i giocatori di scacchi
Posted by carmine vitale on October 17, 2009
I giocatori di scacchi se ne stanno fermi per ore
Chiedevo a un ragazzino di guardare gli alberi
Ma non avevo mai guardato fin dentro di noi
Mercoledì guardavo i satelliti impazzire
E il giorno dopo di nuovo a lavorare
Senza nemmeno trasalire
Per qualche regola biologica
Rido dallo stesso posto da dove poi piango
Cadono milioni di foglie
E il tragitto è sempre dall’alto in basso
Le foglie non ritornano
Svaniscono come gli anni piccoli
E solo qualche volta in maniera occasionale
Gli occhi percorrono la stessa distanza
In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.















natàlia castaldi said
è un delicato percorrersi attraverso i vicoli del sentire e dell’osservare le cose del mondo, quasi distaccando i piedi dal terreno, per trasalire laddove non ci si é accorti era il momento giusto per respirare nell’andare biologico del tempo, un distacco adesso temporale per preservare ogni piccolo istante in “religiosa” osservazione, quasi a cercarne il vero che agli occhi non appare, se non chiudendoli ad ascoltare.
La vergogna é nello sguardo di tutti quando si calpesta una foglia e poi si avanza come nulla fosse, come se nulla fosse.
Ma fortunatamente c’è chi si arresta e canta, un po’ per sé nel pianto rinchiuso in un piccolo pugno (atteso), un po’ per tutti scrivendo.
sempre bello leggerti.
n.
natàlia castaldi said
… non ci si é accorti *che* era il momento giusto….
scusa Carmine, mi sono mangiata un “che”
ciao, n.
nadia agustoni said
“E solo qualche volta in maniera occasionale
Gli occhi percorrono la stessa distanza
In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.”
Cercare se stessi è difficile, ma chissà.
Un saluto
lambertibocconi said
Fine e profondo, mi piaci sempre.
silvia said
delicatezza e grande capacità espressiva
D. Q. said
Percorrere con lo sguardo la stessa distanza degli anni e delle foglie: fatica del vivere o forse guardare più lontano per non doversi più vergognare?
C’è una grande profondità in quello che scrivi.
pasquale vitagliano said
I giocatori di scacchi sono come le foglie. Bravo Carmine. Ciao, Nat.
PVita
carmine vitale said
sono queste foglie che cominciano a cadere trasformando i loro stessi colori
e noi qui sempre più presi dalle nostre cose che godono di una forzata precedenza
bisognerebbe vedere le cose dall’alto con umiltà e con la considerazione che intorno comunque la vita ci circonda
guardare un pò più in fondo dentro di noi
guardare gli altri da un lato diverso del cuore
dai lati nascosti
vi ringrazio per i commenti e i complimenti
c.
natàlia castaldi said
un grazie a te Carmine, per quello che trasmetti ed a Pasquale un grande abbraccio.
n.
Valentina said
Molto bella l’immagine delle foglie che non tornano.
viola said
bella Carmine, molto *vitaliana* -);
Carla said
le foglie non ritornano…
è triste..
così come è misera l’esistenza umana
se ci pensiamo profondamente.
(l’illusione in certi casi è via d’uscita).
ciao Carmine
renatamorresi said
“Rido dallo stesso posto da dove poi piango”
m’hai stanato, carmine
grazie,
r
carmine vitale said
grazie,Carla e Viola, Valentina, Renata,leggervi è sempre dolce
quel posto sembra essere comune a tanti rivelatore del nostro essere dentro
le foglie e il loro andare via come particolari che si allontanano mi è sempre sembrato l’allontanarsi dei ricordi memoria dell’altro di chi non si vede
un caro saluto a tutti
c.
franz krauspenhaar said
bella. un saluto.
carmine vitale said
ciao franz, grazie
c.
Manuel Cohen said
il testo è molto bello. Mi allineo ai commenti di cui sopra. Aggiungo solo che noto una piena consapevolezza e padronanza del mezzo espressivo: l’apparente semplicità, quasi naturalistica della lingua e della sintassi, cela una precisa scelta del verso-frase, autonomo, di senso compiuto. un piacere da leggere.
carmine vitale said
manuel,grazie
un caro saluto
c.
rael (m) said
…eppure ascende, al cielo
volge i suoi rami e il tronco, questa pianta.
è vero, “cadono le foglie” ma
niente in Realtà si perde.
carmine vitale said
leggo solo ora Manuel
grazie
c.
carmine vitale said
si rael forse è vero nulla si perde
c.