“Vetro” – Bianca Madeccia
Pubblicato da bmadeccia su novembre 10, 2009
VETRO
Madre
Dove son finite le tue parole di ieri?
Le ho lasciate entrare dentro di me
- grata -
acqua nella terra secca
Nulla
a parte quei pezzi di vetro
che stanno lì piantati da una vita.
Lo porto scritto in faccia
-Assolvimi Madre
perché non ti somiglio -
E tu l’hai fatto Madre
Tu hai fatto piovere
le parole giuste
- Chi è sano va via -
(VETRO, testo e video: Bianca Madeccia. Voce recitante: Rossana Carturan.)














Stella Maria detto
Assolvimi Madre
perchè non ti somiglio.
… grazie, dal cuore.
SM
renatamorresi detto
infatti quando cercavo di spiegare ai miei amici americani perché un amico trentenne abitava ancora coi suoi, loro continuavano a dire: “ma deve avere qualche malattia!?” – boutade a parte, bella questa conciliazione nel rimpianto.
un saluto,
r
Bianca Madeccia detto
Ringrazio per la lettura Stella Maria e a Renata:
Questo è un testo di un bel po’ di anni fa che amo molto. La cosa che mi piace di più, come autore, è che quando leggo questo testo in pubblico, alla fine c’è sempre qualcuno che si avvicina per confessarmi che questa è SUA madre, e mi ringrazia con un espressione semi-dolorosa sul viso. Rimane sempre la sensazione strana intensa e bella di aver favorito catarticamente lo sciogliersi di nodi antichi e aver permesso un perdono e una liberazione.
Ancora grazie per la lettura e buona giornata.
Gina detto
Questa è anche MIA madre, che ho perso da poco, con un dolore che non avrei immaginato così intenso.E le somiglianze, le differenze, il sottile filo rosso che attraversa le generazioni e le unisce sono pensieri in questi giorni molto presenti.
Bianca Madeccia detto
Mi dispiace molto Gina. Il dolore per la scomparsa dei genitori credo abbia sfumature diverse. L’intensità del dolore è altissima per entrambi, ma sono proprio quelle somiglianze, differenze, quei fili di cui parli che rendono i due dolori simili in intensità, ma differenti.
Oriana Fallaci descriveva così la morte della madre: ““La morte della madre non è paragonabile alla morte dell’uomo che amavi: è l’anticipo della tua morte. Perché è la morte della creatura che ti ha concepito, portato dentro il ventre, regalato la vita. E la tua carne è la sua carne, il tuo sangue è il suo sangue, il tuo corpo è un’estensione del suo corpo: nell’attimo in cui muore, muore fisicamente una parte di te o il principio di te, né serve che il cordone ombelicale sia stato tagliato per separarvi.”
Così invece in pochi versi Umberto Saba in “Preghiera alla madre”
(…) Ma giungere
vorrei dove sei giunta, entrare dove
tu sei entrata
- ho tanta gioia e tanta stanchezza! -
farmi, o madre,
come una macchia dalla terra nata,
che in sé la terra riassorbe ed annulla.
Un abbraccio grande. B
Gina detto
Grazie, Bianca