Un futuro davanti e un papà dietro
Posted by paolocacciolati on October 28, 2009

“Ha un futuro davanti e un papà dietro” è stato il tagliente commento del “Nouvel Obsevateur” a proposito della candidatura di Jean Sarkozy, figlio ventitreenne di tanto padre, alla guida dell’Epad.
Si tratta dell’organismo che gestisce il maggior centro d’affari d’Europa, la Defense, nel dipartimento Haute de Seine (alle porte di Parigi, e feudo dei Sarkozy).
Subito è parso incredibile che un giovanotto, studente fuori corso di Diritto alla Sorbona, potesse elevarsi al rango di supermanager solo in virtù del cognome. In breve, è stato lo stesso figlio del Presidente a ritirare la sua candidatura, a seguito della sollevazione popolare (e bipartisan) scatenatasi oltralpe. Anche il web ha fatto la sua parte. Petizioni online e un fiorire di blog contro Sarkozy jr., il più divertente forse questo: http://www.jeansarkozypartout.com/.
A ben vedere, non è che sia una grande vittoria questo gesto delle dimissioni (annunciate solennemente in televisione), anche perché il ragazzo si “accontenta” di un posto nel Consiglio d’Amministrazione dell’Epad, e di essere il prossimo candidato nelle elezioni provinciali del suo dipartimento.
Ma la notizia, al di là del sarcasmo, della facile battuta che tutto il mondo è paese, e dell’ancor più facile accostamento con le mastellopoli nostrane, sui media avrebbe meritato qualche riflessione in più, sul cancro sempre più dilagante del nepotismo.
L’unico a provarci è forse Sergio Luzzatto che, sul Sole 24 ore di domenica scorsa, parla del fenomeno definendolo come “il ritorno del dinastico”.
“Non a caso” scrive Luzzatto “i commentatori francesi hanno scomodato per Jean Sarkozy l’appellativo di Delfino, quello stesso che qualificava nell’Ancien Regime il figlio primogenito del re…”.
Segue, nel pezzo di Luzzatto, un’articolata elencazione di tutti i casi più eclatanti di questo ritorno al dinastico. Dalla stessa Francia, con l’emergere nel Parti Socialiste di Martine Aubry (figlia del mitterandiano Jacques Delors) e nel Front National di Marine Le Pen, passando allo scontato esempio dei Bush e dei Clinton negli USA (aggiungerei anche quello dei Kennedy), fino ai Papandreu e ai Karamanlis in Grecia e a Sonia Gandhi in India. Insomma, tutta la politica mondiale è attraversata da Dynasty ricorrenti, quasi un simbolo della crisi della democrazia rappresentativa.
Quello che non mi convince, nell’articolo di Luzzatto, è il buttarla solo in politica, generalizzare, allargare, estendere la questione del nepotismo alla commistione tra politica e divismo e al bisogno di rendere politicamente e anche “narrativamente” attraente un contratto sociale fondato sull’eguaglianza (come già rifletteva Jean-Jacques Rousseau). Così, a mio parere, si finisce per annacquare un fenomeno che invece ha radici tanto più profonde e maligne quanto più vicine a noi comuni mortali che non ci aggiriamo negli Elisei e nelle Case Bianche.
La politica e chi la pratica sono lo specchio del popolo? Allora non stupiamoci che siano lo specchio di una società “civile” quanto mai improntata al dinastico, dove i logori princìpi della sovranità popolare e dell’uguaglianza di fronte alla legge diventano una parete di sabbia di fronte al muro di prepotenze, prevaricazioni, soprusi e differenze di trattamento perpetrate nella vita di tutti i giorni a favore di chi è figlio di, e in danno di chi è figlio di nessuno.
Al posto di baloccarsi con le teorie sulle democrazie più o meno rappresentative, bisognerebbe partire dal calpestamento quotidiano del principio di parità; è una missione impossibile, come applicare quell’idea stravagante del principio del merito nei concorsi pubblici. Fantascienza. Forse sarebbe più semplice fare una leggina che vieti ai figli dei primari di fare l’internista in ospedale, ai figli dei notai di fare il notaio, ai figli dei magistrati di partecipare al concorso da uditore giudiziario, ai figli dei funzionari comunali di essere assunti negli stessi comuni dove lavora papà (o mammà). Suvvia, con tutti i mestieri che ci sono al mondo!
Invece, non posso che qualunquisticamente constatare come tutto resti uguale da sempre, dal tempo delle corporazioni (e anche prima), così oggi l’unica soddisfazione per un figlio di nessuno è ascoltare l’ultima canzone di Battiato,
INNERES AUGE:
“Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando -
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti -
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina -
Uno dice che male c’è a organizzare feste private -
con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato? – Non ci siamo capiti -
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti? -
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro? -
La Giustizia non è altro che una pubblica merce… -
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori -
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente?…”
(l’immagine è tratta da un’installazione di Robert Gober)















lambertibocconi said
W Renzo Bossi detto “La Trota!”
Felice Muolo said
Gli ostacoli si aggirano comunque. Esempio: il magistrato dà al figlio del direttore di banca un posto in tribunale in cambio di un posto in banca al proprio figlio.
paolocacciolati said
@ Anna: infatti, pare che ci sia un bel posticino ad trotam nell’ente che gestisce la prossima Expo di Milano, alla faccia di Roma ladrona…
@Felice: vero che gli ostacoli si possono aggirare, ma almeno iniziamo a metterne qualcuno, o far rispettare quelli che già ci sono…