera e appassionata, violenta e dolce, bella e sensuale, tenera e ironica, come la poesia che, in tutto e per tutto, la rappresenta. Leggi il seguito di questo post »
Archivio per settembre 2009
Assunta, di Flora RESTIVO
Pubblicato da Giovanni Nuscis su settembre 19, 2009
Pubblicato in: Poesia | Contrassegnato da tag: Assunta Finiguerra, Flora Restivo | 7 Commenti »
Non hanno più vino
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 19, 2009
da qui
Ennesimo matrimonio, questa volta all’aperto. Siamo d’accordo per le sedici, ma in sacrestia risulta alle sedici e trenta. Non c’è anima viva e bisogna ancora sistemare tutto. La sposa, friulana, arriverà puntuale, sarebbe un trauma se trovasse questa scena. Come uscirne? Ci impegniamo tutti disperatamente, compresi lo sposo e il celebrante, cioè io. E’ la prima volta che, fuori parrocchia, preparo un matrimonio prima di presiederlo: una strana sensazione. Mi viene da pensare all’insensatezza dei ruoli definiti, all’idea inveterata che ognuno debba fare la sua parte. Il segreto della vita è fare anche la parte degli altri, quando il mondo è in ritardo. Come accadde in quell’ennesimo, sgangherato matrimonio celebrato nella città di Cana, tanti secoli fa.
Pubblicato in: Diari, Fabrizio Centofanti | Contrassegnato da tag: Bob Dylan, Wedding song | 14 Commenti »
Ultima, l’orma
Pubblicato da mariagraziacalandrone su settembre 18, 2009

E viene il giorno che lui appare
e non sai come accarezzargli il viso
perché è carne da sogno.
Diceva il mondo ti trasforma in una cosa morta
diceva questo delle cose del mondo
diceva sdraiati
accanto a me nel solco delle ruspe, adesso io posso
accarezzarti il viso
tra questi cardi senza peso oltre la prima ansa del torrente – vieni
diceva, devi farlo
adesso. Così egli accolse la sua madre in cielo Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Poesia | 11 Commenti »
La maestra. Di Gabriella Maleti
Pubblicato da nadiaagustoni su settembre 18, 2009
La maestra
A Mariella
Un po’ timida, impacciata,
ecco la maestra.
Osserva teste e teste, occhi, mani.
Dice: “Eccoci qui, cari bambini,
a dire, ad ascoltare, a profferire quanto
ognuno di noi sa, mescola, porge,
perché innocenza da voi imparo,
tengo tesa nel cuore parità,
e insieme insieme rinsaldiamo vincoli
di scambio e meraviglia,
fedeltà nel mantenere conoscenza e stupore,
similitudine in questo andare lungo
sapienze ideali”.
Pubblicato in: Poesia | Contrassegnato da tag: Gabriella Maleti | 11 Commenti »
La Città del Sole di Sandro CORDESCHI – Seconda parte
Pubblicato da Giovanni Nuscis su settembre 18, 2009
Il percorso del sogno diviene più intricato ed oscuro, man mano che ci si addentra nelle vie, ancora inesistenti, di una città “da fare”. Se Aquila antica, con il suo nome e la sua forma evocativa, in fondo esiste ancora, almeno in immagini, in segni che tracciano un percorso, come costruire una realtà che non è neppure in embrione, all’interno della quale, comunque, si dovrà vivere? Chi sta qui a sognare ad occhi aperti non crede, come Bacon, in una Nuova Atlantide tecnologica, e il magma del cemento sparso a caso o sulla base di criminosi disegni gli fa orrore. Nella sua disperata ricerca di equilibrio, però, ha imparato con fatica ad accettare l’idea che la tecnologia possa essere strumento utile, in vista della realizzazione di un rapporto armonico tra eco-logia ed eco-nomia. In fondo, queste scienze imperfette tendono alla scoperta di una relazione giusta e conveniente tra l’uomo e l’ambiente naturale, sua prima dimora. Il concetto di “qualità della vita” nasce da qui, da questa relazione. Leggi il seguito di questo post »
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Da tanto lontano
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 18, 2009
da qui
Certi poveri fanno paura: gente dell’est dalla faccia affilata che ti ha visto aiutare gli altri e viene a chiedere soldi con aria inconfondibile, una gentilezza dura, già pronta a trasformarsi in lamento querulo e in minaccia. L’unica certezza è che non mollano mai: cerchi di congedarli con modalità diverse, ma a tutte oppongono la loro obiezione insuperabile, metallica. Devi solo sperare che si accontentino di quello che inevitabilmente gli darai, che non inneschino la bomba di una violenza imprevedibile. Sono i momenti in cui provi a vedere il mondo da un’altra prospettiva, dalla luna, per esempio, o meglio ancora da una galassia lontanissima, priva di poveri e di preti, di rabbia e fame, dove scorgi a perdita d’occhio solo cumuli di materiale cosmico di natura e consistenza diversa. Immagini di stare là, ignoto a tutti, soprattutto all’uomo dalla faccia affilata che sta snocciolando l’ennesima obiezione, con un tono che non ammette repliche. Ecco, può bastare così. Ora che sei tornato da tanto lontano ti accorgi di volergli bene, nonostante tutto.
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ANDREA CARRARO: da “Il sorcio” a “Il gioco della verità”
Pubblicato da massimomaugeri su settembre 17, 2009
Andrea Carraro è uno scrittore che apprezzo particolarmente. La sua più recente fatica letteraria si intitola “Il gioco della verità” (14 euro, 215 pagg.), una raccolta di racconti pubblicata da Hacca Edizioni. Come ha opportunamente evidenziato Andrea Di Consoli, questi racconti “ci dicono qualcosa di definitivo sul male oscuro della piccola-borghesia italiana, incarcerata in reticenze e rabbie covate troppo a lungo, e in tristi ritualità di un benessere di facciata (…). Con Carraro, proprio nel mentre i suoi uomini crollano a terra, la vita diventa ancora sopportabile, perché la grigia esistenza viene d’improvviso illuminata dall’apertura – a ventaglio, come uno squarcio di luce – della verità della scrittura. Proprio quest’assenza di infingimenti, questa lingua grigia e solida come il ferro, questo sguardo impudico e fermo, rendono ancora chiare e possibili, nell’opera di Carraro, parole difficili come realtà e verità”.
Le parole di Di Consoli mi confermano le ottime impressioni derivanti dalla lettura della precedente pubblicazione di Carraro: “Il sorcio” (Gaffi), romanzo che – a sua volta – ha preceduto opere di buon pregio come “Il branco” (Theoria, Gaffi), “La lucertola” e “Non c’è più tempo” (Rizzoli). Leggi il seguito di questo post »
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Maria De Filippi (2)
Pubblicato da Emanuele Kraushaar su settembre 17, 2009
Quello dice che ha un salone di autonoleggio.
Dice “Io nella vita c’ho un salone di autonoleggio”.
Dice “Io c’ho”, proprio io c’ho nella vita.
La ragazza sul trono lo guarda e poi dice: “Maria, può restare”.
E quello si incolla alla sedia e sembra sbucare dalla tv.
In quel momento do un calcio allo schermo e mi faccio male al piede.
A me m’hanno eliminato alla prima puntata.
Alla ragazza ho detto: “Io nella vita…”, ma quella mi ha falciato le parole di bocca e, guardando verso Maria De Filippi, ha detto: “Maria no, è timido”.
Quello dice che ha un salone di autonoleggio.
Dice “Io nella vita c’ho un salone di autonoleggio”.
Dice “Io c’ho”, proprio io c’ho nella vita.
La ragazza sul trono lo guarda e poi dice: “Maria, può restare”.
E quello resta, si incolla alla sedia e guarda verso le telecamere.
In quel momento do un calcio allo schermo e mi faccio male al piede.
A me m’hanno eliminato alla prima puntata.
Alla ragazza ho detto: “Io nella vita…”, ma quella mi ha falciato le parole di bocca e ha detto: “Maria no, è timido”.
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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.8: Alla ricerca dei poeti dimenticati. Piero Bigongiari, “Tra splendore e incandescenza”
Pubblicato da giuseppepanella su settembre 17, 2009
Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)
Alla ricerca dei poeti dimenticati. Piero Bigongiari, Tra splendore e incandescenza, a cura di Fabio Flego, con una Premessa (Di una vocazione d’amore) di Gaetano Chiappini, Viareggio (LU), Pezzini Editore, 1996
Tra splendore e incandescenza è una delle ultime testimonianze poetiche di Piero Bigongiari, scomparso nel 1997, un po’ più di un anno dopo la pubblicazione di questo smilzo e significativo mannello di liriche enigmatiche e interrogative.
Bigongiari è stato sicuramente uno dei più significativi protagonisti della poesia italiana del dopoguerra ed uno dei suoi “padri nobili” in senso non soltanto metaforico.
Come scrive Silvio Ramat nell’unica antologia poetica che del poeta di Navacchio sia stata realizzata durante la sua vita:
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Migrazione, la civiltà come arte della fuga
Pubblicato da sparzani su settembre 17, 2009
[ripubblico un articolo dello scrittore Consolo, già pubblicato sull'Unità del 18 settembre 2007, perché mi sembra di grande attualità e perché mi sembra dotato di una notevole e larga prospettiva. a.s.]
di Vincenzo Consolo

Il muro di acciaio che venne eretto a Padova nell’agosto del 2006 per dividere il quartiere degli immigrati dalle zone residenziali
Mondo globale. La storia e il mito insegnano: sono sempre i fuggiaschi a creare nazioni e culture. Il Mediterraneo coi suoi millenari movimenti migratori lo dimostra. E gli italiani, popolo migrante, dovrebbero capirlo piu’ degli altri. Achei, dori, italioti furono tutti popoli esiliati ma capaci di costruire nuovi mondi e nuovi assetti di convivenza etnica. L’esempio dell’Islam in Sicilia a partire dal IX secolo d.C. Una fioritura davvero prodigiosa che lasciò tracce indelebili. Tutta la storia moderna della penisola dopo l’Unità fu segnata dallo sradicamento di milioni di individui trapiantati altrove.
Addio città
un tempo fortunata, tu di belle
rocche superbe; se del tutto Pallade
non ti avesse annientata, certo ancora
oggi ti leveresti alta da terra.
(Euripide, Le Troiane)
Presto, padre mio, dunque: sali sulle mie spalle,
io voglio portarti, né questa sarà fatica per me.
Comunque vadan le cose, insieme un solo pericolo
una sola salvezza avrem l’uno e l’altro. Il piccolo
Iulio mi venga dietro, discosta segua i miei passi la sposa.
(Virgilio, Eneide)
Questi versi di Euripide e di Virgilio vogliamo dedicare ai fuggiaschi di ogni luogo, agli scampati di ogni guerra, di ogni disastro, a ogni uomo costretto a lasciare la propria città, il proprio paese e a emigrare altrove. Sono dedicati, i versi, agli infelici che oggi approdano, quando non annegano in mare, sulle coste dell’Europa mediterranea, approdano, attraverso lo stretto di Gibilterra, a Punta Carmorimal, Tarifa, Algesiras; approdano, attraverso il canale di Sicilia, nell’isola di Lampedusa, di Pantelleria, sulla costa di Mazara del Vallo, Porto Empedocle, Pozzallo… La storia del mondo è storia di emigrazione di popoli – per necessità, per costrizione – da una regione a un’altra. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Interzona, Oltre la letteratura | Contrassegnato da tag: Mediterraneo, migrazioni, Musulmani di Sicilia, Tunisi, Vincenzo Consolo | 2 Commenti »
Lo sguardo dell’altro
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 16, 2009
da qui
Trovare il confessore giusto non è facile. Ho provato prima con un sacerdote anziano che incontro la domenica, ma la pensiamo diversamente su tutto, poi con amici preti di vecchia data, ma mi sembrava di giocare. Alla fine ho scelto un monaco di un’abbazia non molto distante dalla nostra chiesa. Dico sempre ai penitenti di stare tranquilli, perché non si confidano solo con un uomo, ma con Dio stesso: non ha senso temere, vergognarsi. Eppure, quando tocca a me, capisco che è impossibile evitare il turbamento per lo scarto tra l’immagine e il volto interiore, che non corrispondono mai perfettamente. Leggi il seguito di questo post »
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A Te che per sempre
Pubblicato da lapoesiaelospirito su settembre 16, 2009
Vincenzo Guarracino, A Te che per sempre, Alla chiara fonte, 2008
di Adele Desideri
Il cantico A te che per sempre di Vincenzo Guarracino è stato pubblicato, nel 2004, in una “cartella d’arte” (con un’incisione dell’artista uruguaiano Pablo Achugarry), donata poi a Joseph Ratzinger, allora cardinale, e al Pontefice Giovanni Paolo II. Ora, nelle edizioni Alla chiara fonte (Lugano), ritorna – musicato da Massimiliano Pascucci e registrato durante un concerto live dei Vox Àltera Ensemble – in una raffinata plaquette con relativo CD.
Il poemetto è una felice attualizzazione, una coraggiosa “parafrasi” della preghiera che il Gesù dei Vangeli ha rivolto a Dio Padre. Anche se nella figura del “Padre” si manifestano tre diverse identità: quella naturale, quella divina e quella putativa, individuata dall’autore nella persona di don Rocco De Leo, suo “Maestro” di vita e di studi, nonché “rettore del Seminario di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno”. Leggi il seguito di questo post »
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Della scrittura e della (mia) vita
Pubblicato da Gaja Cenciarelli su settembre 16, 2009
di Gaja Cenciarelli
Non ricordo più qual è stato il primo libro della mia vita. A volte ho l’impressione di aver cominciato a leggere nella placenta. Poi mi dico che no, è impossibile, perché lì dentro non c’era spazio per un libro e nemmeno per un foglietto. Ma, ugualmente, non c’è verso di risalire al momento preciso dal quale tutto si è dilatato.
Però so che ho iniziato a scrivere e a leggere a tre anni: mi ha insegnato mio padre. La sua dedizione alla causa era spontanea e assoluta, anche se non ha mai avuto bisogno di insistere granché per raggiungere il suo obiettivo.
Sono stata sempre una bambina tranquilla.
Il tavolo della sala (all’epoca non avevo una camera mia) era coperto da album da disegno, matite colorate, pennarelli, quaderni, penne. Ho attraversato un periodo di intenso innamoramento nei confronti del liceo artistico: amavo disegnare ed ero anche piuttosto brava. Suppongo di esserlo tuttora: mi stupisco ogni volta che riprendo in mano una matita, o i miei amatissimi carboncini.
Scrivo perché la scrittura non mi ha mai tradito. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Gajamente | 38 Commenti »
Lampedusa: la politica della vergogna
Pubblicato da lapoesiaelospirito su settembre 16, 2009
di Slavoj Zizek
Anticipiamo l’ inizio del saggio di Slavoj Zizek, “Politica della vergogna” (a cura di Edoardo Acotto), che esce oggi per nottetempo (pagg. 118, euro 14) Il 16 settembre 2007, il ministro degli Affari Esteri francese Bernard Kouchner avvertì che il mondo si sarebbe dovuto preparare a una guerra causata dal programma nucleare iraniano: “Dobbiamo prepararci al peggio, e il peggio è la guerra”. Quest’ affermazione, com’ era prevedibile, fu causa di notevole scompiglio e di critiche rivolte a ciò che Sir John Holmes, a capo dell’ Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite, definì “il contagio iracheno”: dopo lo scandalo delle armi di distruzione di massa, agitate come pretesto per l’ invasione, evocare analoghe minacce aveva perso per sempre ogni credibilità perché dovremmo ancora credere agli Stati Unitie ai loro alleati, se già siamo stati brutalmente ingannati? C’ è tuttavia un altro aspetto, molto più preoccupante, che riguarda il monito di Kouchner. Quando il presidente Sarkozy, appena eletto, nominò Bernard Kouchner, noto per i suoi orientamenti umanitari e politicamente vicino ai socialisti, a capo del Quai d’ Orsay, persino alcuni oppositori di Sarkozy salutarono questa scelta come una piacevole sorpresa. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Attualità | Contrassegnato da tag: Attualità, immigrazione | 2 Commenti »
Il programma
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 15, 2009
da qui
Riunione con le alte gerarchie per la programmazione annuale. Le linee da seguire sono la centralità dell’eucaristia e la carità. Approfondire, organizzare, migliorare. Poi è l’anno sacerdotale, quindi: favorire la comunione tra i preti, mangiare e pregare insieme, incontrarsi per verificare. Nel frattempo, sogno a occhi aperti: vedo Gesù che pranza con i pubblicani e parla con le prostitute: lo sento aggredito dai sommi sacerdoti, insidiato dagli scribi, criticato dai farisei. Ho il vizio di sovrapporre il vangelo alla realtà presente, immaginarvi il maestro che arriva all’improvviso, come a Cana, a compiere qualcuna delle sue stranezze: rivolgersi alla madre bruscamente, far riempire d’acqua le enormi giare di pietra, ordinare di servirle come vino. Mi chiedo se non dovremmo favorire la fiducia nel miracolo, la certezza che se decido di dare mi troverò qualcosa tra le mani, il vino invece dell’acqua, i pani e i pesci per i cinquemila al posto della misera merenda del ragazzo di Tabga. Credo che il programma dovrebbe contemplare l’imprevisto della generosità, lo strappo nell’ordine prestabilito, l’entusiasmo per l’altro. Altrimenti l’eucaristia e la carità restano parole perse nel depliant dell’abitudine, nel menu ripetitivo di un collegio irrigidito nel suo cerimoniale.
Pubblicato in: Diari, Fabrizio Centofanti | Contrassegnato da tag: Fabrizio de André | 9 Commenti »
Gesù e l’infinito: Riflessione all’interno del festival di Cuneo “Scrittori in città”
Pubblicato da sparzani su settembre 15, 2009
di Mauro Pesce
Quando sono uscito dall’albergo stamattina ho visto subito le montagne innevate intorno a Cuneo e mi sono ricordato del gran tempo che ho passato in questi luoghi. Seguivo il lavoro di un’antropologa sulle zone montane del Cuneese, le frazioni di Demonte e il santuario di Castelmagno. L’antropologa era mia moglie, Adriana Destro, e con lei abbiamo scritto il libro l’Uomo Gesù (Mondadori, 2008). A questo libro, m’ispirerò per parlare di Gesù e dell’infinito.
Leopardi ci ha spiegato che possiamo pensare all’infinito, solo a partire da un limite, dalla siepe aldiqua della quale noi stiamo. Concepire l’infinito in se stesso ci è precluso, ma i nostri limiti ci permettono di immaginarne l’esistenza. Abbiamo una percezione dell’infinito semplicemente perché abbiamo il concetto di limite e l’infinito è sempre quel qualcosa che sta oltre il limite che vorremmo valicare, ma che non possiamo concepire. La filosofia di E. Kant ci ha insegnato che il nostro cervello ragiona con categorie di spazio e di tempo. Tutto quello che noi percepiamo è dentro uno spazio particolare, un tempo particolare. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Pensiero | Contrassegnato da tag: Adriana Destro, antropologia, bibbia, ebraismo, Gesù, infinito, Mauro Pesce | 2 Commenti »
Compianto in terracotta, L’età moderna
Pubblicato da fabrizio centofanti su settembre 15, 2009

di Maria Pia Quintavalla
Ed è sorella rinata dalle ceneri,
bisogna che io parli di Adriana.
rinata là mi aspetta
nella casa dove ha vissuto il padre,
ha taciuto di lui mi ha accolta
accucciata a terra poi, Sono qui
Vengo a prenderti ristorati -
la tua casa e la mia sono nate
qui, stesso spazio, sogno lo stesso
sosteneva i suoi occhi prima di morire.
Pubblicato in: Poesia | Contrassegnato da tag: Maria Pia Quintavalla | 10 Commenti »
Provocazione in forma d’apologo 128
Pubblicato da robertorossitesta su settembre 15, 2009
Ho smesso presto di chiamarti mamma. Hai continuato tu a chiamare te stessa in questo modo, usando per te la terza persona, quando mi parlavi, come si fa coi bambini. E dire che io ho dovuto crescere in fretta, incalzato, di tradimento in tradimento.
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Pubblicato in: Scritture | 21 Commenti »
1+1+1+1…
Pubblicato da linnioaccorroni su settembre 14, 2009
Nell’era digitale e pixeloforme di Facebook tutto appare fluido e semplice: con nonchalance cliccando su di un tasto si concedono amicizie e si elargiscono condivisioni che avranno la stessa (in)consistenza puramente virtuale della fotina o dei link che rubiamo da youtube a corredare il nostro profilo.
L’esperienza fondante dell’incontro autentico con l’Altro ( cioè, quello che Lévinas chiamava il nostro “sostituto”)- un’esperienza di carattere puramente sensuale ( nel senso che implica l’utilizzo necessario dei cinque sensi)- si riduce così ad essere una pratica surrogatoria o incidentale. In alcuni casi addirittura temuta: che cosa accadrebbe infatti alla nostra vita se l’amico di facebook si materializzasse davvero? Ecco così che quei lemmi –amicizia-condivisione- , di per sé tanto eticamente alti, servono talvolta ad oscurare la profonda solitudine di esistenze che si accontentano di dare-richiedere amicizia limitandosi a sbirciarne gli aggiornamenti nell’altrui profilo. Profilo: qui il termine è assai azzeccato, vista la superficialità di un contatto che è intrinsecamente inautentico, ridotto com’è quasi sempre ad un approccio meramente visuale ed unidimensionale. Il riscontro fisico con il nostro prossimo, il felice- o tragico- intersecarsi della nostra esistenza con quella altrui si arresta così sul confine di una collocazione del tutto fantasmatica e virtuale. Leggi il seguito di questo post »
Pubblicato in: Letture | 6 Commenti »
Indagini sulla luce :: 4
Pubblicato da Emanuele Kraushaar su settembre 14, 2009
c’è qualcuno lassù oltre il cielo stellato
un nemico invisibile e armato
c’è qualcuno quaggiù
sotto le foglie marce
e tutto il sottofogliame
di vermi e terra umida
un amico di pochi millimetri
che scava sotto
verso la scritta continua
(la parte iniziale coincide con le parole di apertura della sigla di “Trider G7″ di Franca Evangelisti)
Pubblicato in: Poesia | Contrassegnato da tag: emanuele kraushaar, franca evangelisti, gilda, indagini sulla luce, kakikoji, kaour, kenichi, kinoshita, lord zakuron, ondron, signor daimon, signor hatsui, trider g7, watta | 3 Commenti »
















