Viedellapovertà 6
Posted by Giovanni Nuscis on October 24, 2009
Noi che tendiamo le orecchie e sgraniamo gli occhi
ogni giorno non al mondo com’è ma a parole
e immagini strappate come foglie da un paesaggio
per farne poi altra cosa per noi,
solo per noi, continuando a chiamarla il “paesaggio”,
invece che puzzle ingannevole;
noi che sediamo fiduciosi davanti
a un trompe l’oeil brulicante di pulci
senza domandarci cosa non va
oltre le pareti in cui viviamo,
se si può fare di meglio e come, a iniziare da noi,
come comportarci se chi governa
lo fa per suo interesse e di chi lo sostiene
senza guardare regole e saggezza
costate sangue e fatiche di millenni.
In nome dei padri sepolti e dei figli che verranno
ci è impossibile accettare che
gli interessi di uno o di pochi
prevalgano rispetto ai più alti principi
voluti da tutti per il bene di tutti;
diamo dunque fiducia soltanto
a chi dimostra coerenza e rispetto,
a chi paga sulla propria pelle
scelte che non gli hanno dato
potere, privilegio o impunità;
giriamo le spalle a chi vorrebbe
imporci il proprio credo incurante del nostro,
a chi è disposto a demolire istituzioni
trascinandoci nel caos e nell’odio
dello scontro sociale.
Se non siamo anche noi
nei lunghi elenchi dei privilegiati
chiudiamo gli occhi, ogni tanto
per vedere meglio e sognare,
per non abituarci allo sfacelo.
*
Le vostre aureole nere fuse
nella ghisa di nubi che incombono.
Vorremmo vivere senza avvertirle,
ogni momento. La vita
è più grande delle singole vite,
più di una tragedia personale.
Però si è perso il conto dei feriti
ci sono stragi e stragi sul lavoro,
la vostra è per alzata di mano,
e a questo non ci rassegniamo.
Ogni vita che avete sospeso a un filo
non sarà libera, certo, ma nemmeno
la schiava che credevate.
Molti l’hanno ormai capito
e questo non l’avevate calcolato;
da un liberismo furbo e bieco
cantate ora le lodi di un lavoro sicuro,
sorridete alla clemenza delle banche, non
senza interesse, per l’indigenza che dilaga.
Tremano forse le vostre poltrone,
o piangono più forte quelli
che avete sempre tollerato,
e finanziato? Dare una casa a tutti,
spingere le aziende ad assumere
a tempo indefinito darebbe forse
la stabilità tanto sognata
e denaro da spendere,
invece che profitto per pochi,
la precarietà diffusa.
Avete inceppato la macchina
invece di adattarla per una lunga salita.
E noi, pure andando a piedi, si continua
a pagare pedaggi e carburante,
nascostamente, a sperare.
*
Il mondo si fa piccolo
oltre il corpo che invecchia.
Nani, i giganti di un tempo.
Le montagne, poco più che pianura.
Ma ciò che sembrava scontato
cresce di giorno in giorno.
La strada è lunga
prima che si contengano le attese
prima che siano lievi le rinunce,
senza peso i pensieri che una luce
buona attraversa, fino alla pelle
bianca in dissolvenza fino
a nuove ali di terra.















Marco Di Pasquale said
Beh, Giovanni, questo dimostra che la poesia civica, oltre che civile, ha ancora molta ragion d’essere, anche se le orecchie che dovrebbero ascoltarla sono chiuse, e le porte ben sprangate non lasciano trapelare la realtà che sta fuori dall’uscio, della decadenza che rovina appena al di là della rassicurante soglia. Ci siamo chiusi al dialogo, alla critica, poiché se non si è responsabili tutto il castello crolla e se ne vedrebbe sotto la fragilità di scheletro.
Personalmente, preferisco la suggestione al proclama (o anti-proclama), anche se sono pienamente d’accordo sulla necessità di quest’ultimo per uno scrollone alle coscienze.
mdp
elio said
medico, cura te stesso..
giovanni nuscis said
Ho esitato in effetti, Pasquale, prima di postarle; non può esserci bellezza, in versi come questi, e i dubbi restano sempre molti; ma non quello di essere in qualche lista di privilegiati, o di collusi o di silenti opportunisti; non quello di essere immune da difetti; non quello di essere in queste parole; non quello di tacere se qualcosa mi grida dentro.
Giovanni
Marco Di Pasquale said
Sono d’accordissimo! L’urgenza di esprimersi proviene dalla consapevolezza che queste parole smuoveranno anche solo un granello dell’indifferenza di molti. E se fosse proprio quel granello a tenere in piedi l’intero marchingegno?
mdp
jolanda catalano said
Carissimo Giovanni, di granelli come questi ce ne vorrebbero a quintali da spargere in lungo e in largo per questa italia che si sotterra da se stessa.
Il dio denaro impera e garantire diritti a tutti, sacrosanti diritti, è diventato ormai solo un mucchio di parole, cpome le foglie che cadono in questo autunno della nostra storia. Ma è bene continuare a dire, sempre!
ti abbraccio
jolanda
Giovanni Nuscis said
Grazie Pasquale e Jolanda cara.
Le parole si perdono quasi sempre, ma è giusto non tenersele in gola per imperfette che siano, anche nei toni.
Non ostante le cose gravi che avvengono, c’è un silenzio diffuso di orgogliosa distanza da tutto e da tutti, anche da parte di chi ha sguardo e voce per esprimersi; o un estraniarsi in attesa del respiro lungo della storia, che incede lenta e chiara soltanto dopo, guardandola a ritroso.
Giovanni
Manuel Cohen said
‘Si è perso il conto dei feriti’… caro Giovanni, sono testi molto forti, partecipi, vivi e veri. La bellezza della poesia non è, non mai, non sempre e non solo,irrelata, estraniata o avulsa da contesti, o autonoma: spesso, spessissimo nei suoi esiti più alti ha tenuto conto e ha fatto i conti con le eteronomie: e d’altronde, la scrittura, risponde sempre a necessità o urgenze, o dantesche ‘volontà di dire. Vale anche per la lirica, come non tenere in considerazione il rumore del mondo, il suo attuale orrore? Ti faccio i miei complimenti per la serietà e per l’atto di coscienza.